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Il tempo è un bastardo

Di

Editore: Minimum Fax (Sotterranei; 156)

4.0
(1966)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 391 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Catalano , Tedesco , Chi tradizionale , Finlandese , Francese , Portoghese , Coreano

Isbn-10: 8875213631 | Isbn-13: 9788875213633 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Matteo Colombo

Disponibile anche come: eBook

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Music

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Descrizione del libro
Il tempo è un bastardo è un romanzo breve che è valso il premio Pulitzer alla scrittrice americana Jennifer Egan.
Il libro è diventato famoso per lo stile in cui è scritto che esula dalla scrittura tradizionale e che riprende, in modo estremamente originale, alcuni dei metodi moderni della comunicazione, tra cui spiccano numerose pagine che diventano delle slide di powerpoint e alcune abbreviazioni, tipiche della scrittura che i giovani utilizzano per gli sms.
La narrazione si alterna tra prima, seconda e terza persona, dando ritmo e cambiando velocemente l'inquadratura.
Come dice il titolo stesso, il romanzo racconta delle difficoltà legate al passare del tempo, al crescere e all'invecchiare.
Si parla della storia di diverse persone. Sasha è in terapia da uno psicologo perché ha tendenze cleptomani ed è l'assistente di Bennie, che lavora nel settore discografico e sta facendo visita ad una band per chiudere un accordo. Essi sono i due personaggi principali, che restano sempre, più o meno, al centro della scena, in base alle diverse prospettive che vengono descritte.
A volte infatti il racconto parlerà delle persone che i due incontrano nel corso della loro vita.
Il tempo è un bastardo, di Jennifer Egan, è un romanzo divertente e originale che non deluderà gli appassionati delle sperimentazioni letterarie di qualità.
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  • 4

    Struttura per certi versi originale, costituita da una serie di racconti brevi che dialogano tra loro raccontando le storie dei diversi protagonisti a diverse età. Però è la struttura stessa a rallent ...continua

    Struttura per certi versi originale, costituita da una serie di racconti brevi che dialogano tra loro raccontando le storie dei diversi protagonisti a diverse età. Però è la struttura stessa a rallentare e a rendere un po' indigesta la lettura.
    Globalmente un bel libro.

    ha scritto il 

  • 1

    Per me è no

    Premio pulitzer? All'intento, non all'esito. E' intrigante l'idea di costruire un libro su storie di personaggi, giocando sul tempo, sul prima e sul dopo. Ora li vedi che ricordano un certo fatto; ora ...continua

    Premio pulitzer? All'intento, non all'esito. E' intrigante l'idea di costruire un libro su storie di personaggi, giocando sul tempo, sul prima e sul dopo. Ora li vedi che ricordano un certo fatto; ora vedi il capitolo (che viene dopo) dove quel fatto capita. Originale anche il capitolo costruito come una presentazione di Power Point. Interessante anche il fatto che da capitolo a capitolo il libro abbia pure cambiamenti di stile. Ma non basta. I personaggi son troppi, o meglio, sono un numero tale che alla fine non ti ricordi più chi fossero. E non è mica vero che tutto ruota su due personaggi e basta: ruota ANCHE su di loro, ma non solo. Uno e mezzo, va'...

    ha scritto il 

  • 5

    DFW, sei proprio tu?

    Non sono l'unica ad aver notato delle analogie tra la scrittura di Jennifer Egan in questo romanzo e quella di David Foster Wallace {e a me viene in mente soprattutto La scopa del sistema: Sasha (JE) ...continua

    Non sono l'unica ad aver notato delle analogie tra la scrittura di Jennifer Egan in questo romanzo e quella di David Foster Wallace {e a me viene in mente soprattutto La scopa del sistema: Sasha (JE) è una specie di Lenore (DFW), Lenore (DFW) è una specie di Sasha (JE)}. Il potere evocativo che ha la scrittura di DFW echeggia in quella di JE in un modo che uno che abbia letto qualcosa di lui non riesce a non fermarsi un attimo durante la lettura di quello che ha scritto lei e dire "un momento...DFW, sei proprio tu?".
    Che poi non è lui, e il libro non è nemmeno un plagio. Complice una secondo me ottima traduzione, è una lettura eccellente che va bene anche per chi David Foster Wallace non sa nemmeno chi sia (ora però ve la andate a leggere qualcosina, ok?).

