Il treno dell'ultima notte

Di

Editore: RL Libri (Superpocket Best seller)

3.8
(833)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 430 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8846210875 | Isbn-13: 9788846210876 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Tascabile economico , Altri , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Viaggi

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Descrizione del libro
Emanuele è un bambino ribelle e pieno di vita che vuole costruirsi un paio di ali per volare come gli uccelli. Emanuele ha sempre addosso un odore sottile di piedi sudati e ginocchia scortecciate, l'"odore dell'allegria". Emanuele si arrampica sui ciliegi e si butta a capofitto in bicicletta giù per strade sterrate. Ma tutto ciò che resta di lui è un pugno di lettere, e un quaderno nascosto in un muro nel ghetto di Lodz. Per ritrovare le sue tracce, Amara, l'inseparabile amica d'infanzia, attraversa l'Europa del 1956 su un treno che si ferma a ogni stazione, ha i sedili decorati con centrini fatti a mano e puzza di capra bollita e sapone al permanganato. Amara visita sgomenta ciò che resta del girone infernale di Auschwitz-Birkenau, percorre le strade di Vienna alla ricerca di sopravvissuti, giunge a Budapest mentre scoppia la rivolta degli ungheresi, e trema con loro quando i colpi dei carri armati russi sventrano i palazzi. Nella sua avventura, e nei destini degli uomini e delle donne con cui si intreccia la sua vita, si rivela il senso della catastrofe e dell'abisso in cui è precipitato il Novecento, e insieme la speranza incoercibile di un mondo diverso.
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  • 4

    Arbeit macht frei

    Sono scarpe di misure così diverse: grandi e sformate da uomo, piccole coi tacchi, da donna, a pantofola, a stivaletto; minuscole coi laccetti, da bambino; mocassini, polacchette, scarponcini, pianell ...continua

    Sono scarpe di misure così diverse: grandi e sformate da uomo, piccole coi tacchi, da donna, a pantofola, a stivaletto; minuscole coi laccetti, da bambino; mocassini, polacchette, scarponcini, pianelle, galosce, sandali, calzari, babbucce. Destre che hanno perso le compagne sinistre, stivaletti che una volta forse erano stati rossi e ora sono quasi neri, tomaie con i buchi senza più i lacci. Solo quando il suo occhio si sofferma su una scarpa infantile qualcosa nella sua immaginazione si smuove.
    Ecco le gambette nude di un bambino che avanza calzando le scarpine lise. Gli altri, uomini e donne, lo seguono; sono migliaia di piedi che si muovono, che vanno. Ma dove vanno?

    Nel suo romanzo, terribile e bellissimo, la Maraini descrive così la montagna di scarpe lasciate ad Auschwitz dalle vittime delle camere a gas e degli orrori nazisti.
    A Budapest, all’inizio del molo dove ci si imbarca sui battelli che solcano il bel Danubio blu, c’è un grande monumento formato da centinaia di scarpe di tutti i tipi e misure, messe lì in fila, a ricordo degli ebrei ungheresi fucilati e poi gettati nel fiume.
    Che ora è di un anonimo color grigio/ mutanda lavata col detersivo del Discount, ma in quei giorni scorreva rosso.
    Guardare quelle scarpe, alcune di bimbi molto piccoli, mette addosso un gran freddo e un po’ d’angoscia. Forse per questo vicino al monumento non c’era anima viva, neppure un gruppetto di giapponesi.

    Eppure li trovi ovunque, sempre di corsa, armati di macchine fotografiche e cineprese. Come disse qualcuno.. non hanno il tempo di guardare con calma niente, filmano e fotografano tutto, poi a casa si vedono foto e filmati. E guai se qualcuno resta indietro.
    Davanti al castello finto di Dracula, ( per chi non lo sapesse quello vero è in Transilvania, e ci vado l'anno prossimo, ma a Budapest c'è la copia esatta tarocca ) ho visto un cazziatone fatto da una guida ad una delle sue pecorelle che s’era attardata, magari per andare in bagno a fare la pipì.
    A momenti gli imponeva di fare harakiri. E lui si scusava rosso di vergogna, era tutto inchini a testa bassa, sumimasen, gomen nasai, sumimasen.. mentre gli altri lo guardavano seri con espressione di riprovazione, del tipo ma guarda questa merdaccia che ci fa aspettare e perdere tempo!

    E’ proprio vero che il genere umano è una zona del vivente che va definita circoscrivendone i confini. Questo è un apoftegma che ho appena letto e mi piaceva condividerlo.
    Dite che non c’azzecca un tubo col resto?
    Forse. O forse invece c’azzecca. Mi ritiro a meditarci sopra. Meditate anche voi.

    ☆☆☆☆ meditabonde

    ha scritto il 

  • 4

    Mi sembrò di sentire quel grido sussurrato: Che orrore!! Che orrore!!

