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Il viaggio dell'assassino

Di

Editore: Fanucci

4.1
(872)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 848 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Olandese , Polacco

Isbn-10: 8834712803 | Isbn-13: 9788834712801 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Paola Cartoceti

Disponibile anche come: Altri

Genere: Fiction & Literature , Mystery & Thrillers , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Si conclude con questo volume la trilogia dei Lungavista e Fitz affronta il suo destino: la sorte del Regno dei Sei ducati è nelle sue mani... così come quella del mondo intero. Il re Sagace è morto per mano del figlio Regal. Anche Fitz è morto, o almeno così credono i suoi amici e nemici. Ma con l'aiuto dei suoi alleati e dello Spirito riemerge dalla tomba, segnato da una profonda cicatrice che gli solca il corpo e l'animo. Il regno è vicino alla rovina: Regal ha saccheggiato la capitale per poi abbandonarla, mentre il legittimo erede, il principe Veritas, è perso nella sua folle ricerca, forse destinato a morire. Solo il ritorno di Veritas, o la successione che spetta di diritto a sua moglie, potrà salvare i Sei Ducati. Ma Fitz non resterà a guardare.
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  • 4

    Amo amo amo Robin Hobb, penso sia un'autrice assolutamente da non perdere per gli amanti del genere fantasy. Ho terminato quest'ultimo volume della saga dei Lungavista con un groppo alla gola e la consapevolezza di dover dire addio a un amico che è entrato a far parte della mia vita. Quante volte ...continua

    Amo amo amo Robin Hobb, penso sia un'autrice assolutamente da non perdere per gli amanti del genere fantasy. Ho terminato quest'ultimo volume della saga dei Lungavista con un groppo alla gola e la consapevolezza di dover dire addio a un amico che è entrato a far parte della mia vita. Quante volte capita nelle nostre letture?
    Il punto forte della Hobb credo sia la grande abilità di sviluppare tutti i numerosi personaggi nel corso della storia, li vediamo crescere e cambiare in modo molto naturale, come ci si aspetterebbe da qualsiasi essere umano nella vita vera, senza alcuna superficialità. I protagonisti non sono eroi, ma persone REALI. Fitz vince in silenzio e perde allo stesso tempo in un finale dolce amaro che è stato perfetto per me. Devo dire che tra i tre libri l'ultimo è stato quello leggermente più faticoso (se così si vuol dire, non mi è pesato per niente) da leggere perché la descrizione del viaggio di Fitz è stata infinita, ma necessaria.
    Nella mia vita leggerò anche tutte le altre opere della Hobb ma per ora voglio godermi un po' i ricordi del Bastardo dei Lungavista e di Occhi-di-notte.

    ha scritto il 

  • 5

    Allora. Ci sarebbe molto da dire su questo libro. Avevo allo stesso tempo frettissima di finirlo e nessuna voglia di separarmici. Per fortuna la Hobb ci ha regalato un mattoncino di 800 e passa pagine, così accontenta un po' tutti. Il punto di questo libro è proprio questo, è lunghiiiiiiiiiiissim ...continua

    Allora. Ci sarebbe molto da dire su questo libro. Avevo allo stesso tempo frettissima di finirlo e nessuna voglia di separarmici. Per fortuna la Hobb ci ha regalato un mattoncino di 800 e passa pagine, così accontenta un po' tutti. Il punto di questo libro è proprio questo, è lunghiiiiiiiiiiissimo. Adoro l'attenzione della Hobb per i dettagli delle relazioni fra i suoi personaggi (mi viene in mente soprattutto il rapporto Fitz-Matto) ma a momenti li ho sentiti troppo pesanti. Una buona parte della narrazione consiste in un viaggio e l'ho sentito tutto, passo dopo passo, non vedevo l'ora che finisse. Per fortuna il finale mi ha fatta ricredere, come sempre per la Hobb un vero delirio, ma la amo per questo. Sono soddisfatta per com'è andata la storia in sé, e parlando più in generale di questa prima trilogia non credo avrei potuto immaginare di meglio. La Hobb è riuscita in qualche modo a gestire bene tutti i personaggi che aveva introdotto (nonostante fossero decisamente parecchi) e questo per quanto riguarda il mio gusto è quello che più mi piace in un bravo scrittore. Apprezzo come sempre il suo amore per i colpi di scena(anche i bluff!!) che riescono a catturare l'attenzione anche dopo centinaia di pagine di camminata. Che dire, mi è piaciuto, mi ha lasciato una bella sensazione e non credo di aver nulla di cui lamentarmi (a parte sì, quel viaggio infinito, ma glielo perdono). Decisamente da leggere, un buon fantasy che vale più di quanto voglia dare a vedere.

