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Ill Fares the Land

By Tony Judt

(15)

| Hardcover | 9781594202766

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Book Description

24 Reviews

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  • 15 people find this helpful

    Elogio della socialdemocrazia

    Quando ero studentessa, ricordo che mi ponevo la domanda, durante le lezioni di storia e filosofia, di cosa fosse la socialdemocrazia. Ho sempre collegato alla socialdemocrazia un’immagine, quella di una scatola vuota, una bella scatola da regalo, ch ...(continue)

    Quando ero studentessa, ricordo che mi ponevo la domanda, durante le lezioni di storia e filosofia, di cosa fosse la socialdemocrazia. Ho sempre collegato alla socialdemocrazia un’immagine, quella di una scatola vuota, una bella scatola da regalo, che ognuno riempiva con quello che voleva, mettendoci dentro un po’ di tutto: il socialismo anche nella fase più avanzata, secondo le teorie marxiste, e contestualmente realismo e concretezza circa la necessità di operare in un mondo capitalistico evidentemente non agli sgoccioli, come invece sosteneva il filosofo tedesco nel XIX secolo. Per me, il termine “socialdemocrazia” voleva dire tutto e niente. Questa lettura non ha cambiato il mio pensiero, anzi è lo stesso Judt ad affermare che la socialdemocrazia è un ibrido, un compromesso tra diverse ideologie, e come tale da riempire con contenuti variegati; tuttavia lo scrittore è stato davvero abile nell'analizzare l’evoluzione delle vicende politico economiche che si sono succedute nel secolo scorso nei paesi occidentali, con particolare riguardo agli Usa e alla Gran Bretagna.
    In questo saggio ho trovato un appassionato pamphlet e un’accorata esortazione a ritornare al significato e ai valori che originariamente le socialdemocrazie europee, a partire dal 1945 fino agli anni ’80, perseguirono, sotto forma di istruzione pubblica, cure mediche e assicurazione sanitaria pubblica, parchi e giardini pubblici per far giocare i bambini, assistenza collettiva per gli anziani, gli infermi e i disoccupati, cioè ad uno stato che Judt definisce “Stato della protezione sociale”. Attraverso un breve ma approfondito excursus storico, lo scrittore mette in evidenza come a partire dagli anni ’80 e all’indomani della caduta del muro di Berlino, la “sinistra” abbia abdicato al suo ruolo e non abbia fatto altro che abbracciare le regole del libero mercato, accettando passivamente che si affermassero l’ammirazione acritica per i mercati liberi da lacci e lacciuoli, il disprezzo per il settore pubblico, il culto della privatizzazione e l’illusione di una crescita senza fine. Questo smantellamento del welfare, iniziato dopo gli anni ’80 ed ancora in pieno corso, oltre a creare un pericolo concreto di deficit democratico –che stiamo vivendo sulla nostra pelle oggi- pone in essere soprattutto diseguaglianze sociali così profonde che –dice Judt- corrodono la società dall’interno.
    Unica soluzione per non lasciare macerie ai nostri figli è, scrive Judt, non disfarsi del passato, ma costruire il futuro basandoci sulle conquiste ottenute in passato, da noi stessi e dai nostri predecessori, perché, richiamando le parole del filosofo britannico Edmund Burke, “la società non è solo un’associazione tra quelli che sono viventi in un determinato tempo, bensì tra i viventi e i trapassati, ed anche tra questi e i nascituri”.

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    sandra said on Jun 21, 2013 | 4 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    lettura che arricchisce, apre la mente e gli occhi se si sono tenuti fino a questo momento chiusi.

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    Rimanu66 said on Feb 22, 2013 | Add your feedback

  • 4 people find this helpful

    Tony Judt ha ragione, le cose stanno più o meno come dice lui. Nulla di veramente nuovo o originale se non lo sguardo sui movimenti degli anni '60 che, pur se storicamente identificati come "di sinistra", in realtà hanno introdotto il virus delle riv ...(continue)

    Tony Judt ha ragione, le cose stanno più o meno come dice lui. Nulla di veramente nuovo o originale se non lo sguardo sui movimenti degli anni '60 che, pur se storicamente identificati come "di sinistra", in realtà hanno introdotto il virus delle rivendicazioni individualiste,relative allo status del proprio io, alla liberazione del soggetto dall'oppressione delle strutture dominanti della società. Giuste e legittime per carità, sono cresciuto con il mito del '68 e mi ci sono affezionato; ma questo ha avuto un rovescio della medaglia: uno dei pilastri dell'ideologia capitalconsumistica si basa proprio sull'emancipazione dell'individuo dai propri legami sociali, di qualunque tipo essi siano. Essi sono ostacoli da abbattere se si vuole la propria realizzazione personale. Perchè l'io vale e bisogna prendersene cura . Il come ve lo spieghiamo in televisione. Sto semplificando, il discorso meriterebbe ben altra trattazione, ma si può affermare che da qui alla perdita del senso del collettivo ed alla frammentazione e dispersione dei gruppi sociali, dello smarrimento del concetto di bene comune il colpo decisivo lo hanno dato poi le politiche economico-sociali neoliberiste degli anni 80 e 90 applicate un pò ovunque nel mondo occidentale e non solo . Thatcher in primis. Il risultato è che oggi la sinistra rimpiange il contesto sociale degli anni 60 che al tempo contestava aspramente. Resto molto scettico però che sia la socialdemocrazia la risposta alle sfide attuali; assomiglia un pò ad un brodino caldo per curare una malattia terminale. Meglio di niente, anzi magari, però credo che non basti. La ricetta allora ? Don't know yet, keep on searching if there is any... Per un quadro più preciso di quello delineato da TJ consiglio la lettura de "Il grande balzo all'indietro" di Serge Halimi.

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    Giuash said on Jan 15, 2013 | 2 feedbacks

  • 1 person finds this helpful

    da regalare a figli, nipoti e affini. Forse potrà essergli utile per sentirsi meno "inutili".

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    Giancarlo Bernardi said on Oct 12, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Appassionato...

    ...ma non retorico, una sintesi perfetta del concetto di bene comune e una difesa appassionata dei valori della solidarietà e della democrazia. Da leggere!

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    Morena said on Jul 11, 2012 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Da un intellettuale di quelli veri il racconto delle crisi del 900, il sostegno forte alle politiche di uguaglianza e di welfare della seconda metà del secolo, una critica radicale non solo alle ricette neoliberiste della fine del 900 ma anche dell'a ...(continue)

    Da un intellettuale di quelli veri il racconto delle crisi del 900, il sostegno forte alle politiche di uguaglianza e di welfare della seconda metà del secolo, una critica radicale non solo alle ricette neoliberiste della fine del 900 ma anche dell'abbandono da sinistra di modelli di giustizia sociale. Parole dotte e colte sul ruolo dello stato nella storia moderna e sulla sua funzione insostituibile anche dentro l'accettata economia dimercato. Una parola di speranza per la socialdemocrazia del futuro. Un appello rivolto ai giovani di approcciasi alla società ed alla politica in modo critico per cambiare un mondo ingiusto.

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    Diceros said on May 29, 2012 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (15)
    • 5 stars
    • 4 stars
  • English Books
  • Hardcover 256 Pages
  • ISBN-10: 1594202761
  • ISBN-13: 9781594202766
  • Publisher: Penguin Press
  • Publish date: 2010-03-18
  • Dimensions: 180 mm x 935 mm x 1,360 mm
  • Also available as: Paperback , eBook
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