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Il velo dipinto

Di

Editore: Mondadori, I libri del pavone

4.0
(1166)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 239 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo

Isbn-10: A000029161 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Elio Vittorini

Disponibile anche come: Paperback , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature , History , Romance

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Descrizione del libro
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  • 3

    Che ragione poteva avere l’incantevole Kitty – occhi splendenti, capelli alla garçonne – per sposare il gelido e inamabile dottor Fane – batteriologo alle dipendenze del governo inglese – se non il puro panico? Panico, soprattutto, di fronte alla prospettiva di deludere la madre, implacabile tess ...continua

    Che ragione poteva avere l’incantevole Kitty – occhi splendenti, capelli alla garçonne – per sposare il gelido e inamabile dottor Fane – batteriologo alle dipendenze del governo inglese – se non il puro panico? Panico, soprattutto, di fronte alla prospettiva di deludere la madre, implacabile tessitrice di brillanti matrimoni. Non meraviglia allora che Kitty cada subito vittima del sorriso ammaliatore dell’uomo più popolare di Hong Kong, Charlie Townsend, a sua volta regolarmente sposato. Ma nei romanzi di Maugham la beffarda complessità della vita scompiglia a ogni pagina le carte e rimette in gioco i destini, spiazzando il lettore. E spiazzata, e sgomenta, è Kitty allorché il marito, che ha scoperto tutto, le propone di seguirlo in una città dell’interno, Mei-tan-fu, devastata dal colera. Che cosa cela la flemma disumana del dottor Fane? Un sinistro disegno di morte? O una perversa, demiurgica macchinazione? Più semplicemente, la possibilità di un nuovo destino, che si dischiuderà alla frivola Kitty a poco a poco, come un oscuro segreto, nella putrescente Mei-tan-fu, dove il colera miete uomini, convenzioni e certezze – e dove mai si sarebbe aspettata di incontrarlo.
    Tutto il libro secondo me è riassumibile in questo sfogo di Kitty: «Non è bello biasimarmi perché sono stata una sciocca, una donna frivola e volgare. Mi hanno educata per esser così… Tutte le ragazze che conosco sono così… E che tu mi biasimi è come rimproverare uno, che non ha orecchio per la musica, di annoiarsi a un concerto sinfonico. Ti pare giusto? Tu mi attribuivi qualità che non avevo. Puoi biasimarmi per questo? Ma io non ho cercato d'ingannarti, mai ho preteso di essere quale non ero. Io ero solo una donna graziosa e allegra… Non si va a cercare una collana di perle o una pelliccia in un baraccone da fiera. Non vi si trovano che trombette di latta e palloncini». Una storia piacevole, ma per me niente di più; inoltre, non ho apprezzato lo stile di scrittura estremamente ‘antico’.

    "Non avevo illusioni sul tuo riguardo - disse. Sapevo che sei una sciocca frivola donna dalla testa vuota. Ma ti amavo. Sapevo che le tue aspirazioni e i tuoi ideali sono volgari, comuni. Ma ti amavo. Sapevo che sei insomma una persona di second'ordine. Ma ti amavo. Mi è comico pensare come mi sono sforzato di prender gusto alle cose che tu ami, le cose che tu trovi divertenti e come ho cercato di nascondermi che non sono ignorante né volgare né pettegolo né stupido. Sapevo che hai orrore di tutto quello che è intelligenza e ho fatto il possibile perché tu mi credessi sciocco al pari degli altri uomini che conosci. Sapevo che mi hai sposato per convenienza. Ma ti amavo."

    ha scritto il 

  • 3

    lettura piacevole

    Il velo dipinto è anche un po’ la storia di un possibile “riscatto”: il riscatto di una donna da se stessa e da un modo di vivere e pensare che la teneva più prigioniera che libera, che in fondo la rendeva ottusa e prossima all’infelicità, e che lei potrà avere finalmente modo di abbandonare per ...continua

    Il velo dipinto è anche un po’ la storia di un possibile “riscatto”: il riscatto di una donna da se stessa e da un modo di vivere e pensare che la teneva più prigioniera che libera, che in fondo la rendeva ottusa e prossima all’infelicità, e che lei potrà avere finalmente modo di abbandonare per restituire dignità a se stessa, come donna.

