Il teatro di Sabbath

Di

Editore: Einaudi

4.1
(1162)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 401 | Formato: eBook | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo

Isbn-10: 8858400607 | Isbn-13: 9788858400609 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Stefania Bertola

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida , Paperback

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Rosa

Ti piace Il teatro di Sabbath?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis

ACQUISTA LIBRO
Acquisto non disponibile
per questo libro
Descrizione del libro
Ordina per
  • 5

    Despicable Sabbath

    Lo scrittore al culmine del suo potere: questo è ciò che Philip Roth esprime in questo romanzo.
    Un potere quasi diabolico, perverso.
    Una forza distruttiva; uno schiaffo che ti appiccica al muro.
    Di Ro ...continua

    Lo scrittore al culmine del suo potere: questo è ciò che Philip Roth esprime in questo romanzo.
    Un potere quasi diabolico, perverso.
    Una forza distruttiva; uno schiaffo che ti appiccica al muro.
    Di Roth ho letto tanto, quasi tutto, ma un effetto dirompente del genere ancora, con lui, non l'avevo subìto.
    Questo il potere 'deviato' della scrittura e della mente del "narcisista egemonizzante" Roth; Roth Mangiafuoco, predatore da cui, fin'ora, avevo tratto 'solo' un grandissimo ma distaccato godimento intellettuale e letterario: non sono mai stata tanto permeabile ad una lettura così feroce - sovvertimento di categorie, schizzi di dissacrazione ovunque - cortocircuito inevitabile.
    Meglio di Portnoy, meglio di Pastorale; bisogna essere masochisti per mettere cinque stelle a questo romanzo - un po' sì.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro esilarante, divertente e amaro allo stesso tempo con una prosa ricca, articolatissima, gioiosa e commovente. Che dire di questo romanzo imponente e massiccio. La scrittura è potente, sempre l ...continua

    Un libro esilarante, divertente e amaro allo stesso tempo con una prosa ricca, articolatissima, gioiosa e commovente. Che dire di questo romanzo imponente e massiccio. La scrittura è potente, sempre liberatoria. Ho odiato e poi amato Mickey Sabbath, da reietto ad antieroe meraviglioso, da emarginato a universale; del resto, tutti possono ritrovare qualcosa di se stessi in lui, nelle sue ossessioni, nei suoi ragionamenti. Lo definisco un romanzo spaccaghiaccio, grazie al quale e dopo il quale Roth è diventato il grande romanziere universale che tutti conosciamo (con Pastorale americana e La macchia umana). Prima di questo romanzo, ho l'impressione che Roth fosse prigioniero del suo stesso narcisismo... un narcisismo durato 40 anni. Con Il teatro di Sabbath, Roth prende il volo.

    ha scritto il 

  • 5

    Flaiano diceva che è nelle opere d’arte malriuscite che si intuisce la fatica della creazione, che si capisce quanto possa essere difficile metter su qualcosa che sia veramente bello. Le grandi opere ...continua

    Flaiano diceva che è nelle opere d’arte malriuscite che si intuisce la fatica della creazione, che si capisce quanto possa essere difficile metter su qualcosa che sia veramente bello. Le grandi opere d’arte, i capolavori invogliano tutti a provarci, perché fanno sembrare tutto facile.

    Harold Bloom ha sempre detto che questo è il capolavoro di Roth. A me pare che Sabbath sia un personaggio destinato a entrare nella mitologia del novecento e della letteratura sulla morte. Perché è di quella che si tratta. A farne il bignamino, il suo Teatro racconta dell'età della vita un cui tutto diventa sfocato, in movimento, incerto, inafferrabile, precario e indifendibile (comunque si intenda la parola); di quando scompaiono tutte le certezze tranne una; di quando sai ormai dall'esperienza che le cose migliori sono sparite o spariranno e non riappariranno mai più; e che invece gli errori, i dolori, le ansie, le paure, come le assenze sono senza rimedio, non spariranno; e quindi con loro puoi solo tentare di convivere. Allora ti aggrappi con un attaccamento cieco e stupefatto all'esistenza usando l’altra “forza primaria” che senti dentro, che ancora ti accende e ti fa muovere. Il Teatro di Sabbath è il romanzo dell'energia primaria, cieca, biologica, folle, di una “verità” che ti riempie e che ti illude. E che finché regge, Sabbath segue e asseconda contro tutto e contro tutti, contro ogni decenza, logica e convenienza. Perché pensa che senza di quella resterebbe solo la morte, appunto.

