Il teatro di Sabbath

Di

Editore: Einaudi

4.1
(1123)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 479 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8806172964 | Isbn-13: 9788806172961 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , eBook , Paperback

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

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Descrizione del libro
"Lui era il dimenticato burattinaio Mickey Sabbath, un uomo piccolo etarchiato con la barba bianca e irritanti occhi verdi e dita tormentatedall'artrite deformante": questa la presentazione che Philip Roth fa di uneroe che di eroico ha ben poco. Un uomo brutto e anziano che ha perso le suebuone occasioni per sfondare nella vita: potrebbe essere un fallito, insomma.Ma Sabbath non lo è affatto: a sessantaquattro anni, coltiva da più di undecennio un legame "di stupefacente impudicizia e altrettanto stupefacenteriservatezza" con una donna slava che tradisce regolarmente; ha fondato ilTeatro degli Innocenti, attirandosi critiche e antipatie e ha speso ogni suaenergia nel tentativo di costruirsi una vita libera. O almeno così crede.
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  • 2

    Teatro del mondo

    Libro difficile, non per tutti. La scrittura è molto densa, tosta. La trama è abbastanza lineare, anche se il protagonista ha molte rotelle fuori posto. Sabbath è un pò lo spettro di tt noi, colui che ...continua

    Libro difficile, non per tutti. La scrittura è molto densa, tosta. La trama è abbastanza lineare, anche se il protagonista ha molte rotelle fuori posto. Sabbath è un pò lo spettro di tt noi, colui che muove i fili da una parte, colui che espia i peccati di tutti. Il mondo femminile è vario, ma l'unico personaggio che salverei è Drenka, la libertà sessuale fatta a persona. Ovviamente gli accenni a Shakespeare sono ovunque! Basta seperli trovare..

    ha scritto il 

  • 5

    479 pagine di capriole a luci rosse di un erotomane, ma a dar soddisfazione

    è la scrittura di Roth - lui sì che non perde un colpo -, la sua capacità di racchiudere in una struttura organizzata l’infinità di cose raccontate, di creare persone fra le pagine, di raccontare la l ...continua

    è la scrittura di Roth - lui sì che non perde un colpo -, la sua capacità di racchiudere in una struttura organizzata l’infinità di cose raccontate, di creare persone fra le pagine, di raccontare la loro storia, i loro umori, rabbie, dolori, passioni, il tutto calato nel contesto in cui vivono. E’ una scrittura precisa e dettagliata che affascina la mente e mira al cuore, anche se qui le parti descritte sono altre. Questo rimane al lettore (a me, perlomeno) mentre Roth narra di Mickey Sabbath, dissacratore, provocatore, istigatore, corruttore, sodomizzatore, distruttore della morale, lascivo, senza senso della vergogna, esibizionista, disoccupato, mantenuto, basso, panciuto, con barba caprina, trasandato. E continua ad essere il fascino della creazione letteraria ad affascinare il lettore, anche quando è colpito dal disgusto per Sabbath, per il suo teatrino di degenerato che supera continuamente verso il basso il limite degli insulti con cui sistematicamente ricopre chi lo circonda. Insulto all’amicizia, al buon gusto, al rispetto, alla dignità, all’ospitalità, alla decenza, senza parlar della morale. Fa tabula rasa intorno a sé. La sua vita non è una parabola, né ascendente, né discendente, la sua vita è una linea piatta, Sabbath non vive alcuna evoluzione, rimane sempre uguale a se stesso. L’unica variazione è che ad un certo punto inizia a soffrire. Sì, anche lui soffre. Dapprima per motivi che - essendosi lui sempre comportato nel suddetto modo - rasentano l’assurdo, il colmo dei colmi, come si suol dire: soffre perché qualcuno insinua in lui il dubbio che la prima moglie non sia scomparsa in seguito alla disperazione per un suo tradimento, ma sia fuggita a sua volta con un amante perché disgustata dai suoi comportamenti. Ciò lo getta nello sconforto, il suo ruolo sarebbe così secondario. Ancor più pesante è il colpo che riceve all’apprendere che il problema vitale della sua seconda moglie alcolizzata, non sia lui, né tantomeno il di lui abbandono, ma il suicidio del padre che le avrebbe segnato l’esistenza. Sabbath inizia a essere destabilizzato, fino al punto di perdere l’equilibrio quando viene rifiutato dalla moglie del suo produttore. Bellissima la caratterizzazione di lei e del suo sentire dopo le avances di Sabbath: E così, durante la notte, la lussuria e il tradimento erano stati impallinati dalla prudenza, dal buonsenso, dal cervello… Aveva usato (una scusa) per sbatterlo fuori prima che rovinasse tutto quello che lei si stava godendo… (Il motivo) era Sabbath (stesso). Forse sapeva ancora raccontare una storia, ma non gli era rimasto nient’altro di neanche remotamente attraente, nemmeno l’erezione che le aveva mostrato. Tutto ciò che restava del suo mettercela tutta, fino in fondo, la disgustava. Anche lei era brutale, sporca, imbrogliona, ma non era ancora incontrollabilmente disperata… (non cede)… L’intossicazione maniacale che riporterà magia nella sua esistenza non sono io. Lei farà meglio a guardarsi bene intorno finché non scova qualcuno che sia meno clamorosamente kaputt.
    Poi succede qualcosa. Sentiamo l’amore che Sabbath ha provato e prova per il fratello morto e per Drenka, la sua compagna, amante, erotomane come lui. E l’amore è palpabile, lo si riconosce nella venerazione per i pochi oggetti ritrovati appartenenti al fratello e nell’assistenza al capezzale di Drenka morente. Qui il dolore è evidente, tra l’altro un dolore non egoista, non incentrato sull’autocommiserazione, sul fatto che in poco tempo rimarrà solo, ma un dolore causato dal vederla soffrire. Ed è un assistente perfetto, la ascolta, riparlano del loro passato, delle loro esperienze, dei loro rimpianti, sono un’unica entità, si amano. Ma Roth non vuol far intravedere un lieto fine, quella capacità di provar finalmente dolore non è sufficiente a riscattare Sabbath, lo rende solo più verosimile, in ognuno di noi c’è qualcosa di umano (lo diceva anche Cenerentola, non riuscendo però a citar nemmeno una dote del gatto Lucifero). Piuttosto, Sabbath è dissacrante e sprezzante fino alla fine: Non riusciva a morire, cazzo. Come faceva a rinunciare? Ad andarsene? Tutto ciò che odiava era qui.

