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Illazioni su una sciabola

Di

Editore: Garzanti Libri

3.8
(42)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 78 | Formato: Altri

Isbn-10: 8811667453 | Isbn-13: 9788811667452 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
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  • 2

    Troppo etereo.

    Sicuramente le due stelline sono io che devo prenderle, perchè non riesco proprio ad afferrare, a trovarmi in sintonia con Claudio Magris, intellettuale eccelso, uomo dalla cultura sconfinata che vola decisamente troppo in alto per me. Un'altra volta mi ritrovo ad annegare in questo mare di parol ...continua

    Sicuramente le due stelline sono io che devo prenderle, perchè non riesco proprio ad afferrare, a trovarmi in sintonia con Claudio Magris, intellettuale eccelso, uomo dalla cultura sconfinata che vola decisamente troppo in alto per me. Un'altra volta mi ritrovo ad annegare in questo mare di parole, di pensieri profondi ma evanescenti, dietro un racconto che non vuole essere il protagonista dei suoi scritti, quando un pretesto per lasciar scorrere liberamente una serie di riflessioni. Pensieri importanti, cruciali ma che se non sono ancorati ad una chiara vicenda, almeno nel mio caso diventano fin troppo evanescenti. Mi auguravo di apprendere di più su un'altra (triste) pagina della storia del nostro paese e invece chiudo il libro con riflessioni (vaghe) sul senso della vita in generale e un abbraccio a tutta l'umanità, compresi i cosacchi nonostante le loro malefatte ai friulani, come ad abbracciarci ecumenicamente tutti quanti. Sarò cattiva e limitata ma non posso trattenermi: non poteva, già che c'era, includere anche i nazisti, in questo suo abbraccio finale? Perchè a rigore, se siamo tutti umani, lo sono stati anche loro. Ma lo so, io sono limitata e per tanto non riesco ad abbracciare poi tutti tutti.(less)

    ha scritto il 

  • 0

    dove si parla di carnia che secondo me un
    italiano su due non sa bene dove sia come busto

    arstizio per me, che forse la metto in provincia di
    varese

    un mio amico una volta aveva appena conosciuto
    una del milanese che stava in uno di quei paesi che finiscono

    ...continua

    dove si parla di carnia che secondo me un
    italiano su due non sa bene dove sia come busto

    arstizio per me, che forse la metto in provincia di
    varese

    un mio amico una volta aveva appena conosciuto
    una del milanese che stava in uno di quei paesi che finiscono

    in -ate e allora la fanciulla aveva detto "è un paesino tra
    milano e lecco" e il mio amico, un coglione diciamo,

    le ha fatto "tra milano e lecce però"
    ma lui era serio

    era proprio un coglione
    ecco per me resia o tolmezzo o ovaro o comunque tutto

    quello che sta sopra ma anche sotto udine o a destra
    ma anche a sinistra di udine

    secondo me uno su due degli italiani mette quei posti
    tra mosca e palermo

    senza sbagliare, del resto, bisogna dirlo
    come anche pasian di prato è proprio

    tra mosca e palermo
    [e non occorre passare per il ponte]

    ha scritto il 

  • 4

    Pezzi

    Da un pezzo di sciabola si cerca di ricostruire l'identità di una persona, della sua storia, della sua gente allargando il discorso partito da un'elsa e finito nella storia dell'Europa stravolta dalla seconda guerra mondiale.

    ha scritto il 

  • 4

    Un libriccino breve ma molto interessante che racconta l'epopea dei Cosacchi in Carnia tra il 1944 e il 45.
    Ho scoperto che questi fatti, che per me fanno parte della storia di famiglia, sono in realtà poco conosciuti.
    Io ricordo lo scetticismo con cui ascoltavo i racconti di mio nonn ...continua

    Un libriccino breve ma molto interessante che racconta l'epopea dei Cosacchi in Carnia tra il 1944 e il 45.
    Ho scoperto che questi fatti, che per me fanno parte della storia di famiglia, sono in realtà poco conosciuti.
    Io ricordo lo scetticismo con cui ascoltavo i racconti di mio nonno che mi narrava di questo popolo fiero, nato a cavallo, nomade e orgoglioso. Sorridevo quando raccontava di queste carovane variopinte, con i carri pieni di masserizie, di donne vecchi e bambini. La mia incredulità raggiungeva il massimo quando iniziava a parlare dei cammelli: cammelli a Treppo Carnico? Ma chi ci credeva?
    E invece ho trovato tutto puntualmente confermato in queste pagine: pare che a Paluzza si fossero appunto stabilite delle carovane non di cosacchi ma di popolazioni georgiane che si distinguevano per il loro pittoresco stile di vita.
    Ricordo anche che il nonno e altri vecchi del paese dicevano che i cosacchi tutto sommato erano brava gente, bastava evitare che si ubriacassero: per evitarlo i paesani svuotavano le cantine, senza farsi vedere nascondevano l'acquavite nei boschi o vuotavano le bottiglie nei ruscelli perché quando si ubricavano i Cosacchi diventavano bestie. Allora le donne dovevano nascondersi in fretta ed evitare di farsi prendere.
    Ma erano tutti concordi nell'affermare che non si meritarono la fine che fu loro riservata,

    ha scritto il 

  • 4

    Nelle vesti di un anziano sacerdote friulano, Magris ricostruisce (problematicamente, sul filo di frammenti di memorie personali, forse ingannevoli come i contraddittori documenti raccolti) le ultime fasi dello sfacelo dell'armata cosacca guidata dall'ex generale zaristaKrassnoff, singolare fi ...continua

    Nelle vesti di un anziano sacerdote friulano, Magris ricostruisce (problematicamente, sul filo di frammenti di memorie personali, forse ingannevoli come i contraddittori documenti raccolti) le ultime fasi dello sfacelo dell'armata cosacca guidata dall'ex generale zaristaKrassnoff, singolare figura di aristocratico, esule, militare-romanziere, che nell'ultima fase della II guerra mondiale si era ritirata ed insediata fino in Carnia, sotto la "protezione" di Hitler che aveva illusoriamente promesso di costituirvi una loro regione autonoma. I cosacchi alal fine si arresero agli inglesi i quali, violando le promesse fatte, in esecuzione degli accordi di Yalta, li consegnarono tutti (uomini, donne, vecchi, bambini, cavalli, carriaggi) ai russi. Naturalmente seguirno suicidi in massa, internamenti, fucilazioni, impiccagioni.
    Partendo da l'elsa istoriata di una spada affiorata da una vecchia tomba, di questa vicenda, poco conosciuta, Magris riesce, in poche pagine, a rappresentarne splendidamente la dimensione epica di terribile tragedia di un intero popolo, travolto dalle ragioni della politica internazionale, con partecipe pietas umana, senza alcuna indulgenza per la scelta della alleanza con il nazismo (anche se condizionata dall'odio per Stalin e per l'oppressione sovietiva).

    ha scritto il