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Il tempo materiale

By Giorgio Vasta

(75)

| eBook | 9788875212865

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Book Description

155 Reviews

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  • 18 people find this helpful

    Recensione densa con regalino finale. Astenersi indaffarati.

    Il 1978 è stato, in Italia, l’anno nel quale i conflitti sociali, le lotte di classe, le rivendicazioni e le loro versioni strumentalizzate - ad uso e consumo del sempiterno istinto patrio orientato al tutto cambi perché nulla cambi - raggiunsero il ...(continue)

    Il 1978 è stato, in Italia, l’anno nel quale i conflitti sociali, le lotte di classe, le rivendicazioni e le loro versioni strumentalizzate - ad uso e consumo del sempiterno istinto patrio orientato al tutto cambi perché nulla cambi - raggiunsero il loro apogeo con il sequestro prima e l’uccisione poi di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse.

    A Palermo - ovverosia alla periferia della storia, giacché la città siciliana non è mai entrata nel novero dei luoghi più caldi degli anni di piombo - tre ragazzini dotati di capacità critico-intellettive proprie degli adulti - anzi, soltanto degli adulti più intelligenti ed eruditi - tentano di affrontare il loro tempo staccandosi completamente dalla realtà quotidiana nella quale sono, loro malgrado, costretti a vivere. Con ragionamenti finissimi e linguaggio ricercato, i tre - sentendosi superiori e odiando genitori, insegnanti, compagni di scuola e, più in generale, la cultura di massa - sfondano le mura di conformismo e come provetti speleologi si incuneano nel corpo di Palermo/Italia, all’interno del quale, è palese, sta capitando qualcosa di significativo. Un qualcosa che dall’esterno si tenta di ignorare o sminuire per mezzo di una stupida ironia e un puerile voltarsi dall’altra parte eseguito giusto un attimo dopo aver ascoltato, con espressione contrita, le ultime nuove al TG della sera. Agli attentanti, ai proclami sempre più definitivi emessi dai terroristi, la gente non sa reagire in altro modo. Si preoccupa, ha paura, ma subito dopo cerca i dimenticare ascoltando l’ultima canzonetta di successo o ridendo alla battuta mediocre pronunciata dal personaggio di uno sceneggiato televisivo.

    La pulizia e l’ordine fittizi con i quali i palermitani/italiani cercano di esorcizzare il putridume di una società alla deriva, vengono accolti dai tre ragazzini con un odio sempre più esacerbato e con il desiderio sempre più impellente di introiettare in quella società sciocca e cieca il virus letale che, finalmente, sia in grado di infettarla a morte.

    È per questo che Nimbo, Volo e Raggio - questi sono i nomi da battaglia che i tre ragazzini si danno - dopo aver tentato di razionalizzare l’irrazionalizzabile con le parole, decidono, sull’esempio delle BR, di passare all’azione. Costituiscono il NOI (Nucleo Osceno Italiano) e partendo dalla scuola media che frequentano, iniziano un percorso eversivo che nella loro testa deve essere ascensionale e portarli, passo dopo passo ma inesorabilmente, al limite estremo. Al punto di non ritorno, alla conquista della colpa come unica possibile conseguenza della militanza attiva e intransigente verso la quale si sentono portati; meglio, verso la quale si sentono obbligati a dirigersi.

