Il viaggio dell'assassino

Di

Editore: Fanucci

4.1
(920)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 848 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Tedesco , Olandese , Polacco

Isbn-10: 8834712803 | Isbn-13: 9788834712801 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Paola Cartoceti

Disponibile anche come: Altri

Genere: Narrativa & Letteratura , Mistero & Gialli , Fantascienza & Fantasy

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Descrizione del libro
Si conclude con questo volume la trilogia dei Lungavista e Fitz affronta il suo destino: la sorte del Regno dei Sei ducati è nelle sue mani... così come quella del mondo intero. Il re Sagace è morto per mano del figlio Regal. Anche Fitz è morto, o almeno così credono i suoi amici e nemici. Ma con l'aiuto dei suoi alleati e dello Spirito riemerge dalla tomba, segnato da una profonda cicatrice che gli solca il corpo e l'animo. Il regno è vicino alla rovina: Regal ha saccheggiato la capitale per poi abbandonarla, mentre il legittimo erede, il principe Veritas, è perso nella sua folle ricerca, forse destinato a morire. Solo il ritorno di Veritas, o la successione che spetta di diritto a sua moglie, potrà salvare i Sei Ducati. Ma Fitz non resterà a guardare.
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  • 4

    La "Trilogia dei Lungavista" è una serie di libri fantastica, la Hobb riesce a scolpire con le parole ogni sentimento provato dai personaggi dei suoi libri, rendendoli umani e veri, una caratteristica ...continua

    La "Trilogia dei Lungavista" è una serie di libri fantastica, la Hobb riesce a scolpire con le parole ogni sentimento provato dai personaggi dei suoi libri, rendendoli umani e veri, una caratteristica che adoro del suo modo di scrivere. Ciò che ne risulta è un mondo "fantasy" reale, con personaggi ben delineati e dalle mille sfaccettature, e dalla bellissima capacità di interazione col lettore. Voto 10 alla Hobb per questo.
    Veniamo ai protagonisti della storia. Sicuramente quel che conta è l'insieme, nel senso che non c'è un solo protagonista, a mio modo di vedere. Fitz non sarebbe interessante se non ci fossero Burrich o Umbra; il Matto non sarebbe interessante se non ci fosse Fitz, e viceversa; Fitz sarebbe incompleto senza Occhidinotte. Ciò detto, ho comunque una top 3 di preferenze:
    3 Fitz, perchè ha un carattere dolcissimo e maturo, solo apparentemente debole; ci si immedesima al 100% con lui, inoltre è un'ottima prima persona narratrice
    2 il lupo Occhidinotte...ha una caratterizzazione impressionante, forte e saggio, coraggioso, altruista; la bravura della Hobb sta nel non rendere artificiosa la figura di un animale che ha pensieri e compie azioni come quelle di un uomo
    3 Burrich, il classico "duro dal cuore tenero" e un po' ambiguo, al quale è impossibile non affezionarsi. Devo dire che ho sentito molto la sua mancanza nel terzo volume.
    Molti adorano il Matto, ma io lo vedo ancora un po' troppo indefinito ed enigmatico per i miei gusti. Altre belle intuizioni della Hobb sono l'Arte e lo Spirito, due tipi di magia diversi ma che prevedono entrambi una connessione di anima tra due corpi. Devo dire che a me piace di più lo Spirito, anche solo per il fatto che l'Arte è un qualcosa di elitario, mentre lo Spirito è in generale disprezzato e incute timore.
    Per quanto riguarda i singoli libri, in preferenza li ordino così:
    1 L'assassino di Corte: è il migliore della trilogia, a mio parere. Tanti intrighi di corte, l'Arte ha il giusto spazio, bellissime interazioni tra personaggi, un finale fantastico. Eccellente
    2 L'apprendista assassino: è il libro in cui si familiarizza con Fitz e tutti i personaggi, è un ottimo libro che lascia già intravedere le potenzialità della scrittrice e che ti invoglia a leggere presto il seguito
    3 Il viaggio dell'assassino: è il libro in cui, a mio parere, si palesano i difetti della Hobb. La lunghezza è eccessiva, per lunghi capitoli le situazioni si smuovono di troppo poco, soprattutto nella parte centrale e verso il finale. Diciamo che mi è piaciuto molto meno tutto lo spazio che ha avuto l'Arte, rispetto agli altri libri dove veniva vissuta di più la vita a corte. Trovo che la Hobb non sia riuscita ancora ad esprimersi con la giusta maturità di questa forma di magia, risultando a tratti noiosa, mentre invece le riesce molto bene con lo Spirito. Inoltre, Burrich compare poco, tolti i primi 2 capitoli (bellissimi), anche Umbra è sotto tono, il Matto non ha ancora acquisito una definizione che mi possa portare ad amarlo di più (ma questi sono gusti personali). Questi sono i motivi per cui è il meno preferito dei 3, per me.
    Il finale, in parte necessario, dolce e amaro allo stesso tempo, fa da giusto traino alla seconda parte della storia, la "Trilogia dell'uomo ambrato", che ho idea ci spezzerà il cuore in qualche punto.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Ho amato molto questa trilogia: ho amato i personaggi, le ambientazioni e soprattutto quello che mi ha lasciato durante la lettura. Ora, dopo aver chiuso l'ultimo libro, sento come se avessi salutato ...continua