    ha scritto il 

  • 4

    — Non è mai stato facile capire cosa sei veramente, Mickey.
    — Oh, diciamo un fallito, eh?
    — Ma in cosa?
    — Un fallito in fallimenti.

    La domanda è: cos'è esattamente il teatro di Sabbath? Ma anche: chi ...continua

    — Non è mai stato facile capire cosa sei veramente, Mickey.
    — Oh, diciamo un fallito, eh?
    — Ma in cosa?
    — Un fallito in fallimenti.

    La domanda è: cos'è esattamente il teatro di Sabbath? Ma anche: chi è veramente Mickey Sabbath?

    Sabbath è un burattinaio, il teatro il mezzo tramite cui esibirsi. Ma il teatro per Sabbath non rappresenta unicamente il suo lavoro, perché il vero teatro di Sabbath è tutto il mondo che lo circonda, il più grande palcoscenico su cui questo sessantaquattrenne può mettere in scena se stesso. Mickey Sabbath è anche uno dei personaggi più disgustosi, infimi, biechi che la letteratura possa ricordare. È scandaloso, irriverente, libidinoso. È ossessionato dal sesso in ogni sua forma, veramente ossessionato. Non ha rispetto per nessuno, non ha rispetto neanche per se stesso. Lo vediamo in questo libro trascinarsi in una parabola di autodistruzione, cominciata a 17 anni e che lo ha portato (non si sa come) fino ai 64, quando la sua amante preferita è morta per un cancro e, per un colpo di testa, ha deciso di abbandonare la moglie, tentando infine a più riprese il suicidio.

    La prima parte del Teatro, non c'è scampo, è pura pornografia. Non solo pornografia: ci sono certe scene che fanno rivoltare lo stomaco per la loro crudezza. Però Roth è sempre Roth, e quando è Roth a raccontare, non c'è verso: lo fa magistralmente. Anche questo libro, che probabilmente qualcuno abbandonerà dopo il primo centinaio di pagine, a partire da metà subisce un sottile cambiamento. Roth scopre le sue carte e inizia a farci capire veramente chi è questo Sabbath, cosa si nasconde nella sua testa malata. Perché Mickey Sabbath è, indubbiamente, malato. Nello scoprire il suo attaccamento al fratello morto giovanissimo, alla sua famiglia distrutta da questa perdita, e infine all'amante morta di cancro, di Sabbath iniziamo a giustificare certi comportamenti, quasi a provare empatia verso un personaggio tanto disgustoso.

