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Il vento dell'odio

Di

Editore: Mondadori

3.4
(80)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 284 | Formato: Tascabile economico

Isbn-10: 8804573716 | Isbn-13: 9788804573715 | Data di pubblicazione: 

Curatore: Roberto Cotroneo

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro

Giulia Moresco e Cristiano Costantini,

i protagonisti de Il vento dell’odio, appartengono a quella generazione che visse l’infanzia nell’euforia collettiva dei primi anni Sessanta, in un paese che coltivava l’illusione di avere saldato i conti con il passato. Appartengono a quella generazione che a metà degli anni Settanta decise di entrare in guerra, sconvolgendo la propria e le altrui esistenze.

Molti anni dopo, Giulia acquista la casa dove abitava Cristiano – ormai latitante da decenni – e facendo dei lavori di ristrutturazione trova nascosto in un tramezzo uno sconvolgente memoriale che li riguarda entrambi. Riesce a farlo avere a Cristiano, il quale capisce di non avere scampo: deve tornare per affrontare

il passato.

In questo straordinario romanzo a due voci Giulia e Cristiano ripercorrono le loro vite, le loro scelte, il rapporto forte che li ha legati e contrapposti ai rispettivi padri – uomo del PCI quello di Giulia, uomo di destra quello di Cristiano – in una dinamica generazionale complessa e dolorosa. Ed entrano, e noi con loro, in quel cono d’ombra che è tanta parte

del nostro recente “passato prossimo”:

la strategia della tensione, il ruolo dei Servizi deviati, la lotta armata, i tentativi di eversione ai poteri dello Stato, il rapimento e l’assassinio di Aldo Moro. Così, poco alla volta, comprendono anche le colpe dei padri che, come biblica maledizione, sono ricadute

sui figli. Attraverso la parabola di Giulia e Cristiano, del loro inesorabile procedere nella galassia del terrorismo, del loro “dopo”, Roberto Cotroneo ricostruisce con mirabile precisione lo Zeitgeist di quegli anni e ci consegna un libro che è – nello stesso tempo – forte e crudele, struggente e doloroso.

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  • 3

    Romanzo interessante che intreccia una storia inventata a fatti veri degli anni di piombo. La lettura è un po' pesante perché non ci sono quasi dialoghi, è tutto un monologo interiore dei due personaggi principali. L'alternarsi dei capitoli, lei-lui-lei, fa presagire un legame tra i due che resta ...continua

    Romanzo interessante che intreccia una storia inventata a fatti veri degli anni di piombo. La lettura è un po' pesante perché non ci sono quasi dialoghi, è tutto un monologo interiore dei due personaggi principali. L'alternarsi dei capitoli, lei-lui-lei, fa presagire un legame tra i due che resta sempre irrisolto. Tutto sommato mi ha lasciato un po' quel retrogusto da occasione persa.

    ha scritto il 

  • 4

    doro cotroneo, però...

    forse esagera.
    il prologo sembra scimmiottare borges, il libro vuole recuperare forse l'epopea del romanzo storico, salvo poi inscenare soluzioni fantapolitiche. teoricamente non è da Cotroneo, troppo macchinoso. ma poi se si scrostano un po' di orpelli si riconosce l'attenzione all'uomo e ai pro ...continua

    forse esagera. il prologo sembra scimmiottare borges, il libro vuole recuperare forse l'epopea del romanzo storico, salvo poi inscenare soluzioni fantapolitiche. teoricamente non è da Cotroneo, troppo macchinoso. ma poi se si scrostano un po' di orpelli si riconosce l'attenzione all'uomo e ai protagonisti della storia. Ma i protagonisti siamo noi, che abbiamo vissuto in modo diverso quegli anni, e non ci abbiamo ancora capito nulla. Una sbavatura, nella sempre attenta lettura storica di Cotroneo: identifica Ambrosoli come vittima del terrorismo... Penso di non dire bestiate affermando che Ambrosoli fu un martire dello Stato fino alla morte, ma che il suo sacrificio non può essere limitato all'eversione...

    ha scritto il 

  • 3

    Una sera di luglio, in un ristorante di Roma a piazza Mattei, uno scrittore attende di cenare. Roma è deserta: la nazionale stasera gioca contro la Germania. Nella atmosfera già irreale di per sé, con i camerieri intenti a fissare la telecronaca in tv, succede qualcosa di ancora più incredibile: ...continua