    Ma queste sono bazzecole su cui ci si accapiglia da ventidue anni e non si finirà più. Quel che m’importa dire qui è che la teoria di Flaiano applicata a questo romanzo funziona. Leggi una pagina e ti trovi a passare dal narratore onnisciente alla prima persona; incontri i salti temporali con flashback in andata e ritorno al presente; svolti dal romanzo epistolare al flusso di coscienza, dalla introspezione all’azione, passando attraverso il dialogo diretto. E tutto, come se stessi pattinando. I fatti, la storia che racconta, le cose che fa dire e pensare ai personaggi ti scivolano in testa attraverso le tecniche di narrazione più funamboliche, ma in modo liscio, senza attriti e asperità, senza farti avvertire nessun disturbo nella fluidità e nel piacere della lettura. Se non stai attento, se non ci pensi, non te ne accorgi neanche, inghiottito dalla morte che si addensa come i nuovoloni prima di un temporale che forse arriva e forse no (perché "Sulla terra non esiste nulla di altrettanto certo, è l’unica cosa che possiamo sapere con assoluta sicurezza: e nessuno vuole saperlo"). Pensi che in fondo scriverne è naturale, che è tutto facile. Proprio come diceva Flaiano.

    L’episodio con Rosa, la domestica messicana; il tratteggio psicologico di Michelle, la moglie dell’amico; il dialogo serrato, surreale, cinico e dolce con lo zio Fish; le scene notturne al cimitero; l’inventario della scatola dei ricordi di Morty e, più di tutte, la scena al capezzale di Drenka morente (il massimo della poesia applicato al massimo dell’eroticamente perverso, per spiegare come l’amore possa creare l’illusione di riuscire a fondere insieme, fino al midollo, anche nel momento estremo, un uomo e una donna), tanto per fare qualche esempio, sono pagine che solo un genio del racconto può produrre.

    Ho pensato a una volta che Paolo Portoghesi, seduto per caso a fianco a me in una platea, si mise a disegnare sull’agenda una nave: sembrava si facesse da sola, sulla carta. O a quando ho visto Maradona a Napoli palleggiare in allenamento: era il pallone che sapeva da solo dove doveva andare a ricadere. La mano del disegnatore, il piede del calciatore sembrava non c’entrassero niente con quello che stavi guardando. Roth è così. Un fuoriclasse.

    ha scritto il 

  • 5

    Vita che deborda e processioni funerarie umidicce

    Il libro ce l'ho in casa, da un po' di tempo, assieme ad altri suoi. Tanti altri. E ogni volta mi chiedo: perché leggere un altro Roth? Che altro può darmi in più rispetto a quello che già mi ha detto ...continua

    Il libro ce l'ho in casa, da un po' di tempo, assieme ad altri suoi. Tanti altri. E ogni volta mi chiedo: perché leggere un altro Roth? Che altro può darmi in più rispetto a quello che già mi ha detto? I temi sono quasi sempre gli stessi, in fondo. Il sesso, il senso della morte che incombe, l'arte (ma senza riflessioni altisonanti e vuote, l'arte di chi lavora sul serio, che faccia l'attore, il biografo o il burattinaio poco cambia), il rapporto con la propria infanzia, un ebraismo che è più che una patina. In altre parole, la vita.

    Già, il tema forte è la vita. E così lo cominci a leggere, e quei temi li ritrovi tutti, e senti che la vita pulsa e scorre, umidiccia e debordante, e non ti puoi tirare indietro.

    Poi, anche qui, a voler riassumere quanto accade si fa presto. Un burattinaio, Sabbath, il lutto per la perdita della sua amante, diverse avventure sporcaccione e un paio che hanno lasciato strascichi anche giudiziari, un fratello morto in Vietnam che ha lasciato il segno. Sabbath che gira di qua e di là e recita la sua parte nel mondo. Sembra niente. Ma è tutto, perché ogni pagina scoppia di cose. E alcune immagini restano impresse, su tutte la processione degli amanti a masturbarsi sulla tomba di Drenka. Una scena unica, vivida, malinconica, affettuosa e comica. E altre idee persino "buttate via" (ne dico una, Sabbath che recita Otello e immagina di uccidere in scena sua moglie: tre righe su 400 e passa pagine, altri ne avrebbero fatto un libro).

