Il viaggio dell'elefante

Di

Editore: Mondolibri su licenza Einaudi

3.7
(1015)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 216 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Portoghese , Catalano , Olandese , Inglese

Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Tascabile economico , Paperback , eBook

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Viaggi

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Descrizione del libro
Il viaggio dell´elefante comincia a Lisbona alla metà del XVI secolo, nella stanza da letto di Dom João III, re del Portogallo e dell´Algarve, e di sua moglie Caterina d´Austria. I sovrani non sono contenti del dono di nozze inviato al cugino Massimiliano e si chiedono come riparare. Discutono, si arrovellano, poi un´illuminazione: gli manderanno quell´elefante di nome Salomone giunto dall´India due anni prima per stupire le folle. Al re l´idea piace e così si organizza la carovana che porterà l´animale, e il suo fedele custode Subhro, da Lisbona alla lontanissima Vienna. Le tappe sono molte, accompagnate, o funestate, da sole bruciante, tempeste di neve, gigantesche fatiche e, addirittura, un "miracolo". Ma il lungo e pittoresco corteo non arretra davanti a nessun ostacolo...
Da una storia vera Saramago trae spunto per una narrazione potente e visionaria, dove il viaggio diventa anche una riflessione sul potere e sull´amicizia, sull´uomo e sulla sua stupidità.
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  • 4

    DALL'INDIA A VIENNA AL PASSO DI UN ELEFANTE

    Genesi del romanzo:
    Un giorno per un incontro tra letterati Il Signor Saramago soggiorna in un hotel a Salisburgo, con stupore vede appoggiati alle credenze del salone tanti piccoli elefanti di leg ...continua

    Genesi del romanzo:
    Un giorno per un incontro tra letterati Il Signor Saramago soggiorna in un hotel a Salisburgo, con stupore vede appoggiati alle credenze del salone tanti piccoli elefanti di legno, non orsi, non marmotte ma elefantini, sarebbero di casa a latitudini sub tropicali, ma, nella ridente cittadina austriaca, che ci fanno? L’oste, interrogato, soddisfa la sua curiosità, e fu così che la fantasia sfrenata del Nobel cominciò ad agglutinarsi intorno ad un fatto reale, così poco storico e così tanto favolistico, facendolo diventare romanzo.

    Il viaggio dell’elefante è il romanzo di Salomone, un elefante indiano in carne, orecchie, proboscide e zanne che nel 1552 viene fatto dono di nozze dal Re del Portogallo Giovanni III al nipote l’Arciduca Massimiliano d’Austria.

    Un dono ingombrante, quanto inutile potremmo dire, ma rifiutare un dono è sempre segno di grande scortesia pur brutto o vano esso sia, riciclarlo ancora più scortese, quando poi il dono è un elefante diventa impresa strenua ricollocarlo, e per la verità il galateo ci ricorda educatamente che un animale non si regala mai (!).
    Ma fu così che il nostro amabile pachiderma si apprestò a fare un lungo viaggio che da Lisbona lo portò a Valladolid in Spagna, lo fece sbarcare al porto di Genova, soggiornare a Mantova e Verona, giungere nella città di Trento all’epoca tinta dal rosso dei cardinali riuniti al Concilio controriformistico a disquisire di dogmi, sacramenti e torture, da lì più su verso Bolzano, poi ancora verso nord Bressanone dove tutt’oggi esiste la locanda che memore del passaggio deve il suo nome all’elefante, di seguito attraverso le gole spazzate dalla neve e dalla bufera del Brennero per giungere finalmente e dopo sei mesi di lungo cammino a Vienna via Danubio Blu.

    Lungo tutto il percorso, accolta ogni volta dagli applausi della gente, come fosse un evento sensazionale

    Non è tutti i giorni che ci compare nella vita un elefante

    Una carovana variegata e assortita vede in testa il cocchio regale della coppia arciducale, cullata fra cuscini e morbide coperte, la cavalleria dei corazzieri e delle guardie a vigilare sulla sicurezza, il carro delle salmerie, e quello più lento che da il passo a tutti tirato da quattro possenti buoi che trasportano il tino d’acqua e le balle di foraggio, copioso pasto quotidiano di Salomone.

    E poi lui, esso, il dono l’elefante Salomone!

