Il tempo di una canzone

Di

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

4.2
(237)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 835 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese

Isbn-10: 8804536691 | Isbn-13: 9788804536697 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Giulio Caraci

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia

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Descrizione del libro
Il giorno di Pasqua del 1939, durante lo storico concerto di Marion Anderson davanti al Lincoln Memorial di Washington, David Strom, uno scienziato tedesco emigrato, incontra Delia Daley, una giovane di colore che studia canto. L'amore per la musica è quello che li attrae e poco dopo, a dispetto delle circostanze, si sposano, decidendo di dar vita a una famiglia "al di là della razza, al di là dei tempi". I loro tre figli dovranno affrontare la brutalità di un'America ancora intrisa di razzismo, e non sarà facile per loro trovare la propria identità rimanendo fedeli a se stessi. Jonah, il primogenito, rivela ben presto una voce prodigiosa e un genio musicale che rischierà più volte di infrangersi di fronte al pregiudizio. Joey, pianista, accetta fin da subito di accompagnare nell'arte e nella vita il proprio fratello, finché una serie di tragici eventi non riuscirà a separarli. Ruth, la terzogenita, è l'unica dei tre che accetterà di assumere su di sé la sfida ideologica rappresentata dalla propria pelle e si accosterà sempre più al movimento di lotta per i diritti civili, fino a prendere parte attiva al temibile gruppo di azione delle Black Panthers. Mentre Jonah, Joey e Ruth crescono in un mondo troppo immaturo per capirne il dramma, l'umanità e l'intelligenza, a David e a Delia, che morirà in circostanze tragiche e misteriose, capiterà spesso di sentire il soffio della Storia, più bruciante per chi come loro ha deciso coscientemente di deviarne il cammino.
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  • 4

    Romanzo circolare

    Questo libro è intriso di molte cose che capisco poco: fisica, musica, musica corale, storia e musica americane. Qualcosa è arrivato, con l'ausilio dell'immaginazione visiva, terzo incomodo. Escher,
    h ...continua

    Questo libro è intriso di molte cose che capisco poco: fisica, musica, musica corale, storia e musica americane. Qualcosa è arrivato, con l'ausilio dell'immaginazione visiva, terzo incomodo. Escher,
    https://uploads3.wikiart.org/images/m-c-escher/bond-of-union.jpg
    o Kandinsky
    https://i0.wp.com/www.guggenheim.org/wp-content/uploads/1926/01/41.283_ph_web.jpg?w=870.

    "Per mio padre, la musica era sempre stata la gioia di un universo creato – composto, elaborato, complesso: varie orbite di un sistema solare che roteavano nello spazio tutte insieme, ognuna tracciata dalla voce del parente più prossimo. Ma il piacere che lo aveva legato a sua moglie era stato una caccia al tesoro spontanea. Entrambi raggiunsero la tomba convinti che due melodie a caso potevano adattarsi l'una all'altra, dati il tempo e i giri di note giusti. E mi colpì il pensiero, mentre Teresa e io avanzavamo nella melodia composta da Ellington, che quell'idea su cui tanto insistevano si accordava al jazz tanto quanto ai mille anni di musica scritta che il loro gioco tirava in ballo.
    Mentre il mio pallido toffee veleggiava sulla melodia, sostenendo la voce con una dolcezza che non le avevo mai sentito, io attingevo a una corrente sotterranea e ne estraevo schegge, motivi da Machaut a Bernstein, e le facevo scivolare nel mio accompagnamento. Teresa dovette accorgersi che le note sotto di lei le erano estranee. Ma le attraversò senza esitazione. Chissà quante citazioni Pa' riuscì a individuare? Le melodie erano lì, e si adattavano le une alle altre. Solo quello importava. E per i sette minuti e mezzo in cui io e la mia donna cantammo, anche la mia famiglia fu dentro la nostra musica.
    Baby, shall we go out skippin'? Per una volta prendi la strada e va' libero, prima di morire. La musica diceva sì, diceva dà un nome alla tua estasi. Anche una musica scritta doveva essere ricreata, lì su due piedi, nel momento in cui la leggevi. Quel piccolo tema ondeggiante era stato cantato in ogni modo possibile e immaginabile, prima che io e questa donna l'avessimo mai sentito. Ma Teresa lo cantò per mio padre come lui non l'aveva sentito mai. Esisteva solamente questo incontro unico tra noi e le note. Queste note, almeno, sapevano dov'era la mia gente, tutte quelle vite vissute tra il creare e il comporre. Condividiamo tutti la stessa lingua madre. Canta dove sei. canta come viene. Canta tutte le cose che la vita ti ha negato. Nessuno è padrone di una sola nota. Niente può vincere il tempo. Canta per consolarti, diceva la canzone, perché nessun altro lo farà per te. Parlava in latino, la bambola di seta"

