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Il toro non sbaglia mai

Di

Editore: Ponte alle Grazie

3.7
(21)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 327 | Formato: eBook

Isbn-10: 8862204078 | Isbn-13: 9788862204071 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Rafael Lazaga Julia è torero ma da un pezzo ha smesso di aggirarsi per le arene di Spagna. Sogna una vita nel campo, negli allevamenti di tori, perché i tori sono per lui l'unica fonte di verità, lontano da un mondo meschino e arrogante. Quando incontra un italiano che è stato preso dalla febbre della tauromachia e desidera imparare, accetta di buon grado la sfida. Ma Rafael nasconde un mistero. Dietro la cappa che avvolge attorno al suo corpo per danzare con gli animali della sua vita, cela verità inconfessabili. Potrà la corrida che vuole insegnare, svelarle finalmente innanzitutto a lui stesso? Un viaggio nel mondo della tauromachia moderna, attraverso la letteratura, il cinema, l'arte e la storia di indimenticabili tori e toreri.
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  • 4

    L'argomento di questo libro non è molto popolare, ma a me il mondo delle corride piace molto. Comunque il romanzo è ben scritto e piacevole. Mi ha fatto venire voglia di rileggere "Morte nel pomeriggio"

    ha scritto il 

  • 5

    Un viaggio tra le terre di Spagna alla scoperta della tauromachia, che è arte e filosofia. Uno dei migliori testi sul genere, se non il migliore. Un po' saggio, un po' romanzo, un po' diario di viaggio. Matteo Nucci autore straordinario.

    ha scritto il 

  • 3

    Il Toro Non Sbaglia Mai.

    Penso che questo libro sia "pesante". Non me lo aspettavo. Pensavo che fosse un romanzo, invece credo che la storia dei due protagonisti sia il sottofondo a una ricerca dettagliata sull'arte di toreare. In ogni capitolo (si presentano con i titoli legati alle vari fasi della corrida) l'autore rip ...continua

    Penso che questo libro sia "pesante". Non me lo aspettavo. Pensavo che fosse un romanzo, invece credo che la storia dei due protagonisti sia il sottofondo a una ricerca dettagliata sull'arte di toreare. In ogni capitolo (si presentano con i titoli legati alle vari fasi della corrida) l'autore ripercorre i significati e la storia dei vari passi della corrida partendo dall'antica Grecia (incredibile ma si), fino ai giorni nostri, in modo dettagliato, ma estenuante, pesante, dilungandosi molto, e poco utile ai fini della vicenda in sè. L'autore dà poco peso ai personaggi. Infatti gli unici passi che mi sono decisamente piaciuti sono in quelle pochissime pagine sparse qua e là, le quali dipingono il torero e il toro insieme nella corrida. Nella loro danza che porterà uno dei due alle morte. Mi è piaciuta la descrizione dell uomo: "Tutto è nelle mani del Torero? Davvero?" - "Certo è tutto in mano nostra. Il toro è un animale. Il toro non sbaglia mai". E ancora "So che tutto sta solo a me, tutto è soltanto in mano mia e che il toro di ognuno, davvero, non sbaglia mai. A sbagliare siamo sempre e soltanto noi uomini. A sbagliare è sempre e soltanto chi ha la possibilità di decidere." E questo si lega poi inevitabilmente anche a quelle morti in cui il toro non muore nell'arena, ma sa che dovrà morire negli istanti seguenti, quando verrà portato vivo nel macello. E lui lo sa. E piange. La cosa che più fa male e che differisce il toro dall'essere umano e che il primo piange perche sa che a breve morirà, è disonorato, è umiliato, mentre il torero non piange perchè è ferito a morte e sa di dover morire, ma piange perchè non ha saputo uccidere il toro, e quindi ha fallito. Questo decisamente non mi piace. Il libro resta infine un libro per gli appassionati di corride, in quanto molto dettagliato sul tema. Essendo io contro, al di là del fatto che sia una celebrazione o meno, forse non ho provato del tutto il piacere di questa lettura.

    ha scritto il 

  • 5

    A sbagliare siamo sempre e soltanto noi uomini. A sbagliare è sempre e soltanto chi ha la possibilità di decidere.