    Una grande narratrice ci fa attraversare l'orrore e l'abisso i cui è precipitata l'umanità nel '900 e ciò di quella umanità che si è salvato ( dove si è salvato qualcosa) attraverso un romanzo in alcu ...continua

    Una grande narratrice ci fa attraversare l'orrore e l'abisso i cui è precipitata l'umanità nel '900 e ciò di quella umanità che si è salvato ( dove si è salvato qualcosa) attraverso un romanzo in alcuni punti, forse, leggermente prolisso ma nel complesso coinvolgente. Lo sfogo del tanto cercato amico d'infanzia Emanuele Orenstein ( la cui anima non si è salvata) è micidiale. Per chi vuole approfondire il periodo dell'olocausto, un libro, secondo me, necessario. Divorato in tre giorni

    ha scritto il 

  • 2

    promette ma non sempre mantiene...

    Lo spunto e' molto accattivante, la scrittura ottima ma in alcune parti si e' dilungata inutilmente e la fine lascia un po' l'amaro in bocca.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    «un senso di panico nel cuore …»

    Dicembre 13, 2014, Santa Lucia. Lucia mi regala il mio primo libro di Dacia Maraini.
    Santa Lucia muore il 13 dicembre 304, durante le persecuzioni di Diocleziano a Siracusa. Il libro parla di persecuz ...continua

    Dicembre 13, 2014, Santa Lucia. Lucia mi regala il mio primo libro di Dacia Maraini.
    Santa Lucia muore il 13 dicembre 304, durante le persecuzioni di Diocleziano a Siracusa. Il libro parla di persecuzioni. Quando si dice il caso …
    Vienna, 1956. «Arrivederci, console Schumacher. Lei è stato molto utile. Non per trovare le tracce di Emanuele Orenstein, ma per capire cosa è stato il nazismo in questo paese: come ha saputo corrompere anche le persone oneste, trasformandole in cieche e sorde.»
    Firenze, anni ’30. Amara Sironi, dieci anni, figlia di un ciabattino, è amica di Emanuele, coetaneo e figlio di un industriale ebreo. Il loro è un rapporto di affetto appassionato. Nel dicembre del ’39, contro ogni logica e prudenza, la famiglia di Emanuele si trasferisce nella bella casa della mamma, in Schulerstrasse a Vienna. Emanuele scriverà lunghe lettere ad Amara, ma nel ’43, qualche tempo dopo il loro trasferimento presso il ghetto di Lodz, le lettere si interrompono.
    Anno 1956. Amara, giornalista alle prime armi e da poco separata dal marito, parte alla volta di Auschwitz, per scrivere alcuni articoli per il suo giornale, ma soprattutto alla ricerca di Emanuele. Sarà sopravvissuto il piccolo Emanuele agli orrori di Auschwitz-Birkenau?
    Amara incontrerà Hans, viennese di madre ebrea ungherese gasata a Treblinka, e Horvath, vecchio e un po’ strambo bibliotecario viennese. Visiteranno una Vienna ancora segnata dalla guerra, alla ricerca di improbabili ‘testimoni’. Vivranno il clima di sospetto e follia della Guerra Fredda, saranno a Budapest, oltre la Cortina di Ferro. Assisteranno alla rivolta di un popolo e alla ‘restaurazione’ imposta dai carri armati russi, nella indifferenza di una ‘distratta’ Europa.
    «E quello che mi addolora è che l’8 dicembre, all’VIII Congresso del Partito Comunista Italiano è stato approvato l’intervento sovietico in Ungheria, isolando le voci dei dissenzienti.»
    Il libro inizia con queste due citazioni tratte da Cuore di tenebra di Conrad:
    «Mi chiesi cosa ci stessi a fare là, con un senso di panico nel cuore come se mi fossi smarrito in un luogo pieno di misteri assurdi e crudeli, proibito ai mortali.»
    «Sembrava che lui mi fissasse […] col suo sguardo dilatato e immenso che avvolgeva, condannava, esecrava tutto l’universo. Mi sembrò di sentire quel grido sussurrato: che orrore,! Che orrore!».

