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Il tamburo di latta

By Günter Grass

(1840)

| Paperback | 9788807807053

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Book Description

Oskar Matzerath ripercorre con l'aiuto di un tamburo di latta, giocattolo e strumento magico, le vicende della sua vita, dominata dalla scelta, a tre anni, di non crescere più e di essere nano per odio dei suoi due padri (quello anagrafico e l'amante Continue

Oskar Matzerath ripercorre con l'aiuto di un tamburo di latta, giocattolo e strumento magico, le vicende della sua vita, dominata dalla scelta, a tre anni, di non crescere più e di essere nano per odio dei suoi due padri (quello anagrafico e l'amante della madre). Il ricordo comprende la vita della madre fino alla sua nascita, ricca di presagi. Si passa poi all'infanzia, al rifiuto di crescere, al rifiuto e poi all'adesione al nazismo, all'esperienza teatrale e erotica con una compagnia di nani. La fine della guerra separa Oskar da Danzica e lo porta a Düsseldorf. A 28 anni decide di crescere e di diventare un famoso compositore di musica da tamburo.

262 Reviews

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    ROMANZO STORICO DAL SAPORE FANTASY

    Qualche mese fa mi è capitato di leggere il bel romanzo “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” (2009) di Jonas Jonasson e avevo avuto l’impressione di trovarmi di fronte a un nuovo modo, più leggero, di scrivere un romanzo storico. Lo s ...(continue)

    Qualche mese fa mi è capitato di leggere il bel romanzo “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” (2009) di Jonas Jonasson e avevo avuto l’impressione di trovarmi di fronte a un nuovo modo, più leggero, di scrivere un romanzo storico. Lo svedese, però, pur avendo scritto una storia che ruota intorno a un personaggio improbabile, non è però giunto a mescolare il romanzo storico con il racconto di fantasia come fa Günter Grass (Danzica, 16/10/1927). Il premio nobel (1999) tedesco-polacco con “Il tamburo di latta” (1959), realizza, decenni prima di Jonasson, uno sviluppo fantastico del romanzo storico, che va oltre la delineazione di un protagonista peculiare e di fantasia, intorno al quale snodare la storia di un intero secolo. Il tedesco (in realtà nato a Danzica in Polonia), inserisce nella storia della Polonia e della Germania nazista e post-bellica un protagonista e voce narrante (sebbene alternativamente parli di sé in prima e terza persona) del tutto fantastico, una sorta di peter pan, un bambino che giunto all’età di tre anni, appena ricevuto un tamburo di latta, smette di crescere, non può vivere senza il suo tamburo, che suona a tutto spiano e che, se privatone, lancia urla che rompono vetri con precisione mirata.
    Il bambino rimane un treenne fino al suo ventunesimo compleanno e da quel momento si trasforma in un nano deforme e gobbo.
    È una novità mescolare fantasia e realtà storica? In realtà non lo è affatto, basti pensare alle opere omeriche, dove accanto a fatti storici compaiono divinità e mostri, ma diversissimo era allora il senso della storia e le meraviglie descritte non venivano percepite come qualcosa di diverso dai fatti reali. Un diverso spirito della narrazione, che rende improbabile un raffronto.
    Pensiamo invece al romanzo storico nella sua forma moderna. Indubbiamente prevede sempre l’inserimento di personaggi o, addirittura di protagonisti di fantasia, ma questi cercano comunque di mantenere una presunzione di realismo e plausibilità storica.
    Dobbiamo pensare all’ucronia per avere, in tempi moderni, una deformazione voluta della realtà storica in un mondo fantastico.
    Il processo realizzato da Grass è dunque più simile a quello degli autori ucronici che la descrizione di terre e luoghi leggendari dei narratori antichi e medievali, con i loro viaggi in terre popolate da grifoni, sciapodi, astomi, unicorni, giganti, ciclopi e altri mostri, narrazioni in cui la mescolanza di realtà e finzione è involontaria o se volontaria ha finalità simboliche. Il percorso narrativo di Grass è diverso. La Storia non muta il suo corso, ma su di essa si innesta il fantastico, uno gnomo dai poteri quasi magici, un Oskar che si muove nella Storia come un Harry Potter per la Gran Bretagna. Il fantasy contamina il romanzo storico.
    Ne nasce un’opera indubbiamente originale, il cui successo ha certo contribuito a far ottenere al suo autore il riconoscimento del premio nobel. Se non sempre riesco ad apprezzare gli autori insigniti dall’accademia di Stoccolma, il Grass de “Il tamburo di latta” mi trova concorde con i giudici svedesi.
    L’opera non ha certo la leggerezza de “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve”, né l’umorismo de “La vita è bella”, il film di Roberto Benigni, ma i racconti dal manicomio del nano ex-treenne danno una levità ai fatti della Seconda Guerra Mondiale che, pur non togliendo nulla alla loro gravità, li condiscono di una magia che diventa anche magia narrativa e pur leggendo un autore tedesco-polacco, pare a volte di leggere qualche sudamericano, Marquez, Amado o, addirittura Borges.
    E il romanzo non è fatto solo da un Oskar dai molteplici cognomi, perché hanno un bello spessore fantastico-leggendario anche gli altri personaggi, spesso fellinianamente deformi, i nonni del bambino, l’amico oblomoviano del Oskar adulto, il nano Bebra e la micro-bellezza Raguna, per non parlare della coppia di padri (anche questa di sapore sudamericano), del fratellastro-presunto figlio, dell’amore per le infermiere e per la matrigna Maria.
    Anche la trama non è da meno e si dipana tra le innumerevoli morti, mai causate direttamente da Oskar, ma da lui determinate in una sorta di materializzazione di desideri freudiani, gli amori impossibili, i lavori alternativi di Oskar e le vicende della sua famiglia in un succedersi fantasmagorico e surreale di eventi, vero sale della narrazione, mentre la Polonia sta per cadere, cade, è caduta ma non è caduta e camice brune e partigiani sfilano sullo sfondo.

