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Il treno era in orario

Di

Editore: Arnoldo Mondadori Editore

4.0
(239)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Spagnolo , Francese

Isbn-10: 8804480343 | Isbn-13: 9788804480341 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida , Paperback , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Il treno era in orario

Mentre attraversavano il buio sottopassaggio, udirono sopra di loro il fragore del treno che arrivava, e la voce sonora dell'altoparlante disse con dolcezza: «Tradotta militari in licenza, proveniente da Parigi per Przemysl, ferma a... ».

Poi, salite le scale fino al marciapiede, si fermarono davanti a uno scompartimento qualunque, da cui smontavano soldati in licenza con le facce allegre, stracarichi di pacchi giganteschi. Il marciapiede si vuotò in fretta, era la solita scena. Qua e là, davanti ai finestrini, stavano ragazze o donne o un padre tetro e taciturno... La voce sonora, intanto, diceva di affrettarsi. Il treno era in orario.

Il pane dei verdi anni

Il giorno in cui arrivò Hedwig era un lunedí, e quel lunedí mattina, prima che la mia affittacamere mi facesse scivolare sotto l'uscio la lettera del babbo, avrei preferito cacciar la testa sotto le coperte, come facevo spesso, un tempo, quando stavo ancora alla Casa dell'apprendista.

Ma dal corridoio la padrona mi gridò: «E' arrivata posta per voi, da casa!». E quando mi fece passare la lettera sotto l'uscio, e io la vidi slittare, bianca, nell'ombra grigia che riempiva ancora la mia stanza, balzai dal letto, spaventato, perché invece del timbro tondo di un qualche ufficio postale riconobbi quello ovale della ferrovia.

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    la vita è dura: si può anche morire!

    avendo viaggiato da giovane la mesopotamia attraversata dai fiumi anacoluto ed aforisma certi serpenti letterari avevano bisogno di espedienti noti come antidoti. ci si ferma, ci si stende accecati dal sole e si attende che il corpo riacciuffi l'anima. non sto leggendo jodorowsky, ma i miei occhi ...continua

    avendo viaggiato da giovane la mesopotamia attraversata dai fiumi anacoluto ed aforisma certi serpenti letterari avevano bisogno di espedienti noti come antidoti. ci si ferma, ci si stende accecati dal sole e si attende che il corpo riacciuffi l'anima. non sto leggendo jodorowsky, ma i miei occhiali da sciamano trovano in una grotta buia il senso del dolore. la vita non è uguale per tutti, per questo si muore. si muore come un topo nel meandro della cantina, come cenerentola perdendo la sua scarpetta da ballo al cospetto del principe. si muore. punto. se la morte è la fine della vita non spetta certo a me dirlo, ma visto che compro (espello soldi come fosse merda) un libro devo dire qualcosa a me che leggo. se leggi c'è una conseguenza.

    heinrich böll mette sul piatto della scrittura se stesso. piace o non piace, crede di fare ciò che il rovescio della medaglia cerca di spiegare. scritto questo potrei ritirarmi in una sigaretta, ma la resistenza è più forte della tentazione. nello schieramento dei personaggi resta indietro il treno che nel titolo era in orario. già, esiste una rappresentazione nella scrittura oltre il racconto. ciò che m'incanta è l'uso temporale dello stesso: esprime il dolore della narrazione. mi chiedo se l'imperfetto sarebbe stato capace di esprimere l'imperfezione temporale del narrato come nel titolo: ecco l'aforisma del presente in terza persona. nel racconto teatrale böll partecipa al vissuto della morte (come spes) in terza persona mentendo, sapendo di aver partecipato. nel gioco linguistico esiste una menzogna: mi nascondo dietro la tenda del vissuto per non ammettere di aver partecipato. come un gioco adulto (quello della morte), si nasconde la tragedia del vivere e non fa piangere. è un racconto cinico, istrionico, apologetico del dolore. perfino socrate potrebbe essere di meno. è una vita raccontata dalla parte del carnefice alla quale m'inchino per la verosimiglianza, per l'esperienza letteraria, ma esiste il limite che non giustifica, che non permette a nessuno di tornare indietro.

    preferisco questi tre soldati sul treno protagonista dell'orario che mi riportano alla paga del soldato di faulkner o i compagni dispersi di ulisse. bukowski nella dispersione non riesce a raggiungere i livelli mitteleuropei di böll. certo, rimane il secondo me, rimane il momento in cui si legge. era meglio ken parker o tex willer? ma la letteratura si difende rispetto al fumetto… dunque anche se si legge si può morire.

    questo treno vale il biglietto, ma non c'è rimborso se si sente un po' di puzza di ritardo.