    ha scritto il 

  • 4

    4 stelle al netto dell'IVA

    il prodotto interno lordo di questo romanzo è altissimo, e questo è il primo punto. richard powers produce beni e servizi di ottimo livello, a ingenti quantità. come per tutti i PIL, però, tocca consi ...continua

    il prodotto interno lordo di questo romanzo è altissimo, e questo è il primo punto. richard powers produce beni e servizi di ottimo livello, a ingenti quantità. come per tutti i PIL, però, tocca considerare che una parte è immancabilmente frutto di qualche tassa. e qui il lettore si becca un po' di imposta sul valore aggiunto. che applicata a 700 e rotte pagine vale circa una stella in meno. colpa di qualche virtuosismo di troppo.

    ha scritto il 

  • 4

    tempo fuor di sesto (con furtiva lagrima)

    è ufficiale. è veramente il superlativo che dicevano. e con questo potremmo prendere baracca e burattini e andare a casa.
    prima di farlo però, qualche considerazione consapevolmente inadeguata - le co ...continua

    è ufficiale. è veramente il superlativo che dicevano. e con questo potremmo prendere baracca e burattini e andare a casa.
    prima di farlo però, qualche considerazione consapevolmente inadeguata - le cose che vorrei dire saltan su tutte senza alzare la mano, e non riesco a riportarle all'ordine - su un romanzo che mi faceva nicchiare per via del titolo, più adatto a un programma da reti mediaset che alla bellezza di questa complessa architettura (nel senso che vien da chiedersi come stia su quel che powers costruisce livello dopo livello, indossando il cappello di carta di giornale per preparare il calcestruzzo, e contemporaneamente lavorando di lima e raschietto per rifinire dettagli della trama e scanalature della prosa). dunque dicevo che sono arrivata tardi alla lettura, il che per essere un romanzo che tratta (anche) di tempo e relatività, e di possibilità lasciate aperte, e del fatto che la variabile t possa essere davvero quantizzata, discontinua come le note di una melodia, forse ha un suo senso accessorio e va bene così. perché il sottotesto del romanzo sta nelle intersezioni di vite, sviluppate come i movimenti di una sinfonia e portate avanti (e qui indietro) dal compositore in una impeccabile partitura narrativa.

    se sapessi di musica e di fisica, potrei provare molto meglio a dire di quel che questo romanzo esprime. perché e come, buttate lì nell'ordito di millanta vicende, hanno un senso ben preciso frasi tipo «la musica parlava eternamente a se stessa». o «il suo tempo non viaggiava, era un blocco di perenni adesso». spoilererei tutto solo per la soddisfazione di riuscirci, e invece. a sto giro mi limito al fatto che per me è stato come aprirmi a una composizione che ha un'intro abbastanza laboriosa (non ho amato subitissimo lo stile di powers), e poi di colpo ti arriva addosso con una simultanea e maestosa scrittura di temi.
    ingeneroso anche solo tentare di fissarla, l'articolazione che powers ha congegnato per questo romanzo. basti sapere che se le illusioni sono destinate a fallire quanto più puntano in alto, l'unica possibile falla nella storia della famiglia strom, miscellanea di razze, è un elemento di rottura nelle leggi fisiche così come le conosciamo. più che una battuta d'arresto, uno strom und drang - non ho saputo resistere ma ci ho provato, giuro - che apre un varco, un paradosso su piani diversi. come fosse l'esecuzione immaginata di un brano, che afferra al volo la freccia del tempo, la tiene sospesa e permette al flusso di cambiare direzione, rendendo il tempo stesso una «variabile non necessaria».