    Così posso anche dirmi che sarà l'ultimo Roth. Ma so che non sarà così.

    ha scritto il 

  • 2

    Teatro del mondo

    Libro difficile, non per tutti. La scrittura è molto densa, tosta. La trama è abbastanza lineare, anche se il protagonista ha molte rotelle fuori posto. Sabbath è un pò lo spettro di tt noi, colui che ...continua

    Libro difficile, non per tutti. La scrittura è molto densa, tosta. La trama è abbastanza lineare, anche se il protagonista ha molte rotelle fuori posto. Sabbath è un pò lo spettro di tt noi, colui che muove i fili da una parte, colui che espia i peccati di tutti. Il mondo femminile è vario, ma l'unico personaggio che salverei è Drenka, la libertà sessuale fatta a persona. Ovviamente gli accenni a Shakespeare sono ovunque! Basta seperli trovare..

    ha scritto il 

  • 5

    479 pagine di capriole a luci rosse di un erotomane, ma a dar soddisfazione

    è la scrittura di Roth - lui sì che non perde un colpo -, la sua capacità di racchiudere in una struttura organizzata l’infinità di cose raccontate, di creare persone fra le pagine, di raccontare la l ...continua

    è la scrittura di Roth - lui sì che non perde un colpo -, la sua capacità di racchiudere in una struttura organizzata l’infinità di cose raccontate, di creare persone fra le pagine, di raccontare la loro storia, i loro umori, rabbie, dolori, passioni, il tutto calato nel contesto in cui vivono. E’ una scrittura precisa e dettagliata che affascina la mente e mira al cuore, anche se qui le parti descritte sono altre. Questo rimane al lettore (a me, perlomeno) mentre Roth narra di Mickey Sabbath, dissacratore, provocatore, istigatore, corruttore, sodomizzatore, distruttore della morale, lascivo, senza senso della vergogna, esibizionista, disoccupato, mantenuto, basso, panciuto, con barba caprina, trasandato. E continua ad essere il fascino della creazione letteraria ad affascinare il lettore, anche quando è colpito dal disgusto per Sabbath, per il suo teatrino di degenerato che supera continuamente verso il basso il limite degli insulti con cui sistematicamente ricopre chi lo circonda. Insulto all’amicizia, al buon gusto, al rispetto, alla dignità, all’ospitalità, alla decenza, senza parlar della morale. Fa tabula rasa intorno a sé. La sua vita non è una parabola, né ascendente, né discendente, la sua vita è una linea piatta, Sabbath non vive alcuna evoluzione, rimane sempre uguale a se stesso. L’unica variazione è che ad un certo punto inizia a soffrire. Sì, anche lui soffre. Dapprima per motivi che - essendosi lui sempre comportato nel suddetto modo - rasentano l’assurdo, il colmo dei colmi, come si suol dire: soffre perché qualcuno insinua in lui il dubbio che la prima moglie non sia scomparsa in seguito alla disperazione per un suo tradimento, ma sia fuggita a sua volta con un amante perché disgustata dai suoi comportamenti. Ciò lo getta nello sconforto, il suo ruolo sarebbe così secondario. Ancor più pesante è il colpo che riceve all’apprendere che il problema vitale della sua seconda moglie alcolizzata, non sia lui, né tantomeno il di lui abbandono, ma il suicidio del padre che le avrebbe segnato l’esistenza. Sabbath inizia a essere destabilizzato, fino al punto di perdere l’equilibrio quando viene rifiutato dalla moglie del suo produttore. Bellissima la caratterizzazione di lei e del suo sentire dopo le avances di Sabbath: E così, durante la notte, la lussuria e il tradimento erano stati impallinati dalla prudenza, dal buonsenso, dal cervello… Aveva usato (una scusa) per sbatterlo fuori prima che rovinasse tutto quello che lei si stava godendo… (Il motivo) era Sabbath (stesso). Forse sapeva ancora raccontare una storia, ma non gli era rimasto nient’altro di neanche remotamente attraente, nemmeno l’erezione che le aveva mostrato. Tutto ciò che restava del suo mettercela tutta, fino in fondo, la disgustava. Anche lei era brutale, sporca, imbrogliona, ma non era ancora incontrollabilmente disperata… (non cede)… L’intossicazione maniacale che riporterà magia nella sua esistenza non sono io. Lei farà meglio a guardarsi bene intorno finché non scova qualcuno che sia meno clamorosamente kaputt.
    Poi succede qualcosa. Sentiamo l’amore che Sabbath ha provato e prova per il fratello morto e per Drenka, la sua compagna, amante, erotomane come lui. E l’amore è palpabile, lo si riconosce nella venerazione per i pochi oggetti ritrovati appartenenti al fratello e nell’assistenza al capezzale di Drenka morente. Qui il dolore è evidente, tra l’altro un dolore non egoista, non incentrato sull’autocommiserazione, sul fatto che in poco tempo rimarrà solo, ma un dolore causato dal vederla soffrire. Ed è un assistente perfetto, la ascolta, riparlano del loro passato, delle loro esperienze, dei loro rimpianti, sono un’unica entità, si amano. Ma Roth non vuol far intravedere un lieto fine, quella capacità di provar finalmente dolore non è sufficiente a riscattare Sabbath, lo rende solo più verosimile, in ognuno di noi c’è qualcosa di umano (lo diceva anche Cenerentola, non riuscendo però a citar nemmeno una dote del gatto Lucifero). Piuttosto, Sabbath è dissacrante e sprezzante fino alla fine: Non riusciva a morire, cazzo. Come faceva a rinunciare? Ad andarsene? Tutto ciò che odiava era qui.