    Pur essendo scritto con un linguaggio “antico”, un po’ retrò, la narrazione procede abbastanza fluida, con una giusta alternanza tra dialoghi e descrizioni: mi ha ricordato quei film in bianco e nero degli anni ’50, che ogni tanto mi piace riguardare.
    L’autore si concentra sulla coppia, sui problemi al suo interno, sui comportamenti di singoli personaggi, dando spazio alla comprensione del loro carattere attraverso non solo momenti riflessivi (riguardanti solo Kitty, visto che siamo all’interno della sua prospettiva) ma anche la descrizione delle espressioni facciali e degli atteggiamenti.
    E’ un romanzo piacevole, con un finale che potrebbe non soddisfare o convincere tutti, anche se personalmente non saprei dire esattamente quale finale sarebbe stato "l'ideale"...
    Kitty è un personaggio che alla fine piace al lettore; dico alla fine perché irrita la sua ironia e il suo sentirsi superiore al marito cornuto, ma l’autore le dà modo di rifarsi e di maturare, e l’evoluzione psicologica del protagonista è sempre un aspetto positivo in un romanzo.

    Carino, consigliato a chi ama le storie tranquille, collocate nei tempi passati e dall’atmosfera un po' "retrò".

    recensione completa: http://chicchidipensieri.blogspot.it/2014/11/recensione-il-velo-dipinto-di-w.html

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    ...continua da precedente

    Maugham non è estraneo ad un tipo di prosa così arida e nitida. Ma in questo particolare caso è evidente il richiamo alla cifra narrativa e stilistica asiatica: le metafore, tipiche della letteratura cinese, di certo non mancano. A volte inoltre il linguaggio sembra clinico, riferimento autobiogr ...continua

    Maugham non è estraneo ad un tipo di prosa così arida e nitida. Ma in questo particolare caso è evidente il richiamo alla cifra narrativa e stilistica asiatica: le metafore, tipiche della letteratura cinese, di certo non mancano. A volte inoltre il linguaggio sembra clinico, riferimento autobiografico agli studi medici dello scrittore. Ulteriori fonti che hanno ispirato l'autore a scrivere il libro sono la storia della vita di Pia de' Tolomei, di dantesca memoria, ed un sonetto del poeta Shelley, che inizia con questo verso: "Lift not the painted veil which those who live // Call Life". Così come la nobildonna senese, e oserei dire Dante stesso, allo stesso modo anche Kitty compie una discesa verso gli "inferi", dai quali tenterà una risalita. Infatti 'The Painted Veil' deve essere letto come un percorso di redenzione della "frivola" ragazza. A differenza del pensiero filosofico di Kant, Schopenhauer e dei personaggi sopracitati, la giovane donna alla fine per ritrovare la felicità non lo farà avvicinandosi alla fede, ma soltanto tramite le proprie forze: divenendo una sorta di benefattrice per i più bisognosi, stando vicina all'anziano padre ed allevando il proprio figlio neonato. Ed è qui che si può notare il pensiero ateo di Maugham. Esempi di questa non-conversione ad un credo religioso sono il fallimento della esperienza di lei come infermiera nel convento francese di Mei-tan-fu e il mancato reciproco perdono/riconciliazione con il marito Walter, persino sul letto di morte di quest'ultimo.
    Esistono soprattutto due versioni cinematografiche tratte da questo romanzo: la prima, introvabile, del 1934 di Richard Boleslawski, con un'algidissima Greta Garbo (come si può notare sulla copertina di questa edizione); la seconda è quella del 2006 diretta da John Curran, con Naomi Watts ed Edward Norton. Si può dire che per quanto suggestive, entrambe le pellicole falliscono su di un punto cruciale: quello di trasformare la crisi coniugale tra i due protagonisti in qualcosa di rimediabile. Quando invece non è così. Come già detto Kitty e Walter non si riconcilieranno mai. In questo Maugham si potrebbe ricollegare a Francis Scott Fitzgerald, o Richard Yates.
    Concetto fondamentale da dire in conclusione è il fatto che questo "velo dipinto" è sì sinonimo di avere gli occhi coperti, che non riescono a vedere la realtà delle cose; ma quando questo velo cade, allo stesso modo finiscono le illusioni. Come ad esempio quelle di Walter, che non riuscirà ad innamorarsi nuovamente della moglie. Quando l'uomo esala l'ultimo respiro a Kitty, per dirlo con le parole dell'autore, "pareva che l'anima di lui fosse una falena svolazzante con le ali grevi di odio".
    Purtroppo nell'immaginario collettivo si paragona questo ad un romanzetto rosa. Forse, per una volta, è tutta colpa di Cosmopolitan. E dire che Maugham voleva solamente scrivere una storia sull'incomunicabilità.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Vita: il velo di Maya... il velo dipinto