    "lui guadagnava parecchio, ma noi eravamo sempre terribilmente in miseria, perché beveva. per me era talmente naturale che un uomo, la mattina, sedesse alla tavola della colazione con la testa pesante e di cattivo umore, che più tardi, quando conobbi altri uomini, i padri dei miei amici, pensavo che non fossero uomini". (pag. 87)

    "ma tu perché ritorni a tanta noia? perché non sali il dilettoso monte ch'è principio e cagion di tutta gioia?… tale, che la vostra miseria non mi tange, né fiamma d'esto incendio non m'assale. …sempre dinanzi a lui ne stanno molte; vanno a vicenda ciascuna al giudizio…" (dante, inferno)

    "e ho pregato, pregavo per lei ogni giorno. ma non facevo che mentire e ingannavo me stesso, perché credevo di amare soltanto la sua anima. e avrei venduto tutte quelle migliaia di preghiere per un solo bacio delle sue labbra." (pag. 90)

    ha scritto il 

  • 0

    la bambina di 9 anni vuole andare in sicilia
    per le vacanze di pasqua

    sì, le faccio, e come
    e lei in aereo

    eh, le faccio, io non riesco
    e lei: devi vincere le tue paure

    cristoforo colombo, mi fa, ha incontrato un tronco
    sul suo cammino? beh, lo ha supe ...continua

    la bambina di 9 anni vuole andare in sicilia
    per le vacanze di pasqua

    sì, le faccio, e come
    e lei in aereo

    eh, le faccio, io non riesco
    e lei: devi vincere le tue paure

    cristoforo colombo, mi fa, ha incontrato un tronco
    sul suo cammino? beh, lo ha superato

    io la guardo e le faccio: un tronco? e l'ha superato?
    sì, mi fa, un tronco e si contorce tutta sghignaz-

    zante
    mi sa che la bambina di 9 anni è ora che si metta

    a leggere dei libri grossi, che le prendano ore e ore
    di mattina e di pomeriggio Paideia di Jager per esempio

    ecco proprio Paideia
    e me lo faccio anche schedare

    pasqua pasquetta e i giorni prima anche
    paideia I volume, omero e ss. (seguenti)

    ha scritto il 

  • 5

    Il treno era in orario è un racconto bellissimo, di una tensione crescente.
    La storia, semplificando al massimo, si svolge in un pugno di ore, quelle che separano Andreas, mandato in licenza a casa, dal ritorno al fronte.
    Alla fine del '43 le sorti della guerra sono già decise (dopo S ...continua

    Il treno era in orario è un racconto bellissimo, di una tensione crescente.
    La storia, semplificando al massimo, si svolge in un pugno di ore, quelle che separano Andreas, mandato in licenza a casa, dal ritorno al fronte.
    Alla fine del '43 le sorti della guerra sono già decise (dopo Stalingrado e la sconfitta dell'Asse in Africa) ma per ovvi motivi non ci si può permettere di dirlo:
    tacendo pensieri intimi e soffocando l'impossibile ribellione, ogni soldato va incontro al proprio destino.
    Questo racconto rappresenta per me una somma di contraddizioni: ha la profondità e la cupezza di una tragedia classica, è a tratti analitico e freddo come un marmo, un attimo dopo caldo e avvolgente, è minaccioso e cupo rombo di artiglieria in avvicinamento, e poi, di nuovo, vitale e musicale.
    Assolutamente da leggere per trovare un Boll autentico visionario.

