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Il teatro e il suo doppio

con altri scritti teatrali

Di

Editore: Einaudi PBE 193

4.4
(250)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 262 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8806350897 | Isbn-13: 9788806350895 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giovanni Marchi ; Curatore: Gian Renzo Morteo , Guido Neri ; Contributi: Jacques Derrida

Disponibile anche come: Altri , Paperback

Genere: Entertainment , Fiction & Literature , Philosophy

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Descrizione del libro
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  • 5

    "Se il teatro come i sogni è sanguinario e inumano, [...] lo è per manifestare e imprimere indelebilmente in noi l'idea di un perpetuo conflitto e di uno spasimo in cui la vita viene troncata a ...continua

    "Se il teatro come i sogni è sanguinario e inumano, [...] lo è per manifestare e imprimere indelebilmente in noi l'idea di un perpetuo conflitto e di uno spasimo in cui la vita viene troncata a ogni minuto, in cui ogni elemento della creazione si erge e si contrappone alla nostra condizione di esseri definiti."

    ha scritto il 

  • 5

    Leggendolo, non ho fatto che pensare che Artaud era un uomo che davvero avrei voluto conoscere, di cui mi sarei invaghita follemente. Un libro in bilico tra follia e genio.

    ha scritto il 

  • 0

    fra le cose e le parole - a p.t.

    e quando poi è la coscienza a parlare? quando ci si immerge dentro quello spazio che non conosciamo? perché scegliamo le situazioni più semplici? quelle che danno un godimento finito? allora ...continua

    e quando poi è la coscienza a parlare? quando ci si immerge dentro quello spazio che non conosciamo? perché scegliamo le situazioni più semplici? quelle che danno un godimento finito? allora forse bisogna iniziare a costruire le mani giunte che provano a scaldare il freddo del cuore perché lo si è lasciato solo in balia del risolto. se questa è una soluzione allora è meglio ignorare il teatro e il suo doppio che invita il corpo umano i rituffarsi, affogare, nella vita. sciogliere nell’acido dei pensieri la razionalità per togliere tutti gli ostacoli al risveglio dello spirito. in un teatro ci sono gli attori e gli spettatori, i secondi riflettono gli stimoli dei primi, artaud abolisce questa meditazione creando nella sua teoria una mediazione fra pensiero, azione e ragione. il suo linguaggio atterrisce perché obbedisce all’anarchia surrealista del suo tempo, ma crea in ogni lettore la consapevolezza che la nostra carne è intrisa di sensi. la sua visione teatrale è fatta da esperienze, una cerniera che separa e congiunge l’arte nella sua massima espressione facendo fede ad un linguaggio spirituale fatto di segni e raramente di parole con un significato preciso. autaud viene fuori da una assimilazione magica di giordano bruno, da una copula con cervantes, da un frastuono di baudelaire. la sua minaccia all’arte teatrale è un tentativo di frammento che mostra lo carcassa del nostro essere in vita. la crudeltà è intesa come forza ed energia creativa, un impulso che crea lampi di luce nella tenebra della nostra coscienza, del nostro cuore. il doppio nel teatro non è la realtà sempre più vuota e insignificante, ma la realtà archetipica e pericolosa. l’attore dialoga nel suo corpo con uno spettro che si compie nel suo essere mistico, emozionale. il respiro dell’attore, un azione atletica che si percepisce con lo spettatore partecipante. tadeuz kantor, carmelo bene, leo de berardinis, eugenio barba (odin) e il living profeti di questo linguaggio che copula di significati che senza il significante ascoltatore perde di realtà. una musica fatta di solo ritmo nel tempo musicale della rappresentazione, attore-strumento e uditore spartito.

    ha scritto il 

  • 3

    Emozioni e materia

    La freschezza di questi testi di A. degli anni '20-'30 sta nel fare riferimento al fattore "emozionale" dello spettatore. Gli studi su questo campo hanno dovuto aspettare gli anni 80-90, mentre ...continua

    La freschezza di questi testi di A. degli anni '20-'30 sta nel fare riferimento al fattore "emozionale" dello spettatore. Gli studi su questo campo hanno dovuto aspettare gli anni 80-90, mentre pensatori precursori come Munsterberg, Epstein e Ejzenstejn (per il cinema) e successivamente Barthes e Deleuze (anni 60-70) avevano già intuito il valore dell'emozione nella circolazione del senso di un'opera d'arte. Artaud qui parla di una "poesia materiale", di "drammi essenziali", di "teatro sciamanico", di "senso" che non si coglie con l'intelletto, ma con lo Spirito pre-linguistico, pre-simbolico, pre-umano della realtà. Uno spirito che nella sua visione post-surrealista è ancora visto in "profondità" alle cose, e quindi legato all'inconscio ma che, cogliendo bene le suggestioni sparse nel libro, si può collegare a quel senso "di superficie" a cui si rifarà Deleuze ne La Logica del Senso o da numerosi scritto di Zizek e la scuola post-strutturalista europea.