    Ho amato molto questa trilogia: ho amato i personaggi, le ambientazioni e soprattutto quello che mi ha lasciato durante la lettura. Ora, dopo aver chiuso l'ultimo libro, sento come se avessi salutato un caro amico..perchè i personaggi della Hobb sono tutti vivi nelle pagine; ami, odi, speri e soffri insieme a loro. Questo viaggio dell'assassino, del nostro povero Fitz, è stato più un calvario che altro: povero Fitz nel vero senso della parola, cosa non gli è successo! Una peripezia dietro l'altra, cicatrici su cicatrici e nuovo dolore che si aggiunge al vecchio. C'è stato un certo punto, durante una delle tante fughe, in cui mi sentivo spossata io per lui..e che cos'è!
    E poi veniamo a Veritas e gli Antichi: ho trovato molto interessante questo modo della Hobb di creare un drago, di farlo plasmare attraverso la fatica del corpo e della mente del suo creatore e, soprattutto, il fatto che per vivere vada "riempito". E questa è stata la parte brutta! In un certo senso mi aspettavo il finale amaro per Fitz, ma il colpo peggiore (figuriamoci, dovevo aspettarmi qualcosa nello stesso momento in cui l'ho etichettato come personaggio preferito) è stato Veritas, anche se la sua battaglia l'ha combattuta e l'ha vinta e anche se, dopotutto, è meglio così che morto stecchito per colpa di suo fratello. Suo fratello! Come non menzionare Regal, che ho odiato dal primo libro! Alla fine giustizia è stata fatta dai denti di Furettino, ma già la punizione impartita da Fitz era un riscatto di tutte le sue malefatte.
    Non vedo l'ora di proseguire con gli altri libri della Hobb, che adesso posso ufficialmente annoverare nella rosa dei miei scrittori preferiti..ma questo l'avevo capito già con il primo volume.

    ha scritto il 

  • 5

    I motivi per cui sono rimasta affascinata da questa trilogia sono davvero tanti e avrei dovuto evidentemente prenderne nota mentre leggevo.
    Intanto i personaggi: tutti belli, a modo loro, e sopratutto ...continua

