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Il ventre di Napoli

Di

Editore: Napoli, F. Perrella

3.9
(274)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 208 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: A000084345 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Cofanetto , eBook

Genere: Fiction & Literature , History , Social Science

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Descrizione del libro
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  • 5

    E' un libro che tutti i napoletani dovrebbero leggere per conoscere di più la propria città e per capire che in fondo noi napoletani siamo gli stessi da sempre. E' un libro che sicuramente consulterò di nuovo quando vorrò sapere come si chiamava quella pietanza che vendevano nei vicoli di Napoli ...continua

    E' un libro che tutti i napoletani dovrebbero leggere per conoscere di più la propria città e per capire che in fondo noi napoletani siamo gli stessi da sempre. E' un libro che sicuramente consulterò di nuovo quando vorrò sapere come si chiamava quella pietanza che vendevano nei vicoli di Napoli e che ora non fanno più, quando avrò nostalgia della Napoli che fu. Che donna Matilde Serao!

    ha scritto il 

  • 5

    Lo ammetto: pensavo si trattasse di un romanzo. E invece è una specie di inchiesta giornalistica, ma soprattutto un atto d'amore verso la sua città.
    "Che chiedo, io, se non l'applicazione della legge umana e sociale, trattar quelli come si trattano gli altri, dar loro quel che spetta loro, ...continua

    Lo ammetto: pensavo si trattasse di un romanzo. E invece è una specie di inchiesta giornalistica, ma soprattutto un atto d'amore verso la sua città.
    "Che chiedo, io, se non l'applicazione della legge umana e sociale, trattar quelli come si trattano gli altri, dar loro quel che spetta loro, come esseri viventi, come cittadini di una grande città? Faccia il suo dovere chiunque, non altro che il suo dovere, verso il popolo napoletano dei quattro grandi quartieri, faccia il suo dovere come lo fa altrove, lo faccia con scrupolo, lo faccia con coscienza e, ogni giorno, lentamente, costantemente, si andrà verso la soluzione del grande problema, senza milioni, senza società, senza intraprese, ogni giorno si andrà migliorando, fino a chè tutto sarà trasformato, miracolosamente, fra lo stupore di tutti, sol perchè, chi doveva si è scosso dalla mancanza, dalla trascuranza, dall'inerzia, dall'ignavia e ha fatto quel che doveva."

    ha scritto il 

  • 5

    Una donna non bella (grave difetto), di forte carattere, incapace di accettare gli stereotipi femminili dell’epoca, dalla penna sanguigna, dall’acuta osservazione dell’ambiente.


    Oh, sì è datata, la scrittura è ottocentesca senza risciacquature.


    Ma è anche vitale, immediata, più da g ...continua

    Una donna non bella (grave difetto), di forte carattere, incapace di accettare gli stereotipi femminili dell’epoca, dalla penna sanguigna, dall’acuta osservazione dell’ambiente.

    Oh, sì è datata, la scrittura è ottocentesca senza risciacquature.

    Ma è anche vitale, immediata, più da giornalista che da scrittrice. E’ sinceramente partecipe, scandalizzata, accusatrice di un governo cieco.
    E’ piena di quella cosa così imbarazzante e, a furia di abusi, un tantino fuori moda che è l’indignazione civile. Quella di chi vede e non può tacere. Quella che manca sui giornali di oggi e che riguarda le buone cause. Perché all’indignazione verrebbe data una coloritura politica, di cui le miserie non hanno bisogno.
    E’ un reportage che pubblicato oggi verrebbe da qualcuno criticato per la veemenza e per il prezzo pagato per poche pagine.

    La Napoli di allora non è proprio la Napoli di oggi, anche le vecchie case “sgarrupate” dei Quartieri Spagnoli sono ancora abitate.
    L’abbandono del Governo centrale si è mutato in altro: il proliferare della camorra, le connivenze con la politica centrale che di fronte al potere elettorale e a quello del denaro dimentica ascendenze nordiche e si fa “infame”.

    Curioso il capitolo sulla pizza, cibo di strada, cibo dei poveri, che un ad un primo tentativo di esportazione romana, fallì. Pensa te, oggi ci sono più pizzerie a Verona che a Napoli. Per non parlare del mondo intero.

    Tristemente attuale il capitolo sul lotto. Ha perso la sua napoletaneità, i numeri concordati in gruppo, rimbalzati per le strade, la botteguccia con lo scrivano che raccoglieva le giocate e i sogni dei giocatori, la rituale estrazione del sabato, e la continuazione del sogno dalla domenica in poi.
    I guadagni per lo Stato enormi, con pochissime spese di gestione.

    Da allora tutto è peggiorato: al banchetto sono aumentati i partecipanti e la fetta dello Stato, nella condivisione, non è più così grande. E soprattutto è diventato un gioco solitario.

    Giochi d’azzardo vari, con estrazioni trisettimanali e in certi casi continue, causa di quei piccoli pantani grigi sotto la mensola sulla quale si gratta e non si vince, hanno infettato tutta la penisola. Quei pensionati a cui non basta la pensione sono come gli squali: da 2 milioni di anni sempre uguali.

