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Il viaggiatore incantato e altri racconti

La Biblioteca di Repubblica. Ottocento, 22

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso

3.9
(269)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 433 | Formato: Cofanetto

Isbn-10: 8889145226 | Isbn-13: 9788889145227 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Danilo Cavaion ; Prefazione: Danilo Cavaion

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Lo spirito selvaggio degli abitanti di steppe gelate e sconfinate; il soprannaturale divino che pervade le meraviglie dell’iconografia religiosa; lo slancio primordiale di personaggi che sacrificano tutto ad un sentimento religioso antico e immutabile; l’amore senza riserve per la madre Russia e per lo zar. Tutto questo è Leskòv, uno dei più grandi narratori russi, che racconta di umili, di derelitti e di contadini con il loro stesso linguaggio. Il linguaggio scarno e semplice di chi “sente” con dolore, di chi non possiede la chiave per comprendere un mondo che si avvicinava a grandi passi verso la modernità.
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  • 0

    Un libro difficile. Difficile anche da giudicare. Ci sono pagine di grande letteratura e pagine oscure. Il protagonista è certo una figura notevole, ma è veramente arduo seguirlo in tutte le sue peregrinazioni, sia fisiche che mentali.

    ha scritto il 

  • 4

    Lettura agile e molto piacevole, apre una finestra non pesante da digerire sulla moralità russa dell'Ottocento. Il tutto fatto con tramite un personaggio bonario che non può non attirare simpatia.


    Traduzione/linguaggio un po' atipici.... All'inizio li ho odiati, dopo poco e fino alla fine ...continua

    Lettura agile e molto piacevole, apre una finestra non pesante da digerire sulla moralità russa dell'Ottocento. Il tutto fatto con tramite un personaggio bonario che non può non attirare simpatia.

    Traduzione/linguaggio un po' atipici.... All'inizio li ho odiati, dopo poco e fino alla fine li ho amati

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro di stampo classico nel panorama della letteratura russa. Però Leskov è un filo al di sotto dei grandi maestri. Nonostante questo ci sono alcune pagine assolutamente da leggere. Il panorama della vita russa, le relazioni umane incomprensibile, la servitù. Ad un certo punto il protagonista ...continua

    Un libro di stampo classico nel panorama della letteratura russa. Però Leskov è un filo al di sotto dei grandi maestri. Nonostante questo ci sono alcune pagine assolutamente da leggere. Il panorama della vita russa, le relazioni umane incomprensibile, la servitù. Ad un certo punto il protagonista conosce una zingara: il suo rapporto è quanto di più complesso e irreale possa accadere. Quersti passaggi vanno letti assolutamenti, per comprendere quanto la vita di un uomo di oggi possa essere diversa da quella che racconta Leskov. Non è Gogol, non è Puskin o Dostojevhij ma un passaggio dalle parti della steppa russa è opportuno farlo.

    ha scritto il 

  • 3

    Un romanzo che rispecchia perfettamente il titolo. Il protagonista, il viaggiatore, accompagna il lettore attraverso un viaggio incantato attraverso la steppa russa e mille avventure improbabili. Un libro piacevole e scorrevole, con una traduzione molto particolare.

    ha scritto il 

  • 5

    In t’la steppa (il viaggiatore incantato)

    interessante la versione in dialetto romagnolo (di Cesena) dell'amico Ilario Sirri

    http://web.mac.com/ormosrl/ilariosirri/leskov.html
    http://www.toscaedizioni.it/?lng=it&mod=articoli&pg=pagina&c=2&articolo=1188484338

    p.s.: traduzione del testo di Pandolfi

    ha scritto il 

  • 3

    Discontinuo nella sua scorrevolezza. Alcuni racconti sono stilisticamente perfetti (Il pecorone, la lady machbet e il mancino)e appassionanti per quel che riguarda la trama. Bello a metà il viaggiatore incantato che è bellissimo fino a tre quarti per poi perdersi nella noia dei particolari. Dec ...continua

    Discontinuo nella sua scorrevolezza. Alcuni racconti sono stilisticamente perfetti (Il pecorone, la lady machbet e il mancino)e appassionanti per quel che riguarda la trama. Bello a metà il viaggiatore incantato che è bellissimo fino a tre quarti per poi perdersi nella noia dei particolari. Decisamente noioso nella trama, quantomeno, l'angelo suggellato.

    ha scritto il 

  • 5

    « Mi struggevo: desideravo tanto tornare a casa in Russia ».
    « Sicché in dieci anni non faceste l’abitudine alle steppe? ».
    « No, avevo voglia di casa… ci avevo lo struggimento. Di solito la sera, ma anche di pieno giorno, quando c’è bel tempo, è caldo, il campo è tranquillo e tutti i ...continua

    « Mi struggevo: desideravo tanto tornare a casa in Russia ».
    « Sicché in dieci anni non faceste l’abitudine alle steppe? ».
    « No, avevo voglia di casa… ci avevo lo struggimento. Di solito la sera, ma anche di pieno giorno, quando c’è bel tempo, è caldo, il campo è tranquillo e tutti i tartari dall’afa son nelle tende e dormono, io sollevo un angolino della mia tenda e guardo la steppa… Da una parte e dall’altra è sempre la stessa cosa… Una vista torrida, atroce; spazio senza confini; un subisso d’erba; la stipa bianca, piumosa, come un mare d’argento, ondeggia, e viene colla brezza l’odore, odor di pecora, e il sole picchia su tutto, arde, e della steppa, come di una vita infelice, non si scorge da nessuna parte la fine, e la malinconia, allora, è senza fondo… Guardi tu stesso non sai dove, e d’un tratto non si sa di dove ti appare davanti un monastero o un tempio, e ti rammenti della terra battezzata e ti metti a piangere ».

    ha scritto il 

  • 5

    Il racconto autobiografico pieno di vicende avventurose, a volte piene di violenza, a volte incredibili, vissute da un povero servo della gleba russo pervaso da una religiosità intensa e primitiva, si snoda con una vitalità narrativa che ne fa dimenticare anche le inverosimiglianze. Eccezionale l ...continua

    Il racconto autobiografico pieno di vicende avventurose, a volte piene di violenza, a volte incredibili, vissute da un povero servo della gleba russo pervaso da una religiosità intensa e primitiva, si snoda con una vitalità narrativa che ne fa dimenticare anche le inverosimiglianze. Eccezionale lo stile del traduttore, il quale è nientemeno che Tommaso Landolfi, che ricrea il testo russo in una prosa toscaneggiante insieme forbita e popolaresca, come se fosse uscito dalla penna d'un nostro autore contemporaneo di Leskov.

    ha scritto il