    Incominciano con l’appiccare un incendio nel cassetto della cattedra, passano poi a rubare oggetti di cancelleria agli ignari compagni o altro materiale di proprietà della scuola per farne un falò e, calandosi sempre più nel ruolo che si sono autoimposti e avvertendo la necessità di alzare il tiro, di emergere, di diventare visibili nella loro invisibilità di preadolescenti, decidono di uscire dalle ristrette mura scolastiche per colpire la città. La loro ostinazione, la loro folle determinazione, li condurrà fino agli estremi della violenza massima e irrimediabile. Giungono al punto nel quale l’unica possibile soluzione è quella di dichiararsi prigionieri politici. Il loro percorso è terminato. Sembra essere un percorso senza speranza. Sembra, appunto, poiché Nimbo (la voce narrante) capisce, grazie a Winbow - una ragazzina muta e dalla pelle scura nei confronti della quale prova un sentimento che non può essere che definito amore - di dover interrompere quel circolo vizioso che insieme agli altri due membri del NOI aveva messo in moto. Nimbo dice basta. Anche il terribile 1978 è finalmente giunto alla fine. La gente che non sa continuerà a non sapere. Coloro che hanno sempre fatto finta di non capire, continueranno a fingere l’ignoranza. La storia procederà nel suo percorso non curandosi né dei primi né dei secondi e, con eguale superbo distacco, ignorerà i velleitari tentativi di coloro che, sentendosi investiti di un dovere di severa militanza civile, sociale e politica, cercheranno di modificarne la traiettoria con atti incontrovertibili.

    [Ok, adesso basta. Mi tolgo la maschera da “anvedi quanto so’ bravo, me sembro n’intellettuale che c’ha capito tutto” e premio quei pochi (forse dovei limitarmi al singolare) che, con incredibile sprezzo del pericolo e chiaramente senza un cazzo da fare, sono arrivati a leggere fin qui. Vi/Ti premio raccontandovi/ti una storiella il cui titolo potrebbe essere: Il mio ruolo nel sequestro Moro.

    Svolgimento: «In una sera di primavera come tante, me ne stavo comodamente rannicchiato nel pancione di mia madre. Stavamo tornando a casa - io dentro mia madre, mia madre e mio padre - da un pomeriggio di shopping (si usava questo termine nel 1978?) quando, davanti alla cinquecento blu sulla quale stavamo baldanzosamente viaggiando, si palesò la paletta della benemerita. Un maresciallo tipo - ovvero: cicciotto, sudaticcio e con accento campano - fece, senza rinunciare alla teatralità propria del suo ruolo, il gesto di accostare. Mio padre accostò senza riuscire ad evitare un: “E mo’ che vogliono questi?” con sbuffo incorporato.
    “Buonasera”.
    “Buonasera a lei” fece il maresciallo toccandosi la visiera del cappello e chinandosi per esaminare il volto da potenziale terrorista di mia madre. “Favorisca i documenti”.
    “Ecco a lei” disse mio padre porgendoglieli e credendo (sperando) che dopo averli controllati, il milite gli avrebbe fatto cenno di riprendere la marcia.
    Macché! Il maresciallo, scandendo bene le parole, disse: “Scenda dall’auto e apra il bagagliaio”.
    Il bagagliaio? Nella cinquecento? (Cioè, stiamo parlando delle cinquecento di allora, quelle che avevano il motore di dietro).
    Mio padre, incredulo, scese e aprì il cofano. Il maresciallo, dopo aver scambiato un’occhiata con il collega che - va ricordato - per tutto il tempo aveva tenuto sotto tiro mia madre con il mitra d’ordinanza, esaminò con attenzione il piccolo vano dentro il quale c’erano due buste della spesa. Moro non c’era, per quella medaglia se ne riparlerà un’altra volta.
    “Potete andare” disse un po’ deluso.
    “Ma che, cercavate Moro dentro la mia cinquecento?” chiese mio padre ridendo sotto i baffi.
    Tuttavia, lo sguardo truce che gli rivolse il maresciallo e le mascelle sempre più serrate dell’altro carabiniere, gli suggerirono di finirla lì, di risalire in macchina, mettere in moto e riportare a casa la famiglia in espansione.
    A settembre, per vostra disgrazia, sarei venuto alla luce io!»]

