Imparare a pregare nell'era della tecnica

Di

4.0
(38)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 224 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Portoghese , Spagnolo , Olandese , Francese

Isbn-10: 8807018721 | Isbn-13: 9788807018725 | Data di pubblicazione: 

Genere: Narrativa & Letteratura

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  • 4

    " La paura è il mistero che la velocità nasconde "

    “ Il Dott. Lenz, importante chirurgo della città, uomo padrone assoluto dei suoi piaceri privati, estimatore delle piccole umiliazioni a prostitute, e che di recente aveva preso l’abitudine di ricever ...continua

    “ Il Dott. Lenz, importante chirurgo della città, uomo padrone assoluto dei suoi piaceri privati, estimatore delle piccole umiliazioni a prostitute, e che di recente aveva preso l’abitudine di ricevere in casa un vagabondo, di offrirgli laute elemosine, di dargli pane e cibo e soprattutto di umiliarlo, di ritardargli le elemosine, il cibo, di assaporare il piacere di trovarsi dalla parte forte e di avere due occhi sani e chiari per vedere ciò che la chiarezza del mondo mostrava: la rudezza di quello stesso mondo, la violenza e la differenza fra chi ha la salute e chi non ce l’ha, fra chi ha i soldi e chi non li ha, fra chi è vecchio e chi non lo è, fra chi è brutto o deficiente e chi non lo è, fra chi ha le cicatrici di un incidente sul volto, bruciature, tagli che sfigurano la bellezza media e chi, al contrario, non ha nulla che macchi il suo orgoglio, il suo orgoglio esteriore, fisico, l’unica moneta comune a tutti i secoli, a tutti i paesi, a tutte le lingue. Era questo che gli occhi sani e chiari di Lenz vedevano, era questo che la chiarezza del mondo gli mostrava. “

    Si arriva a questa cinquantesima pagina del libro per brevi, brevissimi, fulminanti capitoli. Come scrive Alberto Manguel, Tavares è abilissimo nel ridurre il mondo in frammenti e ricostruirlo poi come se fosse la propria creazione. Aggiungendo ad ogni pagina un nuovo dettaglio e riflessioni sulla natura delle cose all’interno del racconto, riflessioni esplicitate spesso ironicamente dai tanti titoli e sottotitoli di cui l'autore si è servito per aprire ogni nuovo capitolo, ci troviamo faccia a faccia con Lenz Buchmann, protagonista assoluto del libro, homo faber ipsius fortunae. Cresciuto dal duro e severo apprendistato paterno dell’adolescenza, lo ritroviamo un uomo fatto, un medico chirurgo di gran successo. Lo vogliamo guardare dritto negli occhi quest’uomo insopportabile, di mostruosa freddezza, di glaciale intelligenza, dai perversi piaceri. Frugando attentamente nel suo sguardo, in quei suoi occhi chiari e sani, per vedere se esista in lui ancora qualche piccolo , invisibile, impercettibile, barlume di umanità. Lo sguardo che ci restituisce è freddo e affilato come una lama, naturalmente. Esercitato alla velocità della battaglia, alla rapidità delle decisioni, vi lampeggia soltanto l’eccitazione impellente per il combattimento. Lenz non ha sentimenti umani, non ha più sentimenti umani, non ha debolezze, né fragilità. E’ incapace di qualsiasi empatia. E’ un perfetto , freddo esecutore che non conosce l’errore, addestrato fin da piccolo come un soldato , sempre e in ogni istante sul campo di battaglia a pianificare la miglior strategia di combattimento in qualsiasi campo della vita si trovi impegnato ad agire. Non ha mai amato e mai amerà nessuno, neppure la moglie, naturalmente. Solo il padre, di cui si sente il naturale e unico erede, l’incarnazione stessa della sua volontà e della sua forza, della sua lucida e implacabile intelligenza, disdegnando ogni forma di debolezza, esattamente come lui. Programmato come una macchina per non sbagliare mai, dritto al fine che si è proposto, senza nessun tipo di scrupolo. E’ l’uomo della tecnica, completamente asservito ai suoi comandi, completamente adatto per eseguirli in modo perfetto. Tutte le azioni sono possibili e tutte vanno bene se colpiscono l’obbiettivo. La morale non esiste. Si tratta solo della capacità di saper dominare e di essere veloce. Si tratta di rapidità. Di dominare, prima di essere dominato.

