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Il teatro delle marionette

Di

Editore: Il Nuovo Melangolo

4.3
(43)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 47 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8870185516 | Isbn-13: 9788870185515 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: L. Traverso

Genere: Non-fiction , Philosophy

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Descrizione del libro
Heinrich von Kleist (1777-1811) poeta e drammaturgo tra i più grandi della letteratura tedesca, condusse una vita inquieta ed errabonda negli anni in cui la Prussia crollava sotto le armate napoleoniche. Morì suicida, sulle rive del Wannsee, insieme a Henriette Vogel.
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  • 5

    Che concentrato di idee!

    Benché io per primo la consideri una analogia alquanto azzardata, quest'operetta mi sembra (per quel che ne posso capire) una storia zen!
    Nel senso che sembra adombrare nella sua tesi che contrappone la grazia naturale dell'inanimata marionetta a quella affettata del danzatore una sorta di ...continua

    Benché io per primo la consideri una analogia alquanto azzardata, quest'operetta mi sembra (per quel che ne posso capire) una storia zen!
    Nel senso che sembra adombrare nella sua tesi che contrappone la grazia naturale dell'inanimata marionetta a quella affettata del danzatore una sorta di parabola sul vuoto, sul liberarsi del pensiero cosciente per trovare al fondo di se stessi la vera conoscenza ─ e fare poi ogni cosa in modo naturale, come per totale e perfetto istinto...
    Magari la mia visione è anche un po' rozza tutto sommato, e voglio vedere ciò che mi piacerebbe vedere, ma davvero potrei dire che anche solo il fatto che queste poche pagine mi abbiano portato a un tale corso di pensieri ─ è per me la prova della concentrazione di pensiero che anche in quest'opera minore (ma comunque capitale) di Kleist si può trovare!
    Un piccolo immenso tesoro del delirio kleistiano...

    ha scritto il 

  • 4

    Che concentrato queste quattordici paginette! Ma il dialogo che Kleist sviluppa con il signor C., il suo alter ego impersonato dal primo ballerino dell'opera, è un trattato di poetica? O una riflessione escatologica? Mi è quasi sembrato ritrovare delle briciole kantiane e delle anticipazioni di c ...continua

    Che concentrato queste quattordici paginette! Ma il dialogo che Kleist sviluppa con il signor C., il suo alter ego impersonato dal primo ballerino dell'opera, è un trattato di poetica? O una riflessione escatologica? Mi è quasi sembrato ritrovare delle briciole kantiane e delle anticipazioni di cio' che Lorca espresse in maniera articolata attraverso la teoria del duende.
    La ricerca della grazia attraverso l'incoscienza; la grazia stessa che puo' essere trascendenza o Dio stesso o la sua negazione; la spontanità verso la tecnica, il cuore verso il meccanicismo: sono solo alcuni dei temi sfiorati - anche col gusto del paradosso - tra queste mirabili righe che meritano e necessitano ben piu' di una lettura.

    ha scritto il 

  • 3

    Lettura breve, infinita meditazione. Al primo approccio son rimasto interdetto sul trattatello di estetica di primo ottocento. Al secondo, che poi è un quinto/sesto, ho affrontato il tema-macigno: l'assenza di grazia dell'uomo a fronte della grazia di dio e delle marionette, o meglio degli esseri ...continua

    Lettura breve, infinita meditazione. Al primo approccio son rimasto interdetto sul trattatello di estetica di primo ottocento. Al secondo, che poi è un quinto/sesto, ho affrontato il tema-macigno: l'assenza di grazia dell'uomo a fronte della grazia di dio e delle marionette, o meglio degli esseri privi di coscienza, animali o pupazzi che siano. E se per noi di-s-graziati v'è rimedio, lascio la risposta alla lettura e rilettura di von Kleist.

    ha scritto il 

  • 5

    Kleist si interroga sull'anima e forse, su Dio.


    Come brillantemente evidenziato nella postfazione dell'ottimo Ugo Leonzio, l'autore si contraddice con cognizione. Forse per spingere il lettore a dubitare di parole così ben scelte?


    L'ho letto e l'ho riletto due volte in una mattina e ...continua

    Kleist si interroga sull'anima e forse, su Dio.

    Come brillantemente evidenziato nella postfazione dell'ottimo Ugo Leonzio, l'autore si contraddice con cognizione. Forse per spingere il lettore a dubitare di parole così ben scelte?

    L'ho letto e l'ho riletto due volte in una mattina e ci ritornerò sopra ancora ed ancora, conscio che ogni volta scatenerà un meccanismo interno che mi farà rivedere le mie posizioni, mi farà concordare o mi farà saltare fuori le orbite degli occhi a furia di rileggere un singolo periodo.

    Ma è buffo anche notare come la prima lezione che Kleist generosamente impartisce sia molto più terrena del previsto:

    "Se un'impresa è facile dal suo lato meccanico, non se ne deve però dedurre che si possa condurla senz'alcuna sensibilità."

    ha scritto il 

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