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Il vecchio che leggeva romanzi d'amore

By Luis Sepulveda

(329)

| Others | 9788850225040

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    Il vecchio che leggeva romanzi d'amore, Luis Sepulveda

    "Possedeva l'antidoto contro il terribile veleno della vecchiaia. Sapeva leggere."

    Sepulveda, per me, è una garanzia. Quando sono alla ricerca di una lettura dal successo sicuro, punto sempre su di lui. Ha uno stile semplice e diretto che con ...(continue)

    "Possedeva l'antidoto contro il terribile veleno della vecchiaia. Sapeva leggere."

    Sepulveda, per me, è una garanzia. Quando sono alla ricerca di una lettura dal successo sicuro, punto sempre su di lui. Ha uno stile semplice e diretto che conquista il lettore, e le storie che narra, dalle più bambinesche (che bambinesche non sono) alle più adulte, sono delle perle rare. "Il vecchio che leggeva romanzi d'amore" ha avuto l'unica pecca di allontanarsi spesso da quello che il titolo anticipa, ma rimane comunque una lettura godibile e piacevole.

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    Madame Blanche said on Jul 26, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Un romanzo molto secco, tirato anche più degli altri prodotti letterari di Sepùlveda. L'amore per il paradosso, per il personaggio vivido, dipinto e connotato con tratti peculiari e paradossali, è sempre presente e si conferma come tratto tipico di q ...(continue)

    Un romanzo molto secco, tirato anche più degli altri prodotti letterari di Sepùlveda. L'amore per il paradosso, per il personaggio vivido, dipinto e connotato con tratti peculiari e paradossali, è sempre presente e si conferma come tratto tipico di questo autore e comune a ogni suo romanzo. Qua però assistiamo a un prodotto leggermente diverso, più asciutto, in cui le caratterizzazioni sono più secche, davvero essenziali seppur assolutamente precise e dense di significato. La stessa storia, come sempre da intendersi come intreccio "di formazione" con una precisa morale e una evoluzione dei protagonisti, con un percorso di cambiamento forte e netto, attraverso difficoltà e momenti di spannung emblematici, è più secca del solito, più compatta, meno costruita e dunque in apparenza può sembrare anche meno forte e solida rispetto ad altri romanzi di questo autore. A mio parere, tuttavia, tale nettezza costituisce un pregio caratterizzante di Sepùlveda, dunque la secchezza di questo romanzo non costituisce che un tratto leggermente accentuato di quanto si ritrova sempre in questo autore, che probabilmente conferisce una leggera nota di originalità, estremizzando tale tratto, nel panorama della produzione di questo autore, anch'essa d'altronde, come nel microcosmo di ogni romanzo, orinetata a evolversi nel tempo da un tratto all'altro.

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    Johnny said on Jul 18, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Poco prodigo di fronzoli, ricami e volute, non è comunque scarno nelle descrizioni né distaccato, anzi, riesce a trasmettere al lettore una certa dose di sentimentalismo.
    Tra le pagine ci si immerge nell'atmosfera dell'amazzonia e si possono sentire ...(continue)

    Poco prodigo di fronzoli, ricami e volute, non è comunque scarno nelle descrizioni né distaccato, anzi, riesce a trasmettere al lettore una certa dose di sentimentalismo.
    Tra le pagine ci si immerge nell'atmosfera dell'amazzonia e si possono sentire l'odore della terra bagnata dalle piogge stagionali, i versi degli animali, si immaginano le mie sfumature di verde e marrone della foresta.

    Forse non c'entra nulla, ma mi riporta alla mente un altro confronto tra un uomo, un solitario, ed un animale selvatico: "il peso della farfalla" di Erri De Luca... Collegamento azzardato forse?!

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    chi said on Jun 6, 2014 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Stile asciutto, storia molto 'sudamericana', bello il dualismo tra il vecchio e l'animale. Mi ha ricordato Hemingway.

