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Il viaggio di Hector o la ricerca della felicità

Di

Editore: Corbaccio (Narratori Corbaccio)

3.2
(17)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 192 | Formato: Altri

Isbn-10: 8879725696 | Isbn-13: 9788879725699 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: L. Pugliese

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Descrizione del libro
Come mai succede spesso di sognare una vita più felice senza riuscire ad apprezzare la nostra? La felicità sta nel successo oppure nelle relazioni con gli altri? Dipende dalle circostanze della vita o dal modo in cui vediamo le cose? Hector visita i paesi più lontani e conosce le persone più disparate e sempre riesce a mantenere lo sguardo acuto e ingenuo al tempo stesso di un"Piccolo principe" in camice bianco, che, quando gli occhi sono ciechi, sa cercare con il cuore. Al suo ritorno riprende il suo mestiere di psichiatra avendo imparato non la ricetta della felicità, ma una serie di domande da sottoporre ai suoi pazienti che li aiutino a raggiungere la consapevolezza di essere felici.
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  • 4

    L. ha il pregio di scrivere come Winnie Pooh. Il candore di alcune affermazioni rendono il testo adatto anche ai piu' piccoli, e la finta ingenuita' con la quale enuncia le sue 20 lezioni sulla felicità fa sorridere, e alcune volte riflettere.
    Un libro leggero che parla di cose importanti, senza ...continua

    L. ha il pregio di scrivere come Winnie Pooh. Il candore di alcune affermazioni rendono il testo adatto anche ai piu' piccoli, e la finta ingenuita' con la quale enuncia le sue 20 lezioni sulla felicità fa sorridere, e alcune volte riflettere. Un libro leggero che parla di cose importanti, senza rifarsi ai massimi sistemi o a filosofie mirabolanti.

    ha scritto il 

  • 0

    Addio 2009

    La scrittura (finto) naif, nasconde un piccolo apologo, forse girandoci un po’ troppo ingenuamente intorno, ma ponendo una domanda fondamentale che vi giro subito: “Siete felici?” e non rispondente sopra pensiero. La storia ha un andamento di fiaba (comincia con il classico “C’era una volta un gi ...continua

    La scrittura (finto) naif, nasconde un piccolo apologo, forse girandoci un po’ troppo ingenuamente intorno, ma ponendo una domanda fondamentale che vi giro subito: “Siete felici?” e non rispondente sopra pensiero. La storia ha un andamento di fiaba (comincia con il classico “C’era una volta un giovane psichiatra…”) e con lo stesso andamento seguiamo Hector che va in giro per il mondo a cercare di capire perché siamo felici, cos’è la felicità, ed altre domande simili. Va in Cina, dove incontra un monaco che gli dice che l’errore sta nel credere che la felicità sia lo scopo della vita (riflettiamoci). Passa per Haiti dove rischia di morire, però così ragiona su morte e felicità. Si ferma a lungo negli Stati Uniti, dove tutte è Più, e la ricerca della felicità passa per dei tentativi quanto mai ridicoli di “misurarla”. Poi ritorna in Francia, dopo aver chiosato le sue frasi sulla felicità (ne ha trovate 20, ma la 18, poi, la cancella e per questo io ve la riporto) e capito meglio la lezione del monaco. Alla fine, come nelle buone favole, tutto finisce bene nel classico “e vissero tutti felici e contenti”. Ripeto, la scrittura è un po’ troppo sul versante ingenuo (ma forse dipende dal target dei lettori che ci si pone). Le domande che pone sono molto più forti e resistono alle pagine ed alle ingenuità. Cos’è la felicità? E come la si trova? Credo realmente che con un pizzico di onestà, si possa aprire un dibattito su queste frasi. Non sarà una rivoluzione, ma anche nel proprio ambito personale, credo che aiuti ognuno di noi a capire meglio sé stesso. “Lezione n.1: un buon modo per guastarsi la felicità consiste nel fare dei confronti. … Lezione n.2: la felicità arriva spesso di sorpresa” (27) “non c’era niente di autentico … nella loro conversazione, parlavano ma sembrava che non riuscissero a dirsi cose veramente importanti o emozionanti, come se volessero solo dimostrarsi gentili tra di loro. Infine si salutarono e si mandarono un bacio” (84) “sapere ed essere convinti sono due cose diverse, e quello che conta veramente è essere convinti” (96) “Lezione n.18: la felicità consisterebbe nel poter amare diverse donne allo stesso tempo. Il problema naturalmente era che le donne non sarebbero state d’accordo” (125) “da giovani qualche volta si è proprio cretini” (136) François Lelord nasce poco dopo di me, il 22 giugno 1953 a Parigi, è di formazione psichiatra, non si trova molto in italiano, ma volendo su http://fr.wikipedia.org/wiki/François_Lelord c’è un interessante intervento in francese.

    ha scritto il 

  • 4

    Nella sua "banalità" alla fine è un libro interessante proprio perchè ti costringe a riflettere su alcuni temi che solitamente si da per scontato e su cui, per questo motivo, non ci si sofferma mai a riflettere per dargli il giusto valore.

    ha scritto il 

  • 0

    E' un'interessante opera scritta con un tono da fanciullo che pone delle riflessiopni interessanti sulla felicità. Un unico appunto: alla lunga il tono da fanciullino potrebbe venire a noia.

    ha scritto il 

  • 1

    "Un libro intelligente e naïf al tempo stesso perché, in fondo, non c’è nulla di più semplice della felicità autentica." (Marie Claire)


    "Un diario intimo più che un racconto di viaggio, una ricerca scientifica condotta con spirito umoristico e linguaggio favolistico." (Roberto Duiz, "Ttl - ...continua

    "Un libro intelligente e naïf al tempo stesso perché, in fondo, non c’è nulla di più semplice della felicità autentica." (Marie Claire)

    "Un diario intimo più che un racconto di viaggio, una ricerca scientifica condotta con spirito umoristico e linguaggio favolistico." (Roberto Duiz, "Ttl - La Stampa")

    Attratta da queste premesse sono corsa in libreria a comprare questo libro, chissà che non trovi la ricetta della felicità mi son detta...
    E invece il libro non mi scorreva... le considerazioni già lette, rilette, speravo in qualcosa di meglio...

    ha scritto il