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Il tempo è un bastardo

By Jennifer Egan

(1956)

| Paperback | 9788875213633

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Book Description

Il tempo è un bastardo è un romanzo breve che è valso il premio Pulitzer alla scrittrice americana Jennifer Egan.
Il libro è diventato famoso per lo stile in cui è scritto che esula dalla scrittura tradizionale e che riprende, in modo estremamente or Continue

Il tempo è un bastardo è un romanzo breve che è valso il premio Pulitzer alla scrittrice americana Jennifer Egan.
Il libro è diventato famoso per lo stile in cui è scritto che esula dalla scrittura tradizionale e che riprende, in modo estremamente originale, alcuni dei metodi moderni della comunicazione, tra cui spiccano numerose pagine che diventano delle slide di powerpoint e alcune abbreviazioni, tipiche della scrittura che i giovani utilizzano per gli sms.
La narrazione si alterna tra prima, seconda e terza persona, dando ritmo e cambiando velocemente l'inquadratura.
Come dice il titolo stesso, il romanzo racconta delle difficoltà legate al passare del tempo, al crescere e all'invecchiare.
Si parla della storia di diverse persone. Sasha è in terapia da uno psicologo perché ha tendenze cleptomani ed è l'assistente di Bennie, che lavora nel settore discografico e sta facendo visita ad una band per chiudere un accordo. Essi sono i due personaggi principali, che restano sempre, più o meno, al centro della scena, in base alle diverse prospettive che vengono descritte.
A volte infatti il racconto parlerà delle persone che i due incontrano nel corso della loro vita.
Il tempo è un bastardo, di Jennifer Egan, è un romanzo divertente e originale che non deluderà gli appassionati delle sperimentazioni letterarie di qualità.

409 Reviews

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  • 2 people find this helpful

    Ma Pulitzer per cosa?

    Sul fatto che il tempo sia un bastardo sono totalmente d'accordo con la Egan. Bastardissimo, infame, spietato.
    Il libro, per quanto mi riguarda, è solo infame.
    La Egan deve avere letto molto. Carver, Cheever, Foer (e anche un bel po' di Jackie Collin ...(continue)

    Sul fatto che il tempo sia un bastardo sono totalmente d'accordo con la Egan. Bastardissimo, infame, spietato.
    Il libro, per quanto mi riguarda, è solo infame.
    La Egan deve avere letto molto. Carver, Cheever, Foer (e anche un bel po' di Jackie Collins e Judith Krantz, ahimè), attingendo a piene mani e facendo brutte copie di scritture inimitabili.
    Se il Pulitzer viene assegnato ad opere o ad articoli giornalistici di pregio, qui qualcosa deve essere andato maledettamente storto.
    I tredici capitoli sono mortali; il più letale (un Black Mamba della letteratura è il paragone che mi viene più facile) è il dodicesimo, "Le grandi pause del rock", un'infilata di pagine orizzontali che rappresentano grafici di vita familiare con i pensieri della bambina di uno dei (mille, duemila, fate voi) personaggi del libro.
    I restanti dodici capitoli sono un continuo avanti e indietro nel tempo e un balzo in un futuro visionario che non penso possa attrarre nessuno che sia sano di mente.
    I personaggi di base sono una manciata e li vediamo crescere, progredire e regredire, in varie fasi delle loro vite; il mondo è quello della musica, del rock, delle case discografiche, degli eccessi degli anni '60/'70, fino, appunto, al futuro che vede gli umani sottomessi a tecnologie spersonalizzanti.
    In ogni capitolo, uno dei personaggi viene posto al centro del racconto e, intorno a lui/lei, si muove una quantità di altri interpreti che è difficilissimo collocare immediatamente. Si dovrebbe fare una specie di elenco, strada facendo, e collegare chi è chi con chi è l'altro e fare un grafico demente come al capitolo dodici, ma non ne avevo voglia e morta lì.
    Due stelle solo perché il primo capitolo mi è piaciuto, essendo il più normale e il più riconducibile ad una scrittura originale. Il resto del libro lo butto.

