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Il vino della solitudine

Di

Editore: Adelphi (Biblioteca Adelphi; 569)

4.0
(736)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 245 | Formato: Paperback | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 8845925668 | Isbn-13: 9788845925665 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Laura Frausin Guarino

Disponibile anche come: eBook , Altri

Genere: Biography , Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Alla vigilia della morte, stendendo l’elenco delle sue opere sul retro del quaderno di Suite francese, accanto al Vino della solitudine l’autrice scriveva: «Di Irène Némirovsky per Irène Némirovsky». Non sarà difficile, in effetti, riconoscere nella piccola Hélène – che all’inizio del romanzo siede a tavola dritta e composta per evitare gli aspri rimproveri della madre – la stessa Irène; e nella bella donna dall’aria annoiata – che a cena sfoglia le riviste di moda appena arrivate da Parigi in quella lontana provincia dell’Impero russo, che si occupa di sé e del giovane amante ignorando la figlia – quella Fanny Némirovsky, che ha fatto dell’infanzia di Irène un deserto senza amore. Hélène detesta la madre con tutte le sue forze («doveva baciare quel volto odioso ... posare la sua bocca su quella guancia che avrebbe voluto lacerare con le unghie»), al punto da sostituirne il nome, nelle preghiere serali, con quello dell’amata istitutrice («con una vaga speranza omicida»). Verrà un giorno, però, in cui la madre sarà vecchia, ed Hélène avrà diciott’anni: accadrà a Parigi, dove la famiglia si è stabilita dopo la guerra (che ha consentito al padre di accumulare un’immensa ricchezza) e la rivoluzione d’Ottobre (in cui hanno rischiato di perdere ogni cosa) e la fuga attraverso le vaste pianure gelate della Finlandia, durante la quale l’adolescente ha avuto per la prima volta «la consapevolezza del suo potere di donna». Sembra giunto il momento della vendetta: «Aspetta e vedrai! Ti farò piangere come tu hai fatto piangere me!». Ma quando Hélène scoprirà in sé lo stesso demone che abita la madre – quello «della civetteria, della crudeltà, del piacere di giocare con l’amore di un uomo» –, si allontanerà, scegliendo una vita diversa: «Sono sola, ma la mia solitudine è amara e inebriante». Se è vero che da un’infanzia infelice non si guarisce mai, pochi hanno saputo raccontare quell’infelicità come Irène Némirovsky.
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  • 3

    A differenza di Jezabel e di I cani e i lupi, questo romanzo autobiografico non mi è molto piaciuto da un punto di vista strettamente letterario. E' stata invece una lettura illuminante per quanto riguarda le abitudini del cosiddetto bel mondo già prima della seconda guerra mondiale: il libro po ...continua

    A differenza di Jezabel e di I cani e i lupi, questo romanzo autobiografico non mi è molto piaciuto da un punto di vista strettamente letterario. E' stata invece una lettura illuminante per quanto riguarda le abitudini del cosiddetto bel mondo già prima della seconda guerra mondiale: il libro potrebbe rivelare piacevoli sorprese ai lettori di Chi? ed in generale a chi pensa che i lifting al viso siano nati nel 2000, che i separati in casa per motivi di interesse siano una pratica dei nostri giorni e che Demi Moore abbia inventato con Ashton Kutcher la figura del toy-boy

    ha scritto il 

  • 4

    Questa scrittrice racconta storie ambientate nel secolo scorso, dipingendo a tinte pastello i sentimenti attualissimi degli uomini e delle donne. Questa è la storia di Helène, bambina e poi giovane donna, alle prese con una madre fragile ed un padre assente, che coglie con intuito femminile il se ...continua

    Questa scrittrice racconta storie ambientate nel secolo scorso, dipingendo a tinte pastello i sentimenti attualissimi degli uomini e delle donne. Questa è la storia di Helène, bambina e poi giovane donna, alle prese con una madre fragile ed un padre assente, che coglie con intuito femminile il senso dell'esistenza e della parola "libertà".

    ha scritto il 

  • 4

    Il vino della solitudine è un romanzo fortemente autobiografico.
    L'autrice apre una luce sulla piccola Hélène la quale vive in un'ambiente di aridità affettivo. Il padre è un personaggio che si eclissa con la medesima facilità con cui la moglie spicca imperiosa. Lui è un uomo privato del lavoro, ...continua