    in questo senso, leggendo ho pensato più volte a prima della pioggia, bellissimo film macedone basato anch'esso sulla variabile t, sulle divisioni tra razze e sulla storia (maiuscola) che entra nelle vite. nel 1994 vinse il leone a venezia raccontando un intreccio di vicende in cui non ci sono un prima e un dopo, e in cui la circolarità del tempo può essere spezzata per provare a cambiare il corso degli eventi. basta un dettaglio, un'apparente stonatura nell'esecuzione. powers ci ha messo 835 pagine e mi ha portato al largo per raccontarmelo, ma la prima cosa che ho pensato ieri notte, quando questo romanzo ha finito con me, è che non ne toglierei una. ma nemmeno mezza, dannazione.

    qualche tempo dopo...
    contrordine: a distanza di quasi un mese, sedimentatasi la portata più emotiva della faccenda, sono giunta alla conclusione che qualcosina da questo (comunque bellissimo) libro la sfronderei. in termini di pagine, e di stelle.

    ha scritto il 

  • 5

    Il tempo resta, noi scorriamo

    Powers è geniale.

    La molteplicità dei temi trattati, la raffinatezza della scrittura, la cultura e la ricchezza intellettuale di Powers, le invenzioni narrative rendono questo libro una scoperta ad og ...continua

    Powers è geniale.

    La molteplicità dei temi trattati, la raffinatezza della scrittura, la cultura e la ricchezza intellettuale di Powers, le invenzioni narrative rendono questo libro una scoperta ad ogni pagina. E direi anche un capolavoro, uno dei migliori libri che ho letto in assoluto.

    Le discriminazioni razziali tra bianchi e neri si mescolano alla musica, alla fisica quantistica, alla teoria della relatività, alle persecuzioni contro gli ebrei per arrivare alla constatazione che le razze difficilmente possono mescolarsi. E noi lì a stupirci, a seguire i tanti rivoli dei discorsi, a imparare, a cercare di capire le ragioni di certi accostamenti, a gioire e a soffrire con i protagonisti.

    Razza, musica e tempo.
    Il libro ragiona sul legame esistente tra queste tre cose.

    Facile capire che musica e tempo siano legati tra loro; per il ritmo della musica stessa, ma anche la musica come inviluppo di tutta l'opera dei compositori che ci hanno preceduto nel tempo.

    Le razze invece secoli fa erano molte e ben differenziate; ma col procedere del tempo (allo stesso modo in cui avviene nella musica, dove gli accordi armonici hanno pian piano fatto spazio alla politonalità/atonalità e ai mezzi toni) si sono progressivamente mescolate tendendo lentamente verso un futuro in cui saremo tutti scuri di pelle e con gli occhi scuri.

    Ma come il pubblico fatica ad ascoltare musica che non abbia i tipici (e vetusti e rilassanti) accordi di tonica e dominante, allo stesso modo il mescolamento della razza non è affatto accettato dalla gente.

    "Il pesce e l'uccello possono innamorarsi, ma l'unico loro nido sarà la tomba"

    Tre aspetti, la musica, la razza e il tempo che sono analizzati e sviscerati a fondo nel libro (ma quanto è colto questo Powers? E' strabiliante!). Ed è meraviglioso arrivare in fondo e assistere alla chiusura del cerchio, ossia che queste tre direttive, così stranamente accostate, convergono in un finale romantico e meraviglioso.

    La lettura sarà sempre entusiasmante, fin quando ci saranno libri come questo. Potente, denso, impegnativo ma illuminante, complesso ma scorrevole, affascinante.
    Bellissimo.

    ha scritto il 

  • 5

    "Volevano un luogo dove tutti potessero avere la propria sfumatura personale"

    Delia e David. Cantante lirica nera cattolica lei. Fisico bianco ebreo lui.
    Basta 'il tempo di una canzone' (1939 - storico concerto di Marion Anderson) a farli incontrare in un tempo in un luogo che ...continua

    Delia e David. Cantante lirica nera cattolica lei. Fisico bianco ebreo lui.
    Basta 'il tempo di una canzone' (1939 - storico concerto di Marion Anderson) a farli incontrare in un tempo in un luogo che ancora non esiste.

    Un tempo e un luogo in cui il pesce e l'uccello non solo si possono innamorare, ma possono creare un nido in cui 'uccesce' o 'pescello' possono vivere e decidere di essere qualunque cosa desiderino essere.
    Un tempo e un luogo "con tante categorie quanti sono i casi esistenti", in cui qualunque essere umano ha dignità in quanto unico e irripetibile.