    È una cosa veramente inspiegabile: com'è possibile provare empatia per una persona del genere? Per un personaggio che, ospitato da un amico, non resiste alla tentazione di cercare nella camera della figlia, in età adolescenziale, fotografie sconce e rubare mutandine con cui divertirsi? O per un personaggio che, mentre sua moglie è in riabilitazione per alcoolismo, non perde occasione per tentare di combinare un appuntamento con un'altra donna in riabilitazione nello stesso centro? E queste sono solo alcune delle numerose scene incontrate nel libro, volendo tacere dei numerosi incontri fra Mickey e Drenka, l'unica amante che riesce a soddisfare tutte le sue perversioni. E Roth non lesina sui dettagli, Roth ci descrive ogni singola scena.

    Ma all'occhio di Roth non sfugge neanche il lato più poetico di Mickey Sabbath, quel Mickey Sabbath che si aggira per New York declamando il Re Lear, o che compra una tomba vicino a quelle dei suoi genitori per potergli rimanere accanto ancora un po'. Quel Mickey Sabbath che ricorda benissimo di quel suo fratello morto in guerra ancora giovanissimo, e la madre con cui non è più riuscito a parlare se non dopo la sua (di lei) morte. Di quel Mickey Sabbath che ancora si strugge per la scomparsa immotivata della sua prima moglie, di cui si incolpa fino ad accusarsi di un suo ipotetico omicidio. Quel Mickey Sabbath talmente malato che oramai, divorato dall'artrite che ha colpito quelle mani con cui metteva in scena il suo "teatrino indecente" di marionette, vive la sua vita fra visioni e fantasmi, fra desolazione e la ricerca di una fine che lo renda simile a uno dei tanti letterati suicidi che stima. Perché alla fine è la morte la grande protagonista di questo libro.

    Si è combattuti, nel giudicare "Il teatro di Sabbath": alla prima parte, più per il fastidio che per lo stile di Roth, non avrei dati più di tre stelle. Ma l'ultima riesce a raggiungere vette narrative altissime, bilanciando completamente quella prima parte. Un libro che va letto per intero, un personaggio che non si riesce a condannare per il suo stile di vita, ma di cui rimane un segno indelebile nel lettore. Se questo era l'obiettivo, Roth — a costo di esagerare e a metterci a dura prova — c'è riuscito perfettamente.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Ho letto questo romanzo tra il dicembre 2007 e il gennaio 2008, confrontandomi per la prima volta che la scrittura cruda e disperata di Roth che conduce il lettore dritto nell'autenticità dell'esisten ...continua

    Ho letto questo romanzo tra il dicembre 2007 e il gennaio 2008, confrontandomi per la prima volta che la scrittura cruda e disperata di Roth che conduce il lettore dritto nell'autenticità dell'esistenza e del senso delle cose.
    Sabbath è l'antitesi dell'uomo "libero", prigioniero di così tante cose: del passato, della memoria, di se stesso. E' circondato da fantasmi, che lo costringono a ricordare e lo cristallizzano nel passato. Sabbath incarna la natura del prigioniero. Ha la lucidità di riconoscere le trappole, le falsità e la propria condizione, la realtà senza filtri. Vede le sbarre, ma non ha il potere di uscire dalla propria prigione. Ha trovato pane per i suoi denti: la vita. Lui, il burattinaio, è il burattino. (pag. 174, edizione Einaudi).
    Sabbath è molto intelligente, è capace di sovvertire e destabilizzare ogni convenzione sociale, ma lui stesso è poi intrappolato in un matrimonio infelice, incapace di dare sostanza alla propria personale convenzione sociale. E solo dopo la morte della moglie Drenka capisce che quella era la donna della sua vita, cadendo, ancora una volta, nell'ennesimo inevitabile cliché della vita. Sabbath è disperatamente prigioniero degli schemi che vuole combattere, proprio come il più banale dei burattini (pag. 99).
    La sua forza si svela proprio nella capacità di vivere nella incoerenza, a differenza del suo primo indimenticato amore, Nikki, una ragazza conturbante, pronta a morire, pur di negare l'incoerenza del mondo: l'unica cosa davvero coerente (pag. 175 ). Solo lei è riuscita a sottrarsi al destino, a non essere un burattino: il personaggio più fragile e più potente del libro. In fin di vita, dopo la moglie Drenka, dopo la seconda moglie, lui continua a cercare lei fra la gente, la perduta Nikki. Le donne di Roth costituiscono il perno attorno a cui ruota tutto il romanzo, dando consistenza allo stesso protagonista Sabbath.
    L'amico Norman, l'uomo medio, normale, ha un ruolo fondamentale per l'evoluzione della caduta nell'abisso infinito di Sabbath. A pag. 368, in replica al folle monologo di Sabbath, risponde con tranquilla e sicura semplicità.

