Il tennis come esperienza religiosa

Di

Editore: Einaudi (Stile Libero Big)

3.8
(446)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 89 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806210920 | Isbn-13: 9788806210922 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Giovanna Granato ; Postfazione: Luca Briasco

Disponibile anche come: Altri

Genere: Salute, Mente e Corpo , Non-narrativa , Sport, Attività all\'aperto & Avventura

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Descrizione del libro
Negli anni della giovinezza e prima di diventare forse il più grande innovatore della letteratura americana contemporanea, David Foster Wallace si è a lungo dedicato al tennis, entrando nelle classifiche regionali e sfiorando la fama che ha saputo costruirsi altrove, e con ben altri esiti. E il tennis è rimasto una delle sue grandi passioni, tradotta in pagine memorabili, da Infinite Jest a Tennis, Tv, trigonometria e tornado. Fino a questi due grandi saggi, qui raccolti insieme per la prima volta e dedicati rispettivamente a Roger Federer e a un'epica edizione degli Open, ma anche a mille altre cose: lo scontro omerico tra il talento e la forza bruta, tra la bellezza apollinea di una volée perfetta e gli interessi economici "sporchi" che ruotano intorno a ogni sport; il mistero ineguagliabile di uno sport che sembra basato su una moltiplicazione geometrica delle variabili, ma che, in fondo, si riduce al confronto di un atleta con se stesso e con i propri limiti, tra solipsismo e trascendenza. Il tutto, nella lingua immaginifica e inimitabile che i fan di David Foster Wallace hanno imparato da tempo a conoscere e amare.
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  • 3

    Tra boxe e scacchi: il tennis come trascendimento dell'io

    Qualche giornalista, prendendo brillantemente a prestito la struttura del celebre aforisma di Carl von Clausevitz, ha scritto che "Il tennis è il proseguimento della letteratura con altri mezzi" (Anto ...continua

    Qualche giornalista, prendendo brillantemente a prestito la struttura del celebre aforisma di Carl von Clausevitz, ha scritto che "Il tennis è il proseguimento della letteratura con altri mezzi" (Antonio Gnoli, Tennis e aborigeni. L'Australia di Clerici, "La Repubblica", 13 febbraio 2012, e poi anche Daniele Bellasio, Dieci ragioni per dire che il tennis è letteratura, "Il Sole 24 ore", 28 agosto 2012). Con spirito ironico, alcuni anni fa un certo Theodor Saretsky aveva basato tutto un libretto sul paradosso per cui il sesso sarebbe la "sublimazione del tennis" (Il sesso come sublimazione del tennis, ovvero I taccuini segreti di Freud scoperti e annotati da Theodor Saretsky, a c. di Ida Omboni, Mondadori, Milano 1988). A David Forster Wallace si sarebbe potuta invece attribuire la considerazione de Il tennis come esperienza religiosa, titolo editoriale attribuito a una raccolta di due saggi dell'autore di soggetto tennistico più una postfazione. Trattasi di un libretto che si legge in una serata, contenente: (i) Democrazia e commercio agli US Open; (ii) Federer come esperienza religiosa; (iii) Solipsismo e trascendenza: il tennis come arte di Luca Briasco.

    *

    Quanto a (i), non è degno di alcuna attenzione per chi sia interessato esclusivamente al gioco dal punto di vista di uno scrittore di genio, dato che l'autore dal lungo nome e dalle lunghe note vi parla di tutto fuorché del tennis, ma si limita - per modo di dire - a fare la cronaca di tutto ciò che vede attorno a sé in una giornata agli US Open, NY, cui accede grazie a un prezioso pass da giornalista, mentre un sudatissimo Sampras è occupato a sconfiggere Philippoussis.

