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Il tramonto dell'Occidente

Di

Editore: Longanesi

4.2
(66)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 1520 | Formato: Altri

Isbn-10: 8830403903 | Isbn-13: 9788830403901 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: J. Evola

Disponibile anche come: Paperback , Copertina rigida , Cofanetto

Genere: History , Philosophy , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 4

    Ottimo dal punto di vista filosofico

    Una buona costruzione filosofica, mentre è piuttosto amatoriale dal punto di vista storico (non esistono solo le analogie!!!). Thomas Mann ha definito Spengler "la scimmia ammaestrata di Nietzsche", ...continua

    Una buona costruzione filosofica, mentre è piuttosto amatoriale dal punto di vista storico (non esistono solo le analogie!!!). Thomas Mann ha definito Spengler "la scimmia ammaestrata di Nietzsche", forse anche lui appartiene alla schiera dei critici che non l'hanno letto per bene fino in fondo - anche se l'influenza di Nietzsche è comunque presente (ma forse è solo un caso).

    ha scritto il 

  • 5

    Difficile riassumere in poche righe la bellezza di questo libro. Le 1500 pagine scivolano veloci fra le dita, con un linguaggio che nulla lascia al caso, ma senza mai rinunciare alla chiarezza e al ...continua

    Difficile riassumere in poche righe la bellezza di questo libro. Le 1500 pagine scivolano veloci fra le dita, con un linguaggio che nulla lascia al caso, ma senza mai rinunciare alla chiarezza e al legame col piano generale dell'opera. Credo che dovendo scegliere tra la ricchezza di punti prospettici da cui valutare il libro, la visione sincronica della Storia, che accomuna nella sua evoluzione il mondo egiziano, quello cinese, quello indiano e quello occidentale sia quella che maggiormente dà la grandezza di un Autore giustamente considerato imprescindibile per capire il passaggio che il pensiero europeo compie negli anni immediatamente successivi alla prima guerra mondiale e che lo condurrà fino alla visione heideggeriana di un uomo prigioniero della prigione del suo stesso essere-per-la-morte. Fondamentale.

    ha scritto il 

  • 3

    Buono solo per quei tempi?

    Non sono riuscito a decidermi se oggi ha solo valore speculativo/storico o anche pratico. Scritto in piena crisi Eu postww1 (1918-22), è influenzato dal nichilismo, alla ricerca di una filosofia ...continua

    Non sono riuscito a decidermi se oggi ha solo valore speculativo/storico o anche pratico. Scritto in piena crisi Eu postww1 (1918-22), è influenzato dal nichilismo, alla ricerca di una filosofia della Storia (contro l’anomia per la perdita di sicurezza per la guerra dopo un secolo di pace) attraverso l’uomo/Stato forte [eroe Carlyle/Michels, autoritarismi], l’antilluminismo, il recupero dei valori classici (religiosi e civili).

    La teoria è che esistono 8 civiltà principali che danno identità collettive [manca l’idea di svl di soc individualista] destinate a scontrarsi senza inferire [l’antropologia ha dimostrato il contrario], ciascuna poggia su un proprio principio metafisico (relig, ideologia politica) e nasce-cresce-muore come un organismo [neodarwinismo?]: il ciclo di vita dura circa 1000y, quella Eu circa è nata nel 800 e finirà nel 1800 [per caso confonde la crisi tedesca/Weimar con quella del mondo occidentale?]. Precorre molte questioni: relativismo (verità solo momentanee, filosofie contestuali a tempo/società), ribalta [giustamente] Von Clausewitz (la guerra precorre la politica), prevede scontro di civiltà [ma Huntington vede inferenze], il socialismo tedesco era conservatore [infatti la cl.operaia aderì per prima al Naz.Soc.]. Fa affermazioni ragionevoli per il periodo: purificarsi, il ritorno alle radici sociocult, il legame con i valori religiosi, l’identità dei singoli nel collettivo [cfr Hegel], pochi possono comprendere l’ordine complessivo [teoria delle elite], la Cultura diventa Civilizzazione (decadente) ed i segni sono denaro e cesarismo politico. Ma per la maggior parte mi sembrano asserzioni/generalizzazioni banali/irrealistiche (anche per allora): la visione olistica della Storia è difficilmente realizzabile, la Storia in divenire non può avere un fine, l’urbanizzaz e la volontà di conoscenza sono indici di decadenza eurocentrismo (ed assenza di cfr con altre culture/civiltà) che svaluta tutto il resto, fisiognomica come espressione dello spirito [Lombroso], la Storia non va analizzata in modo scientifico ma per definire i criteri [filosof indefiniti] di giusto/sbagliato, il ciclo di vita delle società è temporalmente definito senza cura di relazionarlo alle distanze ed alla loro riduz relativa grazie alla tecnologia.

