Il tuo volto domani vol. 2

Ballo e sogno

Di

Editore: Einaudi (Tascabili scrittori)

4.2
(98)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 330 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8806201093 | Isbn-13: 9788806201098 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Filosofia

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Descrizione del libro
La seconda puntata del più importante romanzo di Javier Marías, dal respiro maestoso e appassionante e come sempre ricco di inaspettati colpi di scena. In questa seconda parte di Il tuo volto domani, ritroviamo il disorientato protagonista Jaime – o Jack, o Jacques, o Jacobo... – , la sua bella collega Pérez Nuix, il loro misterioso capo Tupra e, questa volta, tra gli altri, una coppia di variopinti italiani – lui, un malavitoso d’alto bordo, e lei, la sua procace e fin troppo disponibile moglie –, che danno a Javier Marías la possibilità di mettere in mostra fino all’estremo le sue inesauribili capacità inventive, affabulatorie e lessicali, per una nuova puntata di uno dei più importanti romanzi del Novecento spagnolo.
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  • 4

    2. Ballo e sogno

    Dea, il protagonista, continua a prestare servizio presso questa struttura di servizi segreti britannici, con il compito di capire gli altri, anticiparne le azioni future, le intenzioni, scoprire inso ...continua

    Dea, il protagonista, continua a prestare servizio presso questa struttura di servizi segreti britannici, con il compito di capire gli altri, anticiparne le azioni future, le intenzioni, scoprire insomma quale sarà il loro volto di domani. In questo secondo capitolo ritroviamo oltre il protagonista Deza, il capo Bertram Tupra, personaggio che si rivela molto ambiguo, Luisa la moglie dalla quale Deza è separato, la collega Pérez Nuix, il diplomatico spagnolo De la Garza personaggio antipatico ma che alla fine fa anche un po’ pena, e Peter Wheeler, che a quanto pare nella realtà altri non è che Sir Peter Russel importante ispanista cattedratico di Oxford che acconsentì di prestarsi come “personaggio” in questa trilogia al pari del padre di Marìas che gli dette il permesso di raccontare le sue vicende personali durante la guerra civile e nella fase iniziale della dittatura di Franco, la più sanguinosa, storie gelosamente custodite per una vita intera. Le vicende storiche negli anni precedenti e durante la seconda guerra mondiale della Spagna e dell’Inghilterra si incrociano e si rincorrono, non bisogna dimenticare che proprio Oxford fu il centro di grandi spie e agenti segreti, e anche di molti traditori. Ecco sono questi due personaggi il perno su cui ruota tutto il romanzo, realtà e finzione letteraria sapientemente tessuta da Marìas. Lo spionaggio raccontato da Marìas è ovviamente un pretesto per parlare d’altro, è un romanzo sull’inganno, sul potere, sull’amore e sul tradimento, alcune osservazioni sul matrimonio o sull’amicizia sono come squarci nella coscienza del lettore, ma non meno lo sono quelle relative al senso della violenza, della guerra e dei soprusi del potere. Via via che si procede nella lettura i personaggi diventano meno cristallini, si inizia a dubitare di loro, si ha la spiacevole sensazione o anche delusione che non siano veramente come appaiono e che quelle “stonature” qui e là possano rivelare aspetti davvero inquietanti, persino nelle persone più care e vicine. Solo Deza al momento resta un personaggio trasparente, immacolato, turbato e spesso titubante, questo sì, ma sempre onesto …. O quasi (ma questo è un aspetto che si dovrà chiarire nel terzo volume). Insomma un romanzo che ci costringe a guardarci dentro e a guardare con nuovi occhi coloro che ci stanno di fronte.

    ha scritto il 

  • 0

    Ballo e sogno che mi si stacchi il chewing gum dalla suola

    Questo perché il libro è del raffinato Javier Marías altrimenti il titolo adatto sarebbe stato
    Ballo e sogno che mi si stacchi il cingomma dalla scarpa
    Non ne posso più di parole italiane storpiate e ...continua

    Questo perché il libro è del raffinato Javier Marías altrimenti il titolo adatto sarebbe stato
    Ballo e sogno che mi si stacchi il cingomma dalla scarpa
    Non ne posso più di parole italiane storpiate e di termini inglesi spagnolizzati, lo abbandono.
    Circoscrivo la mia imprudente affermazione
    Mi stupisce considerare proprio Marìas il miglior scrittore in vita che mi è capitato di leggere (almeno finora)
    a “Domani nella battaglia..” e “Gli innamoramenti” a quel tipo di prolissità, perché questa è insopportabile. Il numero delle subordinate è talmente sproporzionato che si dimentica di volta in volta la principale. Ma di che cosa parla? Ma che lavoro fa? Ma cosa c’entra il castigliano mescolato con il burino? E la traduzione multipla di nipples, tipo Google translator?
    “Del maiale non si butta via niente”
    La composizione di Ballo e sogno ricorda la lavorazione dell’animale, Marìas grazie alle parentesi ha usato anche quelle parti che sarebbe stato opportuno buttare nel secchio.
    Il libro è più appiccicoso di un ciuìngam pestato per strada in una giornata di luglio.
    Per un lettore ci sono libri fortunati (talvolta mediocri) che devono quasi tutto al momento in cui vengono letti. Questo non lo è stato, ha avuto una cattiva sorte; è l’unica attenuante che mi sento di concedergli.

