Il vagabondo delle stelle

Di

Editore: Adelphi (Gli Adelphi, 264)

4.2
(1146)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 400 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Catalano

Isbn-10: 8845919706 | Isbn-13: 9788845919701 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Stefano Manferlotti ; Postfazione: Ottavio Fatica

Disponibile anche come: Copertina rigida , Altri , Tascabile economico , Copertina morbida e spillati , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Filosofia , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Siamo nel braccio della morte a San Quentin, in California, dove il protagonista viene regolarmente sottoposto a torture e costretto in una camicia di forza. Con straordinaria autodisciplina riuscirà a trasformarsi in uno sciamano capace di attraversare le barriere del tempo come muri di carta. Ultimo romanzo di Jack London, "Il vagabondo delle stelle" apparve per la prima volta nel 1915.
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  • 3

    E' lo spirito che conta...

    Una cruda condanna contro la pena di morte e il carcere "duro", ma allo stesso tempo, è un romanzo che ne contiene tanti altri, così come lo spirito di un uomo vive tutte le vite che può.

    ha scritto il 

  • 4

    Primo libro di London che leggo, molto bello.
    La prosa è alquanto elementare, il libro è scorrevole e l'argomento è incentrato sulla reincarnazione, non stupisce che questo libro sia stato scritto pri ...continua

    Primo libro di London che leggo, molto bello.
    La prosa è alquanto elementare, il libro è scorrevole e l'argomento è incentrato sulla reincarnazione, non stupisce che questo libro sia stato scritto prima della guerra mondiale, essendo che London ha viaggiato molto e la teoria della reincarnazione è certamente più vecchia di lui in oriente, mentre in occidente si può dire che London sia stato un precursore, perchè ancora la filosofia orientale non era ancora arrivata fino a noi o non era così in vista come ha potuto metterla lui.
    Interessante e consigliato sia a chi la teoria la approva sia a chi non la considera.

    ha scritto il 

  • 4

    “Che cosa saro' quando tornero' a vivere? Chissa'. Chissa'...”

    Può l’animo umano attraversare le barriere del tempo e dello spazio per sfuggire alla torture a cui è sottoposto ogni giorno il suo corpo?
    Darriel Standing è un professore di agronomia. Un giorno ucci ...continua

    Può l’animo umano attraversare le barriere del tempo e dello spazio per sfuggire alla torture a cui è sottoposto ogni giorno il suo corpo?
    Darriel Standing è un professore di agronomia. Un giorno uccide per caso un suo collega di lavoro e viene per questo condannato all’ergastolo.
    Nel carcere di San Quentin in California dove è detenuto l’uomo subisce ogni tipo di tortura e di sopruso da parte dei secondini. Per sopravvivere al dolore fisico e all’umiliazione psicologica l’uomo inizia a viaggiare con la mente e con l’anima attraverso mondi lontani e dimenticati, attraverso ere lontane, reincarnandosi di volta in volta in altri personaggi.
    Un romanzo complesso, ma allo stesso tempo affascinante e coinvolgente, un romanzo che contiene tutta la vita di Jack London, le sue emozioni, le sue esperienze di vita, che fa riflettere sulla vita, la morte, l’amicizia, l’amore, su quelle certezze su cui è basata da sempre la nostra civiltà. Fa riflettere anche sull’asprezza e sulle difficili condizioni carcerarie, tema purtroppo ancora attuale.
    Un romanzo che ti scombussola l’anima come un terremoto, non un capolavoro come “Martin Eden”, ma pur sempre un altro grandissimo libro di questo scrittore purtroppo non apprezzato come meriterebbe.
    Lo consiglio spassionatamente.

    ha scritto il 

  • 5

    -È la vita a costituire l'unica realtà e il vero mistero. La vita è molto di più che semplice materia chimica, che nelle sue fluttuazioni assume quelle forme elevate che ci sono note. La vita persiste ...continua