    I motivi per cui sono rimasta affascinata da questa trilogia sono davvero tanti e avrei dovuto evidentemente prenderne nota mentre leggevo.
    Intanto i personaggi: tutti belli, a modo loro, e sopratutto verosimili. Ormai mi ero abituata a leggere storie in cui l'eroe ha quel qualcosa in più che sicuramente verrà fuori al momento giusto, per fargli fare la scelta giusta e vissero per sempre felici e contenti. Ecco, qua no, non succede nemmeno una volta per sbaglio che l'eroe faccia la scelta giusta attingendo a una chissà quale qualità da eroe dei romanzi. E il fatto più interessante è che lui sa benissimo di essere al centro di eventi che cambieranno il mondo, ma nonostante tutto non capisce niente (come spesso il lettore, del resto), agisce a caso sull'onda dell'emozione del momento (eh bhè, comunque è un adolescente!) e alla fine deve sempre fare i conti con i risultati (pessimi) delle sue azioni (sempre sbagliate). Tutti i personaggi, chi più chi meno, hanno questa caratteristica, di essere umani, e quindi agiscono quasi sempre completamente ignari delle conseguenze, sbagliano e cercano di rimediare... l'ho trovato molto interessante.
    E poi c'è lo sviluppo della storia: nei punti cruciali, in cui pensavo: "Ecco, ci siamo, ora succederà per forza X", accadeva immancabilmente Y. Dopo un po' mi divertivo a immaginare come sarebbe continuata la storia solo per vedere quanto mi allontanavo da come invece la storia effettivamente si sviluppava! Questa trama un po' troppo verosimile (per certi aspetti) mi ha più volte lasciato una sensazione di ansia immensa, però alla fine sono rimasta contenta perchè dal primo libro non mi sarei mai e poi mai aspettata un finale del genere... e ultimamente non mi è capitato spesso di essere sorpresa a tal punto.

    ha scritto il 

  • 0

    Capitolo conclusivo della trilogia dei Lungavista. Un po' lunghetto e ripetitivo ha causato una certa stanchezza nel procedere ed andare avanti nella lettura. Cio' nonostante, vengono svelati importan ...continua

    Capitolo conclusivo della trilogia dei Lungavista. Un po' lunghetto e ripetitivo ha causato una certa stanchezza nel procedere ed andare avanti nella lettura. Cio' nonostante, vengono svelati importanti chiarimenti relativi all'Arte e allo Spirito, le forme di magia che pervadono i mondi di Robin Hobb. Vengono introdotti nuovi ulteriori elementi Fantasy verso la fine del romanzo.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Meraviglioso classico fantasy

    10 giorni di full immersion per finire una delle piu’ belle trilogie fantasy che abbia mai letto.
    Un libro dietro l’altro, senza pause, completamente rapito e portato via a vivere nei sei ducati con F ...continua