    Il vino della solitudine è un romanzo fortemente autobiografico. L'autrice apre una luce sulla piccola Hélène la quale vive in un'ambiente di aridità affettivo. Il padre è un personaggio che si eclissa con la medesima facilità con cui la moglie spicca imperiosa. Lui è un uomo privato del lavoro, dell'amore della moglie, è un personaggio perdente, incapace a lottare, una vittima dell'estremo egoismo di Bella. Pur essendo presente in pochi sprazzi di tempo è impossibile non provare commiserazione nei suoi confronti. Bella invece è una donna piacente, amante dalla vita mondana. Consapevole del proprio fascino lo adopera per legare a sé gli uomini. Di fronte ad un tale disfacimento familiare, all'anaffettività materna, Hélène matura un odio nei confronti di Bella tale da generare vendetta. L'adolescenza diventa il momento in cui corpo e viso di Hélène emanano la radiosa bellezza che nella madre inizia a dissolversi rivelando i segni della maturità, gettando la donna nella disperazione, nella solitudine amara di chi ha dovuto pagare i propri errori.

    ha scritto il 

  • 3

    Interrotto per rileggere "Se questo è un uomo".
    Non so cosa dire: non mi ha entusiasmata, ma forse è dovuto all'interruzione, all'altra lettura, più che alla storia narrata. Ad essere sincera, non è che il libro mi abbia presa, ma una volta iniziati mi riesce quansi impossibile finirli e poi mi s ...continua

    Interrotto per rileggere "Se questo è un uomo". Non so cosa dire: non mi ha entusiasmata, ma forse è dovuto all'interruzione, all'altra lettura, più che alla storia narrata. Ad essere sincera, non è che il libro mi abbia presa, ma una volta iniziati mi riesce quansi impossibile finirli e poi mi spiaceva per questa scrittrice, morta ad Auschwitz ed il libro lo avevo iniziato proprio per questo motivo.

    ha scritto il 

  • 4

    Rielaborazione letteraria del vissuto personale dell'autrice (che l'aveva incominciato come narrazione in prima persona, passando poi alla terza) è la storia della presa di coscienza di Helène (dagli anni dell'infanzia fino alla ventina) del suo destino di solitudine, tra un padre distratto, una ...continua

    Rielaborazione letteraria del vissuto personale dell'autrice (che l'aveva incominciato come narrazione in prima persona, passando poi alla terza) è la storia della presa di coscienza di Helène (dagli anni dell'infanzia fino alla ventina) del suo destino di solitudine, tra un padre distratto, una madre tutta dedita al culto della propria bellezza e dei propri piaceri, la breve (modesta ma affettuosa) presenza di un'istitutrice francese, e le prime schermaglie amorose con l'altro sesso. Libro duro, e bello, scritto con grande sapienza e verità (anche storica, perché sullo sfondo ci sono la Russia dallo zarismo alla rivoluzione e la Francia tra le due guerre, con una parentesi non insignificante nell'inverno finlandese).

    ha scritto il 

  • 3

    Più che un romanzo un’autobiografia ragionata di una scrittrice immensa, capace di rovistare nell’animo umano in modo inedito e passionale. Rispetto a “Jezabel” o a “Il ballo” – affini per tematiche –, “Il vino della solitudine” punta poco sulla trama, che è invero esile e lineare. Ma la potenza ...continua

    Più che un romanzo un’autobiografia ragionata di una scrittrice immensa, capace di rovistare nell’animo umano in modo inedito e passionale. Rispetto a “Jezabel” o a “Il ballo” – affini per tematiche –, “Il vino della solitudine” punta poco sulla trama, che è invero esile e lineare. Ma la potenza dei sentimenti e della tristezza della piccola protagonista è come al solito ineguagliata.

    ha scritto il 

  • 2

    Pregiudizi: Capitoli dispersi - “Da un’infanzia infelice non si guarisce mai”.