    -È la vita a costituire l'unica realtà e il vero mistero. La vita è molto di più che semplice materia chimica, che nelle sue fluttuazioni assume quelle forme elevate che ci sono note. La vita persiste, passando come un filo di fuoco attraverso tutte le forme prese dalla materia. Lo so. Io sono la vita. Sono passato per diecimila generazioni, ho vissuto per milioni di anni, ho posseduto numerosi corpi. Io, che ho posseduto tali corpi, esisto ancora, sono la vita, sono la favilla mai spenta che tuttora divampa, colmando di meraviglia la faccia del tempo, sempre padrone della mia volontà, sempre sfogando le mie passioni su quei rozzi grumi di materia che chiamiamo corpi e che io ho fuggevolmente abitato.
    «Non uccidere». Stupidaggini. Domani mattina mi uccideranno. «Non uccidere». Stupidaggini. Proprio ora nei cantieri navali di tutte le nazioni civili stanno costruendo le chiglie di corazzate e supercorazzate. Cari amici, io che sto per morire vi saluto con questa parola: stupidaggini! (capitolo XXII)
    -«L'uso peggiore che si possa fare di un uomo è quello di impiccarlo». No, non ho alcun rispetto per la pena di morte. Si tratta di un'azione sporca, che non degrada solo i cani da forca pagati per compierla ma anche la comunità sociale che la tollera, la sostiene col voto e paga tasse specifiche per farla mettere in atto. La pena di morte è un atto stupido, idiota, orribilmente privo di scientificità: «... ad essere impiccato per la gola finché morte non sopravvenga» recita il famoso frasario della società...

    ha scritto il 

  • 4

    IL VAGABONDO DEL TEMPO

    LETTO IN EBOOK --- Quando ero bambino e frequentavo le scuole primarie (che allora si chiamavano elementari) i miei tre autori preferiti erano, nell’ordine Emilio Salgari, Jules Verne e Jack London. M ...continua

    LETTO IN EBOOK --- Quando ero bambino e frequentavo le scuole primarie (che allora si chiamavano elementari) i miei tre autori preferiti erano, nell’ordine Emilio Salgari, Jules Verne e Jack London. Mentre di Salgari in quel periodo credo di aver letto quasi tutto, ovvero decine di romanzi, suoi o dei suoi figli, e di Verne un numero di opere che non doveva essere poi molto inferiore, di London (John Griffith Chaney London - San Francisco, 12 gennaio 1876 – Glen Ellen, 22 novembre 1916), credo di aver letto piuttosto poco. Essenzialmente i classici “Zanna bianca”, “Il richiamo della foresta” e “Martin Eden”, nonché “Assassini SpA”. Non ricordo di aver affrontato allora, in particolare, “Il vagabondo delle stelle”, che ho ora appena finito di leggere.
    Sebbene il titolo potrebbe essere quello di un bel romanzo di fantascienza, questo lavoro del 1915 (dunque antecedente al genere) è invece soprattutto una raccolta di avventure esotiche dal sapore quasi salgariano, se non fosse per la componente soprannaturale e per un gusto della tortura e del dolore che farebbe piuttosto pensare a un Edgar Allan Poe e certo lo scrittore di San Francisco non può aver ignorato il suo predecessore bostoniano.
    Il romanzo comunque ha una sua autonoma dignità e originalità. Narra le vicende di un professore universitario di agronomia di nome Darrell Standing incarcerato per omicidio che viene torturato dal direttore del carcere di San Quentin (vicino San Francisco), convinto che Darrell abbia nascosto della dinamite. La tortura consiste in lunghi giorni da trascorrere in totale isolamento, con una camicia di forza che non solo limita i suoi movimenti, ma è così stretta da atrofizzarne dolorosamente i muscoli e rendere difficoltosa la respirazione. Comunicando con gli altri “incorreggibili” reclusi nel medesimo corridoio mediante un codice formato da colpi nel muro, impara una tecnica per separare la mente dal corpo e in questo modo ricorda vite passate, di svariate epoche, dalla preistoria al ventesimo secolo.
    Più che un vagabondo delle stelle, si direbbe un viaggiatore del tempo, anche se il suo viaggio è a senso unico, salvo riscoprire con la memoria le vite vissute grazie alla metempsicosi o, per essere più precisi, alla metemsomatosi, dato che la sua mente pare spostarsi da un corpo all’altro.
    Il risultato è un romanzo che somiglia molto a una raccolta di racconti avventurosi (è incredibile che vite complesse abbia vissuto il professor Standing in passato) ambientati in vari luoghi della terra, dalla Palestina dei tempi di Gesù, all’antica Corea, a un’isola artica, al vecchio west. Sembrerebbe un facile trucco per trasformare una raccolta di racconti in un romanzo, ma l’opera riesce ad avere una sua unitarietà, poiché, come egli stesso dice, Darrill è oggi quello che è in quanto ha vissuto le vite antiche che solo ora ricorda e sopravvive alle torture del carcere solo grazie al ricordo di queste vite.
    Oltre che opera di avventura e riflessione sulla vita, la morte e l’immortalità dell’anima (destinata a infinite reincarnazioni), “Il vagabondo delle stelle” è anche l’occasione per denunciare le condizioni inumane delle carceri americane e la follia della pena di morte, allora e tuttora in vigore negli Stati Uniti d’America.