    Un abilissimo chirurgo, dicevamo. Certamente non ha scelto la professione per essere di qualche aiuto per l’Umanità, ma per un suo “ estemporaneo ottimismo”. Una persona nata ed educata per uccidere, e solo per un “ vaneggiamento intellettuale “ aveva scelto la professione di medico. La bontà è un sentimento che disprezza in assoluto, il dottor Lenz, da sempre. Il bisturi, che con assoluta precisione introduce nei corpi dei suoi pazienti, segna per lui il primo punto di attacco in un campo di battaglia, dove il nemico è, in questo caso, la malattia. L’organismo ammalato è per lui materialmente colpevole e il suo bisturi, messaggero della precisione e della rettitudine, va a raddrizzare, a rettificare ogni deviazione avvenuta nell’organismo, riportando nuova precisione e un nuovo ordine.

    “Quando la sua mano destra, precisa e magica, entrava in azione, la decisione di procedere a sinistra o a destra non era una mera decisione riguardante il traffico, non contemplava l’idea di procedere per la strada più breve o più lunga(..) .” Nella guida del bisturi Lenz vedeva la possibilità di mantenere acceso o di spegnere un impianto audio. E’ lui che manipolava il bottone decisivo, fino a quel momento era sempre avanzato dalla parte giusta, ma ogni volta che impugnava nuovamente il bisturi per un’altra operazione, il Dott. Lenz Buchmann non riusciva a smettere di pensare a quella seconda possibilità che, ancora una volta aveva a sua disposizione: avrebbe potuto ruotare la manopola dalla parte sbagliata, dal lato che spegneva intenzionalmente il meccanismo. E per quanto turbasse se stesso – giacchè la sua professione era la roccaforte morale che ancora custodiva in un’esistenza del cui assoluto disordine era ben conscio -, ciononostante , Lenz si sentiva attratto da quella seconda possibilità, da quel cammino negativo che non aveva mai intrapreso.”

    Questa seconda possibilità, tuttavia è sempre presente nella mente di Lenz Buchmann. Ne subisce, suo malgrado, il fascino, il misterioso richiamo. Sa che ogni piccola, pur minima distrazione, potrebbe essere fatale errore. Ma “ quella seconda possibilità “ scorre dentro di lui come una corrente contraria, serpeggia nel vigore del suo corpo, apre impercettibili devastazioni, minimi sotterranei focolai di disordine, si insinua nel perfetto funzionamento delle giunzioni sinaptiche. In agguato, raccogliendo le sue forze, attende…apre invisibili crepe nel perfetto sistema immunitario di Lenz. E attende...

    Ha bisogno di essere potente, Lenz Buchmann. Non sin accontenta più di essere un gran professionista, il miglior chirurgo possibile. Il suo spirito di lotta e la sua potenza ambiscono al Potere. Così decide di scendere in politica, abbandonando la professione medica. Si iscrive al Partito, diventando ben presto il braccio destro del Presidente. Sicuro che presto lo diventerà lui stesso, il Presidente. Certo di essere destinato a dominare il mondo. Affascinato dal Potere, dalla sua forza, da quel dominio adesso da esercitare non più sul singolo individuo o sulla malattia, ma su tutti, sull’Umanità tutta quanta intera. Guarda dalla finestra del suo ufficio, “ l’unica finestra dell’osservatore che osserva per agire “, la finestra delle grandi esistenze, la finestra di chi sa” di essere stato creato per influenzare gli uomini “ a uno a uno e poi tutti quanti, nell’insieme, guarda giù in basso, e li vede tutti quanti, gli uomini sui quali presto avrà pieno dominio, totale potere. Ma fin dove può spingersi il dominio dell'uomo nell'era della tecnica? Fin dove potrà spingersi Lenz Buchmann?