    3.5 stelle

    "The dog it was that died"
    da 'An Elegy on the Death of a Mad Dog' di Oliver Goldsmith

    Romanzo intrinsecamente filosofico, quasi metafisico, ricco nel contempo di ateismo, spiritualità (occidentale ma anche in gran parte orientale). Se vi aspettate il racconto di un ...continua

    3.5 stelle

    "The dog it was that died"
    da 'An Elegy on the Death of a Mad Dog' di Oliver Goldsmith

    Romanzo intrinsecamente filosofico, quasi metafisico, ricco nel contempo di ateismo, spiritualità (occidentale ma anche in gran parte orientale). Se vi aspettate il racconto di una storia d'amore, dimenticatelo. Questo testo è cinico, duro. E lo è tanto. Colonna portante del libro di Maugham è il pensiero di Schopenhauer recante, appunto, il nome "Velo di Maya". Nella sua opera, 'Il mondo come volontà e rappresentazione', il filosofo tedesco elabora il concetto che la vita non sia altro se non un sogno e che questo "sognare" sia innato nell'essere umano. Il velo illusorio separa gli individui dalla vera conoscenza e dalla percezione non distorta della realtà; imprigionandoli per sempre nel Samsara, nel continuo ciclo di morte e rinascita. È compito dell'uomo accorgersene, "risvegliarsi", affinché l'anima sia libera. Arthur Schopenhauer con tale pensiero fa riferimento alla filosofia kantiana (anche se discostandosene), alla metafisica aristotelica, al Mito della Caverna di Platone, ma soprattutto alle teorie della religione induista. William Somerset Maugham riprende questi concetti e li rielabora aggiungendovi, in particolare, credenze di matrice buddista. Nonostante gli argomenti siano sicuramente educativi ed interessanti, ho trovato questo libro molto sterile e la trama sembra passare in secondo piano. Per chi come me non ha studiato a fondo (pertanto non è laureata/o in) filosofia, certe argomentazioni ad un primo livello di lettura senza almeno un ripasso dai tempi liceali ed una, anche se piccola, ricerca di approfondimento possono risultare un po' ostiche e il contenuto del romanzo apparire vuoto. Si ha la sensazione a volte che nel corso della vicenda non succeda nulla, i rapporti tra i personaggi siano freddi, l'ambientazione asettica. Anche lo stile dello scrittore è asciutto, distaccato, sintetico e molte fasi della vita coniugale di Kitty e Walter, durante il loro "soggiorno" dapprima a Hong Kong e in seguito nel villaggio di Mei-tan-fu, che potrebbero essere approfondite vengono invece completamente tralasciate tramite l'utilizzo di veri e propri salti temporali.

    ha scritto il 

  • 4

    Una madre conosce il tempo dell'attesa,che non è mai un vuoto,ma un riempimento. E alla fine dell'attesa nasce a vita nuova. Mi piace pensare Kitty come una donna che all'inizio appare superficiale,ma che fa i passi di un percorso e sa crescere e rinnovare se stessa. La trovo un personaggio inter ...continua

    Una madre conosce il tempo dell'attesa,che non è mai un vuoto,ma un riempimento. E alla fine dell'attesa nasce a vita nuova. Mi piace pensare Kitty come una donna che all'inizio appare superficiale,ma che fa i passi di un percorso e sa crescere e rinnovare se stessa. La trovo un personaggio interessante,in movimento. Non amo i confronti con le realizzazioni cinematografiche,di fatto però i risultati sono due storie a testo identico ma con due finali distinti,dove la speranza rimane il filo conduttore. Il personaggio di Walter però nel film risulta amabile,nel libro è un po'difficile volergli bene. Una cosa è certa:Per me inizia l'era Maugham.

    ha scritto il 

  • 4

    Squarciando il velo dietro cui si cela la vita

    Frettolosamente unitasi in matrimonio con un uomo che non ama, al solo scopo di convolare a nozze prima della sorella, la venticinquenne Kitty si trasferisce a Hong Kong, dove il marito Walter Fane, giovane e stimato batteriologo, lavora alle dipendenze del governo inglese. Per Kitty, avvezza ai ...continua