    Quando leggiamo Ballo e sogno noi mastichiamo..
    http://www.youtube.com/watch?v=1r8OIjgBDWg

    E-book N°98
    Il tuo volto domani. 2. Ballo e sogno (Javier Marías)
    Marzo 2015 –Abbandonato-

    ha scritto il 

  • 3

    Bisogna amare molto l'autore per apprezzare questo lungo romanzo, che è tutto un flusso di pensieri e di immagini, di osservazioni e sensazioni che ritornano, si modificano anche di poco poco, prendon ...continua

    Bisogna amare molto l'autore per apprezzare questo lungo romanzo, che è tutto un flusso di pensieri e di immagini, di osservazioni e sensazioni che ritornano, si modificano anche di poco poco, prendono nuovi aspetti e si sviluppano sorprendendo il lettore. E' un libro non facile, non accattivante, che suscita interesse ma può anche stancare dopo un centinaio di pagine. Oppure, può piacere moltissimo.

    ha scritto il 

  • 4

    Questa sera Deza è Jack e funge da inconsapevole scagnozzo di Tupra , che stasera è Reresby ed è impegnato in oscuri negoziati con Manoia, un losco faccendiere italiano o più presumibilmente vaticano, ...continua

    Questa sera Deza è Jack e funge da inconsapevole scagnozzo di Tupra , che stasera è Reresby ed è impegnato in oscuri negoziati con Manoia, un losco faccendiere italiano o più presumibilmente vaticano, accompagnato da una moglie botulinica e in piena sindrome da "viale del tramonto". Stasera Deza è anche cavalier servente della bella tardona a caccia di complimenti, e vola sulla pista da ballo assieme a lei, fino a quando, dolorante causa il ripetuto e forzato impatto con le di lei puntute protesi al seno, non è costretto a cedere la sua mansione di cicisbeo al ritrovato De La Garza, giovane diplomatico sempre più importuno, sempre più arrapato e soprattutto sempre più tamarro, con la sua retina goyesca e il suo orecchino da gitana. A questo punto scatta il "casus belli" dell'intreccio, perchè lo sventato Rafita sequestra la dama in un ballo selvaggio ed escoriante, Jack è lanciato da Reresby alla ricerca della coppia danzante, in un lungo excursus attraverso i cessi del locale, laddove si compiranno la vendetta e la catarsi finale.
    Ebbene si, la trama è quasi tutta qua, ma i tempi narrativi ce la centellinano e la fanno progredire in maniera infinitesimale; sembra veramente che l' Achille lettore, per quanto corra sbraiti e si danni, mai raggiungerà la tartaruga. Forse il problema è che, in questo magico locale, ogni sguardo, ogni parola, ogni soneria di cellulare,ogni calzatura femminile sbirciata sotto la porta dei bagni, ci trascinano lontano verso ricordi letterari e scenari familiari. Il passato personale, i racconti tramandati, gli istinti atavici della specie entrano in connubio, lanciandosi continui rimandi. Gran parte hanno nell'economia del libro, i racconti sulle efferatezze della guerra civile spagnola,e in realtà, il tema del rapporto fra vittime e carnefici, l' arte correlata di usare lo strumento della paura, di saperlo infliggere e dosare da parte del carnefice,di soccombervi o al contrario di padroneggiarlo facendone strumento di forza e amplificatore delle proprie possibilità di reazione da parte della vittima, rappresentano forse il tema capitale di un libro che può spiazzare:Tanto è violento,tanto è scientifico,tanto è esilarante

    ha scritto il 

  • 3

    (segue)
    Nella seconda parte del romanzo non sorprendono più la ridondante e fascinosa prosa di Marías, la malia di alcune scene, l'incisività e l'eleganza del pensiero, non sorprendono più non perché ...continua

    (segue)
    Nella seconda parte del romanzo non sorprendono più la ridondante e fascinosa prosa di Marías, la malia di alcune scene, l'incisività e l'eleganza del pensiero, non sorprendono più non perché siano a un tratto divenute scontate, no, lasciano ancora in stato semi-ipnotico e davanti alla bellezza mai ci si annoia, tuttavia dopo le quasi quattrocento pagine della prima parte e le oltre trecento della seconda già sappiamo di che pasta è fatto Marías e si avverte un filo di stanchezza.
    Ma è stanca l'opera o ero stanco io?
    (continua)

    ha scritto il 

  • 4

    Marias è uno di quegli scrittori che sanno sempre dove vogliono arrivare ed iniziano a scrivere un romanzo sapendo già quale ne sarà la conclusione. In questo tipo di romanzi l'architettura è fondame ...continua