    Fondista che macina leghe su leghe placido e imperturbabile, che fa miracoli e invece di schiacciare con le sue enormi zampe una bimba che si stacca dalle ali del corteo e corre verso di lui la salva sollevandola delicatamente con la proboscide quasi fosse un labbro palpitante, si inginocchia davanti a Sant’Antonia da Padova per far gridare tutti al miracolo, con sempre in groppa il fedele cornac Shubro la sua guida che viene dall’India: ignorante ma più saggio di un re e più pratico e conoscitore della vita di una intera enciclopedia da scaffale.

    A Subhro gli era sempre parso che il mondo fosse piccolo, ma oggi, nel molo del porto di Genova, bersaglio degli sguardi di centinaia di persone letteralmente estasiate dallo spettacolo che gli si offriva, vuoi con la sua stessa persona vuoi con un animale sotto tutti gli aspetti così smisurato che obbediva ai suoi ordini, contemplava con una specie di disdegno la moltitudine, e, in un insolito istante di lucidità e relativismo, pensò che, a ben vedere le cose, un arciduca, un re, un imperatore non valgono di più dei cornac in groppa a un elefante

    E in mezzo a questa carovana improbabile il Signor Saramago che lancia saette satiriche, commenta impietoso la natura umana:

    Ancora una volta, siamo i difetti che abbiamo, non le qualità

    Strana bestia è questo animale uomo, altrettanto capace di terribili insonnie per una sciocchezza che di dormire spaparacchiato alla vigilia della battaglia

    mette alla berlina e dileggia i potenti, colloquia con il lettore, esce dalla storia e vi rientra a suo piacimento, con quella severità sardonica, da vecchio saggio che ne ha viste molto, che diverte e insegna e che mi piace così tanto.

    ha scritto il 

  • 3

    Saramago è uno scrittore che amo molto, ci sono suoi romanzi che rimarranno per sempre nel mio cuore di lettrice, ma questo no. Non mi ha coinvolto, ci sono alcune “chicche” saramaghiane sparse qua e ...continua

    Saramago è uno scrittore che amo molto, ci sono suoi romanzi che rimarranno per sempre nel mio cuore di lettrice, ma questo no. Non mi ha coinvolto, ci sono alcune “chicche” saramaghiane sparse qua e là nel meticoloso racconto del viaggio che l’elefante indiano Salomone/Solimano percorre, con il suo cornac Subhro/Fritz, partendo dalla corte di Lisbona, nella metà del 1500, per arrivare a quella di Vienna: pensieri sparsi, soprattutto sulla relatività delle religioni, sull’antimilitarismo, sull’eccezionale legame tra l’elefante e il suo “custode” indiano, i personaggi più intriganti perché arrivati dal lontano Oriente, catapultati in Portogallo, poi trasferiti a Vienna, praticamente attraversano un’Europa bigotta per arrivare ad una corte imperiale austriaca che Saramago non descrive ma lascia intuire nelle persone del futuro imperatore Massimiliano e sua moglie, che accompagnano l’elefante da Valladolid a Vienna, descritti con una forte ironia e che rappresentano l’establishment o, come si direbbe oggi, la governance europea e all’epoca mondiale. Insomma, secondo me questo è un romanzo non all’altezza dei tanti capolavori di Saramago, è troppo lento, con troppe divagazioni che distraggono l’attenzione. Solo la scrittura è quella sua, sperimentale e rivoluzionaria, che ti lascia senza fiato fino a quando non trovi un punto, eppure così tranquillizzante, pacata e umana.

    ha scritto il 

  • 2

    Non ho proprio feeling con questo autore.
    Per carità, le idee c'è le ha tutte. E buone anche. Ma poi lo svolgimento delle sue storie finisce col non funzionarmi. Questo romanzo in particolare l'ho tro ...continua

    Non ho proprio feeling con questo autore.
    Per carità, le idee c'è le ha tutte. E buone anche. Ma poi lo svolgimento delle sue storie finisce col non funzionarmi. Questo romanzo in particolare l'ho trovato prolisso e dispersivo... e contava solo 200 pagine... L'idea del viaggio dell'elefante da Lisbona a Vienna è carina, ma non è che succeda molto. E poi pagine e pagine senza un punto a capo. Aiutooo, mi fa venire l'ansia...

    ha scritto il 

  • 4

    Nel 1551 re Dom Joao III si liberò del “peso” di un elefante offrendolo come dono nuziale all’arciduca Massimiliano d’Austria. Il pachiderma viaggiò così da Lisbona a Vienna.
    Il trattamento irriverent ...continua

