Il tempo è un bastardo

Di

Editore: Minimum Fax (Sotterranei; 156)

4.0
(2121)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 391 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Catalano , Tedesco , Chi tradizionale , Finlandese , Francese , Portoghese , Coreano

Isbn-10: 8875213631 | Isbn-13: 9788875213633 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Matteo Colombo

Disponibile anche come: eBook

Genere: Famiglia, Sesso & Relazioni , Narrativa & Letteratura , Musica

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Descrizione del libro
Il tempo è un bastardo è un romanzo breve che è valso il premio Pulitzer alla scrittrice americana Jennifer Egan.
Il libro è diventato famoso per lo stile in cui è scritto che esula dalla scrittura tradizionale e che riprende, in modo estremamente originale, alcuni dei metodi moderni della comunicazione, tra cui spiccano numerose pagine che diventano delle slide di powerpoint e alcune abbreviazioni, tipiche della scrittura che i giovani utilizzano per gli sms.
La narrazione si alterna tra prima, seconda e terza persona, dando ritmo e cambiando velocemente l'inquadratura.
Come dice il titolo stesso, il romanzo racconta delle difficoltà legate al passare del tempo, al crescere e all'invecchiare.
Si parla della storia di diverse persone. Sasha è in terapia da uno psicologo perché ha tendenze cleptomani ed è l'assistente di Bennie, che lavora nel settore discografico e sta facendo visita ad una band per chiudere un accordo. Essi sono i due personaggi principali, che restano sempre, più o meno, al centro della scena, in base alle diverse prospettive che vengono descritte.
A volte infatti il racconto parlerà delle persone che i due incontrano nel corso della loro vita.
Il tempo è un bastardo, di Jennifer Egan, è un romanzo divertente e originale che non deluderà gli appassionati delle sperimentazioni letterarie di qualità.
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  • 5

    La vita scorre, tutto cambia

    Una costruzione mirabile del romanzo: tredici capitoli, ciascuno un racconto a sè, punti di vista e voci narranti sempre differenti, continui flashback e flashforward che ci trasportano nel tempo e ne ...continua

    Una costruzione mirabile del romanzo: tredici capitoli, ciascuno un racconto a sè, punti di vista e voci narranti sempre differenti, continui flashback e flashforward che ci trasportano nel tempo e nello spazio attraversando tante vite e storie in un arco di 50 anni, dagli anni 70 del '900 agli anni 20 del nuovo secolo.

    I protagonisti: Bennie, Scotty, Sasha.
    Sasha, bellezza non definita, afflitta da cleptomania, abbandonata dal padre, giovinezza difficile e sbandata, per un periodo anche di passaggio a Napoli, e poi diligente studentessa universitaria, assistente di Bennie ed infine sposa e madre di due figli.
    Bennie e Scotty, adolescenti a San Francisco negli anni 70, componenti del gruppo punk Flaming Dildos, rompono l'amicizia per questioni di cuore, si perdono di vista, si ritrovano a New York, uno affermato produttore musicale (Bennie), l'altro (Scotty) squattrinato bidello di scuola rimasto solo dopo due divorzi, ed infine, ancora anni dopo, ricostruiscono il sodalizio con un fantastico (anche per come è stato reso letteriamente) concerto all'aperto.
    Attorno a loro si srotolano e si intersecano le vicende di tanti altri personaggi. Amiche e compagne di band (Jocelyn e Rhea). Il grande Lou, magnate della discografia, nello splendore dei suoi anni migliori, 6 figli, tante amanti, una vita sopra le righe, fino all'inesorabile epilogo. Il suo fragile e sensibile figlio Rolph. Drew, il marito di Sasha, che porta con se il ricordo dell'amico Rob, compagno di universitá suo e di Sasha, assieme a Lizzie e Bix. Bosco, il chitarrista in disgrazia di un gruppo prodotto da Bennie, un tempo famoso.