    Best quotation: "La vera bellezza, dunque, non ci colpisce mai direttamente. E un tramonto è bello per tutto ciò che ci fa perdere."

    ha scritto il 

  • 0

    illuminazione

    Perchè illuminazione? perchè per me giovine studente imbevuto del teatro dionisiaco niciano da cui Artaud parte, Il teatro della crudeltà rappresentò una dolce, immensa poetica follia vitale e ...continua

    Perchè illuminazione? perchè per me giovine studente imbevuto del teatro dionisiaco niciano da cui Artaud parte, Il teatro della crudeltà rappresentò una dolce, immensa poetica follia vitale e programmatica; poetica del CORPO, come linguaggio iniziatico, magico e tribale, in cui le parole vengono elaborate e pensate nella loro originale potenza segnica e sensitiva. E’ un ritorno alla forza della lallazione infantile, al vagito primitivo e al linguaggio transmentale, in grado di trasmettere significati anche attraverso l’associazione dei fonemi, come nella poesia Cubofuturista. Le parole quindi da una parte sembrano spogliarsi di significato e di logica, dall’altro aggiungono senso, un nuovo senso, che sia potente e magico, crudele e trasformante. Artaud rifonda il teatro attraverso una parola nuova, ma non innovativa: nuova perché risulta inusuale, ma non è né neologismo, né onomatopeica come nella concezione futuristica. Le parole sono corpi reali e il loro suono è vita e non semplice rimando ad essa. La crudeltà è anche in questo: nel mettere a nudo conflitti sociali del mondo e le contraddizioni della vita reale, facendole sentire e vivere realmente sulla pelle dello spettatore.

    ha scritto il 

  • 5

    Numero infinito di stelline.

    Assolutamente folgorante. La concezione del teatro di Artaud si rifà a principi ed archetipi magici talmente arcaici da risultarci completamente nuovi. Un teatro che rifugge il modello occidentale ...continua

    Assolutamente folgorante. La concezione del teatro di Artaud si rifà a principi ed archetipi magici talmente arcaici da risultarci completamente nuovi. Un teatro che rifugge il modello occidentale di teatro psicologico introdotto da Racine, un teatro che vuole tornare vivo e vicino alla vita, e non vuole esserne lo specchio. Il teatro di Artaud non si rivolge all’intelligenza, ma alla sensibilità, ai sensi e al sentire tramite essi. Il suo teatro deve dare una scossa ai nervi. E qui entra in gioco il sistema della crudeltà, che altro non è che tutto ciò che può sferzare la sensibilità, che può frustarla. Artaud vuole ricreare la folle anarchia della festa, la perdita della razionalità, vuole che risorga l’istinto e tutte le caratteristiche dell’uomo che, edulcorate dalla ragione, si vanno a perdere… in una parola vuole la vita. Artaud porta ad esempio il teatro balinese per l’uso dei simboli, dei feticci, per l’uso della luce, dei corpi, della danza, del movimento, persino gli oggetti sembrano avere vita propria. Si innesca quindi una magia, si ritorna a riti ancestrali e preziosissimi. E’ un teatro che non si rivolge alla psicologia dell’uomo, alla sua individualità, ma, al contrario, alla sua universalità. E per fare questo bisogna, secondo Artaud, emanciparsi dal testo scritto, dalla dittatura della parola e da quella dei cosiddetti “capolavori”, rifiutarne l’intoccabilità. Il regista non deve essere più considerato un mero esecutore, non deve essere subordinato all’autore, ma deve essere inteso alla stregua di un “creatore di sensazioni” e per raggiungere il suo scopo userà tutti i mezzi a disposizione del Teatro, non solo la parola che circoscrive e delimita il pensiero, ma le luci, i gesti, i movimenti, la musica, le grida degli attori. Il teatro visto come un grande rituale sacro e liberatorio, il teatro come vita e allo stesso tempo come sogno.

    “Comico o tragico, il nostro è un gioco in cui, a un certo punto, si ride verde.”

    ha scritto il 

  • 4

    ...propongo un teatro della crudeltà. -Per questa mania,oggi comune a tutti, di avvilire ogni cosa. Quando ho pronunciato la parola crudeltà,tutti hanno immediatamente inteso "sangue". Ma teatro ...continua

    ...propongo un teatro della crudeltà. -Per questa mania,oggi comune a tutti, di avvilire ogni cosa. Quando ho pronunciato la parola crudeltà,tutti hanno immediatamente inteso "sangue". Ma teatro della crudeltà vuol significare teatro difficile e crudele anzitutto per me stesso. E,sul piano dello spettacolo,non è questione della crudeltà che possiamo esercitare gli uni sugli altri squartandoci vicendevolmente,segando le nostre personali anatomie o ,come certi imperatori assiri, spedendoci per posta sacchi di orecchie umane, di nasi o di narici accuratamente tagliati, bensì di quella assai più terribile e necessaria che le cose possono esercitare a nostro danno. Noi non siamo liberi. E il cielo può sempre cadere sulla nostra testa. Insegnarci questo è il primo scopo del teatro.

    ha scritto il 

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