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Il valzer degli addii

Di

Editore: Bompiani (I Grandi)

3.9
(2030)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 246 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Francese , Spagnolo , Tedesco

Isbn-10: 884521589X | Isbn-13: 9788845215896 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Serena Vitale ; Curatore: Alessandra Mura

Disponibile anche come: Altri , Copertina rigida

Genere: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 4

    "E se la bellezza significasse più della verità?"

    Ogni volta che inserisco un libro su anobii non posso fare a meno di scorrere i commenti lasciati dai lettori che mi hanno preceduto: a volte si rivela un'ottima idea, in altri casi sarebbe stato meglio sorvolare, come per Il valzer degli addii, per l'appunto.
    Leggo di lettrici indig ...continua

    Ogni volta che inserisco un libro su anobii non posso fare a meno di scorrere i commenti lasciati dai lettori che mi hanno preceduto: a volte si rivela un'ottima idea, in altri casi sarebbe stato meglio sorvolare, come per Il valzer degli addii, per l'appunto.
    Leggo di lettrici indignate per il maschilismo di Kundera e di lettori che lo accusano di aver costruito la trama soltanto per dimostrare certe sue convinzioni esistenziali. Alle lettrici dico che poco importa se Kundera sia misogino perché questo non altera di una virgola la sua capacità di scendere nel profondo della psiche umana, sia maschile che femminile. Ai lettori, invece, dico che sì, è così: Kundera è un tipetto che ha studiato molto e ha fatto i compiti, e ogni suo romanzo ha una struttura e un contenuto progettati nei minimi dettagli.

    Kundera definisce Il valzer degli addii come un "vaudeville in cinque atti" (di solito sono sette!) e conferma di averlo scritto più in fretta degli altri, ma anche con più piacere: si percepisce proprio che si è divertito a costruire le vicende di questo drappello di sfigati, ognuno a modo suo, riuniti in una cittadina termale della Boemia (mai della Cecoslovacchia: a Kundera non piace la parola, sa troppo di nuovo!).

    C'è l'infermiera Ruzena, prigioniera della sua triste vita, che scopre di essere incinta e pensa bene di "appioppare" la colpa al trombettista Klima, bello ricco e famoso, scartando a priori la possibilità che il figlio sia del sempliciotto che la ama alla follia, ma che non ha un soldo né tantomento un briciolo di fascino.
    Ruzena l'avrei presa a schiaffi a partire dalla prima pagina, ma - come al solito - credo sia perché le sue insicurezze, la sua necessità di avere un uomo premuroso e forte accanto, mi ricordano le mie.
    Sul trombettista Klima non ho molto da dire: é un farfallone che crede davvero di amare sua moglie Kamila, che, dal canto suo, soffre amaramente delle scappatelle del marito, avvelenandosi l'esistenza appresso alle sue continue bugie.
    Il dottore è un pazzo furioso megalomane, il meno realistico forse del set di personaggi che compongono l'allegra combriccola termale, ma così divertente da non essere mai rimpianto: padre di una stirpe anonima ma potenzialmente infinita e figlio adottivo degli USA wannabe.
    Jakub, invece, sembra l'eroe della storia, quello che ce l'ha fatta a scappare da un paese che lo opprime e gli impedisce di vivere la vita che vorrebbe; peccato che Jakub sia fuori posto ovunque, come chi con la vita ci ha litigato da un pezzo.
    Olga, pupilla di Jakub, è quella che mi ha stupito di più: da timida e inutile comparsa sullo sfondo a protagonista fredda e anaffettiva.

    Continuo a chiedermelo, qual è il tema di questo romanzo?
    La vita.
    La nuova vita che Ruzena porta in grembo; le nuove vite generate dal folle piano del dottore; la vita - quella vera, che Jakub si appresta a vivere una volta varcato il confine.
    La forza della vita, quella che affluisce nelle vene di Klima ogni volta che tradisce la moglie per poi tornare da lei; la vita - in cui la bellezza finalmente trionfa sulla giustizia, anche per Kamila che finalmente si decide a vedere.
    La vita, quella nuova e splendente che Bertlef offre alla triste Ruzena. La vita di Olga, che prende finalmente le redini della sua indifferenza. La vita, quella inquinata dall'ordine costante - sintomo di morte, che scorre sullo sfondo, con i suoi siparietti grotteschi e paradossali.

