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Il tempo è un bastardo

By Jennifer Egan

(1952)

| Paperback | 9788875213633

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Book Description

Il tempo è un bastardo è un romanzo breve che è valso il premio Pulitzer alla scrittrice americana Jennifer Egan.
Il libro è diventato famoso per lo stile in cui è scritto che esula dalla scrittura tradizionale e che riprende, in modo estremamente or Continue

Il tempo è un bastardo è un romanzo breve che è valso il premio Pulitzer alla scrittrice americana Jennifer Egan.
Il libro è diventato famoso per lo stile in cui è scritto che esula dalla scrittura tradizionale e che riprende, in modo estremamente originale, alcuni dei metodi moderni della comunicazione, tra cui spiccano numerose pagine che diventano delle slide di powerpoint e alcune abbreviazioni, tipiche della scrittura che i giovani utilizzano per gli sms.
La narrazione si alterna tra prima, seconda e terza persona, dando ritmo e cambiando velocemente l'inquadratura.
Come dice il titolo stesso, il romanzo racconta delle difficoltà legate al passare del tempo, al crescere e all'invecchiare.
Si parla della storia di diverse persone. Sasha è in terapia da uno psicologo perché ha tendenze cleptomani ed è l'assistente di Bennie, che lavora nel settore discografico e sta facendo visita ad una band per chiudere un accordo. Essi sono i due personaggi principali, che restano sempre, più o meno, al centro della scena, in base alle diverse prospettive che vengono descritte.
A volte infatti il racconto parlerà delle persone che i due incontrano nel corso della loro vita.
Il tempo è un bastardo, di Jennifer Egan, è un romanzo divertente e originale che non deluderà gli appassionati delle sperimentazioni letterarie di qualità.

407 Reviews

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  • 1 person finds this helpful

    Geniale.
    Quanto mi piacciono quelle storie che cominciano, si intrecciano, personaggi che ti incasinano i pensieri, e poi poco per volta si incrociano tutti, e alla fine tutti si conoscono, e le ultime pagine danno un senso al romanzo intero.
    Bisogn ...(continue)

    Geniale.
    Quanto mi piacciono quelle storie che cominciano, si intrecciano, personaggi che ti incasinano i pensieri, e poi poco per volta si incrociano tutti, e alla fine tutti si conoscono, e le ultime pagine danno un senso al romanzo intero.
    Bisogna essere in gamba, per architettare storie così.
    Questa Jennifer Egan lo è.
    Complimenti.

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    Dania said on Oct 19, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Sono in generale diffidente nei confronti dei vincitori del premio Pulitzer per la narrativa perchè è riconoscimento che tiene conto soprattutto delle vendite di un romanzo piuttosto che della sua qualità letteraria.
    Per questo motivo sono stata diff ...(continue)

    Sono in generale diffidente nei confronti dei vincitori del premio Pulitzer per la narrativa perchè è riconoscimento che tiene conto soprattutto delle vendite di un romanzo piuttosto che della sua qualità letteraria.
    Per questo motivo sono stata diffidente anche nei confronti di Jennifer Egan.
    La lettura di questo romanzo mi ha fatto fare queste considerazioni: è un romanzo la cui unica peculiarità è il narrare la storia suddividendola per capitoli, ognuno dei quali ha un diverso protagonista e si svolge in un momento del tempo diverso dal capitolo precedente, un momento antecedente in cui si narra un antefatto, o posteriore, in cui si racconta un epilogo.
    In questo modo il romanzo si struttura come una serie di racconti, ciascuno autonomo e finito in sé, ognuno dei quali, alla fine, concorre a raccontare una storia in cui sono compresi tutti i personaggi.
    La lingua è piana, non presenta particolari guizzi né invenzioni.
    I personaggi sono accattivanti, interessanti e alla fine si vuole sapere di loro e delle loro storie nonostante, o forse grazie al fatto che, queste storie ricordino quelle delle fiction americane.
    In definitiva è un'operazione frutto di un intelligente lavoro di editing.
    Comunque sia mi sono divertita nel leggerlo e lo consiglierei, è un prodotto molto ben confezionato.