    Frettolosamente unitasi in matrimonio con un uomo che non ama, al solo scopo di convolare a nozze prima della sorella, la venticinquenne Kitty si trasferisce a Hong Kong, dove il marito Walter Fane, giovane e stimato batteriologo, lavora alle dipendenze del governo inglese. Per Kitty, avvezza ai divertimenti e alla fatuità della vita di società, non è facile adattarsi al consorte, tanto premuroso e innamorato, quanto serio e riservato; così la ragazza cade tra le braccia del più maturo Charlie Townsend, avvenente vicesegretario governativo, a sua volta sposato. Presto, però, la tresca viene alla luce, e Walter, ferito e pieno di rancore, mette la moglie di fronte a una scelta: il divorzio per adulterio, o la possibilità di seguirlo in un villaggio falcidiato dal colera. Costretta dalle circostanze, Kitty parte dunque alla volta di Mei Tan Fu, dove tra la miseria, il dolore, e la battaglia quotidiana di un gruppo di instancabili suore, ella scoprirà ciò che conta davvero e, inaspettatamente, finirà per ritrovare se stessa.

    È uno sguardo disincantato sulla vita e sulla fragilità della natura umana, quello che Maugham, scrittore dalla penna affilata e mai banale, ci regala in questo libro.
    Una prosa sobria e fluida, una lucida capacità di analisi delle relazioni personali, e perfino un pizzico di Dante, con la vicenda dell'infelice Pia De'Tolomei: questi gli ingredienti di un romanzo che, presentandosi come l'ennesima variazione sul tema del triangolo amoroso, racconta in realtà una storia di debolezze, silenzi, cadute, ma anche, e soprattutto, una storia di crescita interiore, rinascita, e speranza; una storia, insomma, di vita umana.

    Il primo impatto con The painted veil o, per meglio dire, con la sua protagonista, può lasciare un po'perplessi: Kitty non è il tipo di personaggio con cui risulti facile, almeno in principio, simpatizzare. Allevata nel culto del denaro e dell'esteriorità, da una madre avida e materialista, ella è una ragazza vanitosa, noncurante, e priva di principi, ai cui occhi l'amore, l'onestà e la fedeltà, non sono altro che parole vuote e senza importanza. Eppure, in lei, non vi è ombra di cattiveria: le azioni che commette, gli sbagli in cui incorre, le sofferenze che causa, sono solo il frutto della superficialità e dell'ignoranza morale, se così la si può chiamare, in cui è cresciuta.
    Quando, suo malgrado, Kitty arriva a Mei Tan Fu, ecco che il velo dietro al quale ha vissuto, quel mondo finto, dominato dall'ipocrisia, dai pettegolezzi, e dalle vuote abitudini mondane, si squarcia, offrendo, per la prima volta, alla sua vista, la vita vera: quella fatta di lavoro, sacrificio, dedizione; dove la malattia, la sofferenza, il degrado, non sono parole astratte, ma sono la normalità; dove vivere significa giocare una partita quotidiana contro la morte; dove la popolarità non ha niente a che vedere coi salotti dell'alta borghesia, bensì con la capacità di dare un po'd'affetto, o fare una carezza, a una bimba abbandonata.
    Sarà a contatto con questa realtà nuova e difficile, che la spaesata Kitty vedrà crollare, uno dopo l'altro, tutti i suoi falsi miti: l'inutilità della propria vita e la vacuità del proprio essere si paleseranno pian piano di fronte a lei, e la giovane sprezzante ed egoista, nel corso delle pagine, cederà il passo alla donna umile e volitiva, determinata a dare il meglio di sé, e sinceramente alla ricerca di qualcosa che, fino ad allora, non aveva mai preso in considerazione: il senso della vita.
    Ed è così che il viaggio nel cuore della provincia cinese, diviene in realtà la metafora di un viaggio molto più profondo: quello dentro sé, alla scoperta della propria personalità, di ciò che conta davvero, e soprattutto, della vera strada per la serenità.