    ha scritto il 

  • 4

    — Non è mai stato facile capire cosa sei veramente, Mickey.
    — Oh, diciamo un fallito, eh?
    — Ma in cosa?
    — Un fallito in fallimenti.

    La domanda è: cos'è esattamente il teatro di Sabbath? Ma anche: chi ...continua

    — Non è mai stato facile capire cosa sei veramente, Mickey.
    — Oh, diciamo un fallito, eh?
    — Ma in cosa?
    — Un fallito in fallimenti.

    La domanda è: cos'è esattamente il teatro di Sabbath? Ma anche: chi è veramente Mickey Sabbath?

    Sabbath è un burattinaio, il teatro il mezzo tramite cui esibirsi. Ma il teatro per Sabbath non rappresenta unicamente il suo lavoro, perché il vero teatro di Sabbath è tutto il mondo che lo circonda, il più grande palcoscenico su cui questo sessantaquattrenne può mettere in scena se stesso. Mickey Sabbath è anche uno dei personaggi più disgustosi, infimi, biechi che la letteratura possa ricordare. È scandaloso, irriverente, libidinoso. È ossessionato dal sesso in ogni sua forma, veramente ossessionato. Non ha rispetto per nessuno, non ha rispetto neanche per se stesso. Lo vediamo in questo libro trascinarsi in una parabola di autodistruzione, cominciata a 17 anni e che lo ha portato (non si sa come) fino ai 64, quando la sua amante preferita è morta per un cancro e, per un colpo di testa, ha deciso di abbandonare la moglie, tentando infine a più riprese il suicidio.

    La prima parte del Teatro, non c'è scampo, è pura pornografia. Non solo pornografia: ci sono certe scene che fanno rivoltare lo stomaco per la loro crudezza. Però Roth è sempre Roth, e quando è Roth a raccontare, non c'è verso: lo fa magistralmente. Anche questo libro, che probabilmente qualcuno abbandonerà dopo il primo centinaio di pagine, a partire da metà subisce un sottile cambiamento. Roth scopre le sue carte e inizia a farci capire veramente chi è questo Sabbath, cosa si nasconde nella sua testa malata. Perché Mickey Sabbath è, indubbiamente, malato. Nello scoprire il suo attaccamento al fratello morto giovanissimo, alla sua famiglia distrutta da questa perdita, e infine all'amante morta di cancro, di Sabbath iniziamo a giustificare certi comportamenti, quasi a provare empatia verso un personaggio tanto disgustoso.

    È una cosa veramente inspiegabile: com'è possibile provare empatia per una persona del genere? Per un personaggio che, ospitato da un amico, non resiste alla tentazione di cercare nella camera della figlia, in età adolescenziale, fotografie sconce e rubare mutandine con cui divertirsi? O per un personaggio che, mentre sua moglie è in riabilitazione per alcoolismo, non perde occasione per tentare di combinare un appuntamento con un'altra donna in riabilitazione nello stesso centro? E queste sono solo alcune delle numerose scene incontrate nel libro, volendo tacere dei numerosi incontri fra Mickey e Drenka, l'unica amante che riesce a soddisfare tutte le sue perversioni. E Roth non lesina sui dettagli, Roth ci descrive ogni singola scena.

