A 18 anni, Paul Porterfield è un giovane pianista che sogna solo di suonare nelle grandi sale da concerti. Finora, però, ha avuto solo l'occasione di girare le pagine dello spartito per il suo idolo, l'affascinante e capriccioso Richard Kennington, e ...Continua
Rita Carla...
Ha scritto il 07/09/14
Voltapagine di nome e di fatto
Una cosa che mi ha piacevolmente colpito di questo libro è l’estrema bellezza della prosa, che si trasferisce altrettanto bene nella traduzione italiana. Mi ci sono imbattuta per caso e sono rimasta folgorata dal meraviglioso suono che sembrava quasi...Continua
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Giancarlo Carta
Ha scritto il 01/01/14
E' un libro in perfetto stile dell'autore che al solito descrive perfettamente le dinamiche familiari. A mio parere è un libro incentrato sul rapporto tra una madre e un figlio, piuttosto che sul rapporto tra i due artisti. Una madre presente che ha...Continua
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Claire
Ha scritto il 12/03/13
E' da molto che non leggevo Leavitt, ma ne avevo un buon ricordo. Con questo libro, praticamente una iniziazione alla vita, ho riletto i suoi tormenti, anche se sono assai più velati e meno intensi di quelli di altri omosessuali (non è certo un Tonde...Continua
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peter quint
Ha scritto il 21/10/12
Uno dei peggiori libri che abbia mai letto. Praticamente Federico Moccia con protagonisti musicisti gay. Personaggi piatti e spesso contraddittori nei comportamenti e nei pensieri (si salva solo la violinista); situazioni irreali o ridicoli, o entram...Continua
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Mario Profili
Ha scritto il 10/05/12
ondivago
ha aspetti che vanno dalle stelle (la descrizione dell'adagio della sonata "hammerklavier") alle stalle (l'enfasi "gaya" a volte talmente manierata da risultare quasi irritante, e alcune metafore alate del tipo "la macchina della pasta sputava tortel...Continua
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~Deccha
Ha scritto il Apr 12, 2010, 11:55
È troppo facile fingere che si sta facendo qualcosa per salvare qualcun altro, quando in realtà la si fa solo per salvare se stessi.
Pag. 195
~Deccha
Ha scritto il Apr 11, 2010, 11:28
È un adagio difficile, e solo un grande pianista può evitare che si disgreghi, e nelle mani di quel pianista non andava in pezzi; era qualcosa di più di un insieme di cose rotte, anche se di cose rotte parlava. Paul sentì una voce che sembrava stanca...Continua
Pag. 158
~Deccha
Ha scritto il Apr 11, 2010, 11:08
“Gli argini della memoria” aveva detto Joseph. Che espressione misteriosa, come se la memoria fosse un fiume. Ed era così che Tushi vedeva Joseph adesso: in riva a un fiume, con i pantaloni arrotolati sopra le caviglie e le lunghe gambe che sguazzava...Continua
Pag. 107
~Deccha
Ha scritto il Apr 11, 2010, 11:03
D’improvviso non gli piaceva più guardare davanti a sé. Voleva solo essere già proiettato nel futuro, a ricordare l’infelicità, invece che nel presente, a ricordare di aver guardato con gioia al futuro.
Pag. 35

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