    ha scritto il 

  • 0

    Il treno era in orario
    Presto morirò, pensa, e questo mi grida in faccia.
    E' la storia di un soldato che a Samarcanda ci va consapevole. Sa che la morte lo attende.
    Ed è questa consapevolezza a dare addirittura un senso ai suoi ultimi giorni in cui sono poss ...continua

    Il treno era in orario
    Presto morirò, pensa, e questo mi grida in faccia.
    E' la storia di un soldato che a Samarcanda ci va consapevole. Sa che la morte lo attende.
    Ed è questa consapevolezza a dare addirittura un senso ai suoi ultimi giorni in cui sono possibili, forse per la prima volta, l'amicizia e l'amore.
    Il coraggio di uno scrittore che nel 1949 butta in faccia alla Germania i ricordi di guerra, quando tutti volevano "parlare d'altro" e non rinuncia alla sua riflessione sul potere che entra nelle esistenze dei singoli, sconvolgendole.
    Böll, uno dei rari scrittori del novecento dichiaratamente religiosi, crea personaggi sempre in rapporto con Dio, fonte ultima della ragione per un mondo che appare senza senso.

    Il pane dei verdi anni
    Una sorta di poveri ma belli nella Germania del boom economico di metà degli anni cinquanta.
    Il protagonista non dimentica il passato - ennesimo invito di Böll ai suoi concittadini a evitare questa tentazione - e le sofferenze, simboleggiate nel desiderio del pane caldo, unico vero "vizio" del giovane operaio.
    I furbi di oggi sono gli stessi furbi di ieri e il ragazzo si accorge che, ormai, ha ben imparato la lezione del cinismo e della convenienza.
    Per questo si aggrappa con ostinazione alla possibilità di un amore disinteressato con una ragazza anch'essa spaesata e alla ricerca del suo posto nel mondo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Il treno del titolo è una tradotta, piena di militari ammassati che tornano al fronte; siamo nella seconda guerra mondiale. Andreas, uno di questi soldati, è particolarmente depresso: ha la sensazione forte della morte imminente; il viaggio prosegue monotono e il giovane comincia addirittura a pr ...continua

    Il treno del titolo è una tradotta, piena di militari ammassati che tornano al fronte; siamo nella seconda guerra mondiale. Andreas, uno di questi soldati, è particolarmente depresso: ha la sensazione forte della morte imminente; il viaggio prosegue monotono e il giovane comincia addirittura a prevedere quando e in quale villaggio avverrà la sua fine.
    Le migliaia di militari sono solo un gregge di contorno, lì sul treno, e Andreas passa le giornate del viaggio con due commilitoni, con cui condivide panini, sigarette, alcool e muti e neri pensieri. Come un Cristo sulla croce, sono questi i giorni della sua sofferenza e dell'agonia più che umana, con l'amaro calice che dovrà bere, alleviato soltanto da qualche preghiera da recitare o da programmare di recitare. I due disgraziati 'ladroni', uno tornato da casa subito dopo essere andato in licenza perché ha scoperto che la moglie lo tradiva, l'altro abusato sessualmente dal suo superiore che l'ha costretto anche a farsi complice dell'omicidio di un camerata che non voleva sottostare alle voglie dell'ufficiale, vivono vicino a lui gli ultimi momenti di quello che sembra un banale viaggio di ritorno al fronte.
    All'appuntamento la morte è in orario, per tutti e tre. E la donna, una prostituta polacca con cui Andreas passa la sua ultima notte in un platonico rapporto di corrispondenze amorose e intellettuali, la donna che tenta di strappare i tre 'crocefissi' al loro destino, non farà che, Maddalena trasformata in Madonna, accompagnarli all'orrenda fine.

    ha scritto il 

  • 4

    APPUNTAMENTO A SAMARRA

    Il treno era in orario: anche se il viaggio è durato più giorni, il treno era in orario.
    Doveva condurre da quella che una volta era casa, la Germania, (ormai casa per nessuno, piuttosto inferno di guerra) nelle braccia della grande Mietitrice, e così è stato. Un appuntamento da non ...continua

    Il treno era in orario: anche se il viaggio è durato più giorni, il treno era in orario.
    Doveva condurre da quella che una volta era casa, la Germania, (ormai casa per nessuno, piuttosto inferno di guerra) nelle braccia della grande Mietitrice, e così è stato. Un appuntamento da non mancare.
    Doveva condurci Andreas, il protagonista che non riesce a pregare come e quanto vorrebbe, ma prega per gli ebrei, e ha una certezza assoluta, la morte lo incontrerà all’arrivo, fra tre giorni, in un punto dopo Leopoli, novella Samarra. Morte che si configura come guarigione, resurrezione e completamento del proprio destino.
    È un conto alla rovescia, delle ore e dei chilometri che lo separano dall’evento.