    Ma all'occhio di Roth non sfugge neanche il lato più poetico di Mickey Sabbath, quel Mickey Sabbath che si aggira per New York declamando il Re Lear, o che compra una tomba vicino a quelle dei suoi genitori per potergli rimanere accanto ancora un po'. Quel Mickey Sabbath che ricorda benissimo di quel suo fratello morto in guerra ancora giovanissimo, e la madre con cui non è più riuscito a parlare se non dopo la sua (di lei) morte. Di quel Mickey Sabbath che ancora si strugge per la scomparsa immotivata della sua prima moglie, di cui si incolpa fino ad accusarsi di un suo ipotetico omicidio. Quel Mickey Sabbath talmente malato che oramai, divorato dall'artrite che ha colpito quelle mani con cui metteva in scena il suo "teatrino indecente" di marionette, vive la sua vita fra visioni e fantasmi, fra desolazione e la ricerca di una fine che lo renda simile a uno dei tanti letterati suicidi che stima. Perché alla fine è la morte la grande protagonista di questo libro.

    Si è combattuti, nel giudicare "Il teatro di Sabbath": alla prima parte, più per il fastidio che per lo stile di Roth, non avrei dati più di tre stelle. Ma l'ultima riesce a raggiungere vette narrative altissime, bilanciando completamente quella prima parte. Un libro che va letto per intero, un personaggio che non si riesce a condannare per il suo stile di vita, ma di cui rimane un segno indelebile nel lettore. Se questo era l'obiettivo, Roth — a costo di esagerare e a metterci a dura prova — c'è riuscito perfettamente.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Ho letto questo romanzo tra il dicembre 2007 e il gennaio 2008, confrontandomi per la prima volta che la scrittura cruda e disperata di Roth che conduce il lettore dritto nell'autenticità dell'esisten ...continua

    Ho letto questo romanzo tra il dicembre 2007 e il gennaio 2008, confrontandomi per la prima volta che la scrittura cruda e disperata di Roth che conduce il lettore dritto nell'autenticità dell'esistenza e del senso delle cose.
    Sabbath è l'antitesi dell'uomo "libero", prigioniero di così tante cose: del passato, della memoria, di se stesso. E' circondato da fantasmi, che lo costringono a ricordare e lo cristallizzano nel passato. Sabbath incarna la natura del prigioniero. Ha la lucidità di riconoscere le trappole, le falsità e la propria condizione, la realtà senza filtri. Vede le sbarre, ma non ha il potere di uscire dalla propria prigione. Ha trovato pane per i suoi denti: la vita. Lui, il burattinaio, è il burattino. (pag. 174, edizione Einaudi).
    Sabbath è molto intelligente, è capace di sovvertire e destabilizzare ogni convenzione sociale, ma lui stesso è poi intrappolato in un matrimonio infelice, incapace di dare sostanza alla propria personale convenzione sociale. E solo dopo la morte della moglie Drenka capisce che quella era la donna della sua vita, cadendo, ancora una volta, nell'ennesimo inevitabile cliché della vita. Sabbath è disperatamente prigioniero degli schemi che vuole combattere, proprio come il più banale dei burattini (pag. 99).
    La sua forza si svela proprio nella capacità di vivere nella incoerenza, a differenza del suo primo indimenticato amore, Nikki, una ragazza conturbante, pronta a morire, pur di negare l'incoerenza del mondo: l'unica cosa davvero coerente (pag. 175 ). Solo lei è riuscita a sottrarsi al destino, a non essere un burattino: il personaggio più fragile e più potente del libro. In fin di vita, dopo la moglie Drenka, dopo la seconda moglie, lui continua a cercare lei fra la gente, la perduta Nikki. Le donne di Roth costituiscono il perno attorno a cui ruota tutto il romanzo, dando consistenza allo stesso protagonista Sabbath.
    L'amico Norman, l'uomo medio, normale, ha un ruolo fondamentale per l'evoluzione della caduta nell'abisso infinito di Sabbath. A pag. 368, in replica al folle monologo di Sabbath, risponde con tranquilla e sicura semplicità.

    ha scritto il 

  • 5

    La dissoluta vita di un satiro, grossolano, grezzo ed egoista burattinaio, vittima dei suoi stessi eccessi, della sua sfrenata lussuria, del suo parassitismo. Roth scrive sempre divinamente, anche se ...continua

    La dissoluta vita di un satiro, grossolano, grezzo ed egoista burattinaio, vittima dei suoi stessi eccessi, della sua sfrenata lussuria, del suo parassitismo. Roth scrive sempre divinamente, anche se in certi punti risulta appena appena difficile da seguire. Il sesso in tutte le sue sfaccettature e perversioni è la chiave di volta di questo romanzo che, appena terminato, lascia in bocca un senso di amaro, di ineluttabile, di inevitabile tristezza implicita nella vita stessa. Tuttavia, il realismo è sempre il migliore dei punti di vista.

    ha scritto il 

Ordina per