    *

    Di tutt'altro tenore il saggio (ii). Qui DFW fa mirabilmente quanto segue:
    1) descrive con rapimento alcuni scambi di un incontro Federer-Agassi agli US Open 2005 visto in TV (con una distinzione tra il vederlo sullo schermo, che è come vedere un porno, e dal vivo, che è come la realtà vissuta - osservazione che tornerà più avanti rimodulata);
    2) denomina le intuizioni geniali dello svizzero "Momenti Federer";
    3) si applica ad argomentare la seguente tesi, dimostratasi non pura retorica simil-giornalistica ma verificata "sul campo", che DFW ruba al conducente di una navetta per la stampa: "se non avete mai visto [Federer] giocare dal vivo e poi lo fate, di persona, sulla sacra erba di Wimbledon, con una canicola che vi prosciuga [...], siete tagliati per vivere [...] una fottuta esperienza quasi religiosa";
    4) accenna ai due mondi contrapposti (nonché ai rispettivi tic e ad altri elementi di contorno) rappresentati da Federer e Nadal (nemesi dello svizzero), giocatori che DFW è andato a veder fronteggiarsi in finale a Wimbledon 2006, e descrive alcuni scambi tra i due, sottolineando come una conclusione di successo di Federer al termine di quattro o cinque colpi fosse implicita, contenuta e preparata con cura sin dall'inizio dei palleggi precedenti;
    5) spiega la difficoltà del giocare a tennis, delle infinite variabili che ne determinano il gioco e come un preadolescente dev'essere dotato di particolari doti, fra cui un posto di tutto rilievo ha uno spiccato senso cinestetico, per aspirare a diventare un giorno, se non proprio un Federer, almeno un professionista;
    6) illustra le differenze tra il tennis delle racchette di legno e il tennis odierno, come quest'ultimo sia più "atletismo e forza bruta" quando quello era qualcosa di più raffinato e lento, ovvero come quello di oggigiorno sia essenzialmente un "gioco di potenza da fondocampo" basato sempre più (e Nadal è maestro in questo) sull'accelerazione prodotta alla pallina dalla tecnica del topspin (possibile solo con le racchette dai materiali più leggeri in uso dagli anni '80 in poi, che hanno un piatto corde più ampio rispetto a quello delle racchette di legno, usando le quali era necessario colpire la pallina per forza nel centro del piatto corde stesso, e necessariamente di piatto, per non sbagliare).
    7) afferma che seppure il tennis sia cambiato nel modo appena spiegato, Federer può esser considerato un genio del tennis proprio in quanto travalica la monotonia del gioco moderno esiliato a fondo campo, perché oltre giocare in quel modo "che è una meraviglia" padroneggia anche una varietà di soluzioni diverse: "Ci mette anche l'intelligenza, l'intuitività occulta, il senso del campo, la capacità di interpretare e manovrare gli avversari, di combinare effetto e velocità, di fuorviare e dissimulare, di usare fiuto tattico, la visione periferica e la portata cinestetica anziché soltanto la velocità meccanica".

    *

    Il (iii) infine, di Luca Briasco, è una brevissima rassegna delle presenze del tema-tennis all'interno dell'opera di DFW. Di questo tratterrò con me alcune similitudini scrittura-tennis e metafore del gioco:
    a) la citazione dal libro-intervista con Lipsky in cui DFW ricorda che il suo saggio migliore "parla tutto del tipo di mentalità necessaria per fare un discorso come: 'Ok, devo assolutamente portare a casa questo punto. Quindi adesso mi concentro, ce la metto tutta e non mi faccio distrarre'" (Come diventare se stessi, p. 113);
    b) il fascino geometrico e la difficoltà dello sport: "E' come giocare a biliardo con palle che non ne vogliono sapere di stare ferme . E' come giocare a scacchi correndo " (Tennis, tv, trigonometria, tornado, p. 12);
    c) "è lo sport più bello che esista e anche il più impegnativo. Richiede controllo sul proprio corpo, coordinazione naturale, prontezza, assoluta velocità, resistenza e quello strano miscuglio di prudenza e abbandono che chiamiamo coraggio. Richiede anche intelligenza. Anche un singolo colpo in un dato scambio di un punto di un incontro professionistico è un incubo di variabili meccaniche" (ibid. pp. 350-1);
    d) in Infinite Jest gli elementi che creano un corto circuito tra la visione del tennis e la riflessione dello scrittore sul proprio stesso percorso artistico sono la frammentazione e bellezza pura, l'infinità di possibili colpi e risposte, il calcolo e l'assolutezza del gesto estetico, l'immaginazione di sé stessi e dell'avversario. Cito la frase per me più più significativa nel lungo brano citato: "Schtitt sapeva [...] che il vero tennis non era più riducibile a fattori delimitati o a curve di probabilità di quanto lo fossero gli scacchi o la boxe, i due giochi di cui è un ibrido " (p. 97).
    e) ancora in Infinite Jest, la stupenda riflessione sulla solitudine del tennista e sulla lotta con sé stessi, per trascendersi: "La grande intuizione di Schtitt [...]: Il vero avversario , la frontiera che include, è il giocatore stesso . C'è sempre e solo l'io là fuori, sul campo, da incontrare, combattere, costringere a venire a patti. Il ragazzo dall'altro lato della rete : lui non è il nemico: è più il partner della danza. Lui è il pretesto o l'occasione per incontrare l'io . E tu sei la sua occasione. Le infinite radici della bellezza del tennis sono autocompetitive. Si compete con i propri limiti per trascendere l'io in immaginazione ed esecuzione . Scompari dentro il gioco: fai breccia nei tuoi limiti: trascendi: migliora: vinci. [...] Si cerca di sconfiggere e trascendere quell'io limitato i cui limiti stessi rendono il gioco possibile . E' tragico e triste e caotico e delizioso. E tutta la vita è così , come cittadini dello Stato umano: i limiti che ci animano sono dentro di noi, devono essere uccisi e compianti, all'infinito" (pp. 99-100; e sconfiggere i limiti sarebbe anche - annota Briasco - la croce e la delizia della scrittura di DFW).