    ha scritto il 

  • 0

    Non è "Martin Eden", ma a più riprese ci si avvicina parecchio; del resto, so che esistono persone che preferiscono "Il vagabondo delle stelle" al suddetto capolavoro; cosa che in un certo senso ci pu ...continua

    Non è "Martin Eden", ma a più riprese ci si avvicina parecchio; del resto, so che esistono persone che preferiscono "Il vagabondo delle stelle" al suddetto capolavoro; cosa che in un certo senso ci può anche stare, poiché trattasi sempre di un grande romanzo, dove London mischia l'ambientazione carceraria, ponendo l'accento sui disumani trattamenti subiti dai detenuti, alla tematica della trasmigrazione dell'anima.

    Le vicende del protagonista, professore universitario che si trova in isolamento in attesa della pena capitale, sono intervallate dalle molteplici esistenze vissute da quest'ultimo, che egli ripercorre sottoponendosi, stretto nella camicia di forza, alla "piccola morte": un auto-annullarsi che dalla cella lo porta e rivivere momenti delle sue vite precedenti.

    Una coinvolgente narrazione-fiume del solito increbile Jack London.

    ha scritto il 

  • 3

    "[...] Ho potuto, tornando da precedenti esistenze attraverso la piccola morte, paragonare i cieli antichi e quelli di oggi. Anche le stelle cambiano. Ho visto molte stelle polari, anzi vere e proprie ...continua

    "[...] Ho potuto, tornando da precedenti esistenze attraverso la piccola morte, paragonare i cieli antichi e quelli di oggi. Anche le stelle cambiano. Ho visto molte stelle polari, anzi vere e proprie dinastie di stelle polari. Oggi la stella polare si trova nella costellazione dell'Orsa Minore, ma in quei giorni lontani l'ho vista in quella del Dragone, di Ercole, di Vega, in quella del Cigno e in quella di Cefeo. No, neanche le stelle rimangono, ma il loro ricordo, la cognizione che ho di loro, quella rimane in me, nella parte spirituale di me che è la memoria, ed è eterna. Solo lo spirito rimane. Tutto il resto, non essendo materia, passa e deve passare."

    Anche in questo ennesimo romanzo, Jack London tenta di ripercorrere - forse attraverso una trama hippie ante litteram - il filo che riconduce all'origine individualistica dell'uomo. Una ricerca che, ancora una volta, trova la sua spiegazione nella vastità della terra incontaminata, primordiale, pristina. La grande madre Terra tesse con cura quel filo che lega l'uomo a tutte le sue vite. Perché è di questo che si parla ne Il Vagabondo delle Stelle.