    Sul treno Andreas incontra Willi e il Biondo, come lui soldati, riconosce in loro il suo dolore e questo basta per essere uniti in un unico destino e non lasciarsi più. Anche i suoi due occasionali compagni di viaggio diventano quindi parte dello stesso fato, tutti e tre sono nella stessa situazione, candidati alla morte, hanno già cessato di vivere, vittime della tragedia bellica cui nessuno può sottrarsi. Sul quel treno che era in orario, rappresentazione della vita da cui non si può scendere né disertare, viaggiavano questi tre strani essere umani, giovani, perché ventenni, ma già vecchi, perché soldati: un misto di verginità e anzianità, la guerra aveva mostrato loro cose uniche che li avevano segnati, ma ancora non conoscevano l’amore vero.
    Se non che, Andreas incontra Olina la sera prima quando in un bordello chiede se può comprare della musica, e…
    …e la Galizia trasformata in una terra di mito, che il treno attraversa senza perdersi e senza ritardo.
    Andreas incontra Olina e conosce quello che finora ha cercato e desiderato, ma ignorato.

    Il treno era in orario anche grazie a una scrittura tesa come sono tesi i binari, una scrittura che procede spedita e lineare proprio come i binari, che fa uso della ripetizione come i binari si ripetono anche per mezzo delle traversine, una scrittura che non molla mai, ti prende e ti porta senza darti il tempo di rifiatare.

    I suoi soldati ubriachi, dalla barba lunga e il cuore gonfio, illuminati da obliqui tagli di luce, come i bari caravaggeschi, che spengono innumerevoli sigarette nei portacenere di luridi tavolacci o custodiscono come preziose reliquie le ferite che potrebbero riportarli a casa, quegli stessi uomini delusi e affranti … sono destinati a occupare uno scranno di assoluto rilievo fra i grandi contestatori di questo secolo . Così parlò Affinati, l'Eraldo.

    PS
    La leggenda della Morte a Samarra (più bella che nel presunto testo originale, la 53ª sukkah del Talmud Babilonese): un servo annuncia al suo padrone di aver visto al mercato la Morte che gli aveva rivolto gesti minacciosi. Allora il padrone dona al servo un cavallo e del denaro, e gli dice di fuggire il più lontano possibile, fino alla città di Samarra. Quello stesso giorno anche il padrone incontra la Morte al mercato e le chiede conto dei gesti che hanno impaurito il suo servo. Non erano minacce, risponde la Morte, ero solo sorpresa di vederlo qui, così lontano da Samarra, dove stanotte lo prenderò.

    ha scritto il 

  • 5

    "Era estate e la messe si stendeva dorata sui campi, steli rinsecchiti, alcuni come carbonizzati, divorati dalla calura, e nulla mi era più odioso che morire la morte dell'eroe su un campo di spighe, mi ricordava troppo una poesia, e non volevo morire come in una poesia, non volevo morire la mort ...continua

    "Era estate e la messe si stendeva dorata sui campi, steli rinsecchiti, alcuni come carbonizzati, divorati dalla calura, e nulla mi era più odioso che morire la morte dell'eroe su un campo di spighe, mi ricordava troppo una poesia, e non volevo morire come in una poesia, non volevo morire la morte dell'eroe come su un cartellone propagandistico per questa sporca guerra...eppure era proprio come in una poesia patriottica: giacevo su quel campo di grano, sanguinante e ferito e bestemmiavo, pensando che forse sarei morto, a cinque minuti di distanza da quegli occhi."

    ha scritto il