    Nel 1551 re Dom Joao III si liberò del “peso” di un elefante offrendolo come dono nuziale all’arciduca Massimiliano d’Austria. Il pachiderma viaggiò così da Lisbona a Vienna.
    Il trattamento irriverente che subì alla sua morte, avvenuta due anni dopo l’arrivo a Vienna, è la ragione che spinse Saramago a scriverne la storia.
    Ad accompagnare Salomone, l’elefante di José, è il suo custode Subhro. Al loro seguito una nutrita e variegata comitiva, somma rappresentazione di bassezza e dappocaggine; uomini capaci di tremende insonnie per un nonnulla e in grado di dormire alla vigilia di una battaglia.
    Per nobiliare uzzolo Salomone sarà ribattezzato Solimano, e Subhro Fritz.

    Fate anche voi questo viaggio nel passato, “immensa pietraia che tanti vorrebbero percorrere come se si trattasse di un’autostrada, mentre altri, pazientemente, vanno di sasso in sasso, e li sollevano, perché hanno bisogno di sapere che cosa c’è sotto.”
    Fatelo, perché le parole di Subhro: “Se tutti quanti facessero ciò che possono, il mondo sarebbe certo migliore”, già da sole, valgono il viaggio.

    ha scritto il 

  • 4

    Plof!

    Estratto.
    "Ha fatto Plof ed è sparito. Certe onomatopee sono provvidenziali. Si immagini se avessimo dovuto descrivere il processo di sparizione del soggetto con tutti i particolari. Ci sarebbero volu ...continua

    Estratto.
    "Ha fatto Plof ed è sparito. Certe onomatopee sono provvidenziali. Si immagini se avessimo dovuto descrivere il processo di sparizione del soggetto con tutti i particolari. Ci sarebbero volute, almeno, dieci pagine.
    Plof."
    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/12106848_10208236514176235_8369985823687947005_n.jpg?oh=687866b8016a104f5790fae33552387c&oe=5855C949

    ha scritto il 

  • 4

    Chi avrebbe mai pensato di poter descrivere il viaggio di un elefante nel 1551? Chi se non o Zé? Un libro inaspettato, una storia vera ma improbabile e un elefante che attraversa mezza Europa, premio ...continua

    Chi avrebbe mai pensato di poter descrivere il viaggio di un elefante nel 1551? Chi se non o Zé? Un libro inaspettato, una storia vera ma improbabile e un elefante che attraversa mezza Europa, premio diplomatico un po' sopra le righe. Bei personaggi, storia non scontata. Una lettura sagace e divertente.

    ha scritto il 

  • 4

    Bello

    Ho avuto qualche difficoltà iniziale a comprendere lo stile narrativo di Saramago, non avendo io mai letto un suo libro. Dopo qualche pagina però mi sono completamente proiettata nella lettura di ques ...continua

    Ho avuto qualche difficoltà iniziale a comprendere lo stile narrativo di Saramago, non avendo io mai letto un suo libro. Dopo qualche pagina però mi sono completamente proiettata nella lettura di questo "fantastico" racconto. Divertente, audace, spensierato e originale. Da leggere!

    ha scritto il 

  • 4

    "Una delle cose buone dell'ignoranza è che ci difende dai falsi saperi."

    Un fatto di cronaca avvenuto nel lontano 1551 (il viaggio di un elefante, regalo del Re del Portogallo all'arciduca d'Austria, Massimiliano) è il pretesto di Saramago per prendersi gioco in maniera so ...continua

    Un fatto di cronaca avvenuto nel lontano 1551 (il viaggio di un elefante, regalo del Re del Portogallo all'arciduca d'Austria, Massimiliano) è il pretesto di Saramago per prendersi gioco in maniera sottile e arguta del potere, dei regnanti e della chiesa. Il vero "eroe" di tutto questo viaggio bizzarro, avventuroso e pericoloso è Salomone (poi ribattezzato Solimar) che dall'alto della sua statura guarda tutti con aria indifferente e non fa mai capricci, anzi fa pure un "miracolo", a lui basta mangiare quintali di fieno, bere ettolitri di acqua e fare il suo sonnellino pomeridiano. Sempre però con il "fuso orario" dell'India perché "per un elefante indiano, qualunque posto in cui si trovi è india, un'india che, succeda quel che succeda, rimarrà sempre intatta dentro di lui."

    ha scritto il 

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