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Il vizio assurdo

Storia di Cesare Pavese

Di

Editore: Il Saggiatore (I Gabbiani, 56)

4.3
(86)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 382 | Formato: Paperback

Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri , Tascabile economico , Copertina rigida

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 5

    la restituzione

    Calda, amicale eppure puntuale e approfondita questa biografia di Lajolo su Pavese, le sue opere e la sua morte.
    Attraverso i ricordi personali, le lettere scritte agli amici, passi del suo diario e dei suoi romanzi, Lajolo ricostruisce la genesi, la mutazione e infine il gesto di quello ch ...continua

    Calda, amicale eppure puntuale e approfondita questa biografia di Lajolo su Pavese, le sue opere e la sua morte.
    Attraverso i ricordi personali, le lettere scritte agli amici, passi del suo diario e dei suoi romanzi, Lajolo ricostruisce la genesi, la mutazione e infine il gesto di quello che definisce il vizio assurdo, la morte, il suicidio.
    Alla freddezza e cinismo di alcuni passi de "Il mstiere di scrivere" accosta i ricordi di un uomo timido, introverso, eppure passionale. Un uomo a tutto tondo, Pavese, che da uomo singolare, con le sue contraddizioni, visse uno dei periodi più bui della storia italiana. Mai nessuna fede lo aiutò nel percorso, nè religiosa, nè politica. Se aderì all'antifascismo prima e al partito comunista poi, fu solo perchè quelle idee già facevano parte di lui, nn perchè le avesse raccolte e fatte sue. In tal modo l'ideologia non poteva essere un rifugio, ma solo un rispecchiamento, un luogo di incontro con compagni di percorso.
    Stessa dinamica per quando riguarda la scoperta della letteratura americana, non copia gli autori americani, ritrova in loro una sintonia con i suoi temi che gli mostra un orizzonte più ampio dell'umanesimo, nel senso di interesse per l'uomo, meno provinciale, più cosmopolita. Ma quest'uomo non è mai un universale, resta una singolarità, quasi un eroe o un antieroe. Un uomo che non è più misura di tutte le cose, ma parte di un tutto.

    ha scritto il 

  • 0

    sono andato a prendere in biblioteca questo libro il giorno dopo aver capito finalmente che "per ognuno la morte ha uno sguardo" significava "uno sguardo diverso", cioè lo sguardo di qualcuno,cosa che io kirilovvianamente non avevo mai accettato o ritenuto possibile. ma mi rifiuto di capitolare a ...continua

    sono andato a prendere in biblioteca questo libro il giorno dopo aver capito finalmente che "per ognuno la morte ha uno sguardo" significava "uno sguardo diverso", cioè lo sguardo di qualcuno,cosa che io kirilovvianamente non avevo mai accettato o ritenuto possibile. ma mi rifiuto di capitolare accettando che sia LA MORTE ad essere un vizio assurdo. "vizio assurdo" è una delle definizioni migliori della vita, la vita, la vita vissuta sciamante deprecabile la vita colorata depensata animale la vita dolorosa atea devota, la vita grandiosa meschina pezzente, è la vita il vizio assurdo, il più assurdo e vizioso.la morte non la si ha non la si vive e non la si è, la morte è il grande ignoto puro e liberatore, la brama di un grembo materno in cui tornare a non essere, la morte non è nemmeno un piacere. il suicidio è una gioia, come specifica pasolini, ed è allegro, come dice la morante, l'atto del morire, può essere liberatorio, ma la morte è il puro non essere, su questo non posso discutere non accetto ragioni.ciò che si vive in vita, lo sconforto il dolore la pena la voglia di morire, è sempre vita, è ancora la vita, la vita viziata già dal principio.

    ha scritto il 

  • 4

    "E i gatti non lo sapranno più" piccolo omaggio a Cesare Pavese

    "E’ cominciata la cadenza del soffrire. Ogni sera, all’imbrunire, stretta al cuore – fino a notte".
    La conosce bene Pavese la cadenza del soffrire, cominciata anni prima con la morte del padre, proseguita poi con le delusioni non solo amorose, il periodo di confino politico a Brancaleone ...continua

    "E’ cominciata la cadenza del soffrire. Ogni sera, all’imbrunire, stretta al cuore – fino a notte".
    La conosce bene Pavese la cadenza del soffrire, cominciata anni prima con la morte del padre, proseguita poi con le delusioni non solo amorose, il periodo di confino politico a Brancaleone Calabro e, infine, con il ricordo di un sorriso screziato in un volto di primavera
    Una settimana dopo, il sedici maggio 1950, nel suo diario un’altra annotazione: “Ora il dolore invade anche il mattino.”
    Poche altre pagine, con brevi frasi, fino al 18 agosto; Poi, più nulla.Nella sua lucida disperazione sa che “la cosa più segretamente temuta accade sempre” e che “non ci si uccide per amore di una donna, ma perché un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, inermità, nulla.”
    Per Cesare Pavese questa rivelazione è intollerabile.
    Ha vagheggiato per anni l’idea del suicidio, la sua mania, il suo cancro segreto, il suo”vizio assurdo”
    Tutto si compie il 27 agosto 1950 in una camera d’albergo alla stazione di Torino.Pavese ha 42 anni. Ha scritto e pubblicato numerosi libri, ha collaborato con case editrici, ha diretto riviste culturali ed ha appena vinto il Premio Strega per La bella estate.
    Sul comodino sedici bustine di sonnifero, vuote, e un libro: I dialoghi con Leucò, sul cui frontespizio poche parole nel più puro stile pavesiano “Perdono a tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.”
    Soul

    ha scritto il