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    preferireidino said on Oct 18, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Erano giovani e forti, di che preoccuparsi?Se il risultato non gli piaceva,potevano tornare indietro e ricominciare da capo.E adesso(..)quel finale era (..)qualcosa che avrebbero dovuto mettere in conto?Erano stati loro,in qualche modo,a provocarlo?"

    Bellissimo. Uno dei più bei libri che abbia letto negli ultimi mesi.
    Non convenzionale la struttura. Una raccolta di racconti che però non sono slegati gli uni agli altri, ma hanno un unico filo conduttore: il tempo che passa e gli impietosi cambiame ...(continue)

    Bellissimo. Uno dei più bei libri che abbia letto negli ultimi mesi.
    Non convenzionale la struttura. Una raccolta di racconti che però non sono slegati gli uni agli altri, ma hanno un unico filo conduttore: il tempo che passa e gli impietosi cambiamenti che opera su ognuno di noi:

    "<<Il tempo è un bastardo, giusto? Non si dice così?>>"

    Protagonisti sono gli stessi personaggi, due principali, Bernie e Sasha, e intorno le loro famiglie e i loro amici.
    Seguiamo le loro storie (non in ordine cronologico) dalla fine degli anni '70 a un futuro prossimo strutturato sulla comunicazione via SMS e sui social network.
    Costante è il richiamo al tempo che passa e che muta la vita e la condizione di ogni essere umano:

    "Come hai fatto a diventare così vecchio? E' successo tutto insieme, nel giro di un giorno, oppure ti sei spento a poco a poco? Le feste quando hai smesso di farle? Sono invecchiati pure gli altri oppure solo tu? (...)Sapevi cosa ti aspettava e l'hai nascosto a tutti, oppure ha colto di sorpresa anche te?"

    Qualche difetto? Ho notato che Jennifer Egan, sebbene abbia uno splendido stile narrativo e una prosa curatissima, ha anche un po' la tendenza a strafare, a voler dire troppo, a voler mettere troppa carne al fuoco.
    Il difetto più grande che ho riscontrato in uno dei racconti, però, è il modo in cui viene descritta Napoli: un trionfo di stereotipi! Borseggiatori, pizza, persone sovrappeso, squallore, mancava solo il mandolino e la tovaglia a quadretti.
    Sembra che gli autori stranieri non siano in grado di descrivere l'Italia senza cadere nei cliché o nei pregiudizi (anche in campo cinematografico: ricordo ancora quella scena di "Mangia, prega, ama" - film dimenticabile, a mio avviso - in cui in una casa al centro di Roma mancava l'acqua calda... al centro di Roma!)

    A parte queste sviste, "Il tempo è un bastardo" è un libro che io consiglio, assolutamente!

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    Ellis_4733 said on Oct 14, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    IL TEMPO È UN BASTARDO

    Gli amanti della narrazione lineare troveranno difficile apprezzare quest'opera, composta da vari racconti diversi per stile e ambientazione. Un romanzo ricco di personaggi che alternano le loro voci, raccontando i momenti cruciali della propria esis ...(continue)

    Gli amanti della narrazione lineare troveranno difficile apprezzare quest'opera, composta da vari racconti diversi per stile e ambientazione. Un romanzo ricco di personaggi che alternano le loro voci, raccontando i momenti cruciali della propria esistenza, con salti temporali privi di relazioni cronologiche. Resta al lettore il compito di creare le necessarie interconnessioni, in quella sorta di compartecipazione che è tipica del postmodernismo. Magistrale il capitolo, in puro stile Wallace, con l’intervista alla stella del cinema. Un romanzo meritevole del premio Pulitzer che gli è stato assegnato.