    E tristemente sempre lì, presente, anche se con apparenze diverse, il pegno e l’usura.

    Be’ Napoli non è più così. Ci mancherebbe, sono trascorsi 130 anni, ma grattando un poco molte vecchie magagne ci sono ancora.

    La seguente vignetta è a memoria.
    Mafalda in treno è seduta davanti ad un signore d’età, molto elegante e baffuto. Fuori dal finestrino una baracca circondata di spazzatura varia, una donna spettinata e miseramente vestita ha un bimbo in braccio e due piccoli vicini. Tutti un po’ lerci.
    Mafalda commenta: Com’è triste!
    E il signore: Pittoresco, cara, pittoresco.

    03.04.2014

    ha scritto il 

  • 5

    È gente umile, bonaria, che sarebbe felice per poco e invece non ha nulla per essere felice; che sopporta con dolcezza, con pazienza la miseria, la fame quotidiana, l'indifferenza di coloro che dovrebbero amarla, l'abbandono di coloro che dovrebbero sollevarla.

    ha scritto il 

  • 4

    Già memorabile l'esordio:
    "Efficace la frase. Voi non lo conoscevate, onorevole Depretis, il ventre di Napoli. Avevate torto perché voi siete il governo e il governo deve saper tutto...E se non servono a dirvi tutto, a cosa sono buoni tutti questi impiegati alti e bassi, a che questo immen ...continua

    Già memorabile l'esordio:
    "Efficace la frase. Voi non lo conoscevate, onorevole Depretis, il ventre di Napoli. Avevate torto perché voi siete il governo e il governo deve saper tutto...E se non servono a dirvi tutto, a cosa sono buoni tutti questi impiegati alti e bassi, a che questo immenso ingranaggio burocratico che ci costa tanto? E, se voi non siete la suprema intelligenza del paese che tutto conosce e a tutto provvede, perché siete ministro?"
    Dal colera, dalle polemiche divampate, dai piani di risanamento proposti, nasce questa serrata inchiesta giornalistica che è un viaggio nell'inferno urbanistico della città di fine Ottocento ma anche nei costumi e nelle miserie delle classi popolari che i borghesi concepivano ancora (e chissà oggi...) come un'altra Napoli fuori della storia e dei principi basilari di umanità, una PLEBE da compatire, sfruttare o blandire.
    La Serao affronta di petto la questione, discende nell'osservazione di stili di vita, di miserie, sembra avvicinarsi ai quadri consueti ma le sue pagine, anche patetiche e d'ambiente, sono anzitutto permeate da una reale sintonia con questo popolo e poi si rivelano funzionali a un progetto di ricostruzione della città, volto a creare condizioni vivibili, a partire dalla pulizia delle strade e dall'illuminazione pubblica (vi ricorda qualcosa?)
    La Serao domina la sua materia, nei toni patetici e in quelli di denuncia, e si rivela qui miglior narratrice che nei romanzi e nelle novelle, i suoi bozzetti non sono fine e se stesso, la rappresentazione viene subito ricondotta a un'idea che l'autrice vuole esprimere, la sua scrittura rudemente espressiva e indignata funziona alla perfezione.
    Andrebbe letto e discusso nelle scuole, è forse l'unico frutto maturo del verismo napoletano.

    ha scritto il 

  • 5

    dal ventre nasce comunque qualcosa...

    Quando la degradazione morale e fisica si accumula, si accumula, si accumula, e non reggendone più la pressione una città "scoppia"...c'è un problema.
    Lì, dove l'impero del lordo marciume dell'ignoranza e degli escrementi si espande, e dove si vive stretti, "vicini-vicini" a centinaia, è no ...continua