    *

    Il tennis: questo gioco ineffabile, soprattutto per i giocatori stessi, che a furia di ripetizioni giungono a compiere i movimenti quasi ciecamente (mi viene in mente l'iperbolico Carmelo Bene: "Edberg [...], essendo il tennis, non può giocare al tennis e gioca addormentato, e infatti si addormenta come i cavalli, Stefan Edberg. E' straordinario", in Fabrizio Ponzetta, Carmelo Bene al Costanzo Show: «Occhio zombie che stasera vi spacco il cervello», Jubal editore, n.l., 2005, p. 20), in virtù di una cinestesia pienamente interiorizzata e mettendo in opera automatismi fatti propri con anni e anni di esercizio... Uno sport che ci regala "istanti sospesi" in cui coincidono sofferenza e piacere, momenti totalizzanti in cui si viene soggiogati dalla sua bellezza, eppure così effimeri... A proposito, quale migliore paragone, di cui autore è il mitico McEnroe, se non quello "dei punti e dei game del tennis " visti (ecco un altro suggestivo trait-d'-union tra tennis e letteratura) come "poesie scritte sull'acqua " (Sul serio, p. 142)?

    ha scritto il 

  • 3

    Da non perdere

    Due grandi saggi, qui raccolti insieme per la prima volta e dedicati rispettivamente a Roger Federer e a un'epica edizione degli Open, ma anche a mille altre cose. Il tutto, nella lingua immaginifica ...continua

    Due grandi saggi, qui raccolti insieme per la prima volta e dedicati rispettivamente a Roger Federer e a un'epica edizione degli Open, ma anche a mille altre cose. Il tutto, nella lingua immaginifica e inimitabile di David Foster Wallace. http://tim.social/tennis

    ha scritto il 

  • 4

    Per tennisti, ex-tennisti, amanti del tennis e, ovviamente, di Federer. Magistralmente scritto da un grande narratore contemporaneo, che di tennis se ne intende!

    ha scritto il 

  • 3

    Il tennis come esperienza religiosa

    Due saggi sul gioco del tennis per scoprire uno dei più innovativi scrittori americani degli ultimi decenni. Presto mi dedicherò alla lettura del suo capolavoro: il romanzo "Infinite jest"

    ha scritto il 

  • 3

    Leggere DFW come esperienza religiosa

    Quello che a lui capitava vedendo giocare a tennis Federer (l'impressione di avere davanti qualcuno che fosse semplicemente diverso dal resto dell'umanità, con una dote in più di tutti gli altri) a me ...continua

    Quello che a lui capitava vedendo giocare a tennis Federer (l'impressione di avere davanti qualcuno che fosse semplicemente diverso dal resto dell'umanità, con una dote in più di tutti gli altri) a me capita leggendo David Foster Wallace. Anche in un agile libriccino che parla di tennis e del campione svizzero, non si può non sentire il suo genio. E mi ha pure fatto venire voglia di andare a vedere del vero tennis dal vivo!

    ha scritto il 

  • 4

    Frasi dal libro

    “Se tra questi juniores ci fosse un novello Federer non è dato sapere. Il genio non è riproducibile. L’ispirazione, però, è contagiosa, e multiforme, e anche soltanto vedere, da vicino, la potenza e l ...continua

    “Se tra questi juniores ci fosse un novello Federer non è dato sapere. Il genio non è riproducibile. L’ispirazione, però, è contagiosa, e multiforme, e anche soltanto vedere, da vicino, la potenza e l’aggressività rese vulnerabili dalla bellezza significa sentirsi ispirati e (in un modo fugace, mortale) riconciliati.”

    https://frasiarzianti.wordpress.com/2016/08/19/il-tennis-come-esperienza-religiosa-david-foster-wallace/

    ha scritto il 

  • 4

    per chi ha giocato almeno una volta a tennis

    grande autore, scrittura originalissima, ma non so quanto possa essere apprezzato da chi non sa nemmeno Federer chi sia e trova il tennis in tv mortalmente noioso.
    (PS: a me è piaciuto molto eh, nonos ...continua

    grande autore, scrittura originalissima, ma non so quanto possa essere apprezzato da chi non sa nemmeno Federer chi sia e trova il tennis in tv mortalmente noioso.
    (PS: a me è piaciuto molto eh, nonostante a tennis sia sempre stata una ciofeca)

    ha scritto il 

  • 3

    Break-point

    Salvo poche eccezioni (una?) è stato il Wallace saggista, articolista, icasticamente opinionista ad innovare pronfondamente la letteratura di fine/inizio millennio.
    Nella rassegna delle sue opere sagg ...continua

    Salvo poche eccezioni (una?) è stato il Wallace saggista, articolista, icasticamente opinionista ad innovare pronfondamente la letteratura di fine/inizio millennio.
    Nella rassegna delle sue opere saggistiche, il tennis riveste da sempre un ruolo di primo piano: senza alcuna pretesa di esaustività, questo sport è stato dal Nostro sviscerato come fenomeno a) biografico b) logico-geometrico c) filosofico d) mediatico.
    Questi due brevi saggi trattano il tennis sotto quest'ultimo profilo, ma è soprattutto quello dedicato a Federer (la cui evocazione, più che mediatica, assume comicamente natura medianica) a divertire, e ciò per la giocosa serietà con cui W. affronta la propria idolatria per il tennista.
    Per il resto, nulla di memorabile negli altri pensieri sparsi, che si perdono nel tempo come palline lanciate sugli spalti dai giocatori, a fine partita, per ringraziare i tifosi.

    ha scritto il 

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