    Il vino della solitudine è il quarto e ultimo romanzo di Irene Némirovsky che leggo.
    I suoi libri, compreso questo ed escluso Suite francese, sembrano tutti scopiazzati dai romanzi popolari a tinte più o meno fosche di scrittori ormai dimenticati del secolo vittoriano.
    O se preferite, a una ...continua

    Il vino della solitudine è il quarto e ultimo romanzo di Irene Némirovsky che leggo. I suoi libri, compreso questo ed escluso Suite francese, sembrano tutti scopiazzati dai romanzi popolari a tinte più o meno fosche di scrittori ormai dimenticati del secolo vittoriano. O se preferite, a una bella copia degli Harmony scritti tra gli anni ottanta e i novanta del secolo appena passato. (Purtroppo quando cito gli Harmony so di cosa parlo, perché ne ho scritti due sotto pseudonimo quando ero studente, se proprio volete saperlo). Nonostante ciò, bisogna andar cauti quando si tenta un commento o una recensione alla Nemirovsky. Ha tanti sostenitori, sorprendentemente anche uomini, e la sua biografia è talmente tragica e sofferta che almeno la sua memoria merita un po’ di rispetto. La madre era una psicopatica invidiosa della giovinezza di sua figlia, il padre era un milionario giocatore d’azzardo che se ne strafotteva dei figli, e già da adolescente fu costretta a esiliare da Sanpietroburgo alla Finlandia, quindi in Svezia e infine a Parigi. Il peggio però doveva ancora venire, perché quando la Germania nazista occupò la Francia, Irene fu arrestata e deportata ad Auschwitz, dove morì. Ed essere deportati ad Auschwitz non significa soltanto essere deportati ad Auschwitz. Per capire cosa significa essere stati deportati ad Auschwitz bisogna aver visitato almeno una volta nella vita Auschwitz. Vedere in che condizioni sopravvivevano, come venivano trattati, torturati, in che modo erano costretti a dormire, a respirare e ad andare al cesso. Pure il semplice gesto di cagare, ad Auschwitz era un’azione umiliante e drammatica. Per tutto questo, e senza voler fare i buonisti, provo tenerezza per il personaggio di Irene Nemirovsky. Va anche chiarito che non era una sfigata integrale, e dai suoi romanzi questo si evince, perché sono tutti molto autobiografici, soprattutto quest’ultimo che ho letto. La Nemirovsky proveniva comunque da una famiglia molto benestante e nei suoi scritti si notano le possibilità che ha avuto per conoscere e fare esperienze, e le attività mondane nelle quali è stata spssso protagonista. Ma proprio qui risiede il suo limite come scrittrice. Un grande scrittore avrebbe colto l’occasione per descrivere gli eventi intorno a sé che stavano per compiersi, lei invece non se me occupò. Se ne accorse solo alla fine, quando iniziò a scrivere l’ottimo Suite francese, che sebbene incompiuto a mio parere rappresentò una maturità tardiva finalmente raggiunta, come persona e anche come scrittrice. Ma i cattivi della sua epoca glielo impedirono nel peggiore dei modi e quel che rimase furono solo i suoi lavori precedenti. Le storie della sua infanzia solitaria e succube della madre, le riviste di moda che sfogliava, gli eventi mondani e gli amoretti, e il tutto scritto con frasi come questa: “Le nuvole si aprirono, tra le colonne dell’arco di trionfo apparve l’azzurro del cielo e le illuminò la via”.

    Fortunatamente, sua figlia anni dopo riuscì finalmente ad aprire la valigia dove era conservato il suo ultimo e miglior romanzo, la cui pubblicazione ha avuto come unica colpa quella di aver tolto la polvere anche agli altri suoi lavori.

    ha scritto il 

  • 0

    Questo è il più cattivo dei romanzi della Nemirovsky perchè non si accontenta di demolire le finzioni umane, le costruzioni sociali e il denaro, ma ritorna all'origine di ogni cosa, il legame di sangue, per abbatterla senza appello. E nonostante molti dialoghi siano vagamente irreali e le espress ...continua

    Questo è il più cattivo dei romanzi della Nemirovsky perchè non si accontenta di demolire le finzioni umane, le costruzioni sociali e il denaro, ma ritorna all'origine di ogni cosa, il legame di sangue, per abbatterla senza appello. E nonostante molti dialoghi siano vagamente irreali e le espressioni di odio suonino eccessive almeno quanto le poche di amore, o forse proprio in virtù di ciò, a me è sembrato anche il più vero. Amo questa autrice, perché è lei, perché sono io.

    ha scritto il 

  • 4

    Un po' sotto le aspettative

    La nemirowsky non delude mai, ma forse questa volta mi aspettavo di più ... O forse a forza di leggerla non mi sorprende più per bravura, finezza e delicatezza, perchè so che in lei sono scontate. Comunuqe, consigliato!

    ha scritto il 

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