    ha scritto il 

  • 5

    La dissoluta vita di un satiro, grossolano, grezzo ed egoista burattinaio, vittima dei suoi stessi eccessi, della sua sfrenata lussuria, del suo parassitismo. Roth scrive sempre divinamente, anche se ...continua

    La dissoluta vita di un satiro, grossolano, grezzo ed egoista burattinaio, vittima dei suoi stessi eccessi, della sua sfrenata lussuria, del suo parassitismo. Roth scrive sempre divinamente, anche se in certi punti risulta appena appena difficile da seguire. Il sesso in tutte le sue sfaccettature e perversioni è la chiave di volta di questo romanzo che, appena terminato, lascia in bocca un senso di amaro, di ineluttabile, di inevitabile tristezza implicita nella vita stessa. Tuttavia, il realismo è sempre il migliore dei punti di vista.

    ha scritto il 

  • 4

    E preso dall'incanto della sua carnosità, premuto contro il suo odore pungente, con il naso che sempre più sprofondava nel profondo, a Sabbath sembrava di essere poroso, come se gli ultimi rimasugli d ...continua

    E preso dall'incanto della sua carnosità, premuto contro il suo odore pungente, con il naso che sempre più sprofondava nel profondo, a Sabbath sembrava di essere poroso, come se gli ultimi rimasugli di ciò che era un'identità stessero colando via goccia a goccia. Non avrebbe avuto bisogno di fare il nodo a una corda. Sarebbe sgocciolato nella morte fino a ritrovarsi asciutto e scomparso.

    ha scritto il 

  • 4

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/11/23/il-teatro-di-sabbath-philip-roth/

    “Incapace di dormire. Sabbath giaceva accanto a Roseanna sopraffatto da una clamorosa, deformante sensazione di cui fin ...continua

    https://antoniodileta.wordpress.com/2015/11/23/il-teatro-di-sabbath-philip-roth/

    “Incapace di dormire. Sabbath giaceva accanto a Roseanna sopraffatto da una clamorosa, deformante sensazione di cui fino allora non aveva mai avuto esperienza diretta. Adesso era geloso di quegli stessi uomini che, quando Drenka era viva, per lui non erano mai abbastanza. Pensava agli uomini che lei aveva incontrato in ascensori, aeroporti, parcheggi, grandi magazzini, ai congressi per gestori di alberghi, ai convegni sul cibo, agli uomini che si era fatta perché la attiravano fisicamente, agli uomini con cui era andata a letto soltanto una volta e a quelli con i quali aveva avuto delle storie prolungate, uomini che cinque o sei anni dopo il loro ultimo incontro inaspettatamente telefonavano in albergo per magnificarla, lodarla, spesso senza lesinare oscenità grafiche per dirle che lei era la donna meno inibita che avessero mai conosciuto. Ricordava quando lei gli spiegava - perché lui glielo chiedeva - cosa la inducesse a scegliere un uomo invece che un altro in una stessa stanza, e si sentiva come il più sciocco e ingenuo dei mariti che avesse appena scoperto tutte le infedeltà di sua moglie - si sentiva stupido come quel beato sempliciotto del dottor Charles Bovary. E pensare che ne aveva ricavato un così diabolico piacere! Una tale felicità! Quando lei era viva, niente lo eccitava o lo divertiva di più che ascoltare, con tutti i particolari, le storie della sua seconda vita. Anzi, la terza, perché la seconda era lui.”
    (Philip Roth, “Il teatro di Sabbath”, ed. Einaudi)