    "[...] Lei, la preservatrice della vita, la Madre Terra, mi ha donato giorni e notti e interi anni straordinari. Ho immaginato ogni mistero a somiglianza di lei, e nel disegnare la mappa delle stelle ne ho collocato nel cielo la figura.
    A lei sono stati diretti tutti i miei sforzi, tutti i miei progetti, era a lei che infine tendevano le mie visioni.
    "

    Dal solito stile scarno e privo di orpelli stilistici banali, London crea una cornice che racchiude in sé tanti mini-racconti di epoche precedenti al 1913, anno in cui è ambientata la storia, scritta da Darrell Standing in un carcere di massima sicurezza, dove per un infausto tranello, finisce nel braccio della morte.

    Standing, come dice lo stesso cognome, è una persona ferma e di cultura, la cui personalità sarà affascinata da ciò che è sopito dentro se stesso. Grazie alle torture della prigione, Standing capisce di essere una moltitudine di vite passate, vite che riesce a rivivere. E proprio queste vite costituiscono i racconti che completano la cornice, anche se, tuttavia, non a pieno. I racconti sono spesso interrotti, spesso privi di profondità psicologica. La cornice, per quanto essenziale e sviluppata - soprattutto per la crescita interiore di Standing - risulta essere per metà libro ripetitiva.

    Come già detto, anche qui London finisce per rendere l'uomo grande e piccolo. Anche qui l'uomo, di per sé motore volontario della storia e del fato umano, finisce per assumere delle fattezze servili alle imposizioni di un sistema sociale che, paradossalmente, egli stesso crea. L'uomo è quasi una vittima di un circolo vizioso.

    E una conseguenza di questo circolo è il braccio della morte. Il libro stesso si fa carico di criticare, sì, la corruzione morale del mondo. Anzi, piuttosto, il fatto che essa sia immutata e per tanto alquanto inutile nella vita reale. Ma si assume anche la responsabilità di condannare il problema delle carceri: l'abuso di potere, la disumanità della pena di morte e delle torture, la disumanizzazione dell'individuo perché in stato di subordinazione.

    Ho dato tre stelline per vari motivi: l'ho spezzettato, riprendendo la lettura a distanza di settimane; il libro me lo aspettavo - stupidamente - rarefatto come Il Richiamo della Foresta o Zanna Bianca, che reputo capolavori massimi, ma è stata una mea culpa; in certi punti London poteva essere più meticoloso, poteva renderli meno vaghi, e così via.
    Indubbiamente lo stile è sempre impeccabile, la storia ha una sua ragion d'essere. Quindi il voto è altamente soggettivo (in genere tendo a darne secondo logiche oggettive, per quanto possibili).

    ha scritto il 

  • 5

    Completamente diverso da altri London, ma piaciuto comunque molto. Di lui, se lo trovate - forse " second hand" - consiglio "La valle della Luna ". Io l'ho letto la prima volta a 15 anni (dei miei gen ...continua

    Completamente diverso da altri London, ma piaciuto comunque molto. Di lui, se lo trovate - forse " second hand" - consiglio "La valle della Luna ". Io l'ho letto la prima volta a 15 anni (dei miei genitori) e riletto almeno tre volte, e lo rileggerò presto : anche questo un "altro " London ancora.

    ha scritto il 

  • 3

    Magnifiche le parti in cui affronta problematiche sociali, di un'attualita sconcertante ancora oggi. In particolare il problema delle carceri, ma è solo la descrizione di un contesto.
    Per il resto è u ...continua

    Magnifiche le parti in cui affronta problematiche sociali, di un'attualita sconcertante ancora oggi. In particolare il problema delle carceri, ma è solo la descrizione di un contesto.
    Per il resto è un racconto di pura avventura che non è nelle mie corde. Si legge velocissimamente.
    Solo tre stelle perchè da London mi aspetto di più.

    ha scritto il 

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