Il tempo è un bastardo

Di

Editore: Minimum Fax (Sotterranei; 156)

4.0
(2188)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 391 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Catalano , Tedesco , Chi tradizionale , Finlandese , Francese , Portoghese , Coreano

Isbn-10: 8875213631 | Isbn-13: 9788875213633 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Matteo Colombo

Disponibile anche come: eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Musica

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Descrizione del libro
Il tempo è un bastardo è un romanzo breve che è valso il premio Pulitzer alla scrittrice americana Jennifer Egan.
Il libro è diventato famoso per lo stile in cui è scritto che esula dalla scrittura tradizionale e che riprende, in modo estremamente originale, alcuni dei metodi moderni della comunicazione, tra cui spiccano numerose pagine che diventano delle slide di powerpoint e alcune abbreviazioni, tipiche della scrittura che i giovani utilizzano per gli sms.
La narrazione si alterna tra prima, seconda e terza persona, dando ritmo e cambiando velocemente l'inquadratura.
Come dice il titolo stesso, il romanzo racconta delle difficoltà legate al passare del tempo, al crescere e all'invecchiare.
Si parla della storia di diverse persone. Sasha è in terapia da uno psicologo perché ha tendenze cleptomani ed è l'assistente di Bennie, che lavora nel settore discografico e sta facendo visita ad una band per chiudere un accordo. Essi sono i due personaggi principali, che restano sempre, più o meno, al centro della scena, in base alle diverse prospettive che vengono descritte.
A volte infatti il racconto parlerà delle persone che i due incontrano nel corso della loro vita.
Il tempo è un bastardo, di Jennifer Egan, è un romanzo divertente e originale che non deluderà gli appassionati delle sperimentazioni letterarie di qualità.
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  • 5

    Un libro meraviglioso e coinvolgente, un intreccio perfetto di personaggi e racconti strutturati in un meccanismo perfetto. Che dire di più se non che, appena finito, lo avrei subito riiniziato?
    Io ho ...continua

    Un libro meraviglioso e coinvolgente, un intreccio perfetto di personaggi e racconti strutturati in un meccanismo perfetto. Che dire di più se non che, appena finito, lo avrei subito riiniziato?
    Io ho sempre detto che il tempo è un galantuomo, ma ha ragione la Ergan: il tempo è bastardo e inclemente con tutti e la lettura lascia un retrogusto amaro perché sappiamo che é inevitabile che sia così. E i sogni, le speranze e la voglia di spaccare il
    mondo di quando si é giovani va a cozzare contro la realtà di tutti i giorni (il lavoro, i figli etc) e contro la decadenza fisica dei corpi.
    Davvero una grandissima scrittrice.

    ha scritto il 

  • 4

    Romanzo dalla lenta digestione

    Mi sono approcciata a questo romanzo rimandandolo mille volte. Un po' mi spaventava (con i Pulitzer bisogna sempre andarci con i piedi di piombo!), un po' (tanto) mi faceva l'occhiolino e mi incuriosi ...continua

    Mi sono approcciata a questo romanzo rimandandolo mille volte. Un po' mi spaventava (con i Pulitzer bisogna sempre andarci con i piedi di piombo!), un po' (tanto) mi faceva l'occhiolino e mi incuriosiva all'inverosimile, un po' lo rimandavo sempre in favore di qualcosa di più facile e "leggero".
    Probabilmente facevo bene, perché per me è stato un romanzo dalla lenta digestione, un romanzo che dopo che lo hai terminato, lo rielabori nella testa, ricordi tutti i suoi personaggi, alcune frasi, alcuni passaggi. L'ho trovato molto cinematografico proprio nella sua frammentarietà, nel suo essere "semplicemente" una serie di racconti con i medesimi personaggi e più o meno le stesse ambientazioni (San Francisco e New York, più una piccola fuga a Napoli), sviluppatesi nell'arco di circa vent'anni (dagli anni '80 al 2020 circa).
    Le vicende si alternano dunque intorno ai due protagonisti, Bennie, ex musicista punk e ora discografico di successo e Sasha, afflitta da cleptomania, abbandonata dal padre, sbandata è dire poco. Intorno ai due si compongono le vicende delle loro famiglie e dei loro amici: una costellazione di co-protagonisti indimenticabili (memorabile e geniale uno degli ultimi capitoli, intitolato "Le grandi pause del rock", nel quale ci sono ben settanta pagine di slides in Power Point, riguardanti l'ossessione autistica del tredicenne Lincoln, di individuare, cronometrare e commentare le pause delle canzoni rock).
    E' un romanzo curioso, che però ha il pregio, come i grandi romanzi per l'appunto, di rimanerti dentro, perché quando il puzzle è completo quello che resta è solo il senso delle cose. E il titolo è quanto mai veritiero, in questa direzione: tutto ció che si è vissuto e che non tornerá piú.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Lo so che l'ho già letto. Ma ci rivado continuamente per leggere degli spezzoni, che mi fanno riflettere e stare bene, e stare male. Devo ammettere che dalla prima lettura però non ho perso tempo, ho ...continua

    Lo so che l'ho già letto. Ma ci rivado continuamente per leggere degli spezzoni, che mi fanno riflettere e stare bene, e stare male. Devo ammettere che dalla prima lettura però non ho perso tempo, ho fatto tantissime cose! Ho fatto un safari in Africa e ho fatto parte di una band. Ho ascoltato tanti concerti, mi sono spruzzata il repellente per zanzare sotto le ascelle e ho mangiato scagliette d'oro. Soprattutto, ammetto di avere la casa piena di oggetti rubati, anche alla mia migliore amica. Ho fatto il bagno incazzata perchè mio padre mi ha detto che le donne sono tutte delle troie. Ho il viso pieno di lentiggini, e mi piaccio così.