    10 giorni di full immersion per finire una delle piu’ belle trilogie fantasy che abbia mai letto.
    Un libro dietro l’altro, senza pause, completamente rapito e portato via a vivere nei sei ducati con Fitz. Mi risveglio dalla lettura con la consapevolezza di aver letto una trilogia fanatsy di stampo classico senza tempo.
    Tre libri scritti 20 anni fa. Tre libri che raccontano una storia ma tre libri completamente diversi da loro.
    Il primo è un romanzo di formazione
    Il secondo si complica e parla di complotti e guerra con un finale drammatico e commovente
    Il terzo è il classico fantasy con un viaggio (lungo) per compiere La missione per salvare il mondo.
    Dei primi due ho già detto nelle precedenti schede quindi mi soffermo sull’ultimo lungo libro
    Il viaggio dell’assassino è un lunghissimo viaggio nel mondo creato da Robin Hobb, ma non solo. E’ un lungo viaggio emotivo all’interno di FItz, protagonista assoluto che abbiamo conosciuto sin da bambino e che ne ha subita di ogni. Personaggio così ben delineato e costruito con tutte le sue imperfezioni e debolezze ma anche con un suo senso di giustizia e forza interiore che non può non conquistare il lettore. Penso che sia difficile per uno scrittore creare un protagonista così vivo come abbia fatto la Hobb.
    Il viaggio per l’assassinio di Regal prima e alla ricerca di Veritas dopo si trasforma per il bastardo reale in un percorso di crescita e maturazione costante. L’autrice inoltre approfitta di questo specie di “tour” nel suo mondo per spiegare nel dettaglio politica, storia, leggende, economia e geografia di un regno che mano a mano le si voltano le pagine viene dipinto in maniera sempre piu’ realistica.
    La lunghezza del libro inoltre permette alla hobb di definire dei comprimari che con questa ultima parte smettono di essere tali. Il matto su tutti è un personaggio che con le sue fragilità e misteri mai del tutto spiegati ti entra dritto nel cuore.
    Tutti gli indizi disseminati poi vengono a mano a mano chiariti (anche se avrei voluto qualcosa in piu’ sul potere dello spiritio). Tutti i misteri legati agli antichi, tutti i complotti e i piani di Regal, il discorso sull’Arte…. Ci sarebbe davvero da scrivere tanto e mi piacerebbe farlo ma il rischio sbrodolo per via di quanto ho amato la trilogia è troppo alto
    Ho amato anche il finale, che riprende il piu’ classico dei temi fantasy, i draghi, ma soprattutto lo struggente finale riguardante Molly, Urtica e Burrich… anche in questo caso l’empatia creata con fitz per poco non ha fatto chiudere il libro e mandare in malora tutto.. dispiacere per chi? Per un personaggio fantasy di carta? Potere della Hobb.
    Così come il sacrificio (tema principale di questa ultima parte… scrificio di Nottola, sacrificio di Veritas, sacrificio inteso come regnanti del regno delle montagne e l’enorme sacrificio che fitz offre continuamente per le persone che ama) del re Veritas per il risveglio dei draghi, struggente ed emozionante.
    La hobb poi non si sofferma troppo sull’epilogo, lo spiega bene e brevemente, anche perché il succo di tutto non era Regal, le navi rosse, la forgiatura (che comunque viene spiegata) ma era la storia di Fitz.
    Ora mi devo staccare un attimo, altrimenti rischio di diventare uno stalker.. leggere quasi 2000 pagine in 10 giorni ha messo a rischio il mio matrimonio quindi è meglio che cambi genere e personaggi (anche se non vedo l’ora di riprendere a leggere di Fitz.)
    Grazie Hobb per questa splendida avventura.
    Fantasy classico che gli amanti del genere devono leggere, indispensabile.

    ha scritto il 

  • 4

    Terzo e ultimo volume della Trilogia dei Lungavista di Robin Hobb. Mi è piaciuto, e anche moltissimo, come gli altri libri si è fatto divorare e, con i suoi colpi di scena, è stato piacevolissimo da l ...continua

    Terzo e ultimo volume della Trilogia dei Lungavista di Robin Hobb. Mi è piaciuto, e anche moltissimo, come gli altri libri si è fatto divorare e, con i suoi colpi di scena, è stato piacevolissimo da leggere. Ma...qualche critica stavolta c'è. Prima di tutto, il viaggio di cui parla il titolo dura fin troppo, e alla fine stanca un po'. Non dico che non accada nulla, ma è il contesto che diventa pesante. Se l'autrice ci avesse dedicato cinque capitoli di meno sarebbe stato meglio. Anche perché, e qui arriviamo alla seconda critica, avrebbe potuto dedicarli al finale, ad uno dei temi principali della Trilogia, uno dei più misteriosi e trainanti, che invece viene scialacquato in qualche riga...questo, dopo il finale perfetto dei Mercanti di Borgomago, mi ha delusa parecchio.
    Ma, d'altra parte, la storia c'è, e anche tanto, con personaggi vecchi o nuovi che nella loro bontà o malvagità ti entrano dentro e non ne escono più. Su tutti svetta il Matto, la sua figura chiara e incomprensibile al tempo stesso, un letterale burattinaio che però non possiede tutti i fili della (o delle?) sua marionetta, e questo ci fa pendere dalla sue labbra.