    Una sera di luglio, in un ristorante di Roma a piazza Mattei, uno scrittore attende di cenare. Roma è deserta: la nazionale stasera gioca contro la Germania. Nella atmosfera già irreale di per sé, con i camerieri intenti a fissare la telecronaca in tv, succede qualcosa di ancora più incredibile: di fronte allo scrittore compaiono Giulia Moresco e Cristiano Costantini, una fiancheggiatrice l'altro ex-terrorista delle Brigate Rosse. Peccato che entrambi siano stati dati per morti in un incidente stradale il 21 aprile del 2005. Peccato anche che lo scrittore negli ultimi anni si sia interessato proprio a ricostruire la loro vicenda, per poi lasciar perdere tutto: troppi i lati oscuri delle loro vite. Ma la loro presenza quella sera era il segnale che la loro storia doveva essere raccontata. Giulia e Cristiano. Formazione diversa, un padre comunista lei, uno fascista per lui. Eppure entrambi, nella loro vita, si erano trovati a percorrere una strada comune, abbracciando l'utopia rivoluzionaria, la follia del terrorismo, seppure con esiti e modi differenti: Giulia si era limitata a sfiorare il movimento, Cristiano invece aveva agito, aveva ucciso, condannandosi alla latitanza e a un esilio forzato in Argentina. Molti anni dopo Giulia, donna ormai inquadrata in una vita borghese e normalizzata, affitta la casa romana di Cristiano, quella in cui, ricorda, si tenevano le riunioni segrete, si nascondevano armi, si ospitavano persone sconosciute anche solo per una notte. E' durante i lavori di ristrutturazione della casa che in un tramezzo Giulia ritrova un manoscritto. Un manoscritto che riguarda molto da vicino Cristiano e che Giulia decide di fargli avere. Perché nulla era mai stato così come sembrava essere, e Cristiano doveva sapere...

    Alla fine di questo romanzo, come in ogni tradizione letteraria che si rispetti, leggiamo che “qualunque nome o avvenimento raccontato che possa avere una corrispondenza con la realtà è del tutto casuale”. Eppure la tentazione è forte, di credere che qualcosa di molto simile possa essere accaduto durante gli anni del terrorismo italiano, perché si parla di Moro, di strategia della tensione, dei servizi segreti, di quella zona buia della storia d'Italia che ancora oggi nessuno si è dato briga di illuminare in ogni anfratto. Al di là di qualsiasi dannosa dietrologia, Cotroneo spartisce il suo spazio narrativo tra le “ragioni” di Cristiano e quelle di Giulia, fra i pensieri dell'uno e dell'altra, dedicando le pagine più intense non a loro, ma ai rispettivi padri, due figure che si muovono nell'ombra e che dall'ombra guidano le sorti dei loro figli. Una simbolica rappresentazione della responsabilità “paterna” e italiana delle azioni dei propri figli, un monito agli attuali padri, affinché le loro colpe non ricadano, inesorabili, sul loro futuro.

    ha scritto il 

  • 3

    In forma narrativa, l'abisso terroristico degli anni '70, i suoi intrecci con l'eterna e onnipervasiva struttura occulta internazionale, le sue conseguenze sulla vita di due personaggi.
    Suggestivo per una sua parte, alla fine lascia un po' perplessi. Per chi li ha vissuti quegli anni, non ag ...continua

    In forma narrativa, l'abisso terroristico degli anni '70, i suoi intrecci con l'eterna e onnipervasiva struttura occulta internazionale, le sue conseguenze sulla vita di due personaggi.
    Suggestivo per una sua parte, alla fine lascia un po' perplessi. Per chi li ha vissuti quegli anni, non aggiunge molto. A chi non li ha vissuti dubito dica qualcosa.

    ha scritto il 

  • 3

    Ahi ahi ahi... partita bene e incuriosita di vedere come un romanziere trattasse un periodo così controverso, quello degli anni di piombo, lontano dal trovare una seria trattazione storiografica, l'entusiasmo poi è piano piano calato per arrivare alla totale desolazione per il finale, affrettato ...continua