    Emozionante, avvincente come un romanzo, anche se non saprei come definirlo: un libro di viaggio, di narrativa, con puntate filosofiche, insomma, un libro insolito, che tratta di un argomento "scomodo", che fa arricciare il naso a molti, ma che mi ha stregato proprio per i suoi diversi aspetti. U ...continua

    Emozionante, avvincente come un romanzo, anche se non saprei come definirlo: un libro di viaggio, di narrativa, con puntate filosofiche, insomma, un libro insolito, che tratta di un argomento "scomodo", che fa arricciare il naso a molti, ma che mi ha stregato proprio per i suoi diversi aspetti. Una lettura che invita ad altre letture, che incuriosisce, getta ami ai quali è difficile resistere.
    Forse il "plot" è un po' debole, specie alla fine, dove un'agnizione velata (mi si perdoni l'ossimoro) lascia un po' sospesi, ma che in qualche maniera ripropone il "mistero del toro", dove il protagonista del libro torea con il suo toro, il misterioso Rafael, da vero matador, inseguendone il mistero e concendendogli l'indulto: "la vittoria definitiva, ideale, sognante, sulla morte che sarebbe invece l'inevitabile fine del gioco in quanto metafora della vita che dunque come ogni vita è destinato a finire ... Certo, si tratta di un caso limite che non può essere la regola. La regola infatti nella vita e nell'arte resta la morte. Resta la morte anche quando la morte viene fantasticamente uccisa come nell'indulto".
    Detto questo, aggiungo una stellina: bellissimo.

    ha scritto il 

  • 0

    Ma perché non un vero romanzo?

    In effetti non si capisce perché un giovane romanziere, arrivato con il primo titolo in finale allo Strega, per la seconda prova non rilanci il genere romanzo. Qualsiasi lettore aprendo questo libro si aspetta di trovarvi il secondo romanzo di Matteo Nucci, solo che non è così. La colpa di Nucci ...continua

    In effetti non si capisce perché un giovane romanziere, arrivato con il primo titolo in finale allo Strega, per la seconda prova non rilanci il genere romanzo. Qualsiasi lettore aprendo questo libro si aspetta di trovarvi il secondo romanzo di Matteo Nucci, solo che non è così. La colpa di Nucci è di contribuire a mantenere l'equivoco condendo quello che è essenzialmente un saggio sulla corrida, un saggio basato certamente su un grande amore per quest'arte, ma comunque un saggio, con un plot narrativo per altro debole nella struttura e debolissimo nei dialoghi.
    Ecco, probabilmente è proprio nei dialoghi che si gioca la partita, in parte persa, di questo libro. Dialoghi che sembrano tratti da un qualche dialogo filosofico, cioè con i personaggi incapaci di vivere di vita propria ma tesi a permettere all'autore di esporre un pensiero o una riflessione.
    Forte, ben scritta e solida invece la parte dedicata all'arte della corrida, ricca di esempi, leggende e notizie tecniche. Peccato che il lettore, me compreso, si aspettasse altro.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Il toro non sbaglia mai - Matteo Nucci


    Nucci l'ho conosciuto un pomeriggio che tornavo col furgone dai vivai di Tor San Lorenzo. Quando sono in giro a quell'ora quasi sempre sintonizzo la radio su Fahreneit e quel giorno Loredana Lipperini stava intervistando sto ragazzo che inizia ...continua

