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Il viaggiatore incantato e altri racconti

La Biblioteca di Repubblica. Ottocento, 22

Di

Editore: Gruppo Editoriale L'Espresso

3.9
(279)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 433 | Formato: Cofanetto

Isbn-10: 8889145226 | Isbn-13: 9788889145227 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Danilo Cavaion ; Prefazione: Danilo Cavaion

Disponibile anche come: Paperback , Altri , Tascabile economico

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Lo spirito selvaggio degli abitanti di steppe gelate e sconfinate; il soprannaturale divino che pervade le meraviglie dell’iconografia religiosa; lo slancio primordiale di personaggi che sacrificano tutto ad un sentimento religioso antico e immutabile; l’amore senza riserve per la madre Russia e per lo zar. Tutto questo è Leskòv, uno dei più grandi narratori russi, che racconta di umili, di derelitti e di contadini con il loro stesso linguaggio. Il linguaggio scarno e semplice di chi “sente” con dolore, di chi non possiede la chiave per comprendere un mondo che si avvicinava a grandi passi verso la modernità.
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  • 5

    Massimo livello di caratura per la letteratura russa, di ogni epoca, stile, forma (narrativa, corta e lunga, teatro, poesia, saggistica), ovvero la grande capacita' di giostrare con le parole e trasfo ...continua

    Massimo livello di caratura per la letteratura russa, di ogni epoca, stile, forma (narrativa, corta e lunga, teatro, poesia, saggistica), ovvero la grande capacita' di giostrare con le parole e trasformarle in sentimenti e concetti, ovvero il massimo piacere del leggere.
    -
    Purtroppo, per i non russofoni completi e non conoscitori della storia e linguistica russa, si perde parte del valore di questa letteratura.
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    Interessante (e molto piacevole) la scoperta di Nicolaj S. Leskov, scrittore di (relativa) "seconda linea", dallo stile narrativo particolare ed originale.
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    Questo libro raccoglie il racconto lungo "Il viaggiatore incantato" ed altri racconti piu' corti.
    Utile la prefazione di Danilo Cavaion, anche traduttore, che spiega bene le difficolta' di traduzione.
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    Da risvolto Adelphi:
    «L’esperienza che passa di bocca in bocca è la fonte a cui hanno attinto tutti i narratori. E fra quelli che hanno messo per iscritto le loro storie, i più grandi sono proprio quelli la cui scrittura si distingue meno dalla voce degli infiniti narratori anonimi» scrisse Walter Benjamin nel suo saggio su Leskov. Ed è la voce che torniamo a sentire – una «gradevole e manierata voce di basso» – appena il «viaggiatore incantato» comincia a raccontare le peripezie della sua esistenza. Siamo su un battello che naviga sul lago Ladoga e il narratore ci appare come «un uomo di enorme statura, con un viso abbronzato ed aperto e folti capelli ondulati d’un color di piombo».
    Le sue avventure, anche le più sconcertanti, e improbabili, non sono mai cercate, ma precipitano su di lui come eventi della natura. La morte lo sfiora più volte, ma sempre per rifiutarlo. La vita lo usa per un suo disegno, oscuro a tutti salvo alla madre morta, che aveva promesso il figlio a Dio. Presto ci accorgiamo che potremmo ascoltare senza fine le storie di quest’uomo «che aveva molto veduto» e non pretendeva di sapere. Le sue parole spiccano sul fondo dorato della vecchia Rus’ di Kiev, immoto e solenne, ma le storie stesse sono un pulviscolo vorticoso.
    Entrano ed escono di scena vagabondi e prostitute, padroni e mercanti, principi e cavalieri nomadi – e infine, incidendosi nella memoria, la zingara Gruša, simile a «una serpe lucente». Leskov non era uomo che amasse le teorie. Ma dietro questa inarrestabile dispersione e frantumazione di casi si avverte un azzardo teologico che risale a Origene e alle prime dottrine della Chiesa ortodossa: l’esigenza che tutto sia salvato, anche i suicidi senza confessione. E con la storia di un seminarista suicida si era avviato questo folto corteo

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    http://it.wikipedia.org/wiki/Nikolaj_Sem%C3%ABnovi%C4%8D_Leskov

    ha scritto il 

  • 3

    La forza maggiore di questo libro è la capacità di catapultarti in un mondo lontano, geograficamente, temporalmente e culturalmente. Peccato, come già detto in altri commenti, per la traduzione. ...continua

    La forza maggiore di questo libro è la capacità di catapultarti in un mondo lontano, geograficamente, temporalmente e culturalmente. Peccato, come già detto in altri commenti, per la traduzione.

    ha scritto il 

  • 0

    Un libro difficile. Difficile anche da giudicare. Ci sono pagine di grande letteratura e pagine oscure. Il protagonista è certo una figura notevole, ma è veramente arduo seguirlo in tutte le sue pereg ...continua

    Un libro difficile. Difficile anche da giudicare. Ci sono pagine di grande letteratura e pagine oscure. Il protagonista è certo una figura notevole, ma è veramente arduo seguirlo in tutte le sue peregrinazioni, sia fisiche che mentali.

    ha scritto il 

  • 4

    Lettura agile e molto piacevole, apre una finestra non pesante da digerire sulla moralità russa dell'Ottocento. Il tutto fatto con tramite un personaggio bonario che non può non attirare simpatia.