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    Elishebaez said on Oct 30, 2014 | 3 feedbacks

  • 3 people find this helpful

    La sera prima di addormentarsi...

    E' come quando la sera vai a letto e prima di dormire pensi a quello che è successo in giornata.
    Stamane son uscita con Chiara, abbiamo spettegolato sul mio capo, Astrubale, mi son ricordata che Astrubale l'anno scorso è stato in Svezia e mi son rico ...(continue)

    E' come quando la sera vai a letto e prima di dormire pensi a quello che è successo in giornata.
    Stamane son uscita con Chiara, abbiamo spettegolato sul mio capo, Astrubale, mi son ricordata che Astrubale l'anno scorso è stato in Svezia e mi son ricordata di quando frequentavo Erik, ma poi chissà Erik che fine ha fatto, e la sua amica quella tizia Astrid!? ma certo Astrid aveva due figli ora saranno grandi, uno ricordo aveva problemi ed era scappato in Brasile, uh il Brasile!!! che bei ricordi! e le arance così grosse e succose e chi se le scorda! a proposito domani devo comprare la frutta che non ce n'è, e se pranzassi fuori? pare ci sia un bel sole, certo che era meglio al mare con Camilla.
    Camilla e i suoi fidanzati! povero Carlo come ci rimase male addirittura un suicidio tentò, certo che la depressione è una brutta cosa, devo ricordarmi di fissare un nuovo appuntamento dallo psicoterapeuta, uh quasi quasi lo consiglio a Chiara così mette ordine nei suoi desideri, e chissà nel futuro potrebbe diventare una rock star!

    Ecco non sono impazzita o meglio non più del solito. Il libro della Egan è così, parti da un punto un racconto e poi ti colleghi agli altri, con pensieri concatenati che ti portano a raccontare di questo o di quello, e alla fine il cerchio bene o male si chiude.
    Anche vero che il penultimo capitolo è in forma 'nuova' così come l'ultimo ti lascia da pensare ma nonostante tutto mi è piaciuto

    7.5/10

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    Marta said on Oct 29, 2014 | 4 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Geniale.
    Quanto mi piacciono quelle storie che cominciano, si intrecciano, personaggi che ti incasinano i pensieri, e poi poco per volta si incrociano tutti, e alla fine tutti si conoscono, e le ultime pagine danno un senso al romanzo intero.
    Bisogn ...(continue)

    Geniale.
    Quanto mi piacciono quelle storie che cominciano, si intrecciano, personaggi che ti incasinano i pensieri, e poi poco per volta si incrociano tutti, e alla fine tutti si conoscono, e le ultime pagine danno un senso al romanzo intero.
    Bisogna essere in gamba, per architettare storie così.
    Questa Jennifer Egan lo è.
    Complimenti.

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    Dania said on Oct 19, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Sono in generale diffidente nei confronti dei vincitori del premio Pulitzer per la narrativa perchè è riconoscimento che tiene conto soprattutto delle vendite di un romanzo piuttosto che della sua qualità letteraria.
    Per questo motivo sono stata diff ...(continue)

    Sono in generale diffidente nei confronti dei vincitori del premio Pulitzer per la narrativa perchè è riconoscimento che tiene conto soprattutto delle vendite di un romanzo piuttosto che della sua qualità letteraria.
    Per questo motivo sono stata diffidente anche nei confronti di Jennifer Egan.
    La lettura di questo romanzo mi ha fatto fare queste considerazioni: è un romanzo la cui unica peculiarità è il narrare la storia suddividendola per capitoli, ognuno dei quali ha un diverso protagonista e si svolge in un momento del tempo diverso dal capitolo precedente, un momento antecedente in cui si narra un antefatto, o posteriore, in cui si racconta un epilogo.
    In questo modo il romanzo si struttura come una serie di racconti, ciascuno autonomo e finito in sé, ognuno dei quali, alla fine, concorre a raccontare una storia in cui sono compresi tutti i personaggi.
    La lingua è piana, non presenta particolari guizzi né invenzioni.
    I personaggi sono accattivanti, interessanti e alla fine si vuole sapere di loro e delle loro storie nonostante, o forse grazie al fatto che, queste storie ricordino quelle delle fiction americane.
    In definitiva è un'operazione frutto di un intelligente lavoro di editing.
    Comunque sia mi sono divertita nel leggerlo e lo consiglierei, è un prodotto molto ben confezionato.