    ha scritto il 

  • 4

    Ci sono un sacco di cose che potevano essere tagliate e magari ridurlo di 200 pagine non sarebbe stato male.
    Però, a parte, l'eccesso descrittivo è una conclusione interessante della trilogia.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Magone

    Il finale di questo libro è stato decisamente un duro groppone da mandar giù. Sono parole poco raffinate per descrivere l'opopea di Robin Hobb, ma la sensazione che ho provato una volta girata l'ultima pagina è assai difficile da descrivere.
    Che io ricordi, nemmeno i più bei classici che ho ...continua

    Il finale di questo libro è stato decisamente un duro groppone da mandar giù. Sono parole poco raffinate per descrivere l'opopea di Robin Hobb, ma la sensazione che ho provato una volta girata l'ultima pagina è assai difficile da descrivere.
    Che io ricordi, nemmeno i più bei classici che ho letto hanno saputo convogliare in un solo libro così tanti elementi di angoscia, tristezza, solitudine e tremenda realtà.
    Ovviamente non mi riferisco agli Antichi, la geniale invenzione dell'autrice. Ma quanto più al personaggio di Fitz Chevalier, colui che vince sempre e alla fine non vince mai. Porta la pace in ogni capanna in cui alloggia, eppure in lui resta questo magone impossibile da rimuovere. Quel magone, quella sensazione di continua sconfitta che il protagonista sembra condannato a portarsi avanti per l'eternità al fianco del dolce occhi-di-notte, dell'assistente Pasticcio e saltuariamente in compagnia della bellissima Stornella ( Sì, a me piace Stornella ), riesce a coinvolgere il lettore a tal punto da portarlo anch'Egli a sentirsi in colpa, a sentirsi vinto, ad aver fatto il proprio dovere eppure esser stato abbandonato.
    Tutto questo Robin Hobb è riuscita a svolgerlo nelle ultime 100 pagine, e per questo credevo che ne avrei parlato come un difetto dell'opera, e invece mi ritrovo e descriverlo come forse il colpo di genio di tutta la trilogia. Una tragedia senza fine, sempre con quel barlume di speranza e lo stretto confine che la separa dalla disperazione.
    L'unica critica che oso permettermi nei confronti dell'autrice è l'aver trascurato o lasciato in sospeso ( e so ahimè che la Hobb è così cattiva dall'averlo voluto ) figure come Miele, il vecchio Josh, o anche Rolf il nero, il quale viene recuperato solo nelle ultime righe.
    Ora vorrei solo abbracciare il cuscino e gettarmi a braccia aperte subito verso la Saga dell'uomo ambrato, ma so che prima devo fare un salto a Borgomago.
    Penso che sentirò terribilmente la mancanza del bastardo dei Lungavista.

    ha scritto il 

  • 3

    Da un lato ammiro l'autrice per l'attenzione con cui tratteggia i personaggi e le scelte originali e coraggiose sul destino dei protagonisti (spesso ben poco generose per i "buoni", aspetto che George R.R. Martin riprenderà con successo), però il risultato finale non è convincente: troppo proliss ...continua

    Da un lato ammiro l'autrice per l'attenzione con cui tratteggia i personaggi e le scelte originali e coraggiose sul destino dei protagonisti (spesso ben poco generose per i "buoni", aspetto che George R.R. Martin riprenderà con successo), però il risultato finale non è convincente: troppo prolisso e ripetitivo (nella prima metà del libro il protagonista continua a essere catturato e fuggire). Inoltre se il modo in cui è concepita la magia inizialmente è interessante (con la differenziazione tra Arte e Spirito, la prima una forma elevata di conoscenza riservata alla dinastia reale, la seconda una sorta di empatia molto sviluppata con gli animali e giudicata una "mostruosità", con forti richiami alle superstizioni medievali sulla stregoneria) alla lunga le arzigogolate e insistite spiegazioni rendono questo aspetto troppo complesso e poco credibile.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    4

    Alla ricerca di Veritas

    Alla ricerca di Veritas....