    Quando la degradazione morale e fisica si accumula, si accumula, si accumula, e non reggendone più la pressione una città "scoppia"...c'è un problema.
    Lì, dove l'impero del lordo marciume dell'ignoranza e degli escrementi si espande, e dove si vive stretti, "vicini-vicini" a centinaia, è normale che, giunti al limite massimo, al livello critico, dilaghino le epidemie di colera, la povertà più imbarazzante, e la criminalità (omicidio, rapina, usura, camorra, prostituzione).
    Questo è il "ventre di Napoli", la vita delle strette stradine ove il Sole più non arriva e, con esso, anche le istituzioni, cieche di fronte ad una realtà abbastanza aberrante e lontane dal puzzo mefitico dei liquami (ancora una volta sia morali che fisici) che si espandono per le viuzze dissestate.
    Vero è che in questi stessi ricettacoli di insanità, a fianco della miseria vive anche il folklore, la pietà degli umili per gli umili, la carità, le vane speranze del gioco d'azzardo, il lotto, la pizza e il mandolino, le botteghe delle arti impareggiabili nel mondo.
    Matilde Serao ha percorso queste stradine. Ha affrontato il pericolo, andando lì dove i sindaci e il Governo non passano mai perchè contenti della gioia che riempie gli occhi di chi transita per via Caracciolo, di chi si accontenta di vedere il bel panorama, di visitare Posillipo, di apprezzare il folklore...di chi si accontenta di sentir parlare della miseria senza andare a farne la conoscenza diretta...di chi si accontenta di prendere decisioni, perchè queste vanno pur prese, su realtà non ben conosciute, ma che poi peccano di lungimiranza.
    Bene. Dopo le varie, ed inevitabili, epidemie di colera che colpirono Napoli verso la fine dell'800 si iniziò a parlare di Risanamento della città. In poche parole si credette che migliorarne l'assetto urbanistico avrebbe reso di colpo la città più vivibile.
    Per questo furono abbattute case per fare spazio a vie e nuovi palazzi, moderni, e nuove case popolari...nelle quali purtroppo il popolo del "Ventre" non andò mai ad abitare a causa di affitti che non poteva permettersi.
    Cosa successe, dunque? I borghesi medio-bassi riempirono le case del popolo: quest'ultimo condannato ad ammassarsi ancora di più nei 'bassi', sempre più stretto...ad essere vittima di una politica giammai interessata a conoscere le reali problematiche del territorio.
    Il Ventre di Napoli è una serie di articoli della Serao, poi raccolti in libro, che mostra desnuda quella parte di viuzze del centro storico, con tutti i difetti viziosi e i pii pregi, per attaccare quel governo "ignorante" e dalla politica irrimediabilmente fallace.
    In un centinaio di pagine Matilde Serao, che ama Napoli ricorda alla politica che non serve spendere milioni per far funzionare la città, non serve costruire nuove strade lussuose; c'è solo bisogno che le istituzioni svolgano, sul proprio territorio, il loro compito.
    Davvero un bel libro. Principalmente, leggendolo ho pensato: 1) l'idea che si possa risanare una città semplicemente cambiandone leggermente l'assetto urbanistico, senza controllare che poi le imprese non speculino, è proprio bizzarra; 2) molti vicoli di Napoli sono tutt'oggi impenetrabili ed impenetrati sia dai Napoletani che dalle loro istituziono che dal Sole...e a parte il fatto che mucche capri e porci non ci passano più, credo che molte cose narrate dalla Serao ancora vi si verifichino...mi chiedo in quale percentuale; 3) E' un libro da far leggere a coloro che dicono che bisogna parlare solo del bello e non del brutto della città: cosa sbagliata, credo... 4) Questo bel libro parla di Napoli, ma i concetti fondamentali valgono per qualunque luogo del pianeta vittima di se stesso, degli altri e del disagio di essere una metropoli...

    ha scritto il 

  • 4

    una scrittrice sottovalutata

    Eppure è bravissima, scrive molto bene, ma questo non è niente.


    Non è solo “come” scrive a farne una grande ma “cosa” dice.


    Da ogni riga traspare la sua intelligenza, e la sua incredibile libertà di pensiero e di giudizio, per certi versi all’avanguardia di cento anni. Eppure ne ...continua

    Eppure è bravissima, scrive molto bene, ma questo non è niente.

    Non è solo “come” scrive a farne una grande ma “cosa” dice.

    Da ogni riga traspare la sua intelligenza, e la sua incredibile libertà di pensiero e di giudizio, per certi versi all’avanguardia di cento anni. Eppure nessuno la cita mai! Io stessa ho ricevuto in dono questo libro, forse non l’avrei mai comprato.

    Il ventre di Napoli è un atto d’amore per Napoli e soprattutto per i napoletani che ci vivono, soprattutto quelli poveri. Dovrebbero leggerlo tutti, a cominciare dai sindaci delle città.
    Mi ha fatto pensare a un altro libro su Napoli, scritto circa 60 anni dopo, quando comunque la situazione non era poi tanto migliorata:
    “il mare non bagna Napoli” di Anna Maria Ortese

    http://www.anobii.com/millericcioli/books?searchType=1&itemIdFade=017125923a3ec58ee3

    ha scritto il 

  • 5

    Un quadro della Napoli del '900, una critica precisa e amorevole di una città attraverso le sue tradizioni, il suo degrado e la sua gente. Il vero 'popolo' napoletano, quello che vive nei bassi, che prega S. Gennaro e che con quelle due lire che guadagna preferisce giocare al lotto piuttosto che ...continua

    Un quadro della Napoli del '900, una critica precisa e amorevole di una città attraverso le sue tradizioni, il suo degrado e la sua gente. Il vero 'popolo' napoletano, quello che vive nei bassi, che prega S. Gennaro e che con quelle due lire che guadagna preferisce giocare al lotto piuttosto che comprarsi il tozzo di pane. Una città in cui, 108 anni dopo, sembra sia cambiato tutto eppure non è cambiato niente - le auto hanno preso il posto delle carrozze, ma i fossi di Via Marina sono gli stessi - e in cui ancora si pagano le conseguenze di politiche inefficaci, ora come allora. Necessario il richiamo finale all'assunzione delle proprie responsabilità da parte di tutti.
    Dovrebbero leggerlo tutti, napoletani e non.

    ha scritto il