    È affascinante la semplicità con cui lo scrittore si addentra nell'interiorità della protagonista, ma ancor di più lo è l'onestà attraverso cui egli ci descrive la sua progressiva evoluzione psicologica e morale. Non a caso, diversamente dalla miglior tradizione letteraria, l'epifania di Kitty non ha origine dalla scoperta della fede. La religione, ammantata da un'aura d'imperscrutabilità e di misteriosa trascendenza, risulta infatti incapace di recare conforto all'animo tormentato della ragazza; eppure sarà proprio grazie all'immagine beata delle monache francesi, così irraggiungibili e così al di sopra degli umani turbamenti, che Kitty si sentirà spinta a cercare la chiave della propria esistenza, la via per una vita diversa e finalmente ricca di significato.

    A fare da contraltare a Kitty, protagonista e fulcro stesso del racconto, vi è l'ombrosa ed enigmatica figura del marito. Sono pochi i tête-à-tête tra i due, ma nonostante ciò, ogni apparizione di Walter porta con sé un carico di pathos e sentimenti, tale da rendere questo, a parer mio, il personaggio più interessante e significativo del romanzo.
    L'intensità di The painted veil, in verità, è da imputarsi anche alla scrittura fortemente cinematografica di Maugham: una maniglia che si gira... un cadavere sul ciglio della strada... due lacrime silenziose sul viso di Walter... un'ultima frase caustica sulle labbra di un moribondo... Semplici flash, che con tutta la loro eloquenza, s'imprimono in modo indelebile nella mente del lettore, sottolineando i momenti clou della storia con un'efficacia difficilmente eguagliabile dalle più ricercate parole.

    Intanto, mentre sullo sfondo si consuma la tragedia di un popolo decimato dal colera, sotto ai nostri occhi si concretizza il dramma personale dei giovani coniugi Fane; e se il risveglio di Kitty e la sua presa di coscienza, ci hanno consentito, pagina dopo pagina, di imparare a comprenderla e fare il tifo per lei, è difficile non sentirsi delusi quando, dopo un tale percorso interiore, la vediamo cadere di nuovo, inciampare per l'ultima volta sugli stessi vecchi errori.
    Ma quanta verità c'è nella penna di Maugham, quanta sincerità in questa rappresentazione della fragilità umana in ogni sua forma. Perché, nella realtà, il dolore, pur insegnando tanto all'uomo, non gli impedisce di cedere nuovamente alle proprie debolezze; perché la consapevolezza delle grandi miserie della vita, pur ridimensionando le pene individuali, non sempre riesce a curare le più intime sofferenze dell'anima; perché l'amore, pur autentico e sincero, spesso non sopravvive al dolore del tradimento, e in un cuore profondamente ferito, malgrado tutto, a volte non resta spazio per il perdono.

    Le ultime pagine del libro ci consegnano un epilogo alquanto sentimentale e, a mio avviso, un po'troppo frettoloso, in cui tuttavia trova piena espressione uno dei messaggi più importanti e positivi del romanzo: quello della speranza. Maugham, infatti, incurante delle convenzioni e del senso comune, ci dimostra come la dignità, l'amor proprio, e la moralità non siano prerogative esclusive di chi è cresciuto nella fede o ha avuto modo di incontrarla, ma valori universali perseguibili da ogni essere umano in quanto tale. Perché a nessuno, a dispetto dei propri sbagli e del proprio passato, è preclusa la possibilità di un futuro diverso e onorevole, di una vita autentica e colma di senso: basta avere la risolutezza e la forza di volerlo.

    ha scritto il 

  • 4

    Il carisma dell'Oriente

    Un romanzo che in poche pagine riesce a far viaggiare la mente ai confini del mondo, fino all'estremo oriente dove interi villaggi di cinesi muoiono a causa di epidemie coleriche sempre più devastanti.
    Sullo sfondo di questo quadro terrificante troviamo Kitty, la bella signora inglese che, ...continua