    Il succo della recensione sconclusionata è che a me è piaciuto tantissimo.

    ha scritto il 

  • 5

    Se ci sono i bambini

    “Usciremo dal nostro corpo e ci ritroveremo gli uni con gli altri in forma di spiriti. Ci incontreremo in questo luogo nuovo, tutti quanti, e all'inizio ci sembrerà strano, ma presto a sembrare strano ...continua

    “Usciremo dal nostro corpo e ci ritroveremo gli uni con gli altri in forma di spiriti. Ci incontreremo in questo luogo nuovo, tutti quanti, e all'inizio ci sembrerà strano, ma presto a sembrare strano sarà che prima si potesse perdere qualcuno, o se stessi”.

    Intimidazione, spionaggio, assalto. Queste sono le armi che una “goon squad”, un gruppo di mercenari e criminali nell'America premoderna, usava per avere ragione di coloro che non cooperavano. E al di là del discorso etimologico, davvero Jennifer Egan ci sorprende con l'elaborazione di un insieme di personaggi e racconti, che sembra moltiplicare indefinitamente la maschera della realtà e della sua percezione, in un caleidoscopio di stili e strutture dalla consistenza malleabile e iridescente. Noi lettori veniamo intensamente coinvolti nelle fuggevoli vicende dei protagonisti, al loro posto e con i loro occhi nel momento più interessante e decisivo di quelle straordinarie e poliedriche esistenze. Nessuno dei caratteri è protagonista, ciascuno è necessario. Quante realtà sono simultaneamente presenti in questo libro? Quante in ogni attimo passato e futuro? Quanto possiamo permetterci di perdere? Ogni dettaglio narrato assume un abito poetico, ogni evento costituisce una scoperta passeggera; perché sono espressione di una visione complessiva che non ha chiusura né confini, sono una sfera, una parte ribelle del meccanismo: il distillato dei sogni e delle maledizioni di individui che manipolano a tal punto la realtà da perderne il controllo, venendone alterati a loro volta. Sembra voler disinnescare una contraffazione, l'autrice, con una scrittura talmente profonda, resiliente e eclettica, da rivelarci la natura eroica e polivalente di ogni essere umano, la verità multiforme e piena di grazia che si nasconde dietro al volto e allo sguardo di ciascuno di noi, suoi preziosi, involontari e insostituibili cooperanti.

    ha scritto il 

  • 4

    Libro che ha vinto un Pulitzer per la narrativa non a caso. La scrittura della Egan è semplice ma mai banale, le storie dei vari personaggi che sfilano elegantemente nella pagine sono intrecciate perf ...continua

    Libro che ha vinto un Pulitzer per la narrativa non a caso. La scrittura della Egan è semplice ma mai banale, le storie dei vari personaggi che sfilano elegantemente nella pagine sono intrecciate perfettamente e in maniera innovativa, i salti temporali sono un tocco di classe che fa di questo libro una scoperta piacevole. Parlando di temi alle volte leggeri e alle volte seri riesce a far soffermare il lettore sull'incisività del trascorrere del tempo nella vita delle persone.

    ha scritto il 

  • 3

    Lo stravolgimento della consueta narrazione lineare è senza dubbio la particolarità che più colpisce di questo libro, che richiede uno sforzo da parte del lettore, non sempre, lo ammetto ricordavo i n ...continua

    Lo stravolgimento della consueta narrazione lineare è senza dubbio la particolarità che più colpisce di questo libro, che richiede uno sforzo da parte del lettore, non sempre, lo ammetto ricordavo i nomi e collegavo i personaggi da un capitolo all'altro. Nel complesso non mi ha entusiasmata più di tanto, però all'interno dei vari capitoli ho trovato molti pensieri degni di nota, piccoli particolari che mi hanno fatto andare avanti nella lettura e frasi che ho sottolineato per rileggerle in un secondo tempo.