    Ma ahimè Delia e David son troppo avanti, anche per loro direi 'nati postumi', e educano (e illudono) i figli nell'aspettativa di una libertà che nella vita concreta si rivela una menzogna.
    Ciò che li aspetta è un mondo in cui sono nati illegali.
    In cui la madre si deve fingere la domestica del padre, in cui in macchina la moglie nera non si può sedere a fianco del marito bianco, un mondo in cui una donna nera non può permettersi di passeggiare con con un uomo bianco mano nella mano.

    E attraverso gli occhi di Joey, uno dei tre figli di David e Delia, conosciamo il destino della discendenza di pesce e uccello.
    Un romanzo magistrale in cui il tempo, la Storia, la fisica e la musica si intrecciano in maniera originale e corposa.
    Un romanzo che incontra il gusto dei lettori che cercano la sostanza e di quelli che cercano una storia indimenticabile.

    Un finale circolare che mi ha sorpreso e intenerito.
    Fisico e romanticissimo.
    "Un errore pensare che ogni storia abbia mai una fine."

    ha scritto il 

  • 3

    "No: fare soldi grazie alle speculazioni era sbagliato, William lo capiva solo ora, per due ragioni incontrovertibili. Per prima cosa, ogni vincitore nella sua partita approfitta di un perdente, e il ...continua

    "No: fare soldi grazie alle speculazioni era sbagliato, William lo capiva solo ora, per due ragioni incontrovertibili. Per prima cosa, ogni vincitore nella sua partita approfitta di un perdente, e il dottor Daley non desiderava sottrarre niente a nessuno, si trattasse pure dei bianchi. […] nessun uomo, nella scommessa di Dio, aveva il diritto di trarre profitto da nient'altro che dal sudore della fronte. La fatica era l'unica attività umana capace di creare ricchezza"

    Bella etica...

    ha scritto il 

  • 4

    Il primo impatto non è stato affatto semplice: lo stile di Powers è ricco, ripetitivo, tende all'autocompiacimento. Powers sa scrivere bene ed è lui il primo a saperlo; quello che non sa è quando ferm ...continua

    Il primo impatto non è stato affatto semplice: lo stile di Powers è ricco, ripetitivo, tende all'autocompiacimento. Powers sa scrivere bene ed è lui il primo a saperlo; quello che non sa è quando fermarsi con le sue frasi ad effetto e quando dare invece più spazio ai suoi personaggi. Però è solo l'impatto iniziale: 2-300 pagine dopo la prima, quando lo stile iniziale è andato diluendosi - o, più probabilmente, la storia oramai è entrata nel vivo e diventa difficile riuscire a mettere giù questo tomo da 800 pagine -, allora sì che questo libro si rivela veramente splendido. E splendido su più punti: nella trama, nei personaggi, nell'aspetto storico della vicenda, nei temi trattati con tanta delicatezza che vanno a toccare sfere tanto differenti, dalla musica alla situazione razziale in America.

    Powers ambienta la sua narrazione nell'America del secolo appena trascorso, quando dall'incontro casuale di una donna nera appassionata di canto e di un fisico ebreo fuggito dalla Germania nasce una storia d'amore che è destinata a trovare solamente ostacoli. Dall'unione dei due nascono tre figli, tanto differenti fra loro ma con in comune l'essere frutto di un'unione non prevista: quella fra un immigrato bianco e una donna di colore. Con un'identità che farà di loro tre persone "troppo nere per essere accettate dai bianchi, troppo bianche per riconoscersi nei neri", i tre affronteranno in maniera del tutto differente la strada davanti a sé: il maggiore si rivelerà un cantante fra i più dotati del periodo, il secondo lo seguirà come pianista pur cercando per oltre trent'anni una vita autonoma e non da comprimario, la terza sceglierà la carta della ricerca delle proprie origini, fino alla rivendicazione del suo essere parte della comunità nera. In un'America devastata dal razzismo, le figure storiche del periodo saranno tutte presenti nella narrazione di Powers: dal concerto del '39 di Marion Anderson al Lincoln Memorial all'assassinio di Martin Luther King, passando per le rivolte di Harlem e Philadelphia fino a quelle recentissime a Los Angeles (2000), dal continuo terrore di un popolo che vede sottrarsi la libertà fino al tentativo delle Black Panthers di riappropriarsi dei propri spazi. In questo ambiente la storia della famiglia Strom, questi tre ragazzi nati da un'unione fortemente voluta, si dipana per oltre quarant'anni, con frequenti incursioni nel passato dei genitori e dei nonni: ne escon fuori personaggi unici, fra comprimari e principali, ognuno altamente caratterizzato, e si rimane affascinati dal modo con cui Powers ha intrecciato le storie, di quanti sentimenti sia riuscito a inserire in questo libro.