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    Scate said on May 20, 2014 | Add your feedback

  • 5 people find this helpful

    La Foresta Amazzonica, i libri e l'Amore

    Ho sentito i miei piedi affondare nella melma del sottobosco amazzonico, quella stessa melma in cui si nascondono gli scorpioni quando la pioggia battente non dà tregua. Ho sentito cadermi addosso secchiate d'acqua piovana trattenute e poi rilasciate ...(continue)

    Ho sentito i miei piedi affondare nella melma del sottobosco amazzonico, quella stessa melma in cui si nascondono gli scorpioni quando la pioggia battente non dà tregua. Ho sentito cadermi addosso secchiate d'acqua piovana trattenute e poi rilasciate delle alte e grandi foglie degli alberi –acqua che odora di spezie –. Ho combattuto contro le zanzare che mi mangiavano viva non appena cessava di piovere. Ho osservato con ammirazione le formiche che macellavano cadaveri di uomini e animali, morti secondo le leggi della Natura. Ho temuto la nebbia che si alza quando il suolo pieno di umidità evapora, e ho ammirato i tanti arcobaleni che si formano in quella pericolosa cecità.
    Ho conosciuto gli indigeni shuar, ho vissuto a lungo con loro, e da loro ho imparato a conoscere i pericoli della Foresta, a difendermi da essa, a difendere essa da coloro che credono di poterla dominare. E poi, quando i miei denti hanno iniziato a marcire, proprio in quel periodo, mi sono accorta che sapevo leggere e mi piaceva molto farlo. Tanto che la lente era divenuta il secondo oggetto più importante che avevo, dopo la mia dentiera. I miei libri preferiti erano quelli che parlavano d'amore. Non l'amore della carne; l'altro, "quello che fa male".

    Nel leggere questo primo romanzo di Luis Sepúlveda – pubblicato nel 1989 –, ho sentito e vissuto tutto questo. E l'ho fatto con l'occhio ingenuo delle persone semplici, ruvide, autentiche. Così com'è Antonio José Bolívar Proaño, il vecchio protagonista di questa storia ambientata “quasi alla fine del mondo”. Un personaggio che cattura per il suo essere così grande attraverso le piccole cose.

    Lo stile, asciutto, pulito eppure mai banale, non è solo il letto dentro cui scorre il fiume del racconto, ma è anche il canale attraverso cui Sepúlveda porta a galla riflessioni sempiterne, riguardo l'esistenza umana, i suoi valori più sacri, e cosa sia, prima e alla fine di tutto, l'amore – verso una donna, un popolo, un amico, La foresta, se stessi –.

    Leggeva lentamente, mettendo insieme le sillabe, mormorandole a mezza voce come se le assaporasse, e quando dominava tutta quanta la parola, la ripeteva di seguito. Poi faceva lo stesso con la frase completa, e così si impadroniva dei sentimenti e delle idee plasmati sulle pagine.”

    “Desideravano vederlo, averlo accanto, ma volevano anche sentire la sua mancanza, la tristezza di non potergli parlare, e il salto di gioia che il cuore faceva loro in petto quando lo vedevano ricomparire.”

    “Aveva sentito dire spesso che con gli anni arriva la saggezza, e aveva aspettato, fiducioso, che questa saggezza gli desse quello che più desiderava: la capacità di guidare la direzione dei ricordi per non cadere nelle trappole che spesso questi gli tendevano”.

    “Antonio José Bolívar Proaño non pensò mai alla parola libertà, ma la godeva a suo pieno piacimento nella foresta. Per quanto cercasse di far rivivere il suo progetto d'odio, continuava a sentirsi bene in quel mondo, finché pian piano dimenticò, sedotto da quei luoghi senza confini né padroni.

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    Pensierofelice said on May 1, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Mi è piaciuto anche se il finale mi ha lasciato...così, senza nulla in mano. E' iniziato con Antonio che era amareggiato da ciò che era diventato e da chi lo circondava ed è finito con lui amareggiato da ciò che era diventato e da chi lo circondava.. ...(continue)

    Mi è piaciuto anche se il finale mi ha lasciato...così, senza nulla in mano. E' iniziato con Antonio che era amareggiato da ciò che era diventato e da chi lo circondava ed è finito con lui amareggiato da ciò che era diventato e da chi lo circondava....
    Il racconto della sua vita mi è piaciuto ma, francamente, mi ha deluso quando ha usato il fucile per uccidere (sia la femmina di tigrillo che l'uomo che aveva ucciso Nushino)...esattamente come può deludere un essere umano che inizia un "percorso" diverso e, alla fine, al minimo sgarbo, al minimo atto di furia, torna "alla vita normale"...
    Alla fin fine, il libro, la storia, mi sono piaciuto anche se l'inizio del libro non è altro che la fine dello stesso.
    L'uomo non cambierà mai....

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    demon black (solo cartacei) said on Apr 27, 2014 | Add your feedback

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