    Come ogni romanzo che sia degno di questo nome, questo valzer degli addii ci parla della vita, delle sue bassezze e delle sue vette magnifiche, ognuna illusoria e soggettiva, come il riflesso di un viso sull'acqua.

    ha scritto il 

  • 3

    Libro che non so perchà ma definisco "allegro" e che è, soprattuto, molto scorrevole in cui si intrecciano la vita di personaggi che l'autore caratterizza molto simpaticamente. La storia si svolge all'interno di una struttura alberghiera con anesse terme i cui ospiti essenzialmente sono donne con ...continua

    Libro che non so perchà ma definisco "allegro" e che è, soprattuto, molto scorrevole in cui si intrecciano la vita di personaggi che l'autore caratterizza molto simpaticamente. La storia si svolge all'interno di una struttura alberghiera con anesse terme i cui ospiti essenzialmente sono donne con problemi di concepimento. Ripeto lettura sicuramente gradevole ma che, nel complesso, non mi ha esaltato.

    ha scritto il 

  • 4

    L'ho addirittura preferito a "L'insostenibile leggerezza dell'essere". Un intreccio di persone e amori infelici. Senza possibilità. Un destino già scritto.
    Psicologico. Intenso.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Frasi sparse

    "Olga, in effetti, apparteneva a quel genere di donne moderne che si sdoppiano volentieri in una persona che vive e in una che osserva"


    "C'erano momenti, per esempio qualche attimo prima, quando nuotava in piscina, in cui dimenticava completamente il proprio aspetto. Ma adesso era lì, dava ...continua

    "Olga, in effetti, apparteneva a quel genere di donne moderne che si sdoppiano volentieri in una persona che vive e in una che osserva"

    "C'erano momenti, per esempio qualche attimo prima, quando nuotava in piscina, in cui dimenticava completamente il proprio aspetto. Ma adesso era lì, davanti al piccolo specchio della cabina, e si vedeva dentro quel vestitino grigio. Qualche minuto prima aveva sorriso malignamente all'idea di gettarsi al collo di Jakub e baciarlo con passione. Ma questo le era venuto in mente in piscina, dove nuotava senza corpo, come fosse puro pensiero. Adesso, dotata all'improvviso di un corpo e di un vestito, era lontanissima da quelle gaie fantasie, e sapeva di essere assolutamente uguale a quella che, con suo grande dispetto, Jakub vedeva sempre: una ragazzina bisognosa di aiuto.
    Se Olga fosse stata solo un po' più stupida, forse si sarebbe considerata carina. Invece era intelligente e si vedeva molto più brutta di quanto non fosse in realtà, giacché, a dire il vero, non era né brutta né bella, e qualsiasi uomo di esigenze estetiche normali avrebbe passato volentieri la notte con lei" (Olga)

    "Se non mi fossi mai vista allo specchio e dovessi descrivere il mio aspetto esteriore da come mi conosco internamente, il ritratto non assomiglierebbe affatto a quello che sembro!" (Olga)

    "Naturalmente devo anche chiedermi in quale mondo farei nascere mio figlio. La scuola non tarderebbe a portarmelo via per riempirgli la testa di quelle non-verità contro le quali io stesso ho lottato invano tutta la vita. Dovrei forse stare a guardare mio figlio che un po' alla volta diventa un cretino conformista? Oppure dovrei inculcargli le mie idee per poi stare a guardare come soffre, coinvolto nei miei stessi conflitti?" (Jakub)

    "Quanto più è cretino l'individuo, tanto più ha voglia di moltiplicarsi" (Skreta)