    È in effetti un libro pieno di sentimenti: dall'amore (quello di coppia, ma anche e soprattutto quello verso la propria famiglia), all'odio (spesso esterno al nucleo degli Strom, ma che in più di un'occasione sarà tanto intenso da distruggere legami ritenuti solidi a prima vista), dall'amicizia (rappresentata dal rapporto fra i due fratelli maggiori) al rimorso, dalla dignità al perdono (impossibile per una generazione, duramente cercato da quella successiva): "Il tempo di una canzone" nelle sue tantissime pagine vi farà commuovere e arrabbiare, vi terrà con il fiato sospeso e vi costringerà a leggere le ultime 100-150 pagine in un'apnea di qualche ora. E non è tutto qui: Powers mette in piedi un romanzo che al suo interno non parla solo di vicende razziali, ma è una dichiarazione d'amore verso la musica e verso il canto, vera colonna sonora della vita degli Strom e di tutta la famiglia dei Daley, ma anche una ricerca sui misteri del tempo e del ripetersi delle vicende, qui rappresentate dal lavoro dell'eccentrico padre di famiglia, fisico ebreo che vive in un mondo tutto suo e che "non sembra preoccuparsi di niente che sia di poco più piccolo delle sue amate galassie". Ed è proprio da quest'ultimo punto che tutta la trama sembra chiudersi in un circolo infinito, un ripetersi che se da una parte ci ricorda l'immutabilità di certi comportamenti sconsiderati nella storia umana, dall'altro fa sperare nell'eterno ricongiungersi di chi oramai è già passato.

    Quattro stelle e mezzo. Powers ha scritto un libro che consiglierei a chi è alla ricerca di un grande romanzo e al tempo stesso di capire maggiormente il problema razziale nell'America dell'ultimo secolo. È un libro facilmente catalogabile nella narrazione moderna grazie al suo stile tipicamente americano di raccontare vicende tanto attuali (De Lillo, Roth, Dos Passos, ...) e grandi saghe famigliari (Steinbeck, Franzen, Fante, Eugenides, ...). Non è un libro perfetto, a partire dallo stile di Powers a tratti troppo enfatico fino ad una lunghezza che poteva essere contenuta con 2-300 pagine in meno, ma è un libro che sicuramente rimarrà impresso.

    ha scritto il 

  • 3

    storia bella e interessante, ma una serie di lunge descrizioni anche in parte ripetitive rendono la lettura faticosa. Delle 600 pagine forse 150-200 avrebbero potuto essere tagliate...

    ha scritto il 

  • 3

    Il problema di questo romanzo è che vuole essere troppe cose: grande saga familiare, analisi del problema razziale negli USA durante tutto il XX secolo, territorio di confluenza tra fisica teorica e u ...continua

    Il problema di questo romanzo è che vuole essere troppe cose: grande saga familiare, analisi del problema razziale negli USA durante tutto il XX secolo, territorio di confluenza tra fisica teorica e urgenze sociali e altro ancora. A volte l autore si è dilungato tantissimo nelle descrizioni. E proprio questi due fatti mi hanno affaticato non poco le lettura e la comprensione di ciò che l autore voleva mettere in evidenza. I lati positivi sono nello sviluppo della vicenda, fino ad un finale molto affascinante; nel disegno dei personaggi (soprattutto l'io narrante è molto vivido); nella ricostruzione storica che fa scorrere dietro il tema principale della discriminazione razziale, tutti i fatti più importanti del ventesimo secolo; in alcune pagine veramente commoventi. Nonostante la lettura di questo libro possa risultare a volte difficile, non si può dire che esso non meriti la fatica fatta! In queste pagine si parla di musica, amore, ma soprattutto di razzismo e tolleranza, tutti argomenti interessanti sui quali riflettere.

    ha scritto il 

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