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    3

    Peccato

    Con questo libro la Hobb stiracchia troppo la trama, e rende il libro a tratti noioso. Al contrario dei primi due bellissimi volumi, la storia qui è incentrata sul viaggio per andare a cercare Veritas ...continua

    Con questo libro la Hobb stiracchia troppo la trama, e rende il libro a tratti noioso. Al contrario dei primi due bellissimi volumi, la storia qui è incentrata sul viaggio per andare a cercare Veritas. Purtroppo nulla di esaltante... sono assenti intrighi e colpi di scena alla quale la Hobb ci aveva abituato. Il viaggio è troppo lungo e succede ben poco. Il percorrere quel sentiero innevato sembra durare anni... è quando i nostri arrivano alla meta ci si aspetta qualcosa di diverso dai soliti draghi che ormai stanno in ogni fantasy (anche se questo libro sarà stato scritto almeno 15 anni fa credo...). Il finale inoltre è fulmineo e sintetico proprio laddove avrebbe dovuto dilungarsi un po di più. Peccato perché poteva essere una trilogia perfetta ma quest'ultimo libro abbassa un po la media...

    ha scritto il 

  • *** Attenzione: di seguito anticipazioni sulla trama (SPOILER) ***

    5

    Si tratta indubbiamente del libro più "complesso", quello che richiede più "concentrazione" (anche se si tratta di complessità e concentrazione sempre proporzionate ad un libro di, tutto sommato, faci ...continua

    Si tratta indubbiamente del libro più "complesso", quello che richiede più "concentrazione" (anche se si tratta di complessità e concentrazione sempre proporzionate ad un libro di, tutto sommato, facile lettura).
    Mi è piaciuto il finale non scontato e non stucchevole che temevo venisse propinato dall'autrice. La sensazione, alla fine del libro, è proprio quella del termine di un viaggio; un viaggio che non lascia le cose immutate ma che, inevitabilmente, cambia lo status quo perchè al termine di esso i personaggi, le circostanze, la società stessa, sono cambiati. E lo sono anche le relazioni che intercorrono tra i personaggi. Alcune, molte, si sfilacciano e ciò lascia un velo di amaro in bocca. Niente e nessuno rimane uguale a se stesso e vittoria e sconfitta spesso si mescolano tra loro in una miscela dolce e amara nella quale è difficile riconoscere i confini.

    ha scritto il 

  • 4

    Recensione da: La Porta sui Mondi

    DESCRIZIONE:
    Dopo gli eventi di Castelcervo, FitzChevalier, con l'aiuto dei fedeli Burrich e Umbra, riesce sfuggire a Regal e ai suoi sgherri. Creduto morto da tutti, Fitz può cominciare una nuova vit ...continua

    DESCRIZIONE:
    Dopo gli eventi di Castelcervo, FitzChevalier, con l'aiuto dei fedeli Burrich e Umbra, riesce sfuggire a Regal e ai suoi sgherri. Creduto morto da tutti, Fitz può cominciare una nuova vita, anche se il suo passato lo tormeterà a tal punto da fargli prendere una decisione importante: vendicarsi uccidendo Regal.
    Parte così in un lungo viaggio fino a Guado dei Mercanti, la città dove ha sede il nuovo Re dei Sei Ducati. Durante questo viaggio Fitz vedrà lo stato di degrado e abbandono della sua patria, che aumenterà il suo senso d'urgenza. Nonostante l'addestramento da assassino e il lupo Occhi-di-Notte sempre alle calcagna, il piano di Fitz non filerà liscio come sperato. Il vero re Veritas, tramite l'Arte, aiuta Fitz a scappare e gli imprime un imperativo nella mente: "vieni da me". Il giovane è quindi costretto ad abbandonare la sua vendetta e correre alla ricerca del suo mentore Veritas, lontano a nord oltre il Regno delle Montagne.
    Durante il lungo e faticoso viaggio incontrerà amici vecchi e nuovi, ma sarà continuamente braccato da Regal e la sua confraternita, fino a quando arriverà oltre le montagne in un luogo magico, inesplorato e pericoloso.