    Il toro non sbaglia mai - Matteo Nucci

    Nucci l'ho conosciuto un pomeriggio che tornavo col furgone dai vivai di Tor San Lorenzo. Quando sono in giro a quell'ora quasi sempre sintonizzo la radio su Fahreneit e quel giorno Loredana Lipperini stava intervistando sto ragazzo che inizia a parlare di corride. Io l'unico approccio che avevo avuto con le corride erano le pagine di Fiesta di Hemingway. E qualche anno dopo averlo letto mi ero permesso di scrivere qualche parola sull'argomento in uno dei primi racconti per il Progetto Rorschach dell'Anonima Scrittori [ http://www.anonimascrittori.it/rorschach/04_massimiliano.htm ]. Sarà quindi perché comunque all'argomento ero sensibile, sarà perché quando torni alla base su furgone dopo un attesa di un'ora sotto il sole sei più ricettivo e disponibile nei confronti di quello che ascolti, o forse sarà perché nelle parole di Matteo Nucci c'era un sottofondo di passione che non si poteva lasciar passare del tutto inascoltato. Comunque - sarà per una di queste ragioni o semplicemente per il fatto che gli argomenti scomodi e controcorrente mi sembrano sempre irresistibili - dopo cinque minuti di intervista avevo deciso che quel libro me lo sarei letto.
    (Il giorno dopo scopro che una frase di Antonio Pennacchi era stata usata come richiamo sulla fascetta di copertina del libro. "Gettàti nel mondo veniamo/ come i tori di Nucci nell'arena". E mi faccio la convinzione che di questo libro me ne abbia parlato proprio lui e che io - inconsciamente - sia stato plagiato e disposto alla lettura dall'opinione del grande scrittore. Riporto proprio alla mente una conversazione di qualche settimana prima in cui ci diceva - a me e al Torque - un gran bene di un libro e mi auto convinco che si trattasse proprio di quello, anche se a me sembrava di ricordare che nel titolo ci fosse il mare, tipo "Il mare non si asciuga" o una cosa del genere. Dubbi fugati comunque qualche giorno appresso. "Ma che Nucci," mi fa Pennacchi, "che c'entra mo' Nucci, di Nucci abbiamo parlato quando era stato finalista allo Strega l'anno scorso. Nucci è uno forte, bisognerà che prima o poi lo invitiamo a Latina, però il libro che dicevo io è di Fabio Geda e si intitola Nel mare ci sono i coccodrilli." A parte che io preferivo "Il mare non si asciuga", l'importante però era rassicurare la mia coscienza. Affrontavo il libro di Matteo Nucci sgombro da pregiudizi.)
    [Attenzione adesso perché da qui in poi si parla del libro e anche del finale]
    Il toro non sbaglia mai mi è piaciuto, mi ha spiegato con dovizia di particolari quello che nell'intervista che ho ascoltato avevo solo intuito. La complessità e la profondità di un mondo che è troppo facile liquidare come "barbarie" e che non si può nemmeno ridurre alla "tradizione" o, tanto peggio, al "mito". Ci sono luci e ombre in questo mondo dei tori e Nucci ce le illustra entrambe. Il senso profondo della corrida, ma anche la grettezza del mundillo, quel sottobosco di impresari, lavoranti, figure di primo e secondo piano che ruotano attorno al business e allo spettacolo perseguendo i loro fini. Su tutto però c'è la passione dell'aficionado, quello che nel rito della corrida vede la sfida dell'uomo con la morte, che sa che il protagonista del rito è il toro, che il matador è il sacerdote di questo rito e che solo dall'intesa perfetta tra i due - intesa che si raggiunge unicamente in quei quindici minuti di scontro finale - può scaturire la verità-
    Ha studiato filosofia, Nucci, e si sente. In alcuni punti si sente anche troppo, a parer mio, come a volte è eccessivo il didascalismo con cui si sente in dovere di spiegare le situazioni, le fonti e le citazioni colte, per cui spesso si ha l'impressione di non avere un romanzo tra le mani, ma un documentario. Ma sono peccati veniali. L'andirivieni tra i racconti e le spiegazioni sul mondo dei tori e il rapporto in costruzione tra l'italiano che vuole capire la paura e il torero a riposo che non riesce a venire a patti con i propri fantasmi e ben bilanciato.
    Non dimentichiamo che Nucci riesce a far entrare nel mondo dei tori anche chi - come me - non ne ha mai sentito parlare. Le spiegazioni, gli aneddoti, le storie di vita. Il racconto fatto per immagini alternate degli ultimi istanti di vita di cinque toreri, l'indulto concesso al toro Idilico (che sono andato a cercarmi su youtube, chi l'avrebbe mai detto), ma anche l'ultima corrida del coprotagonista del romanzo, Rafael Lazaga Julia, sono momenti in cui se non proprio l'aficiòn si accende nel cuore del lettore, sicuramente capiamo il motivo per cui anche un italiano si può trovare stregato da questo mondo apparentemente estraneo.
    Ci sono poi alcune cose che avrei voluto leggere in maniera diversa, sarei voluto partire insieme al protagonista da quel pomeriggio in cui - dall'esterno della plaza de toros - i rumori ritmati della corrida lo hanno incantato e avvicinato al mondo dei tori una volta e per sempre, piuttosto che trovarmi già lanciato nella ricerca della paura. La possibilità di toreare anche davanti a una vacca per sentire il morso della paura e capire la verità dei tori. Ecco, Nucci ce lo spiega, ma non ci accompagna, in quel mondo, ci porta in giro come turisti e poi ci accompagna alla porta.
    E, puttana miseria, ce la sbatte pure in faccia con sto finale vigliacco in cui il protagonista non ha il coraggio di affrontare la sua paura, non entra nel terreno del matador che ha appeso le scarpe al chiodo e se ne va lasciandosi tutto dietro. Non affronterà la sua vaquilla, non affronterà le sue paure, resterà esterno a quel mondo che conosce tanto bene e risolverà il romanzo con un pretesto tutto sommato appiccicaticcio che lascia l'amaro in bocca.
    Però, da leggere.

