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Il visconte dimezzato

Di

Editore: Mondadori

4.0
(9813)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 112 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Spagnolo , Francese , Finlandese , Portoghese , Polacco

Isbn-10: 8804535083 | Isbn-13: 9788804535089 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Tascabile economico , Copertina rigida , Paperback

Genere: Fiction & Literature , Humor , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Il Visconte Medardo di Terralba si presenta all'accampamento cristiano inBoemia per partecipare alla guerra contro i Turchi. Durante la primabattaglia si mette però incautamente davanti alla bocca di un cannone eviene... dimezzato. I medici trovano una metà del visconte, la curano, e larimandano a casa. Ma, presto, questa metà si dimostra cattiva e prepotente.Dopo un po', torna anche l'altra metà, troppo buona e altruista... Il primoromanzo breve della trilogia "I nostri antenati" torna in libreria con leillustrazioni della prima edizione per ragazzi, pubblicata nel 1952.Età di lettura: da 9 anni.
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  • 4

    << I nostri sentimenti si facevano incolori e ottusi, poiché ci sentivamo come perduti tra malvagità e virtù ugualmente disumane.>>

    Mi è piaciuto, non come "il barone rampante" ma Calvino non delude mai. Apprezzo il linguaggio metaforico e fiabesco col quale l'autore fa passare grandi messaggi. Nessun essere umano è totalmente buono o totalmente cattivo ma le due parti coesistono armonicamente nel formare una persona completa ...continua

    Mi è piaciuto, non come "il barone rampante" ma Calvino non delude mai. Apprezzo il linguaggio metaforico e fiabesco col quale l'autore fa passare grandi messaggi. Nessun essere umano è totalmente buono o totalmente cattivo ma le due parti coesistono armonicamente nel formare una persona completa, che riesce così a trovare il proprio posto nel mondo e a integrarsi con i propri simili. Sia la metà cattiva e sia la metà buona del visconte non hanno fatto altro che portar danni a Terralba, in modi diversi. Solo l'interezza e la completezza sono riusciti a ristabilire un certo equilibrio anche se, scrive Calvino, <<Forse ci s'aspettava che, tornato intero il visconte, s'aprisse un'epoca di felicità meravigliosa; ma è chiaro che non basta un visconte completo perché diventi completo tutto il mondo.>>

    ha scritto il 

  • 4

    La ricerca dell'interiore perduto...

    "A me interessava il problema dell'uomo contemporaneo(dell'intellettuale per esser più precisi)dimezzato, cioè incompleto, "alienato". Era il febbraio del 1952, e la scomparsa del padre come quella di Elio Vittorini è forse uno dei tanti sentieri che Calvino imboccò nella sua creatività.
    Quest'op ...continua