    COMMENTO:
    Nel capitolo finale della trilogia, l'autrice si prende tutto il tempo per fare le cose con calma e chiudere degnamente la storia. Questo si nota anche semplicemente dal numero di pagine, maggiore rispetto ai due volumi precedenti, ma servivano davvero queste 150 pagine in più? Forse no, perché una parte centrale del libro rallenta troppo ed è troppo diluita, senza eventi significanti che mantengano alto l'interesse da parte del lettore come invece avviene per buona parte dell'opera. Forse sarebbe stato meglio tagliare questa parte ed espandere di qualche pagina il finale. Non che quest'ultimo sia tagliato o incompleto, tutti i misteri vengono poi svelati e con spiegazioni assolutamente inattaccabili, ma sarebbe servita qualche pagina in più.
    Questi sono gli unici difetti del libro, difetti minori che non ne minano assolutamente la bellezza. Quest'ultimo capitolo, infatti, si fa divorare come i precedenti, nonstante l'abbandono parziale di alcuni personaggi importanti (soppiantati da altri nuovi di ugual spessore) e l'abbandono della lotta ai pirati dalle navi rosse (anche loro soppiantati da un altro nemico). La trama si concentra quindi principalmente sul viaggio (psicologico, fisico ed emotivo) di Fitz.
    Già, le emozioni.
    Fitz, diciamolo, è un ragazzo sfortunato e la sua storia è una storia triste, anche se la tristezza è accompagnata da un senso di forza. Spesso il ragazzo prenderà decisioni dolorose, ma giuste, decisioni che non tutti sarebbero capaci di prendere con tale coraggio. La forza dell'opera della Hobb sta proprio in queste decisioni e nelle emozioni che scatenano nel lettore, creando un legame duro da tagliare anche dopo aver letto l'ultima pagina.

    Questa e tante altre recensioni su: http://la-porta-sui-mondi.blogspot.it/

    ha scritto il 

  • 4

    Serie dei Lungavista vol. 3

    Questo terzo ed ultimo libro della trilogia dei Lungavista è il più lungo in termini di pagine, ma anche tra i tre il meno scorrevole e richiede una concentrazione maggiore. Di certo la Hobb ha un tal ...continua

    Questo terzo ed ultimo libro della trilogia dei Lungavista è il più lungo in termini di pagine, ma anche tra i tre il meno scorrevole e richiede una concentrazione maggiore. Di certo la Hobb ha un talento innato per tratteggiare i suoi personaggi e farti entrare nella loro mente con una disinvoltura tale che sembra di conoscerli da sempre. E in questo caso il compito è più arduo che in qualsiasi altro romanzo, dato che il protagonista, oltre i propri pensieri, ha la facoltà di interagire mentalmente con lo spirito degli animali, e come se non bastasse, ha anche dei poteri mentali che lo collegano a persone che condividono la sua stessa propensione. Cosa sicuramente difficilissima da descrivere in un libro, ma la Hobb ci riesce egregiamente, solo sul finale notiamo una leggera confusione, dovuta al fatto che nell'ultima parte del libro la concentrazione dei vari poteri è tale che si crea una sovrapposizione difficilissima da spiegare e forse qui l'autrice ha infatti esagerato un po'. Per il resto nel libro succedono tantissime cose fin dall'inizio e i momenti di stallo sono davvero pochi. Ciò nonostante una sfoltita al testo non avrebbe fatto male, perché alcuni passaggi non sono proprio fondamentali, ma chi ha amato i primi due libri non ne rimarrà deluso. Siamo dinnanzi a un romanzo fantasy di alto livello, e anche se alcune scelte dell'autrice non piaceranno a tutti, non si può negare che si tratta comunque di scelte non banali. Il finale soprattutto è talmente agrodolce che quasi non te lo aspetti e forse arriva fin troppo velocemente rispetto alla parta centrale della storia che occupa ben più dei tre quarti del libro. Al di là del finale lieto e meno lieto che viene auspicato in base a preferenze personali soggettive, penso che invece possa deludere un po' tutti l'epilogo delle relazioni tra i vari personaggi, non tanto per come è andata a finire la storia in generale, non tanto perché la giustizia tanto agognata venga riscattata o meno, ma per come in particolare si assiste ad un disgregamento relazionale che lascia una sensazione di vuoto assoluto come se fosse la fine di un'epoca. Come dice il titolo stesso, in questo libro troviamo il VIAGGIO finale dei personaggi della trilogia e dopo averlo terminato la sensazione è proprio quella di avere affrontato un lungo e faticoso viaggio senza ritorno.

    ha scritto il 

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