    Tutto questo rende magnificamente lo scorrere continuo del tempo, il tempo bastardo, il tempo perduto, tutto ció che si é vissuto e che non tornerá piú, quel concatenarsi di eventi piú o meno casuali che formano un esistenza e segnano il gap tra cio che si immaginava e voleva e cio che é stato. E non c'é consolazione nell'abbandonarsi ai ricordi, non esiste un tempo ritrovato, perché "la nostalgia era la fine, lo sapevano tutti".

    ha scritto il 

  • 1

    Orribile

    Per me questo libro non ha filo conduttore, in quanto è un insieme di storie di personaggi che si in qualche modo nel libro si legano.....ma è davvero palloso. Ho fatto molta fatica a terminarlo. Mai ...continua

    Per me questo libro non ha filo conduttore, in quanto è un insieme di storie di personaggi che si in qualche modo nel libro si legano.....ma è davvero palloso. Ho fatto molta fatica a terminarlo. Mai più.

    ha scritto il 

  • 3

    IL TEMPO È UN’ALTRA COSA E I BUONI ROMANZI PURE

    LETTO IN TTS -- Un titolo come “Il tempo è un bastardo” ben si presterebbe per un romanzo di fantascienza o per uno esistenziale. Quello scritto dall’americana Jennifer Egan e che le è valso nientemen ...continua

    LETTO IN TTS -- Un titolo come “Il tempo è un bastardo” ben si presterebbe per un romanzo di fantascienza o per uno esistenziale. Quello scritto dall’americana Jennifer Egan e che le è valso nientemeno che il Pulitzer per la narrativa (a ulteriore dimostrazione che i premi letterari, dal nobel in giù, spesso hanno poco significato) non appartiene certo alla prima categoria (nonostante un finale nel futuro) ma appartiene poco anche alla seconda, se non perché questa frase viene detta da un grassone in crisi che un tempo era stato una star del rock e che riesce a rifarsi su questo tempo bastardo, ritornando con successo in un grande concerto vent’anni dopo il proprio ritiro. Altri momenti “esistenziali” legati al tempo non li ho colti, anche se il ciccione non è il solo personaggio in crisi.
    La storia è ambientata soprattutto nel mondo del rock, del giornalismo musicale, dei punk. Parlare di “storia” però sarebbe un’ingiustizia verso quei romanzi che una storia la raccontano davvero, dato che qui abbiamo tanti frammenti di tante storie diverse, variamente collegate tra loro e distribuite in un largo arco temporale. Si passa dalla prima alla seconda alla terza persona. Ci sono parti in stili diversi e persino delle parti in power point (che avendo letto in TTS non sono riuscito a leggere)! Insomma, un po’ di sperimentalismo stilistico, di quello che se hai un buono sponsor può anche valerti qualche premio letterario e magari l’osannazione di qualche lettore, anche se ci sono di sicuro opere che si leggono più agevolmente e piacevolmente.
    Sarà che pur essendo un romanzo, somiglia a una raccolta di racconti ed io preferisco trame con una loro unità, sarà che la varietà di stili confonde e dà una sensazione di frammentarietà, sarà che del mondo del rock, per giunta privo di star reali, me ne importa poco, ma leggendolo non vedevo l’ora di finirlo e passare ad altro. Non dico che mi abbia sempre annoiato, ma di certo non mi ha divertito o soddisfatto in alcun modo. E dire che negli Stati uniti è finito in molte classifiche dei migliori romanzi!

    ha scritto il 

  • 3

    l'idea della scrittrice è molto buona, molto affascinante, ma lo svolgimento delle storie non lo sono altrettanto. A tratti risulta un po noioso e prolisso ma nel complessivo non è per niente male. ...continua

    l'idea della scrittrice è molto buona, molto affascinante, ma lo svolgimento delle storie non lo sono altrettanto. A tratti risulta un po noioso e prolisso ma nel complessivo non è per niente male.

    ha scritto il 

  • 5

    “Il tempo è un bastardo”, lo sappiamo tutti, ma Jennifer Egan ce lo mostra con stile superbo e con una forma narrativa geniale: è formato da una serie di racconti diversissimi tra loro per ambientazio ...continua

    “Il tempo è un bastardo”, lo sappiamo tutti, ma Jennifer Egan ce lo mostra con stile superbo e con una forma narrativa geniale: è formato da una serie di racconti diversissimi tra loro per ambientazione, tempo e stile, in cui ricorrono gli stessi personaggi.
    Mi sono innamorata di questo libro fin dal primo racconto e ha mantenuto fede alle mie aspettative per tutto il tempo in cui è durata la nostra storia – poco, perché è così magnetico che DEVI leggerlo e non puoi fare altro. Unico lieve calo: l’ultimo racconto, ambientato in un immaginario futuro prossimo.
    Ho amato tutto: personaggi, ambientazioni, linguaggio e, come dicevo, stile e forma narrativa.
    Questi racconti non sincronici, ma spostati nel tempo e nello spazio, che vanno a comporre un unico grande puzzle, raccontano i momenti più densi di significato della vita di ogni protagonista e al contempo ci permettono di scoprire quanto accade loro e ad altri personaggi (nonostante questi non abbiano un racconto “tutto per loro”) nell’arco di vent’anni. Un quadro che si svela man mano e che viene dipinto dalla Egan con assoluta maestria.
    Il contesto dell’ambiente punk/rock e dell’industria musicale è perfetto per lo sviluppo della tematica dell’inevitabile scorrere del tempo, della morte dei sogni e della necessità di cambiamento che ogni essere umano avverte per continuare a vivere meglio che può, e mi ha fatto amare ancora di più questo magnifico libro.