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    Gabriele said on Oct 6, 2014 | Add your feedback

  • 3 people find this helpful

    Di tanto in tanto mi piace leggere un libro che ha vinto un premio, anche per capire che tipo di libro vince un premio, anche perché non sempre è il mio genere preferito...
    Questo ha vinto un premio piuttosto prestigioso, ma finita la lettura, visto ...(continue)

    Di tanto in tanto mi piace leggere un libro che ha vinto un premio, anche per capire che tipo di libro vince un premio, anche perché non sempre è il mio genere preferito...
    Questo ha vinto un premio piuttosto prestigioso, ma finita la lettura, visto che mi ha lasciata piuttosto perplessa, sono andata a vedere la definizione di Premio Pulitzer, tanto per essere sicuri:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Premio_Pulitzer

    Ecco, ora, io dico, non per cattiveria, il libro è scritto bene ma non è che si distingua per la storia accattivante e super originale, ne tanto meno per tecnica narrativa.
    E' una raccolta di racconti che hanno più o meno tutti gli stessi protagonisti, quindi la storia la si segue da punti di vista diversi. Sono tanti e non aiuta molto il fatto che la storia si sviluppi su un'asse temporale a salti, quindi devi tenere a mente chi è chi e cosa ha fatto e ora con chi sta e cosa fa...
    Comunque niente che non sia già visto.
    Quindi la domanda sorge spontanea: perché ha vinto questo premio?

    Una risposta a questa domanda non ce l'ho, però mi ha annoiato così tanto che sinceramente non mi sento di consigliarlo.

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    † Morgana † [Se esiste un sostituto dell'amore è la memoria] said on Oct 2, 2014 | 8 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    L'amarezza del tempo che passa

    Cornice: una rock band e tanti personaggi vari che in qualche modo, anche molto lontanamente, sono ad essa collegati e a ciascuno dei quali è dedicato un intero capitolo.
    Luogo: prevalentemente New York.
    Storia: ogni capitolo è un episodio della vita ...(continue)

    Cornice: una rock band e tanti personaggi vari che in qualche modo, anche molto lontanamente, sono ad essa collegati e a ciascuno dei quali è dedicato un intero capitolo.
    Luogo: prevalentemente New York.
    Storia: ogni capitolo è un episodio della vita dei personaggi di cui sopra.

    A questo punto qualcuno potrebbe obiettare che il romanzo sia pieno di luoghi comuni (rock band + New York), invece no, succede sempre qualcosa di imprevedibile che ti fa sospirare d'invidia su quanto sia intelligente e brava una come la Egan.

    Mi chiedo, però, a chi potrei consigliare il libro: forse, ammetto, a nessuno. Perché è un libro che deve essere scelto personalmente dal lettore per qualche suo impulso irrefrenabile.
    Va a finire che se ve lo consiglio dopo dieci pagine potreste sospirare "che mattone tremendo".

    E' un libro che va capito e metabolizzato, la cui sostanza fa venire le lacrime agli occhi.

    Sostanza: l'amarezza del tempo che passa. Si è in una situazione iniziale A) - ad esempio sono amico di qualcuno con cui mi frequento assiduamente, casa sua è come se fosse casa mia e viceversa- poi un giorno si arriva alla situazione B)- sono passati quindici anni e ti imbatti con quello che era il tuo amico, magari un po' ingrassato e stempiato, la cui casa non è più quella di un tempo, ma soprattutto con il quale non hai più niente in comune. Quando vi lasciate dopo l'incontro fortuito vi chiedete: ma come abbiamo fatto ad arrivare da A)= grande amicizia a B)=essere estranei l'uno all'altro?

    Ecco il succo è questo: il tragitto tra A) e B) nella vita ce lo perdiamo sempre perché immersi a fare altro, poi quando ci accorgiamo che siamo arrivati irrimediabilmente alla situazione B) ci prende un dolore acuto e indefinito tra la trachea e il cuore. All'improvviso spalanchiamo gli occhi come due finestre su un dirupo e realizziamo che mentre eravamo occupati "a fare altro" sono trascorsi quei quindici anni buoni.

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    MayB. said on Sep 23, 2014 | Add your feedback

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