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    Dan78 said on Jun 25, 2014 | 16 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Io non so se lo volessi, al momento, ma temo d'avere introiettato, improvvisamente e penosamente, l'essenziale sulla banalità del male e su ogni silenzio spinato, eversivo (d'amore).
    Una sola falla, un'unica - anche vezzosa - lacuna nella narrazione, ...(continue)

    Io non so se lo volessi, al momento, ma temo d'avere introiettato, improvvisamente e penosamente, l'essenziale sulla banalità del male e su ogni silenzio spinato, eversivo (d'amore).
    Una sola falla, un'unica - anche vezzosa - lacuna nella narrazione, un trompe-l'œil irrisorio, avrebbero giovato alla respirazione.
    Ma niente.
    Quest'uomo è definitivamente 'colpevole di linguaggio'.

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    soulAdmitted said on Jun 10, 2014 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    Un'originale storia di iniziazione all'età adulta, quella raccontata da Vasta. Arricchita da una scrittura è densa e forte, evocativa, mai banale e da molte considerazioni interessanti sull'Italia e, soprattutto, sul ruolo della parola e della comuni ...(continue)

    Un'originale storia di iniziazione all'età adulta, quella raccontata da Vasta. Arricchita da una scrittura è densa e forte, evocativa, mai banale e da molte considerazioni interessanti sull'Italia e, soprattutto, sul ruolo della parola e della comunicazione nelle relazioni umane. Il libro complessivamente è bello. A tratti anche molto bello. Complessivamente mi resta solo una perplessità, ovvero il fatto - come già rilevato da qualcuno - che proprio la complessità e la profondità (maturità) dell'opera porti nel lettore a sviluppare ben presto una sostanziale mancanza di credibilità, in quanto suona davvero poco probabile che un ragazzino di 11 anni possa fare considerazioni di questo tipo, giacché il libro è tutto raccontato in prima persona. Diciamo che Vasta avrebbe forse potuto ovviare all'inconveniente raccontando la storia in terza persona, sebbene in questo modo forse l'impianto narrativo avrebbe perso di immediatezza. Autore comunque da tenere d'occhio.

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    Il grande marziano said on May 31, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Noi colpiamo al cuore ma il cuore non c'è

    La surreale storia di tre ragazzetti che fondano una cellula terroristica a Palermo nel 1978, l'anno del rapimento e ammazzamento di Aldo Moro, l'anno della definitiva perdita d'innocenza della Repubblica.

    C'è chi ha scritto che questo libro vale pi ...(continue)

    La surreale storia di tre ragazzetti che fondano una cellula terroristica a Palermo nel 1978, l'anno del rapimento e ammazzamento di Aldo Moro, l'anno della definitiva perdita d'innocenza della Repubblica.

    C'è chi ha scritto che questo libro vale più di mille saggi sociopolitici sugli anni 70'. Probabile abbia le sue ragioni.

    Un libro malato, ostico, complesso, pieno di simboli e e paradossi, pervaso da un mondo immaginifico senza pari.

    Vasta fabbrica parole di lotta e le mette in bocca e nei crani rasati di questi essere infantili, criminali e ridicoli, che detestano l'ironia, pronti a sacrificare tutto in nome dell'ideologia, pronti a non risparmiare niente e nessuno, in attesa della sconfitta perfetta contro un nemico che comprende tutto.

    Sino alle ultime pagine, Vasta difende la conoscenza quale forma rara e preziosa per la salvezza, per creare mondi altri, a patto che tale conoscenza, che prende la forma del linguaggio, non si tramuti in un mero strumento meccanico che espelle sentimenti e compassione.

    Quello che meno si ama in questo libro, e lo dico unicamente per gusto personale, è la sua estrema prolissità, giustificabile solo per quello che è l'intento di base dello scrittore.

    narrazione fondamentale.

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    dariocetta said on Apr 26, 2014 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (75)
    • 5 stars
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    • 1 star
  • eBook 229 Pages
  • ISBN-10: 8875212864
  • ISBN-13: 9788875212865
  • Publisher: Minimum Fax
  • Publish date: 2008-10-01
  • Also available as: Paperback , Others
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