    ha scritto il 

  • 4

    E' un libro da leggere con meno interruzioni possibili. Avendo, invece, fatto una lunga sosta, ho dovuto costruirmi uno schemino a penna per riallacciare i fili delle identità e delle relazioni tra i ...continua

    E' un libro da leggere con meno interruzioni possibili. Avendo, invece, fatto una lunga sosta, ho dovuto costruirmi uno schemino a penna per riallacciare i fili delle identità e delle relazioni tra i diversi protagonisti. La struttura scardina ogni ordine temporale, eppure c'è sempre un gancio che riporta al passato o al futuro. Perché il tempo è un bastardo e ci disorienta sempre, tanto da non capire nemmeno se conta veramente o no.
    Un autentico gioiello il capitolo 9.

    ha scritto il 

  • 3

    Quant'è brava la Egan

    Jennifer Egan è brava. Sa scrivere, e l'idea di mostrare frammenti di vita di un gruppo di persone a distanza di tempo funziona (da questo punto di vista l'unico capitolo non molto riuscito è l'ultimo ...continua

    Jennifer Egan è brava. Sa scrivere, e l'idea di mostrare frammenti di vita di un gruppo di persone a distanza di tempo funziona (da questo punto di vista l'unico capitolo non molto riuscito è l'ultimo, ambientato in un futuro prossimo tratteggiato in modo piuttosto incerto).
    Il problema vero, però, è che la Egan non resiste alla tentazione di farci vedere quant'è brava e versatile. Passi il capitolo scritto in seconda persona (la scrittura in seconda persona a me suona terribilmente falsa e retorica, ma ammetto che possa essere una mia idiosincrasi). Però il capitolo composto da sole "slide" è un esempio eclatante: c'era bisogno di scriverlo così? Questo espediente così originale aggiunge qualcosa? Non mi pare.
    Ancora peggio è il capitolo che viene presentato come un articolo di un giornalista, e che è scritto con l'inconfondibile stile della non-fiction di David Foster Wallace. E' una parodia? Un omaggio? Una mera citazione? Non si capisce bene, ma nessuna delle tre cose avrebbe molto senso, nel contesto del libro. (La Egan, oltre a imitare lessico e sintassi di Wallace, e a riempire, come faceva lui, l'articolo di note a piè di pagina, si spinge addirittura a dare all'ex-moglie del giornalista, che lui cita più volte, il nome di Janet Green, mentre Wallace aveva sposato Karen Green).
    Sembra quindi, alla fine, davvero solo uno sfoggio di abilità. E a questo punto va anche detto che quel pezzo non assomiglia a come scriveva Wallace più di quanto assomigli a un pugile un tizio muscoloso in calzoncini e guantoni che ti saltella intorno, ma non prova mai a tirarti nemmeno un pugno.

    ha scritto il 

  • 2

    Premio Pulitzer?!
    Ma allora, basta guardarsi attorno, mettere insieme più persone dalla vita incasinata, usare di volta in volta uno scurrile linguaggio da strada oppure un po' di poco edificante fl ...continua

    Premio Pulitzer?!
    Ma allora, basta guardarsi attorno, mettere insieme più persone dalla vita incasinata, usare di volta in volta uno scurrile linguaggio da strada oppure un po' di poco edificante flusso di coscienza o lo spiacevole idioletto di certi messaggini e il gioco è fatto? La narrativa sperimentale e alternativa è questa? No, mi dispiace, mi basta la strada o un mezzo pubblico, questo libro non mi ha dato nulla di più di quel che lì posso trovare e ascoltare.

    ha scritto il 

  • 4

    Non so se sono riuscito a seguire la Egan in tutte le sue storie, non so nemmeno se ho arrotolato i fili di questa narrazione atipica in modo corretto. Ma il libro mi è piaciuto, molto.
    E l'autrice è ...continua

    Non so se sono riuscito a seguire la Egan in tutte le sue storie, non so nemmeno se ho arrotolato i fili di questa narrazione atipica in modo corretto. Ma il libro mi è piaciuto, molto.
    E l'autrice è un pozzo di bravura, questo lo so.

    ha scritto il 

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