    Un libro corposo e fitto di significati, tuttavia ha alcune pecche per questo do solo 4 stelle.
    Fitz ha da poco lasciato il corpo del lupo per tornare a essere uomo. Sfortunatamente per Fitz essere uomo è molto più complicato a doloroso che essere un lupo. ...continua

    Alla ricerca di Veritas....

    Un libro corposo e fitto di significati, tuttavia ha alcune pecche per questo do solo 4 stelle.
    Fitz ha da poco lasciato il corpo del lupo per tornare a essere uomo. Sfortunatamente per Fitz essere uomo è molto più complicato a doloroso che essere un lupo.
    Tornare alla sua vecchia vita gli sarà impossibile senza finire imbrigliato nelle maglie del dovere.
    Umbra e Burrich, gli unici a sapere che è vivo, lo spingeranno a rimettersi al servizio del suo re lontano, l'autrice è bravissima a rendere questo... senso di ineluttabilità come se Fitz non potesse aspirare ad avere una vita normale come tutti gli altri. E, anche se il suo re è lontano, non può seguire il proprio volere e vendicarsi dell'odiato Regal.
    Regal è adesso il nuovo re ma è subito chiaro che ha deciso di spostarsi nei ducati dell'interno abbandonando a se stessi i ducati della costa lasciandoli completamente in balia delle Navi Rosse.

    Così, mentre Fitz e Occhi di notte cercano di raggiungere Guado dei Mercanti, i sogni dell'arte tormentano il ragazzo mostrandogli le crudeli aggressioni dei pirati ai danni dei poveri abitanti della costa. Inizialmente questo stratagemma di mostrare quello che succede nel Cervo tramite i sogni di Fitz è vincente, peccato che poi l'autrice l'accantoni...
    Ovviamente (non poteva mica morire a inizio libro) Fitz non riesce ad assassinare Regal e anzi Veritas gli impone tramite l'Arte il comando di raggiungerlo a qualsiasi costo.
    Da qui comincia la fuga di Fitz e Occhi di Notte dalle guardie di Regal e il difficile cammino per raggiungere il Regno delle Montagne e, di lì, cercare Veritas.
    Per fortuna Fitz incontra due donne lungo il viaggio: Stornella e Ciottola. La prima è una giovane cantastorie in cerca di una canzona che la faccia diventare celebre, la seconda una "pellegrina" che vuole raggiungere le montagne.
    Stornella è sveglia, dalla lingua pungente e curiosa. A volte un pò opportunista ma, sicuramente, non malvagia.
    Ciottola è una vecchietta enigmatica dai modi un pò bruschi che, palesemente, sa molto più di quanto sembri.
    Ovviamente non è che il viaggio poteva andar bene, Fitz viene catturato, pestato e poi salvato.
    Quando tutto sembra perduto e Fitz giace morente con una freccia nella schiena verrà soccorso dal personaggio più improbabile: il Matto.
    Adoro il Matto e il mistero che cela. I misteri sul conto del Matto/Profeta Bianco sono molti e non tutti vengono svelati nè mai lo saranno.
    Così, giunto finalmente nel regno delle Montagne, Fitz svela a Kettricken (nome per me impronunciabile) che suo marito Veritas è vivo. Amo molto la regina e l'idea di sovrano come Sacrificio per il popolo che la donna incarna.