    Tra ...continua

    Lettura agile e molto piacevole, apre una finestra non pesante da digerire sulla moralità russa dell'Ottocento. Il tutto fatto con tramite un personaggio bonario che non può non attirare simpatia.

    Traduzione/linguaggio un po' atipici.... All'inizio li ho odiati, dopo poco e fino alla fine li ho amati

    ha scritto il 

  • 4

    Un libro di stampo classico nel panorama della letteratura russa. Però Leskov è un filo al di sotto dei grandi maestri. Nonostante questo ci sono alcune pagine assolutamente da leggere. Il panorama de ...continua

    Un libro di stampo classico nel panorama della letteratura russa. Però Leskov è un filo al di sotto dei grandi maestri. Nonostante questo ci sono alcune pagine assolutamente da leggere. Il panorama della vita russa, le relazioni umane incomprensibile, la servitù. Ad un certo punto il protagonista conosce una zingara: il suo rapporto è quanto di più complesso e irreale possa accadere. Quersti passaggi vanno letti assolutamenti, per comprendere quanto la vita di un uomo di oggi possa essere diversa da quella che racconta Leskov. Non è Gogol, non è Puskin o Dostojevhij ma un passaggio dalle parti della steppa russa è opportuno farlo.

    ha scritto il 

  • 3

    Un romanzo che rispecchia perfettamente il titolo. Il protagonista, il viaggiatore, accompagna il lettore attraverso un viaggio incantato attraverso la steppa russa e mille avventure improbabili. Un l ...continua

    Un romanzo che rispecchia perfettamente il titolo. Il protagonista, il viaggiatore, accompagna il lettore attraverso un viaggio incantato attraverso la steppa russa e mille avventure improbabili. Un libro piacevole e scorrevole, con una traduzione molto particolare.

    ha scritto il 

  • 5

    In t’la steppa (il viaggiatore incantato)

    interessante la versione in dialetto romagnolo (di Cesena) dell'amico Ilario Sirri

    http://web.mac.com/ormosrl/ilariosirri/leskov.html
    http://www.toscaedizioni.it/?lng=it&mod=articoli&pg=pagina&c=2&art ...continua

    interessante la versione in dialetto romagnolo (di Cesena) dell'amico Ilario Sirri

    http://web.mac.com/ormosrl/ilariosirri/leskov.html
    http://www.toscaedizioni.it/?lng=it&mod=articoli&pg=pagina&c=2&articolo=1188484338

    p.s.: traduzione del testo di Pandolfi

    ha scritto il 

  • 3

    Discontinuo nella sua scorrevolezza. Alcuni racconti sono stilisticamente perfetti (Il pecorone, la lady machbet e il mancino)e appassionanti per quel che riguarda la trama. Bello a metà il viaggiat ...continua

    Discontinuo nella sua scorrevolezza. Alcuni racconti sono stilisticamente perfetti (Il pecorone, la lady machbet e il mancino)e appassionanti per quel che riguarda la trama. Bello a metà il viaggiatore incantato che è bellissimo fino a tre quarti per poi perdersi nella noia dei particolari. Decisamente noioso nella trama, quantomeno, l'angelo suggellato.

    ha scritto il 

  • 5

    « Mi struggevo: desideravo tanto tornare a casa in Russia ».
    « Sicché in dieci anni non faceste l’abitudine alle steppe? ».
    « No, avevo voglia di casa… ci avevo lo struggimento. Di solito la sera, ma ...continua

    « Mi struggevo: desideravo tanto tornare a casa in Russia ».
    « Sicché in dieci anni non faceste l’abitudine alle steppe? ».
    « No, avevo voglia di casa… ci avevo lo struggimento. Di solito la sera, ma anche di pieno giorno, quando c’è bel tempo, è caldo, il campo è tranquillo e tutti i tartari dall’afa son nelle tende e dormono, io sollevo un angolino della mia tenda e guardo la steppa… Da una parte e dall’altra è sempre la stessa cosa… Una vista torrida, atroce; spazio senza confini; un subisso d’erba; la stipa bianca, piumosa, come un mare d’argento, ondeggia, e viene colla brezza l’odore, odor di pecora, e il sole picchia su tutto, arde, e della steppa, come di una vita infelice, non si scorge da nessuna parte la fine, e la malinconia, allora, è senza fondo… Guardi tu stesso non sai dove, e d’un tratto non si sa di dove ti appare davanti un monastero o un tempio, e ti rammenti della terra battezzata e ti metti a piangere ».

    ha scritto il 

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