    "A me interessava il problema dell'uomo contemporaneo(dell'intellettuale per esser più precisi)dimezzato, cioè incompleto, "alienato". Era il febbraio del 1952, e la scomparsa del padre come quella di Elio Vittorini è forse uno dei tanti sentieri che Calvino imboccò nella sua creatività. Quest'opera quindi, nasce da molti scontri-incontri e da inaspettati quanto curiosi intermezzi. Calvino infatti, per darsi una pausa ad un lavoro fortemente drammatico e realistico, che in fine non completò mai e scelse invece una storia che gli sarebbe piaciuta sia scriverla ma soprattutto leggerla. Così prende forma "Il visconte dimezzato" una vicenda narrata da un ragazzino il quale, in una guerra contro i turchi nell'Europa centrale, si vede ritornare dalla battaglia lo zio Medardo colpito e tagliato a metà da una palla di cannone:. Ripresosi miracolosamente dalle ferite si ritrova però tranciato a metà, con una mezza parte del corpo e un cambiamento devastante del suo carattere. Comincia così nel suo feudo tra le terre del Genovese, una spietata crudeltà, con esecuzioni invenzioni di terribili macchie si tortura e di morte...deluso dalle nuove circostanze il nipote si allontanerà dal castello, permettendo a Calvino di arricchire la fabula sia nella descrizione dell'ambiente che di quella delle genti; il romanzo infatti è una continua relazione tra due parti, un dualismo che si ritroverà nei dieci capitoli e che ognuno racconterà un episodio preciso dell'intreccio...sembra a volte di entrare in uno spettacolo di marionette, con sequenze dal tono brioso in cui non sempre quel che ci sembra è così determinante tanto che tra le interpretazioni quella del confronto tra bene e male è solo un diversivo, un particolare che Calvino utilizza per indicarlo come causa o effetto di una situazione più vasta e complessa. Nelle sequenze ad ampio respiro ad esempio si vedranno le antinomie che in uno stile indiretto prenderanno sempre di più valore: gli Ugonotti cupi ed austeri si oppongono al comportamento spensierato e festaiolo dei lebbrosi; oppure l'indifferenza affaristica e senza scrupoli di mastro Pietrochiodo di fronte a un sapere astratto e metafisico, nutrimento per l'anima del dottor Trelawenay con le sue ricerche sui fuochi fatui. Restano però due aspetti del romanzo di un livello forse diverso ma sicuramente suggestivo: la sofferenza di Medardo, che si trasforma nel dualismo interiore tra l'impulso al "riessere" e quei cicloni autodistruttivi del perdersi, e ancora forse non discostano dalla vicenda di Pavese tra brevi entusiasmi e cupi ed infiniti sconforti. L'altro punto invece riguarda la narrativa calviniana in sé, spesso creatasi da figure, disegni, ispirazioni visuali o visioni vere e proprie. E se il bellissimo "Sentiero dei nidi di ragno" riporta il simbolo e la tragedia visti dal piccolo Pin è proprio una dolce sorpresa nel sentir il nipote del Visconte legato a un filo rosso al piccolo partigiano...orfani, ancora bambini, smaliziati dalla guerra ma ancora meravigliati dal magico gioco dell'infanzia, l'ordine narrativo, così simile alla lezione di Stevenson sempre pronto ad intrecciare realtà e fabula. Di certo il personaggio narrante ha un ruolo determinante ma abilmente mimetizzato nel seguire le gesta del Buono e del Gramo ed insieme a quest'ultimo raccoglierà le prime esperienze al di fuori del suo essere bambino. Intenso anche il dissertare tra le due parti del Visconte, dove uno vede la dura spietatezza della vita, l'altro richiama all'altruismo e alla compassione...in mezzo l'amata Pamela, ricevente da ognuno quel che ognuno nella sua indole può dargli. Pur nella sua narrazione precisa, colpiscono quei particolari di Calvino forse legati ai richiami del Surrealismo: egli descrive un mondo che a starci attenti può ricordare quei dettagli dei trittici di Bosch che una volta individuati ci chiediamo com'è non averli visti. Pamela invece, Il personaggio femminile, darà il via alla costante di donne superiori agli uomini. Anche se il Visconte ha un doppio finale è davvero alto quello del nostro giovane narratore. rimasto solo per la partenza del suo migliore amico vede dissolversi i pensieri fantastici e come per incantesimo sente un peso nell'anima, come fosse divisa tra luce ed ombra, come non riuscisse a scindersi per continuare " in questo nostro mondo pieno di responsabilità e fuochi fatui"

    ha scritto il 

  • 4

    Il visc onte di Terralba

    Il visconte dimezzato è una favola allegorica scritta da Italo Calvino nel 1952, appartenente al filone fantastico e riunita insieme a “Il Barone rampante” e “Il Cavaliere inesistente”, nel 1960, nella raccolta “I nostri antenati”.
    La vicenda ci porta in una terra dimenticata (la Boemia) e in un ...continua