    Prevedibilmente Kettricken, Fitz, Occhi di Notte, il Matto, Stornella e Ciottola partono alla ricerca di Veritas. L'autrice ha giocato col nome del personaggio trasformando la ricerca del principe in una ricerca più profonda della verità. Fitz cerca la verità su tutti, in primis su Ciottola: chi è davvero? Come fa a sapere tante cose sull'Arte?
    Ammetto che questa parte è quella che mi ha fatto dare 4 stelle, ok succede qualcosa mentre i personaggi percorrono la lunga strada dell'Arte ma, mentre leggevo, non potevo fare a meno di chiedermi: quando arrivano? Dov'è Veritas?
    Alla fine tra antiche città e qualche "incursione" da parte della confraternita di Regal (ho già scritto quanto odio Regal?) Fitz e co. arrivano ad un immensa cava dove Veritas sta scolpendo il suo drago. Ok che gli antichi fossero draghi mi è piaciuto moltissimo e anche tutto il processo per cui il "mago" scolpisce il proprio drago è geniale. Questa parte mi ha fatto davvero penare perchè Veritas non si ricorda di Kettricken ma solo di Fitz... poverina quando ha dovuto dirgli del loro bambino nato morto e lui non ha battuto ciglio... ;_;
    Non so mi è sembrato esagerato, tanta strada per trovarlo e poi?
    Amo Veritas è un personaggio così buono, leale e pronto a sacrificarsi per gli altri che non si può non amarlo. Del resto capisco il dolore di Fitz e il suo senso di inutilità quando si rende conto di non poter aiutare Veritas col drago.
    Comunque sia a Fitz ne capitano un pò troppe, deve rinunciare a Molly e alla loro figlioletta e, per quanto Molly non mi sia mai piaciuta, mi dispiace per Urtica... quanto meno l'autrice poteva davvero evitare di far finire Molly con Burrich! L'ho trovato di cattivo gusto.
    Sembra che Burrich sia in grado di innamorarsi solo di donne che erano promesse o innamorate di suoi amici. Prima Pazienza che era innamorata di Chevalier ora Molly che, per altro, potrebbe essere sua figlia...

    La fine di Regal non è stata proprio come me l'aspettavo però l'ho trovata... giusta. Decisamente giusto che lui abbia subito il "controllo dell'Arte" così come lui stesso l'aveva imposto a Fermo e al resto della confraternita. Regal sembra proprio un parassita, un vampiro che succhia l'Arte dalla sua stessa confraternita.
    Un finale positivo ma che lascia un pò l'amaro in bocca: Veritas trasformato in drago compie l'ultimo sacrificio per il suo popolo andando a combattere i pirati per poi addormentarsi per sempre nel giardino di pietra...

    La fine ci mostra un Fitz adulto che lavora come scrivano. Una vita isolata, solitaria, solo lui e Occhi di notte. Avrà più rivisto la regina? Si sarà palesato a Pazienza rivelandole di essere vivo? Ha mai visto, anche se da lontano, sua figlia? E Umbra?

    ha scritto il 

  • 3

    Sopporta, mi imposi. Vivi, e vedi quali possibilità ti vengono offerte.

    Commento all'intera trilogia:
    Che dire, è una trilogia che mi è piaciuta molto, seppur faticosa: il primo volume (L'apprendista assassino) è abbastanza introduttivo e introspettivo... non succede niente di entusiasmante però ho apprezzato iniziare a conoscere Fitz per quello che è, cioè un ...continua