    Marias è uno di quegli scrittori che sanno sempre dove vogliono arrivare ed iniziano a scrivere un romanzo sapendo già quale ne sarà la conclusione. In questo tipo di romanzi l'architettura è fondamentale e spesso la si comprende bene solo alla fine, una volta che tutte le strutture gettate in precedenza trovano compimento.
    Sicché ho dovuto attendere la fine della terza parte del romanzo, non una trilogia come invece dice nel retro di copertina la sempre più sciatta Einaudi, per poter esprimere un parere.
    La prima parte mi aveva lasciata molto perplessa: i temi e la scrittura di Marias erano quelli che conoscevo ed amavo ma qui le digressioni erano tali e tanto lunghe da dare l'impressione che il romanzo si reggesse sul nulla e si limitasse ad esplorare, un po' stancamente, cose già dette in passato. Poi la seconda parte mi aveva interessato di più e la terza mi ha convinto e persino appassionato.
    Rispetto ai soliti temi - la delazione, degli altri ma anche di se stessi; l'inconoscibilità delle persone; il peso delle conseguenze, anche non previste e inevitabili, delle proprie azioni - quello della violenza qui è predominante e un po' nuovo.
    Marias esplora l'ambiguità dei discorsi che si fanno intorno ad essa: considerata generalmente e retoricamente un male assoluto, in realtà è anche e purtroppo una delle componenti fondamentali del vivere a cui l'umanità non potrà mai rinunciare (spiace per i pacifisti), perché un conto è il mondo quale lo vorremmo e un altro è il mondo così com'è.
    Lo scrittore non la giustifica affatto, basti pensare al giudizio sprezzante sulle guerre del tardo XX e XXI secolo (quelle “per la democrazia”, “per i diritti umani”, “per la pace”) svelate nella loro spudoratezza, vigliaccheria e menzogna. Oppure ai racconti del padre del narratore sulla guerra civile, su di una violenza che genera non solo dolore ma anche corruzione morale ed assuefazione.
    Semplicemente Marias prende atto che essa c'è e sempre ci sarà, che a volte forse è l'unica soluzione (vedi l'episodio di Custardoy), confermando lo sguardo cinico ed impietoso presente in tutti i suoi romanzi.

    ha scritto il 

  • 4

    Un grande scrittore, ma non per tutti i palati

    Grandissimo scrittore è Marías. Nel secondo volume le sue qualità di narratore si esaltano fino al virtuosismo. Si pensi che tutta la seconda parte si svolge in una discoteca e la scena clou amplifica ...continua

    Grandissimo scrittore è Marías. Nel secondo volume le sue qualità di narratore si esaltano fino al virtuosismo. Si pensi che tutta la seconda parte si svolge in una discoteca e la scena clou amplificata e vivisezionata per un numero incalcolabile di pagine occuperebbe non più di dieci minuti di tempo reale. Il dettaglio infinitesimale spinge la tensione narrativa allo spasimo.
    Sotto la fitta trama della scrittura il volume della massa concettuale è enorme, quasi quanto il crudele taglio semantico di cui Marías si avvale per usare le lingue e il linguaggio come rovescio della realtà rappresentata.
    Grande e inquietante. Proprio come la letteratura dovrebbe essere sempre. Ma al tempo stesso è fortemente impegnativo il patto di lettura che l’autore ci propone: un “lungo viaggio al termine della notte” che si raccomanda – e con molta prudenza – solo ai lettori forti e non a quelli più leggerini.

    ha scritto il 

  • 4

    Archeologia mariasiana

    Tutto comincia col due, non con l'uno. O almeno per me. Libro trovato e rubato senza aver mai sentito nominare lo spagnolo. Rubato a casa di Mariangela in altri tempi, altri spazi. Non finito perchè t ...continua

    Tutto comincia col due, non con l'uno. O almeno per me. Libro trovato e rubato senza aver mai sentito nominare lo spagnolo. Rubato a casa di Mariangela in altri tempi, altri spazi. Non finito perchè troppo, in tutti i sensi. Ma poi ci sono ritornato, stremato, per sottrazione e per eliminazione che ormai tutto era cambiato e gli Eventi lo richiedevano. C'è una bella scena che ricordo, che è forse il punto in cui si apre il libro, dove parla di un senzatetto,ma forse è donna, di prendersi cura di questa persona. Della responsabilità. Forse per questo che lo lasciai, non importa. Mi colpì molto e a posteriori era prevedibile che Marias sarebbe entrato nel quadrato magico della mia vita. Concludo con una massima di Diana, a cui io di solito mi oppongo, per cui sia bene e non male non leggere tutto un autore, perchè lo scarto significa speranza e speranza significa futuro.

    ha scritto il