    "Ma quella mattina aveva di colpo capito [...] che non c'era ragione di avere fretta; che c'era abbastanza tempo; che ci si poteva lasciar condurre da un uomo saggio e maturo fuori da quel territorio incantato in cui si invecchiava troppo rapidamente" (Ruzena)

    "Non vedeva che un unico essere illuminato dal violento riflettore della gelosia. E se quel riflettore si fosse spento all'improvviso? Nella luce diffusa del giorno sarebbero comparsi migliaia di altri esseri umani e l'uomo che fino a quel momento lei aveva creduto l'unico uomo al mondo sarebbe diventato uno dei tanti. Era proprio amore il sentimento che la legava a Klima o era soltanto la paura di perderlo? E se quella paura era stata all'inizio una ansiosa forma di amore, non era possibile che col passare del tempo l'amore (stanco e spossato) fosse evaporato da quella forma? E che le fosse rimasta soltanto la paura, la paura senza l'amore? E che cosa sarebbe rimasto se avesse perso quella paura?
    Accanto a lei il trombettista sorrideva di nuovo inspiegabilmente.
    Si voltò a guardarlo e pensò che se avesse smesso di essere gelosa non sarebbe rimasto nulla" (Kamila)

    ha scritto il 

  • 3

    Una scrittura pulita, che si lascia leggere da sola, ma qui siamo ben lontani dallo spessore dell'Insostenibile leggerezza dell'essere. E pare che questo, Kundera, lo considerasse il suo libro perfetto. No, io direi che a me pare di no.

    ha scritto il 

  • 4

    Gran parte dei personaggi di questo libro sono degli insulsi egoisti, ciechi e sordi - ma non muti, quello mai, perché per ottenere si deve chiedere - di fronte agli altri. Rincorrono mille personali concezioni di felicità, che in realtà sono solo declinazioni della stessa: avere un peso. La gelo ...continua

    Gran parte dei personaggi di questo libro sono degli insulsi egoisti, ciechi e sordi - ma non muti, quello mai, perché per ottenere si deve chiedere - di fronte agli altri. Rincorrono mille personali concezioni di felicità, che in realtà sono solo declinazioni della stessa: avere un peso. La gelosia, il desiderio di liberarsi di una relazione extraconiugale, la consapevolezza di aver sedotto un uomo importante, l'orgoglio di suonare in un concerto con un artista famoso, partire verso un altrove che promette maggiori riconoscimenti, agire per un ideale considerato superiore, persino il fare i santi: sono solo mezzi per uno stesso fine. Avere l'illusione di risplendere, chiudere gli occhi di fronte alla propria individualità mischiata ad altre individualità (le quali, di conseguenza, avranno ben poca consistenza).
    Si muovono all'interno di uno stabilimento termale per la cura della sterilità come monadi impazzite. I loro desideri si incastrano armoniosamente, proprio come i passi in un valzer, tanto da dare l'illusione che il loro sia un vero incontro. In realtà è solo il prologo di un addio: dopo aver ottenuto, si passa ad altri passi, altre danze, altri ballerini. Nello stabilimento, non a caso, non si cerca di creare l'altro da sé, ma una semplice e volgarissima copia di se stessi, come non è un caso che l'artefice della moltiplicazione sia l'unico dal quale non sgorgano mai le parole del racconto. Come se fosse un dio orgoglioso di se stesso in modo puro ed eterno, senza giustificazioni emotive né ammissioni di debolezza. L'essenza che guida tutti gli altri.

    Da questa nuvola di bambini che giocano a costruirsi un'idea appagante di sé, l'amore esce come sabbia bagnata attraverso un setaccio, vermiforme. La convinzione che sia l'amore a rendere meritevole una vita si rotola tra le pagine uscendo dalla bocca di molti personaggi, ma è solo una palla di sterpaglia secca, voluminosa ma vuota. Pare che Kundera volesse dirci che l'amore è possibile, ed esiste, solo nel momento in cui promette. Dopo, sono solo giravolte sul posto e inchini al prossimo cavaliere.

    ha scritto il 

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