    “Giura che non scoperai più le altre o fra noi è finita”. Nel bruciante incipit c’è gran parte della trama di “Il teatro di Sabbath”, o almeno del tema portante del romanzo, cioè il sesso e la sua inarrestabile forza motrice. Chi si rivolge a Sabbath è Drenka, da tredici anni amante di Sabbath e al tempo stesso, nelle vesti di locandiera, dedita a sollazzare le notti di clienti e altri che le capitano a tiro. La relazione tra Sabbath e Drenka è adulterina, essendo egli sposata con Roseanna, oltre che reduce dalla misteriosa scomparsa di Nikki, la prima moglie; tra i due vi è una perfetta complicità nella perversione, ciascuno accetta che l’altro possa accoppiarsi con chicchessia e addirittura smania dalla voglia di sentire narrate le gesta erotiche compiute con altri. Tutto muta, però, allorché Drenka, malata di cancro, pretende fedeltà dall’amante. Da qui prende il via un viaggio a ritroso lungo l’esistenza di Sabbath, che Roth ci descrive con il suo abituale e sferzante sarcasmo.
    Sabbath è un personaggio abbastanza repellente, che in nome del dio Sesso non guarda letteralmente in faccia a nessuno, men che meno alle moglie degli amici, delle quali spia con voluttà i cassetti dell’intimo, scoprendo però che anche gli altri, sotto una patina di perbenismo, nascondono secondo, terze e quarte vite. Neanche la morte altrui sembra fermare Sabbath, che non resiste alla tentazione di masturbarsi sulla tomba di Drenka. Queste sono solo alcune delle peripezie ormonali del protagonista di questo romanzo, anti-eroe che però non riesce a risultare odioso, non solo perché incarna (certo in maniera piuttosto estrema) pulsioni appartenenti all’essere umano, ma appunto perché gli altri protagonisti appaiono, al suo cospetto, delle maschere. Sabbath, invece, ex-burattinaio di professione, arrestato per aver presuntivamente sedotto una spettatrice grazie all’abilità delle proprie dita (sì, proprio così), getta ogni remora e nel suo slancio erotomane regala al lettore momenti di memorabile ilarità, come quando passa un’intera serata a “fare piedino” ad una donna, salvo accorgersi poi che il piedino non era tale, bensì trattavasi del piedone del marito della donna, peraltro non meno vellutato di quello femminile.
    Se il libro fosse solo la descrizione delle sfrenate fantasie sessuali di Sabbath, non sarebbe il libro che invece è, cioè una riflessione anche sul tema della morte, presente lungo tutto l’arco del romanzo. Oltre a Drenka, l’amante, Sabbath è continuamente circondato dai “fantasmi” della madre morta e del fratello, perito a soli vent’anni nel corso della Seconda guerra mondiale. Non mancano, quindi, momenti d’intenso lirismo, sebbene la farsesca esistenza del burattinaio induca più spesso alla risata (complice o meno, questo sarà il singolo lettore a dirselo) che non al pianto.

    ha scritto il 

  • 4

    3,5 stelle perché una mezza se l’è giocata con la lunghezza.

    “Morris Sabbath
    «Mickey»
    Amato Puttaniere, Seduttore,
    Sodomizzatore e Sfruttatore di Donne
    Distruttore della Morale, Corruttore della Gioventù”

    Questo è Il teatro di Sabbath: sconfinatamente spudorato ...continua

    “Morris Sabbath
    «Mickey»
    Amato Puttaniere, Seduttore,
    Sodomizzatore e Sfruttatore di Donne
    Distruttore della Morale, Corruttore della Gioventù”

    Questo è Il teatro di Sabbath: sconfinatamente spudorato e irriverente; l’apoteosi del Roth che ho conosciuto con David Kepesh.

    ha scritto il 

  • 4

    Ex marinaio, ex burattinaio -non di burattini ma di irriverentissime dita-, Sabbath è ormai un vecchio disoccupato assediato dall'artrite e dai ricordi delle proprie perdite e dei propri fallimenti, m ...continua

    Ex marinaio, ex burattinaio -non di burattini ma di irriverentissime dita-, Sabbath è ormai un vecchio disoccupato assediato dall'artrite e dai ricordi delle proprie perdite e dei propri fallimenti, ma ancora indomito nella volontà corrosiva di provocare il mondo con la propria morale di erotomane radicale.
    Non l'amore è la passione di Sabbath ma un odio sentito e partecipe contro una umanità che si racconta le bugie della virtù.

    ha scritto il 

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