    ha scritto il 

  • 4

    Il racconto del progressivo innamoramento per la corrida e i suoi rituali di un giornalista italiano che ci svela i segreti del toreo attraverso i suoi incontri con toreri e allevatori. Nucci svela il gergo tipico,la filosofia e perché no, la follia del rito ancestrale che in Spagna e soprattutt ...continua

    Il racconto del progressivo innamoramento per la corrida e i suoi rituali di un giornalista italiano che ci svela i segreti del toreo attraverso i suoi incontri con toreri e allevatori. Nucci svela il gergo tipico,la filosofia e perché no, la follia del rito ancestrale che in Spagna e soprattutto in Andalusia sembra immortale.

    ha scritto il 

  • 5

    Due Natali fa il mio miglior amico mi ha regalato "Sono comuni le cose degli amici", un libro che mi ha molto colpito ma mi ha lasciato qualche punto di domanda. Invece di rileggerlo, e chiarirmi, ho stupidamente scritto su Anobii una frasetta idiota. Che però mi ha dato l'opportunità di scambiar ...continua

    Due Natali fa il mio miglior amico mi ha regalato "Sono comuni le cose degli amici", un libro che mi ha molto colpito ma mi ha lasciato qualche punto di domanda. Invece di rileggerlo, e chiarirmi, ho stupidamente scritto su Anobii una frasetta idiota. Che però mi ha dato l'opportunità di scambiare alcune opinioni con l'autore, e di scoprire che tutti i punti di domanda che il romanzo, decisamente non comune, mi aveva lasciato, erano in fondo tracce del pensiero che l'autore aveva scientemente lasciato non dette e non finite. L'ho riletto, poi, e capito meglio, e apprezzato (anche se mi accorgo ora di non aver mai modificato la mia sciocca frasetta di commento). Da qualche giorno è stato pubblicato questo nuovo lavoro di Matteo Nucci, "Il toro non sbaglia mai", e l'ho letto con l'urgenza che richiedeva (da un po' lo aspettavo in libreria). Matteo questa volta ha scelto il mondo delle corride, che ama molto, ma i temi di cui parla sono gli stessi: la solitudine, la morte, l'uomo che si misura con sè stesso, l'anelito alla perfezione che si accompagna, quasi necessariamente, alla mediocrità del quotidiano. Il tutto in un continuo riferimento alla grecità classica che emerge prepotente, anche nella Spagna di oggi, anche nella vita di oggi (il senso del classico, in fondo, sta nella sua eternità, e in questo la tragedia è la sua quintessenza). E un protagonista che a volte sembra non capire, e invece capisce tutto, anche quello che Matteo, come già aveva fatto in "sono comuni" ha taciuto. Un protagonista che non ha un nome, è solo "L'italiano", ma una grande sete di sapere e di conoscere, che passa dall'oggetto della ricerca, il mondo del toro e dei toreri, ai soggetti che in questo mondo vivono, alle storie di quanti in questo mondo sono stati protagonisti. Un po' storico, un po' classico, ma sicuramente molto molto umano.
    "Solo che negli uomini questo senso di sconfitta è dato da una morte diversa: la morte delle loro aspirazioni. La paura di se stessi. La paura di affrontare una volta ancora le proprie paure, di affrontare i propri fantasmi. E' la morte di chi fugge, di chi non accetta la sfida, di chi rimanda. La morte di chi mente a se stesso e pensa di non aver davvero mai perso. La morte di chi non accetta la sconfitta e dunque non è capace di ricominciare".
    Grazie Matteo!

    ha scritto il