    Tanti, tantissimi anni fa ho visitato il lager nazista di Mauthausen. Non ho mai finito il mio ‘tour’. Dopo la visita alla sala medica, provvista di adeguata lastra di marmo con relativi canali di scolo del sangue per le operazioni … sperimentali, senza anestesia e lo strumento per misurare l’altezza delle persone, ingegnosamente ‘adattato’ per ospitare la pistola per il risolutore colpo alla nuca, il mio cervello aveva opportunamente staccato la spina.
    Tiene in mano un libro di Pascal e legge a voce alta: «Si immagini un gran numero di uomini in catene, tutti condannati a morte, alcuni dei quali siano ogni giorno sgozzati sotto gli occhi degli altri; coloro che restano vedano la propria sorte in quella dei propri simili e, guardandosi l’un l’altro con dolore e senza speranza, aspettino il loro turno. Questa è l’immagine della condizione umana.»
    Giusto celebrare la Giornata della Memoria, ma senza una reale conoscenza delle origini e sul portato degli orrori passati e … presenti, la belva umana cantata da Guccini, di sangue non sarà mai contenta.
    «La bellezza può contenere in sé la giustizia o sono due verità che si oppongono e si eliminano a vicenda? la bellezza non è anche equilibrio, armonia della ragione? l’intelligenza, quando è disinteressata, non diventa bellezza? e il pensiero, quando è generoso e giusto, non diventa bellezza?»
    Chissà, magari aveva ragione il principe Myškin … forse … chissà …

    ha scritto il 

  • 2

    Per me è stata una grandissima delusione questo libro. L'ho iniziato convinta che trattasse dell'Olocausto e dopo un'avvio abbastanza scorrevole esce completamente dal tema per dilungarsi sulla politi ...continua

    Per me è stata una grandissima delusione questo libro. L'ho iniziato convinta che trattasse dell'Olocausto e dopo un'avvio abbastanza scorrevole esce completamente dal tema per dilungarsi sulla politica ungherese e sulla rivolta del 1956 per quasi tutto il libro. Noioso all'inverosimile e confesso di aver saltato parecchie pagine per arrivare ad un finale veramente molto deludente.
    E' il primo libro che leggo della Maraini ma per il momento non mi viene voglia di leggerne altri.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    "Sembrava che lui mi fissasse....col suo sguardo dilatato e immenso che avvolgeva, condannava, esecrava tutto l'universo. Mi sembrò di sentire quel grido sussurrato: Che orrore! Che orrore!."

    E' la storia di Amara che va in cerca, nell'immediato dopo guerra, del suo amico d'infanzia Emanuele Orestain, il bambino che tanto lei ha amato nella sua Firenze, da piccoli giocavano, andavano in bi ...continua

    E' la storia di Amara che va in cerca, nell'immediato dopo guerra, del suo amico d'infanzia Emanuele Orestain, il bambino che tanto lei ha amato nella sua Firenze, da piccoli giocavano, andavano in bici, erano ghiotti delle buonissime ciliegie, ma un giorno del 1939, i genitori del piccolo decidono di rientrare a Vienna, loro ricchi ebrei, famiglia importante non temevano l'avanzare delle idee di Hitler e del nazismo, stupidamente pensavano di essere indenni dall'orrore che quotidianamente colpiva gente delle loro origini. Emanuele tiene informata Amara, tramite lettera prima e poi lascerà un piccolo quaderno/diario, all'interno di una crepa in un muro nel ghetto di Lodz, dove racconta tutte quello che gli succede fino alla deportazione, dove si perdono le sue tracce.
    Amara parte da qui, percorre l'Europa, durante la guerra fredda, alla ricerca del suo caro amato amico perchè è convinta che lui sia vivo, alla fine lo troverà, completamente cambiato dall'ORRORE che ha vissuto. "Ombra mai sazia di splendide apparenze, di realtà spaventose:ombra più cupa che non le ombre di notte". (Conrad)
    Questo libro è un viaggio terribile, che ripercorre con cruda realtà tutto il male delle persecuzioni fatte da Hitler e dai suoi uomini. Quanto male hanno causato al popolo ebreo, uomini e donne ai quali veniva tolta la loro dignità, erano un numero e subivano ogni tipo di atrocità, crudeltà e perversione. Tutte le idee di un pazzo, Hitler, che inneggiava ad una razza perfetta, pura, che eliminava "una specie parassita", avevano reso cieco ed esaltato il popolo tedesco che a fine guerra deve aver provato una grande vergogna, disagio e turbamento, terribile deve esser stato scoprire ciò che avveniva nei campi di concentramento.
    "...una fila di donne nude, dalle carni bianche, come appare la pelle quando viene spogliata dei vestiti, d'inverno. Una nudità così non l'ho mai veduta. Una nudità che, nel suo rivelarsi ultimo, arreso, si fa lieve, trasparente e muta. Le teste sono incassate nelle spalle, i petti incurvati in avanti, le mani a coprire i sessi. Sono i dannati che si avviano, senza ribellarsi, verso l'estrema condanna, pur sapendo di essere innocenti. C'è un marchio che li inchioda al loro destino di martiri. Sono colpevoli di vivere, di essere se stessi. Anche se non hanno ascoltato il serpente, se non hanno morsicato la mela della tentazione, sono lì a subire l'umiliazione del rifiuto divino. Per sempre, dicono, quei corpi curvi, per sempre. Ma perchè?"
    Un racconto complesso che tratta temi forti, tristi e intolleranti, un pezzo della nostra storia che non va dimenticata, ci umilia ed avviliste, l'Olocausto costituisce un evento fondamentale per comprendere sia la civiltà occidentale che l'evoluzione degli stati nazionali, la moderna società burocratica e, naturalmente, la natura umana. L'Olocausto altro non fu che l'assassinio premeditato di milioni di civili innocenti. Un libro che porta a pensare ed a riflettere, bello e tristissimo allo stesso tempo.
    "Il futuro si apre davanti a lei come un fiore precoce che ha sentito il primo raggio di sole, ma potrebbe rimanere congelato sul ramo. Perché la primavera non è ancora arrivata e quel raggio di sole l'ha ingannata."