    Ahi ahi ahi... partita bene e incuriosita di vedere come un romanziere trattasse un periodo così controverso, quello degli anni di piombo, lontano dal trovare una seria trattazione storiografica, l'entusiasmo poi è piano piano calato per arrivare alla totale desolazione per il finale, affrettato e raffazzonato. Mi sono sentita così durante la lettura: portata in alto con osservazioni e ragionamenti non banali, aspettando sempre che a livello narrativo succedesse qualcosa e mollata così, improvvisamente, nel momento in cui l'autore ha scoperto, forse, che non aveva nessuna storia da raccontare, ma tante congetture da proporre.

    ha scritto il 

  • 2

    se lo poteva risparmiare

    Ispirato a fatti tragici della nostra storia non ancora del tutto chiari: gli omicidi delle brigate rosse, il sequestro di Moro, la strategia della tensione, gli attentati ai treni.
    L'autore fa parlare due ex terroristi scampati in modo improbabile alla cattura perchè protetti da genitori spioni ...continua

    Ispirato a fatti tragici della nostra storia non ancora del tutto chiari: gli omicidi delle brigate rosse, il sequestro di Moro, la strategia della tensione, gli attentati ai treni. L'autore fa parlare due ex terroristi scampati in modo improbabile alla cattura perchè protetti da genitori spioni appartenenti ai servizi segreti (per par condicio un papà taciturno e autoritario decisamente di destra, l'altro fa misteriosi e frequenti viaggi in Bulgaria). Ho trovato destabilizzante e fastidioso questo mix di fatti realmente accaduti e di personaggi fittizi. Ho la sensazione che l'autore volesse fornirci la sua interpretazione sul terrorismo, ma poi gli è mancato il coraggio di pubblicare un saggio e ha ripiegato sul romanzo. Come in una brutta copia del codice da Vinci ci sono manoscritti che riappaiono, altri che scompaiono, persone evanescenti, ma potentissime che da bravi burattinai organizzano fughe, complotti e attentati; ex terroristi rifugiati insieme ai nazisti in Argentina con passaporti falsi e altri ben integrati nel mondo dello spettacolo. L'ho letto fino alla fine arrancando per la noia solo perchè volevo vedere dove andava a parare, ma non ne valeva la pena.

    ha scritto il 

  • 4

    Una generazione bruciata dal terrorismo, c'era chi sognava la rivoluzione ma forse era solo un burattino nelle mani di chi la rivoluzione la combatteva.Cambiare tutto per non cambiare niente potrebbe essere il motto del nostro paese.

    ha scritto il 

  • 2

    Un libro che fa riflettere, certo, su quel disgraziato periodo: gli anni di piombo, o "gli anni di sangue", come li chiama più esplicitamente Cotroneo. Fa capire - specie a chi non li ha vissuti, quegli anni - quanto odio muoveva i protagonisti, palesi e occulti. E come, dopo l'odio e il sangue, ...continua

    Un libro che fa riflettere, certo, su quel disgraziato periodo: gli anni di piombo, o "gli anni di sangue", come li chiama più esplicitamente Cotroneo. Fa capire - specie a chi non li ha vissuti, quegli anni - quanto odio muoveva i protagonisti, palesi e occulti. E come, dopo l'odio e il sangue, sia rimasta comunque viva in questo nostro paese "la fiaccola del fascismo eterno", con i poteri veri sempre ben saldi nelle mani di pochi, dentro lo stato e fuori.
    Ma fa riflettere - questo libro - come fosse un saggio: perché la storia (la trama, intendo) non emoziona. E lo stile narrativo ancora meno.

    ha scritto il 

  • 0

    Romanzo difficile che indaga il buio degli anni di piombo. Un Roberto Cotroneo un pò inusuale, almeno per l'argomento affrontato, ma comunque un autore molto raffinato, dalla scrittura elegante e dal fascino palpabile. Secondo me uno degli scrittori italiani migliori degli ultimi anni. Da leggere ...continua

    Romanzo difficile che indaga il buio degli anni di piombo. Un Roberto Cotroneo un pò inusuale, almeno per l'argomento affrontato, ma comunque un autore molto raffinato, dalla scrittura elegante e dal fascino palpabile. Secondo me uno degli scrittori italiani migliori degli ultimi anni. Da leggere in tutte le sue opere.

    ha scritto il 

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