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    Carlo Menzinger said on Sep 6, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    *** This comment contains spoilers! ***

    "Brilla per modestia chi all'inizio pretende"

    Non facile da leggere questa farsa del Novecento così come farsa (o tragedia) è stato il secolo stesso. Odio, guerre, violenze, follie collettive, disumanità, ottusità e piccolezza morale. Oskar decide di rimanere piccolo, di terminare la crescita fi ...(continue)

    Non facile da leggere questa farsa del Novecento così come farsa (o tragedia) è stato il secolo stesso. Odio, guerre, violenze, follie collettive, disumanità, ottusità e piccolezza morale. Oskar decide di rimanere piccolo, di terminare la crescita fisica all'età di 3 anni, quasi di mettersi al livello della statura morale del suo secolo e di vedere da un'altezza differente quel che capita attorno. E battere il tempo sul tamburo di latta, divenendo un tamburino capace di leggere la vita e l'animo della gente.
    "...non esistono più gli eroi da romanzo, perchè gli individualisti non esistono più, perchè l'individualità ci è scapppata di mano, perchè l'uomo è solo, ogni uomo solo allo stesso modo, senza alcun diritto a una solitudine individuale, e costituisce una massa solitaria senza nomi e senza eroi."
    Vivere o lasciarsi vivere? Restare sempre piccoli, nascosti, poco visibili, spettatori, fuori dagli eventi o cambiare ruolo, crescere, iniziare una nuova vita? A trent'anni è il momento di scegliere, è il momento di essere uomo. Il tamburo segnerà ancora una volta il tempo, metro di giudizio. E' ora di metter da parte tutte le paure, che necessariamente fanno parte della vita vera.
    "...perchè l'amore non conosce ore, e la speranza è senza fine, e la fede non conosce limiti, solo il sapere e il non sapere sono legati a tempi e limiti..."

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    Zefiro said on Aug 5, 2014 | Add your feedback

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    Libro

    originale, interessante dal punto di vista narrativo
    e particolare, ma me lo aspettavo ancora più "strano"
    e poi è troppo lungo rispetto alla trama ed ha un finale
    un po' fuori fuoco

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    Alfio said on Apr 12, 2014 | Add your feedback

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