    ha scritto il 

  • 4

    Intrigante, sia nella struttura (racconti "incatenati" a formare un romanzo - certo non tutti ugualmente riusciti; il mio preferito: “Voi” - con continui salti temporali - dai primi anni '70 ad un gen ...continua

    Intrigante, sia nella struttura (racconti "incatenati" a formare un romanzo - certo non tutti ugualmente riusciti; il mio preferito: “Voi” - con continui salti temporali - dai primi anni '70 ad un generico futuro prossimo - e cambi di registro) che nei contenuti, per quanto facilmente intuibili: una lunga, schizzata riflessione postmoderna sul mistero del tempo che passa e sul come ognuno di noi ci cambia dentro (di rado nel modo in cui vorrebbe), e ci scompare.
    Colonna sonora rigorosamente analogica e sporca di punk rock anni '70; una traccia su tutte: “The passenger” di Iggy Pop.

    ha scritto il 

  • 4

    IL TEMPO E' RELATIVO

    Il romanzo di Jennifer Egan, premio Pulitzer 2011, dimostra che dopo secoli di narrativa esistono ancora spazi proficui e inesplorati per la sperimentazione. Non avevo mai letto un romanzo così innova ...continua

    Il romanzo di Jennifer Egan, premio Pulitzer 2011, dimostra che dopo secoli di narrativa esistono ancora spazi proficui e inesplorati per la sperimentazione. Non avevo mai letto un romanzo così innovativo, dalla struttura unica e particolare. Una serie di capitoli, ognuno possibile racconto a sé stante, collegati con il presente ed il successivo da uno dei protagonisti; con un continuo spostamento temporale che abbraccia un periodo lunghissimo dai primi anni '80 ad un ipotetico 2020; e soprattuto con un continuo cambio della voce narrante, che cattura il lettore fino al momento in cui questi non indovina di chi si tratta, ad esclusione dei protagonisti trasversali di tutto il romanzo, Bennie e Sasha, che vengono sempre narrati dall'esterno. E soprattutto un ardito, lunghissimo capitolo, strutturato come una presentazione di power point, criticato e osannato ma che non lascia indifferenti. L'autrice narra le vicende di una generazione ruotante attorno alla scintillante, ma ricca di ombre, industria discografica americana; personaggi di cui si narra la vita con continui viaggi nel tempo, ma che vengono descritti sempre come se per loro esistesse solo il presente, senza mai accennare a passato e futuro. Forse volutamente, non traspare felicità da nessun avvenimento narrato, come se fosse una dimensione scontata, oppure inesistente. Nonostante venga citato più volte, non si avverte neanche la presenza di una qualsiasi forma d'amore, ma solamente affetto, anche se indirizzato verso gli amici e mai coinvolgendo un parente. In definitiva un romanzo unico nella produzione mondiale recente, che lancia nell'etile degli scrittori di successo la giovane e disinibita scrittrice americana.

    ha scritto il 

  • 4

    L'aspetto più affascinante di questo romanzo postmoderno/questi racconti con personaggi ricorrenti (racconti, per quanto mi riguarda) è il gioco che si instaura di racconto in racconto (o di capitolo ...continua

    L'aspetto più affascinante di questo romanzo postmoderno/questi racconti con personaggi ricorrenti (racconti, per quanto mi riguarda) è il gioco che si instaura di racconto in racconto (o di capitolo in capitolo, se preferite). Ogni racconto cambia punto di vista, ambientazione e tempo, e tu-lettore hai la possibilità di vedere personaggi apparsi in precedenza sotto una luce e in un momento diverso delle loro vite.
    Risultato: oltre al «Time's a goon» che fa da angosciante filo conduttore, i personaggi principali assumono una dimensione più completa e sfaccettata. Non sei solo il protagonista della tua storia, sei anche un personaggio secondario e una comparsa in quelle degli altri.
    Un esperimento interessante e ben riuscito.

    ha scritto il 

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