Il vangelo secondo Gesù

Di

Editore: Bompiani (Le finestre)

4.4
(4457)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 346 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Francese , Portoghese , Tedesco , Catalano , Polacco , Olandese

Isbn-10: 8845219690 | Isbn-13: 9788845219696 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Rita Desti

Disponibile anche come: Paperback , Copertina morbida e spillati , Tascabile economico , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Religione & Spiritualità

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Descrizione del libro
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  • 2

    Un Cristo troppo uomo

    Tanto mi hanno entusiasmata le precedenti letture di Saramago, quanto mi ha delusa questa riscrittura del Vangelo. Anche se rivoluzionaria, non mi ha convinta, a tratti mi sono persino annoiata e ho f ...continua

    Tanto mi hanno entusiasmata le precedenti letture di Saramago, quanto mi ha delusa questa riscrittura del Vangelo. Anche se rivoluzionaria, non mi ha convinta, a tratti mi sono persino annoiata e ho faticato ad arrivare alla fine.

    ha scritto il 

  • 5

    Polemica e poesia

    Lo stile di Saramago è un limpido flusso torrenziale di virtuosismo che non accetta argini dalla punteggiatura al di fuori delle coadiuvanti virgole. Un ateo e anticattolico qualunque, si sarebbe limi ...continua

    Lo stile di Saramago è un limpido flusso torrenziale di virtuosismo che non accetta argini dalla punteggiatura al di fuori delle coadiuvanti virgole. Un ateo e anticattolico qualunque, si sarebbe limitato a sbraitare con forbite confutazioni, magari in un saggio, contro le fondamenta di risapute contraddizioni su cui poggia il cattolicesimo, lasciando poi il tempo che trova. Ma l'autore, oberato dal genio(mi si perdoni la deferenza), anziché prendere le distanze da quanto ingiuria e schernisce, vi si immerge corpo, mente e cuore. Il risultato è una magistrale opera di demistificazione tracciata con affilata penna argutissima, critica e impietosa, sebbene compassionevole, che, sgravata dai timori che imbavagliano la ragione, riscrive la sacra storia rimaneggiando vicende e personaggi a cui conferisce voci e pensieri stentorei che si scontrano a colpi di sublime favella; riabilita i disprezzati (Maddalena, Giuda, il Diavolo) e infanga i lustri (Maria, Pietro, Dio), ma soprattutto restituisce alla compagine di personaggi biblicamente piatti una dimensione squisitamente umana, in particolar modo a Gesù, a proprio agio nelle animali pulsioni, dubbioso, polemico, riottoso ma ineluttabilmente sottomesso alla suprema volontà, che non fa sconti a nessuno, men che meno al figlio abbattuto come tassello propulsivo di un lungo domino fatto di cadaveri, la cui estensione placherà la sete di potere e gloria di un dio egocentrico e spietato. La sottigliezza di un intelletto eccelso unito alla potenza di una bestemmia, in un'opera che coinvolge e tocca. Con Saramago la polemica assurge ad arte, senza che l'allegoria intralci e soverchi il processo creativo, anzi ne è il pretesto.

    ha scritto il 

  • 5

    "(...) Perché il bene che io sono non esisterebbe senza il male che sei tu, un bene che dovesse esistere senza di te sarebbe talmente inconcepibile che neppure io riesco a immaginarlo, insomma, se tu ...continua

    "(...) Perché il bene che io sono non esisterebbe senza il male che sei tu, un bene che dovesse esistere senza di te sarebbe talmente inconcepibile che neppure io riesco a immaginarlo, insomma, se tu finisci, finisco anch'io, perché io sia il bene, è necessario che tu continui a essere il male, se il Diavolo non sussiste come Diavolo, Dio non esiste come Dio, la morte di uno sarebbe la morte dell'altro (...)"

    Dio e il Diavolo, il passato e il futuro che si dovrà compiere per volontà inesorabile, e in mezzo l'uomo con tutta la sua fragilità, la vigliaccheria, la forza, i suoi errori e i dubbi. Il peccato del padre che ricadrà sul figlio. Non sono in grado di fare un commento che gli renda giustizia, ma posso affermare che questo libro è tutto ciò che un libro dovrebbe essere, la scrittura nella sua forma più bella.

    ha scritto il 

  • 2

    Pesantissimo

    Non lo abbandono solo perché ho amato "Cecità" e ho rispetto per l'autore.
    Avrò bisogno di parecchie letture leggere per riprendermi da questa tortura autoinflitta.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    2

    Il libro mi sembra una enorme occasione perduta. Manca di pathos, è cosparso di commenti ironici dell'autore che stridono con la storia, e soprattutto ha una costruzione delle frasi che trovo odiosa. ...continua

    Il libro mi sembra una enorme occasione perduta. Manca di pathos, è cosparso di commenti ironici dell'autore che stridono con la storia, e soprattutto ha una costruzione delle frasi che trovo odiosa. Non ci sono praticamente capoversi, i dialoghi sono intervallati da virgole senza andare a capo, se superano le tre-quattro battute sembra di leggere l'equivalente letterario di una partita di ping-pong. E, dulcis in fundo, c'è una suprema inconsistenza nell'uso dei tempi verbali, che saltabeccano avanti e indietro nella stessa frase. Non so se è la traduzione (ma dubito, sarebbe un errore troppo marchiano) o l'autore, ma è una delle cose che trovo più indisponenti in assoluto in un libro.
    La figura di Gesù è tormentata e recalcitrante, ma il novanta percento della storia verte su "prima", l'infanzia e la gioventù piuttosto che la predicazione. Mi sfugge il motivo per cui Giuseppe viene mandato a morte per crocifissione. E trovo piuttosto forzato e stucchevole l'attrito continuo tra Gesù e Maria.
    Insomma, non mi è piaciuto granché.

    ha scritto il 

  • 5

    Il paragrafo conclusivo mi ha trasportato in un'altra dimensione. Ho desiderato il buio. Non vedere non esser visto. Assenza di stimoli. Solo quelle parole dentro di me che scavavano, entravano, march ...continua

    Il paragrafo conclusivo mi ha trasportato in un'altra dimensione. Ho desiderato il buio. Non vedere non esser visto. Assenza di stimoli. Solo quelle parole dentro di me che scavavano, entravano, marchiandomi. Ho sentito, forte, il desiderio di non essere tanto è il dolore dell'Uomo. Disperato perchè privo di speranza, abbandonato da tutti, tradito da coloro che pensava amici, usato da dio, consapevole dell'inutilità dell'esistenza.
    L'Uomo è debole, è grande, è vino, è guerra, è peccato, pentimento e lacrime. solitudine ma anche crescita, consapevolezza. Lo senti quest'uomo contraddetto, di carne e pensiero, di vermi e stelle. Ne percepisci l'immenso dolore. Senti come si spezza.

    ha scritto il 

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