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Il tempo della decrescita

Introduzione alla frugalità felice

Di ,

Editore: Elèuthera

3.7
(40)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 107 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8896904013 | Isbn-13: 9788896904015 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Guido Lagomarsino ; Prefazione: Marco Aime

Genere: Social Science

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Descrizione del libro
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  • 2

    Che l'idea della decrescita si trasformi nell'ennesima utopia é un rischio concreto, nonostante l'entusiastica presentazione che ne fanno Latouche e Harpages in questo pamphlet, che contiene qualche osservazione sicuramente interessante (soprattutto nell'esposizione dei problemi ambientali e dell ...continua

    Che l'idea della decrescita si trasformi nell'ennesima utopia é un rischio concreto, nonostante l'entusiastica presentazione che ne fanno Latouche e Harpages in questo pamphlet, che contiene qualche osservazione sicuramente interessante (soprattutto nell'esposizione dei problemi ambientali e della paradossalità della società dei consumi: "Compriamo perché la società possa continuare a produrre e garantirci quel lavoro che ci é necessario per pagare quello che abbiamo comprato").
    Tuttavia personalmente non mi convince quando tenta di esporre le soluzioni a tali problemi: i temi della decrescita, del chilometro zero, del fai da te, sono soggetti a diverse obiezioni.
    Innanzitutto chi critica lo spreco o il consumo abnorme delle risorse entra in contraddizione se poi propone un modello di utilizzo inefficiente delle stesse (che a sua volta genera spreco) come sarebbe quello della de-specializzazione. Inoltre non é un mistero che il mercato (perché tale é) dello "slow" sia diventato più una moda che una virtù: tutto ciò che fa profitti (industria dello slow food inclusa) alimenta i meccanismi capitalistici pur etichettandosi come anti-sistema. Il biologico é attualmente non-economico e ciò é un problema su cui gli autori non si soffermano: come se le tasche di milioni di persone non fossero una questione a cui pensare. Si rischia così che ciò che viene proposto come modello di virtù alla fine si riduca a un lusso, o al più a uno stile di vita, a uno scrupolo etico.
    Ma così di certo non si risolve alcun problema.
    Non è mai "troppo presto per dire che é troppo tardi". Verissimo, ma questo libro, a mio avviso non fornisce soluzioni convincenti.
    Soluzioni che probabilmente, come la proverbiale virtù, stanno nel mezzo: né il consumismo fine a se stesso e ecologicamente irresponsabile, né l'autarchia antiglobale e antispecialistica.
    Che un vasetto di yogurt faccia 9.000 km prima di arrivare su una tavola é sì un paradosso, ma un paradosso economicamente giustificato in termini di efficienza. E fin quando sarà così le cose non cambieranno, se non negli stili di vita di coloro (temo pochi) che decideranno coraggiosamente di cambiare vita sulla base di un mero stimolo etico.

    ha scritto il 

  • 3

    Come testo, come contenuti, ho trovato molto più incisivi altri testi di Latouche, comunque il libro s'è letto e va bene come ulteriore "mattone" per edificare un'idea compiuta di decrescita.

    ha scritto il 

  • 1

    La fiera delle banalità.

    I suoi "ragionamenti" più o meno sono l'equivalente del sostenere come, dato che mantenere le carceri, i poliziotti, i magistrati ecc. ecc. costa, allora sarebbe meglio non commettere delitti. Grazie al piffero. Sappiamo benissimo che le risorse non bastano e che alcune (petrolio) finiranno pres ...continua

    I suoi "ragionamenti" più o meno sono l'equivalente del sostenere come, dato che mantenere le carceri, i poliziotti, i magistrati ecc. ecc. costa, allora sarebbe meglio non commettere delitti. Grazie al piffero. Sappiamo benissimo che le risorse non bastano e che alcune (petrolio) finiranno presto. Ma come prevenire i conflitti che si scateneranno per accaparrarsi le risorse rimaste? Con la buona volontà? magari bastasse: perché continuare ad infrangere la legge se poi, per rispettarla, bisogna spendere tanto?

    ha scritto il 

  • 5

    può esistere una sintesi di un libro il cui titolo inizia con la dicitura "breve trattato"? evidentemente sì, perché questo agile pamphlet è, per l'appunto, un sunto del "breve trattato sulla decrescita serena". Latouche, qui in compagnia di Didier Harpages, riprende i concetti fondamentali della ...continua

    può esistere una sintesi di un libro il cui titolo inizia con la dicitura "breve trattato"? evidentemente sì, perché questo agile pamphlet è, per l'appunto, un sunto del "breve trattato sulla decrescita serena". Latouche, qui in compagnia di Didier Harpages, riprende i concetti fondamentali della decrescita, ne rilancia la necessità, ne enumera i vantaggi e gli esempi concreti già esistenti e funzionanti in diverse aree del pianeta, ma, soprattutto, Latouche (e ancor più Marco Aime nella precisa introduzione) si sofferma sul tempo, sulla monetizzazione del tempo e sull'esigenza di demercificarlo. per dirla con le sue parole "il tempo vale più del denaro". lentezza, vicinanza, frugalità, convivialità... decrescita... non è utopia, è una visione politica per un mondo diverso dall'attuale, un mondo a misura d'uomo...

    ha scritto il 

  • 0

    Oltre la curva del PIL (tassativamente senza U finale)... c'è ancora un orizzonte?

    Tempi di vacche magre non c'è che dire, persi tra debiti, manovre, contromanovre e retromarce... abbiamo consumato tutto il consumabile: tempo, denaro, economia, ambiente, valori, relazioni, beni comuni....accrescendo in maniera direttamente proporzionale, la nostra fede incrollabile nella inevi ...continua

    Tempi di vacche magre non c'è che dire, persi tra debiti, manovre, contromanovre e retromarce... abbiamo consumato tutto il consumabile: tempo, denaro, economia, ambiente, valori, relazioni, beni comuni....accrescendo in maniera direttamente proporzionale, la nostra fede incrollabile nella inevitabilità del progresso come aumento di produzione e accumulo di beni... sarà per questo che a rileggere questo libello si prende un po' di coraggio e ci si domanda se poi questo sia l'unico modello economico possibile.

    Alla fine si gira l'ultima pagina e si chiude il libro con qualche domanda in più e non senza un po' di saudade, che non è nostalgia del passato per quel che era, ma per la promessa di futuro che conteneva...

    ha scritto il