    Il visconte dimezzato è una favola allegorica scritta da Italo Calvino nel 1952, appartenente al filone fantastico e riunita insieme a “Il Barone rampante” e “Il Cavaliere inesistente”, nel 1960, nella raccolta “I nostri antenati”. La vicenda ci porta in una terra dimenticata (la Boemia) e in un’epoca lontana, (che è quel ‘600 fitto di guerre di imperi di diverse religioni) dove il Visconte Medardo di Terralba insieme al suo fido scudiero di appresta a combattere la sua battaglia contro i Turchi, ma viene colpito in pieno da una palla di cannone che gli divide il corpo in due esatte metà, una delle quali verrà data per dispersa, mentre l’altra, con la chirurgia e tanta fantasia dell’autore, verrà salvata dalla morte ovvia. Il vero protagonista della vicenda, e narratore di essa è però il piccolo nipote di Medardo, del quale mai sapremo il nome, che vive giorni felici in compagnia di fumettistici personaggi, a caccia di fuochi fatui e di ‘cose da ragazzini’, nel paese di Terralba, dove il mezzo corpo del Visconte vi fa ritorno. Ma ben presto nel villaggio una serie di sventure si abbattono tra i suoi abitanti, e tutte hanno come firma oggetti dimezzati, una losca figura dal mantello nero, e tanta cattiveria. Solo l’arrivo della metà “buona” del Visconte, data per dispersa, riuscirà a dare di nuovo un equilibrio alla situazione, che culminerà in uno scontro all’ultimo sangue ed un finale tanto fantasioso quanto poetico. L’intento di Calvino, a differenza di quanto si possa pensare ad una prima lettura, non è una semplicistica scissione tra bene e male con quest’ultimo che, come nelle migliori fiabe, ne esce sconfitto, bensì un’allusione alle componenti contrastanti della personalità umana, e l’idea di base che si può trarre una più profonda conoscenza della realtà solo attraverso la scissione. La scrittura usata da Calvino in questo racconto, ricorda molto quella dei poemi cavallereschi, a partire dall’ Orlando furioso, o anche al Don Chischotte, o meglio La Gerusalemme Liberata (che tra l’altro, come in un cameo, comparirà durante il primo incontro/scontro tra i due “mezzi visconti”), il che comporta un immersione ancora maggiore in quest’opera che, come detto è solo del 1952, ma che sembra saltar fuori proprio dal XVII secolo. I personaggi, soprattutto quelli di contorno, sono l’elemento cardine su cui gira tutto il racconto, che, è meglio specificarlo, non punta dritto per dritto sino alla conclusione, ma si concede le sue pause narrative, si stagna, si ammira allo specchio e si compiace tal volta, con dei virtuosismi che ho ritrovato anche in altre opere dello stesso autore. Ma tutto ciò sarebbe stato vacuo senza lo spessore dei personaggi di contorno; e così che il racconto prende colore con la stramba figura del dottor Trelawney, malato del tressette e del vino “cancarone”, che è poi tutt’altro che dottore, sempre alla ricerca di fuochi fatui, o ancora Pamela, rozza contadina sempre accompagnata da un’anatra e una capra, che non mancherà di rendersi protagonista, o ancora Galateo il lebbroso e il suo paese di lebbrosi, Pratofungo, nel quale verrà cacciata pure Sebastiana, balia di generazioni di Terralba. Di grande effetto mi è sembrata la descrizione (e la morte) nei primissimi capitoli del padre di Medardo, Aiolfo e della sua passione per l’ornitologia, e senza dubbio il finale che non voglio svelare, ma che è una perla di stile sopraffino.

    Il Visconte dimezzato è una fiaba di grandissimo spessore, non è immediato capirne il significato che passa in secondo piano rispetto alla narrazione fantastica, che insieme ai personaggi di ottima caratterizzazione, riesce a donarci un piacevole racconto che ci strapperà un sorriso nel finale, tra i sui risvolti, i suoi addii, e i suoi fuochi fatui.

    “Alle volte uno si crede incompleto ed è soltanto giovane.”

    ha scritto il 

  • 3

    "Io penso che il divertimento sia una cosa seria".


    Il primo libro di Italo Calvino che leggo.
    Mi invogliava perchè considerato un autore importante per il '900 e un importante intellettuale del secolo passato.
    Il risultato di questa lettura non è stato esaltante. Scorrevole, col desiderio ...continua

    "Io penso che il divertimento sia una cosa seria".

    Il primo libro di Italo Calvino che leggo. Mi invogliava perchè considerato un autore importante per il '900 e un importante intellettuale del secolo passato. Il risultato di questa lettura non è stato esaltante. Scorrevole, col desiderio di divertire, non ho trovato un gran piacere nella lettura. Ho cercato soprattutto di capire dove volesse arrivare con questa storia fantasiosa del Visconte Medardo che partito per la guerra torna a casa dimezzato da un cannone e soprattutto si ritrova con la parte peggiore di sè, mentre la metà buona chissà dov'è.

    Sono comunque incuriosita dai suoi scritti e in particolare dalla sua antologia per le scuole medie: La lettura, edito da Zanichelli probabilmente nel 1968-69.