    Weber disse che Spengler era un dilettante ingegnoso e colto, e Popper disse che le sue teorie erano futili; credo che questo sia un libro che è quasi doveroso leggere se ci si interessa di Storia e/o Filosofia, ma arrivato alla fine di questa pesante lettura, mi rendo conto che credo più a Weber e Popper che al temuto Tramonto.

    ha scritto il 

  • 5

    Ducunt fata volentem, nolentem trahunt

    Ho scalpitato per varie centinaia di pagine sotto l'impulso di voler commentare questo libro. Un anno e mezzo per terminarlo, portandolo meco per mezzo mondo nonostante la mole, centellinato e ...continua

    Ho scalpitato per varie centinaia di pagine sotto l'impulso di voler commentare questo libro. Un anno e mezzo per terminarlo, portandolo meco per mezzo mondo nonostante la mole, centellinato e rimasticato (le prime settecento pagine le ho lette due volte, tornando indietro ogni fine capitolo). Mi trovo ora imbarazzato a parlare di quest'opera monumentale tanta è la riverenza che mi provoca, ed infatti queste poche righe vogliono essere soltanto un omaggio alla sua grandezza. Filosofia della storia, dell'arte, del diritto, dell'economia, della scienza, della religione, della politica... sorretta dalla stessa tensione metafisica che soggiace alla storia, all'uomo, al mondo e all'universo. È una chiosa conclusiva ed interpretativa al sapere umano di ogni tempo e luogo, e così anticipa nutre e sopravanza tutta la filosofia del novecento. In quanto tale, un'opera indispensabile per capire il tempo, gli uomini e l'oggi così come lo viviamo. Penso che il successo che ottenne quando uscì sia dovuto allo sconforto provocato dalla prima guerra mondiale, forse attraverso queste pagine vi si riusciva a trovare un senso ed una dimensione. Ben oltre tradizionalisti più puri (più esoterici e meno metafisici) quali Guènon ed Evola (che l'ha tradotto). Ogni ulteriore parola temo che sia di troppo, ma se mi verrà in mente altro l'aggiungerò.

    "Ora è finalmente possibile compiere il passo decisivo, cioè tracciare una imagine della storia non più dipendente dal luogo casuale dell'osservatore in un dato 'presente' (nel suo presente) e dal suo essere un membro interessato di una certa civiltà, le cui tendenze religiose, spirituali, politiche e sociali lo conducono a ordinare la materia storica secondo una certa prospettiva limitata temporalmente e spazialmente e, quindi, a imporre al passato una forma arbitraria e superficiale a esso intimamente estranea."

    ha scritto il 

  • 3

    M'incuriosiva un pensatore, matematico di formazione, che in pieno Novecento riproponeva una visione ciclica della storia, e poiché ho anche una grande pazienza, qualche anno fa riuscii ad arrivare ...continua

    M'incuriosiva un pensatore, matematico di formazione, che in pieno Novecento riproponeva una visione ciclica della storia, e poiché ho anche una grande pazienza, qualche anno fa riuscii ad arrivare in fondo a qusto poderoso volume. Al pari di Hegel, che però almeno aveva alle spalle, come Platone, Vico o gli Stoici, un sistema filosofico complesso ed organico, Spengler tuttavia stende i fatti storici sul letto di Procuste per poterli incasellare nelle sue categorie predeterminate, e rispetto ai filosofi veri lo fa anche con un certo malgarbo, quantunque a tratti il suo sistema possa apparire seducente: capisco perciò perché Henri-Irenée Marrou lo accusava senza mezzi termini di prodursi in sofismi.

    ha scritto il 

  • 4

    Sebbene l'opera in questione spesso sia stata accostata all'ascesa del nazionalsocialismo in Germania, tanto da esserne considerata come l'opera di filosofia della storia giustificatrice ...continua

    Sebbene l'opera in questione spesso sia stata accostata all'ascesa del nazionalsocialismo in Germania, tanto da esserne considerata come l'opera di filosofia della storia giustificatrice dell'ideologia hitleriana per quanto l'autore non aderì mai al partito nazista, ed anche, parzialmente al fascismo (Mussolini ne era un estimatore e la fece tradurre in italiano), è una colossale pietra miliare della storiografia novecentesca. Profetica e crepuscolare nelle sue intuizioni, Il Tramonto dell'Occidente sembra oggi tornare, ma mai quanto i lavori dell'altro pensatore maledetto del Novecento - Carl Schmitt -, prepotentemente alla ribalta, sopratutto per le sue lungimiranti previsioni sull'avvento del mondo globale. Lettura indispensabile per chiunque voglia avere un approccio "universale" alla Storia delle Civiltà. Un must!

    ha scritto il 

  • 5

    Una teoria sulla storia assolutamente affascinante e molto ben documentata: a mio avviso l'unico libro di filosofia della storia veramente originale del Novecento.

    ha scritto il