    Commento all'intera trilogia:
    Che dire, è una trilogia che mi è piaciuta molto, seppur faticosa: il primo volume (L'apprendista assassino) è abbastanza introduttivo e introspettivo... non succede niente di entusiasmante però ho apprezzato iniziare a conoscere Fitz per quello che è, cioè un assassino tormentato che vuole vivere la sua vita, e i personaggi che ruotano attorno a lui che sono veramente ben caratterizzati. Ho messo 4 stelline perchè come inizio non è stato niente male e già immaginavo che il seguito sarebbe stato migliore.
    Ed infatti il secondo volume (L'assassino di corte) è indubbiamente quello che mi è piaciuto di più (tanto da essersi aggiudicato 5 stelline) perchè mi sono immedesimata (oltre che innamorata) di Fitz... questo giovane logorato dai suoi dolori, prigioniero di una vita che non vuole, maltrattato dai suoi nemici. Fitz soffre (e io con lui), non è un eroe, non si sente chissà chi e fa solo quello che gli viene chiesto di fare fino allo stremo. Il finale, poi, è stato un colpo di scena e mi ha fatto commuovere T_T
    A questo punto vi chiederete perchè ho messo 3 stelline al terzo ed ultimo volume... ebbene, sono rimasta delusa principalmente perchè:
    - per quasi tutto il libro ho avuto la sensazione che non fosse successo niente di particolare: l'ho trovato prolisso, pesante e pieno di dettagli e descrizioni di cui se ne poteva fare a meno
    - il finale è stato affrettato, non lineare come negli altri 2 libri
    - la fine di Regal non è delle migliori, anzi ridicola
    - la questione degli Antichi e della Forgiatura non l'ho capita fino in fondo...
    Fitz mi piace sempre e così anche il legame con il Matto che è stato approfondito... però non c'è azione, i caratteri dei personaggi sostituiscono l'avventura di questo viaggio.
    Detto ciò, spero che la seconda trilogia sia più bella e che permetta di capire fatti che non ho compreso in questo volume per cui... Uomo Ambrato, aspettami.

    ha scritto il 

  • 4

    Trilogia dei Lungavista

    Voto e commento riguardano l'intera trilogia.
    Per me è stata un crescendo costante. Ricca di idee e soluzioni originali e soprattutto "coraggiose", mai banali.
    I personaggi sono caratterizzati in modo molto profondo.
    Unico difetto, forse, un eccessiva prolissità, anch'essa in cr ...continua

    Voto e commento riguardano l'intera trilogia.
    Per me è stata un crescendo costante. Ricca di idee e soluzioni originali e soprattutto "coraggiose", mai banali.
    I personaggi sono caratterizzati in modo molto profondo.
    Unico difetto, forse, un eccessiva prolissità, anch'essa in crescendo, con un ultimo volume davvero lunghissimo, ma forse è indispensabile per calarci completamente nella storia, chissà...

    Credo che dopo un periodo di "svago" mi butterò anche sulla Trilogia dell'Uomo Ambrato.

    ha scritto il 

  • 1

    Un viaggio noioso..

    Quale viaggio di un assassino?


    Mi è parso invece un lungo, estenuante e noioso viaggio di una via di mezzo tra un Mentalista e un Druido, che di Assassino aveva ben poco: peraltro, le rarissime volte in cui il protagonista si è cimentato nell'attività di 'assassino', lo ha fatto maldestram ...continua

    Quale viaggio di un assassino?

    Mi è parso invece un lungo, estenuante e noioso viaggio di una via di mezzo tra un Mentalista e un Druido, che di Assassino aveva ben poco: peraltro, le rarissime volte in cui il protagonista si è cimentato nell'attività di 'assassino', lo ha fatto maldestramente, e con risultati parodistici.

    Ciò che mi ha più negativamente impressionato di questo romanzo, tuttavia, è lo stile narrativo: più di 700 pagine dedicate ad un viaggio noioso, nel quale succede poco o niente, dove l'autrice si dilunga ogni volta nella descrizione di chi raccoglie la legna per il fuoco, chi lo accende, chi prepara il cibo, chi monta le tende, ecc.. in breve, l'autrice si sofferma prevalentemente su particolari tediosi e inutili, trascurando invece sia lo sviluppo di una trama avvincente (che infatti alla fine risulta mancante), sia l'evoluzione caratteriale dei personaggi (che appare a tutti gli effetti superficiale e/o scontata)..

    L'autrice, a mio avviso, manca proprio del dono della narrazione: ripete fino allo sfinimento i medesimi concetti (la preoccupazione della Regina per le sorti di Veritas, la preoccupazione di Fitz per Molly, ecc), più e più volte, invece di dedicare qualcuna delle 700 pagine ad approfondire altri elementi.

    Ad esempio: le ultime 20 pagine, dove tutte le vicende si concludono, avrebbero meritato una parte più ampia, invece che le poche e scarne descrizioni sommarie di quanto alla fine accade.

    Un (pessimo) esempio di narrazione pesante, disordinata e inconcludente: sconsigliato.

    ha scritto il