    Un romanzo che in poche pagine riesce a far viaggiare la mente ai confini del mondo, fino all'estremo oriente dove interi villaggi di cinesi muoiono a causa di epidemie coleriche sempre più devastanti.
    Sullo sfondo di questo quadro terrificante troviamo Kitty, la bella signora inglese che, dopo aver commesso adulterio ad Hong Kong, la colonia dove con il marito medico, vive una vita ricca e borghese, è costretta a trasferirsi in uno di questi villaggi mortiferi dove Walter decide di prestare servizio.
    Atterrita dal quadro di morte che si trova ad affrontare contro la sua volontà, Kitty riesce a riscoprire quali sono i valori della vita, e quanto le cose più banali e quotidiane, spesso possano riuscire a provocare infinita gioia e tenerezza.
    Lontano dal mondo corrotto e goliardico di Hong Kong fatto di feste e divertimenti mondani, Kitty ritrova, anche con l'aiuto della Madre Superiora del convento in cui presta servizio, l'eco della sua anima e riscopre le sue emozioni, le sue paure, spogliandosi definitivamente dei panni che da anni vestiva e nei quali credeva di essere se stessa.
    Un'opera molto appassionante, a tratti lugubre e sconvolgente, l'adulterio passionale di una donna si mesce con la povertà e la morte di centinaia delle vittime innocenti del colera, la sorte degli uomini in mano ad altri uomini che cercano di salvarli a costo di compromettere le loro vite.
    La trama è ben strutturata e ben organizzata nelle sue varie ambientazioni, i personaggi sono ben delineati sia dal punto di vista fisico che da quello psicologico, Maugham ci fa entrare nelle loro menti e nei loro cuori con una facilità che sembra non voler superare certi limiti ma che comunque scava a fondo, nell'introspezione dei protagonisti.
    Consigliato a chi pur essendo un amante della letteratura inglese, è attratto da paesaggi esotici e terre lontane dove la vita si svolge leggera e incomprensibile lontano dal tempo.

    ha scritto il 

  • 4

    Godibile

    Pubblicato per la prima volta nel '25, scorre come tutti i Somerset Maugham, lo collocherei una spanna dietro il prezioso e perfetto "In villa" ma forse un po' avanti rispetto a "Lo scheletro nell'armadio". Non un capolavoro, ma sempre godibile.

    ha scritto il 

  • 3

    Mi è difficile credere che l'autore di questo goffo romanzo sia lo stesso di quel capolavoro di spirito e leggerezza che è La diva Julia.
    Credo abbia nociuto a SM l'ambizione di far convivere nella stessa protagonista un percorso di redenzione e un percorso di emancipazione: i ...continua

    Mi è difficile credere che l'autore di questo goffo romanzo sia lo stesso di quel capolavoro di spirito e leggerezza che è La diva Julia.
    Credo abbia nociuto a SM l'ambizione di far convivere nella stessa protagonista un percorso di redenzione e un percorso di emancipazione: impresa ardua, se si pensa che la redenzione è il superamento di un peccato commesso in proprio e l'emancipazione il superamento di una condizione imposta da altri.
    Fino a un certo punto il gioco funziona benissimo e con abilità da orologiaio SM pone il lettore nell'impossibilità di decidere quale storia stia leggendo.
    E' la storia di una scemetta che, convolata a nozze per interesse con un grand'uomo del quale non comprende il valore, lo cornifica con il più prevedibilmente fatuo degli uomini sposati ricavandone l'ovvia disillusione e la più crudele, ma in fondo la più giusta, delle punizioni?
    O è la storia di una povera ragazza semplice che, non amata dalla madre ansiosa solo di sbolognarla al miglior offerente, sposa senza esserne minimamente attratta uno stronzo che, pur disprezzandola, approfitta della sua condizione di debolezza per estorcerle, al modico prezzo di un cognome e di un modesto mantenimento, il godimento delle sue notevoli grazie, salvo condannarla a morte quando si accorge che la natura ha fatto sentire la sua voce e la bella figliola ha rivendicato il diritto di fare finalmente l'amore con un patacca che però le piace?

    E' a questo punto che il romanzo si imballa e le vicende appaiono succedersi in maniera abbastanza occasionale e incoerente.
    La protagonista si immerge dapprima in un convento in modo da venire a contatto con le cose veramente importanti e profonde della vita, poi si accorge di aspettare un bambino, poi resta vedova, poi capisce che passare per eroina ha i suoi vantaggi, poi ripiomba nel peccato, poi si sente in colpa, poi resta orfana, poi torna da papà.
    E per finire ci regala un pistolotto finale che ha il grave difetto di richiamare irresistibilmente alla mente il finale di Casa di bambola, uscendo colle ossa rotte dal confronto.

    SM ha il merito di aver costruito grandiosi personaggi femminili facendo a meno sia dell'emancipazione che della redenzione e fondando la loro forza sul riconoscimento della potenza implicita ma imperiosa della loro sessualità; tratto moderno e tuttora assai coraggioso.
    In questa versione sacrestano femminista mi ha proprio deluso.

    ha scritto il 

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