    Spero di continuare sempre in questo modo.

    ha scritto il 

  • 3

    Il tempo è un bastardo

    Sono anni ormai che i libri premiati con il Pulitzer non sono all'altezza delle mie aspettative e questo romanzo della Egan non fa eccezione.
    La scrittura è buona e nei capitoli migliori è un curioso ...continua

    Sono anni ormai che i libri premiati con il Pulitzer non sono all'altezza delle mie aspettative e questo romanzo della Egan non fa eccezione.
    La scrittura è buona e nei capitoli migliori è un curioso incrocio tra la poetica malinconia di Carver e la capacità di raccontare della musica di Hornby; il problema è che la struttura a capitoli/racconti, i continui salti temporali e i molti personaggi non danno alla narrazione quella coralità necessaria a raggiungere una valutazione migliore.

    ha scritto il 

  • 4

    L'ho letto con molto piacere, e anche solo per questo non posso dare un voto basso.
    L'intreccio narrativo è il punto forte di questo libro: i cambiamenti di tempo e voce narrante, la fitta rete di col ...continua

    L'ho letto con molto piacere, e anche solo per questo non posso dare un voto basso.
    L'intreccio narrativo è il punto forte di questo libro: i cambiamenti di tempo e voce narrante, la fitta rete di collegamenti che pian piano si crea tra i capitoli, la sperimentazione delle slide.
    Di contro, uno stile un po' anonimo, poco caratteristico. Molta narrazione e poca profondità di pensiero.

    ha scritto il 

  • 3

    ho atteso qualche mese per scrivere questa recensione per vedere se mi ricordavo qualcosa e, come immaginavo, non ricordo quasi un tubo. per chi non avesse capito, non è un buon segno.

    ha scritto il 

  • 0

    vagheggianda Liala :)

    ben scritto, interessante, fantasioso, non banale... ma, mi chiedo, perché ancora storie border line che inducono a irrefrenabili tristezze proprio quando sei a letto al caldo senza fame ne sete... * ...continua

    ben scritto, interessante, fantasioso, non banale... ma, mi chiedo, perché ancora storie border line che inducono a irrefrenabili tristezze proprio quando sei a letto al caldo senza fame ne sete... **ck!

    ha scritto il 

  • 3

    Per mia natura, la categoria di libri sulla musica mi attrae. Poi la cantonata o il libro con cui non trovi l´armonia sono a volte fisiologici, per un Nick Hornby che intrattiene lieve e con competenz ...continua

    Per mia natura, la categoria di libri sulla musica mi attrae. Poi la cantonata o il libro con cui non trovi l´armonia sono a volte fisiologici, per un Nick Hornby che intrattiene lieve e con competenza o per un tour de force in secoli di note come Orfeo di Richard Powers trovi ad esempio un Salman Rushdie pomposo e in pieno trip Bono-Vox (il riferimento è al poco riuscito La terra sotto i suoi piedi).

    Questo Il tempo é un bastardo di Jennifer Egan rientra nel novero dei Buoni Esiti, e peraltro - come per Hornby - la musica fa da elemento portante proprio per le sue connessioni con i temi della memoria, del tempo che passa, della difficoltá a crescere, di quell´eterna adolescenza che pare accompagnare molti di coloro che hanno una colonna sonora a scandirne i giorni e gli anni.

    Questo libro è stato pluripremiato (National Book Critics Circle e Pulitzer), e in effetti la Egan è scrittrice dalle qualità molteplici, empatica, vicina ai personaggi, e allo stesso tempo con quel quid di postmoderno (si veda il capitolo con le note alla Foster Wallace, e la riuscita seppur prescindibile invenzione di quello in Power Point) che chiaramente attrae e fa rizzare le antennine della critica.

    Nel libro si intrecciano tredici storie collegate l´una all´altra (in questo senso non ho pienamente capito alcune recensioni in cui si sottolineava l´indipendenza dei presunti tredici racconti, che secondo me non funzionerebbero a sé stanti), con un andirivieni dei medesimi personaggi: il produttore musicale Bennie e l´assistente cleptomane Sasha, il genio musicale in tendenza autodistruttiva Scottie - amico e compagno di band giovanile di Bennie -, Alex che era stato compagno di una notte di Sasha e che torna nell´ultimo capitolo ambientato nel futuro e così via.

    Nel gioco degli intrecci e nel delineare i singoli personaggi la scrittrice é davvero brava, la mano sicura ed esperta, viene sempre mantenuta una certa scorrevolezza che conforta il lettore, al quale vengono esposti problemi sì complicati (il peso del passato, la difficoltá di cambiare, naturalmente lo scorrere del tempo, come dicevo prima) ma in maniera tutto sommato semplice e franca. Postmoderna sì, insomma, ma non è Pynchon, non è Foster Wallace e non è neppure Richard Powers. Qui sta anche il limite del libro - pur sostanzialmente riuscito specie per chi ama il genere - ma non si avverte uno scarto, una sorta di salto di qualità, di tocco "altro" e geniale, tutte cose che peraltro non sono strettamente necessarie alla riuscita di un buon libro ma che (ed è un problema mio, evidentemente) mi attendevo dalla Egan visti i premi e le ottime cose che avevo sentito di lei.

    Ma comunque - evidentemente - libro che consiglio specie ai melomani senza speranza.

    http://www.recensireilmondo.com/

    ha scritto il 

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