    ha scritto il 

  • 2

    L'idea si gioca sull'etimologia della parola treno, che indica un lamento funebre. Un libro che ho letto, perchè la Maraini scrive bene (memorie di una ladra, secondo me, è un capolavoro), ma che ho t ...continua

    L'idea si gioca sull'etimologia della parola treno, che indica un lamento funebre. Un libro che ho letto, perchè la Maraini scrive bene (memorie di una ladra, secondo me, è un capolavoro), ma che ho trovato la ritrita storia sull'Olocausto, un dramma che attraverso libri come questo viene banalizzato.

    ha scritto il 

  • 5

    Dacia Maraini è una scrittrice di grande potenza descrittiva e nello stesso tempo di lucida e disillusa partecipazione emotiva. Sotto questo aspetto Il treno dell’ultima notte è uno di quei libri che ...continua

    Dacia Maraini è una scrittrice di grande potenza descrittiva e nello stesso tempo di lucida e disillusa partecipazione emotiva. Sotto questo aspetto Il treno dell’ultima notte è uno di quei libri che lasciano il segno e restano impressi in modo così indelebile nella mente e nel cuore che si rileggono con piacere e tristezza insieme e non possono proprio mancare nel proprio personale bagaglio di letture. C’è tantissimo in queste pagine: la storia commovente e coinvolgente di Amara, la protagonista, nel suo viaggio in Europa a ritroso nel tempo contro ogni logica e ogni ottimistica aspettativa, per ritrovare Emanuele, l’amico d’infanzia perduto nei vortici di una parentesi di storia crudele e spietata che ne faranno un carnefice da vittima qual era; la vibrante e intensa cronaca di una rivoluzione, quella dell’indipendenza ungherese, schiacciata con violenza dalla tracotanza sovietica; la propaganda nazista e le sue sordide implicazioni e aberrazioni che hanno segnato col sangue di migliaia di innocenti il corso catastrofico della storia moderna. E’ l’Europa del 1956, dilaniata dalla guerra fredda, secoli bui dove si incrociano con il suo i destini di uomini e donne diretti verso l’abisso di un mondo che sta collassando nel nero abisso della guerra, un abisso che inghiotte ogni cosa e porta via con sé anche la flebile speranza di costruire finalmente un mondo nuovo e migliore dalle ceneri della desolazione. Il treno di speranza dell’andata è il treno amaro della disillusione del ritorno. Indimenticabile, uno di quei libri che segnano l’anima.

    ha scritto il 

  • 4

    “Il treno dell’ultima notte” Dacia Maraini

    Amara, la protagonista, nel 1956 inizia un viaggio tra Austria, Polonia ed Ungheria alla ricerca del giovane amico Emanuele, da lei creduto vivo, che dalla Toscana viene portato dalla famiglia ebrea d ...continua

    Amara, la protagonista, nel 1956 inizia un viaggio tra Austria, Polonia ed Ungheria alla ricerca del giovane amico Emanuele, da lei creduto vivo, che dalla Toscana viene portato dalla famiglia ebrea di origini austriache a Vienna durante il periodo delle leggi razziali.
    La famiglia di Emanuele viene trasferita quasi subito nel ghetto di Łódź.
    Ad Amara non restano che le lettere inviate dall’amico ed un quaderno scritto da Emanuele ritrovato nascosto in un muro nel ghetto e che una mano ignota ha inviato alla protagonista della storia.
    Nel suo viaggio conosce alcuni persone che la accompagneranno nella sua ricerca e diventeranno persone importanti nella sua vita. Insieme ai suoi amici sarà testimone della rivolta, per la ricerca della libertà, del popolo ungherese soffocata poi nel sangue dall’Unione Sovietica.
    Un finale che è una vera sorpresa, ma che mi ha lasciato una sensazione di impotenza ed ancora una volta mi fa pensare di quanta cattiveria e pazzia ci sia nella natura umana.
    Valutazione più che positiva.

    ha scritto il 

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