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    preferireidino said on Oct 18, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    "Erano giovani e forti, di che preoccuparsi?Se il risultato non gli piaceva,potevano tornare indietro e ricominciare da capo.E adesso(..)quel finale era (..)qualcosa che avrebbero dovuto mettere in conto?Erano stati loro,in qualche modo,a provocarlo?"

    Bellissimo. Uno dei più bei libri che abbia letto negli ultimi mesi.
    Non convenzionale la struttura. Una raccolta di racconti che però non sono slegati gli uni agli altri, ma hanno un unico filo conduttore: il tempo che passa e gli impietosi cambiame ...(continue)

    Bellissimo. Uno dei più bei libri che abbia letto negli ultimi mesi.
    Non convenzionale la struttura. Una raccolta di racconti che però non sono slegati gli uni agli altri, ma hanno un unico filo conduttore: il tempo che passa e gli impietosi cambiamenti che opera su ognuno di noi:

    "<<Il tempo è un bastardo, giusto? Non si dice così?>>"

    Protagonisti sono gli stessi personaggi, due principali, Bernie e Sasha, e intorno le loro famiglie e i loro amici.
    Seguiamo le loro storie (non in ordine cronologico) dalla fine degli anni '70 a un futuro prossimo strutturato sulla comunicazione via SMS e sui social network.
    Costante è il richiamo al tempo che passa e che muta la vita e la condizione di ogni essere umano:

    "Come hai fatto a diventare così vecchio? E' successo tutto insieme, nel giro di un giorno, oppure ti sei spento a poco a poco? Le feste quando hai smesso di farle? Sono invecchiati pure gli altri oppure solo tu? (...)Sapevi cosa ti aspettava e l'hai nascosto a tutti, oppure ha colto di sorpresa anche te?"

    Qualche difetto? Ho notato che Jennifer Egan, sebbene abbia uno splendido stile narrativo e una prosa curatissima, ha anche un po' la tendenza a strafare, a voler dire troppo, a voler mettere troppa carne al fuoco.
    Il difetto più grande che ho riscontrato in uno dei racconti, però, è il modo in cui viene descritta Napoli: un trionfo di stereotipi! Borseggiatori, pizza, persone sovrappeso, squallore, mancava solo il mandolino e la tovaglia a quadretti.
    Sembra che gli autori stranieri non siano in grado di descrivere l'Italia senza cadere nei cliché o nei pregiudizi (anche in campo cinematografico: ricordo ancora quella scena di "Mangia, prega, ama" - film dimenticabile, a mio avviso - in cui in una casa al centro di Roma mancava l'acqua calda... al centro di Roma!)

    A parte queste sviste, "Il tempo è un bastardo" è un libro che io consiglio, assolutamente!

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    Ellis_4733 said on Oct 14, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    IL TEMPO È UN BASTARDO

    Gli amanti della narrazione lineare troveranno difficile apprezzare quest'opera, composta da vari racconti diversi per stile e ambientazione. Un romanzo ricco di personaggi che alternano le loro voci, raccontando i momenti cruciali della propria esis ...(continue)

    Gli amanti della narrazione lineare troveranno difficile apprezzare quest'opera, composta da vari racconti diversi per stile e ambientazione. Un romanzo ricco di personaggi che alternano le loro voci, raccontando i momenti cruciali della propria esistenza, con salti temporali privi di relazioni cronologiche. Resta al lettore il compito di creare le necessarie interconnessioni, in quella sorta di compartecipazione che è tipica del postmodernismo. Magistrale il capitolo, in puro stile Wallace, con l’intervista alla stella del cinema. Un romanzo meritevole del premio Pulitzer che gli è stato assegnato.

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    Gabriele said on Oct 6, 2014 | Add your feedback

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