    Intellettuale di sinistra è stato capace di contestare il partito più volte e giustamente.

    ha scritto il 

  • 3

    E' da circa 20 anni che non leggo Calvino. Non so perché, forse ho dei brutti ricordi legati alla lettura collettiva di "Marcovaldo" alle scuole medie., o forse sono io che sono una capra ignorante e non mi sono mai avvicinato alle opere dello scrittore. Devo comunque dire che la lettura del brev ...continua

    E' da circa 20 anni che non leggo Calvino. Non so perché, forse ho dei brutti ricordi legati alla lettura collettiva di "Marcovaldo" alle scuole medie., o forse sono io che sono una capra ignorante e non mi sono mai avvicinato alle opere dello scrittore. Devo comunque dire che la lettura del breve romanzo è stata piacevole. Mi è piaciuta quella fantasia non troppo esasperata, anche quasi infantile, che pervade l'intera vicenda. Molto carino. Non ho però capito una cosa: perché tutti i personaggi hanno dei nomi "assurdi" o antichi, mentre Pamela no? Bha...

    ha scritto il 

  • 4

    Il visconte dimezzato è l'unico dei tre romanzi che compongono la trilogia de 'I nostri antenati' che desideravo veramente leggere.
    Nonostante lo stile di Calvino in questo romanzo mi risulti più scorrevole e leggero mi ha comunque annoiato leggermente.
    Calvino è l'unico autore che mi concilia i ...continua

    Il visconte dimezzato è l'unico dei tre romanzi che compongono la trilogia de 'I nostri antenati' che desideravo veramente leggere. Nonostante lo stile di Calvino in questo romanzo mi risulti più scorrevole e leggero mi ha comunque annoiato leggermente. Calvino è l'unico autore che mi concilia il sonno così bene. In ogni caso, storia originale, con un finale imprevedibile, personaggi approfonditi il giusto e ben delineati. Quattro stelline meritatissime.

    ha scritto il 

  • 4

    "Era allora nella prima giovinezza: l'età in cui i sentimenti stanno tutti in uno slancio confuso, non distinti ancora in male e in bene; l'età in cui ogni nuova esperienza, anche macabra e inumana, è tutta trepida e calda d'amore per la vita."

    Calvino mi piace. Mi piace il suo modo di raccontare semplice, e il suo universo fiabesco un po' alla Burton, le sue morali evidenti e il suo stile disimpegnato. Purtroppo questo libro non ha avuto una facile lettura, portato avanti e indietro per Milano, prima delle proiezioni al festival MIX e ...continua

    Calvino mi piace. Mi piace il suo modo di raccontare semplice, e il suo universo fiabesco un po' alla Burton, le sue morali evidenti e il suo stile disimpegnato. Purtroppo questo libro non ha avuto una facile lettura, portato avanti e indietro per Milano, prima delle proiezioni al festival MIX e durante un pranzo solitario nel centro commerciale della zona Bicocca (la pagina 75 inevitabilmente insudiciata!). Le ultime trenta pagine sono state finite invece in uno spiazzo di cemento abbandonato cotto dal sole, con la musica degli Editors da sotto fondo. Un bel libro, che nonostante la sua brevità non va sottovalutato, forse da gustare con calma e non voracemente come ho fatto io.

    ha scritto il 

  • 4

    Albert: cosa leggi?
    Federica: Il visconte dimezzato di Italo Calvino.
    Albert: bello?
    Federica: sì ma non riesco a concentrarmi
    Albert: come mai?
    Federica: penso
    Albert: quindi?
    Federica: una mia amica mi sta raccontando che ha rotto con il suo ragazzo
    Albert: storia lunga?
    Federica: s ...continua

    Albert: cosa leggi? Federica: Il visconte dimezzato di Italo Calvino. Albert: bello? Federica: sì ma non riesco a concentrarmi Albert: come mai? Federica: penso Albert: quindi? Federica: una mia amica mi sta raccontando che ha rotto con il suo ragazzo Albert: storia lunga? Federica: storia lunga secondo lei lui è un egoista e pensa solo ai fatti suoi Albert: e tu cosa pensi? Federica: io? io non lo so ma qualcosa non mi torna Albert: sarebbe? Federica: se lui veramente è un egoista farebbe di tutto per tenersela. se veramente lui vuole bene solo a se stesso allora lui ha bisogno di lei. Albert: forse è innamorato di un'altra. Federica: sembra di no sai no nelle città piccole tutti sanno tutto Albert: posso immaginare. Federica: lei dice di averlo capito ma forse si sbaglia Federica: mi sa che lei di lui non ci ha proprio capito niente Albert: non è facile rimanere al fianco di qualcuno che non vuole conservarsi. Federica: è come correre su una roccia che rotola giù da una collina Albert: a proposito. Federica: cosa? Albert: dobbiamo scansarci, la roccia sta tornando indietro.

    ha scritto il 

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