    C’è qualcuno che è sempre più rapido ad imbracciare le armi.” C’è qualcosa di rapidissimo ed insieme istantaneo che è più forte dell’uomo. Anche nei cataclismi naturali gli elementi erano semplicemente più veloci a imbracciare le armi.” Oramai è insanabile la frattura tra uomo e natura, incolmabile la distanza perché impari le forze. Sottoterra, dentro la terra nera, c’è il grande mistero, “ l’ultima forza degli elementi naturali, la forza che la civilizzazione delle città non aveva addomesticato”. E la Natura non aspetta altro che il momento adatto per imbracciare il fucile. E uccidere. Una preghiera, forse , quella reiterata e disperata ripetizione di un nome. Il nome di un padre, forse. O semplicemente un nome, che viene dimenticato nel momento stesso in cui viene pronunciato. Incomprensibile ormai, dentro un foglietto di carta consumato e accartocciato, stinto da quella mano che ne ricerca i continuamente i contorni sbiaditi, mentre i diversi toni di luce di un televisore si sintonizzano su una linea costante. Una linea di luminosità che non si attenua, che non può attenuarsi più.

    Scrittura tagliente e lucidissima questa di Tavares, che ha scritto un libro potente e crudelmente bellissimo Ti inchioda alla pagina senza darti alcuna possibilità di scampo, ti inchioda al Male senza saper più né a chi, né a che santo rivolgerti . ” Tavares non ha il diritto di scrivere così bene. Viene quasi voglia di picchiarlo”, scriveva di lui Josè Saramago. Veramente bravissimo Tavares in questo libro.

    ha scritto il 

  • 5

    Non so come parlare di questo libro, ma è un romanzo in salita: superati i primi capitoli asettici e aforistici, quasi da manuale, piano piano ti tira dentro in un gorgo iper razionale, cinico e spiet ...continua

    Non so come parlare di questo libro, ma è un romanzo in salita: superati i primi capitoli asettici e aforistici, quasi da manuale, piano piano ti tira dentro in un gorgo iper razionale, cinico e spietato, con risvolti anche ironici nella parabola finale.
    Penso sia uno di quei libri che buttano dei semini destinati a sedimentare col tempo. Notevole inoltre è l’organizzazione strutturale e didascalica dei capitoli/sottocapitoli.

    Del resto, se - come recita la quarta di copertina - José Saramago disse di lui: “non ha il diritto di scrivere così bene alla sua età. Verrebbe voglia di dargli un pugno!” ..... beh, qualcosa vorrà pur dire!!!

    ha scritto il 

  • 4

    Notevolissimo. Un po' Houellebecq prima maniera, tra estensione del dominio e particelle. Scritto molto bene, ne ho tratto parecchio godimento. 4 stelle perché qualcosa gli manca. Autore da tenere d'o ...continua

    Notevolissimo. Un po' Houellebecq prima maniera, tra estensione del dominio e particelle. Scritto molto bene, ne ho tratto parecchio godimento. 4 stelle perché qualcosa gli manca. Autore da tenere d'occhio.

    ha scritto il 

  • 5

    Sorprendente

    Acquistato per caso attirata dal titolo poco convenzionale e subito conquistata da uno stile ruvido e intenso. La trama è appassionante e riesce a scavare nella psicologia di un personaggio accattivan ...continua

    Acquistato per caso attirata dal titolo poco convenzionale e subito conquistata da uno stile ruvido e intenso. La trama è appassionante e riesce a scavare nella psicologia di un personaggio accattivante ed attuale, mosso dall'unica volontà di vincere sugli altri distruggendoli o mortificandoli. Imperdibile.

    ha scritto il 

  • 4

    stranissimo, inusuale, ho faticato molto a leggerlo ma a tratti con un piacere notevole. ha davvero ragione sandro veronesi della quarta di copertina: "lucido, intelligentissimo, a tratti crudele". ...continua

    stranissimo, inusuale, ho faticato molto a leggerlo ma a tratti con un piacere notevole. ha davvero ragione sandro veronesi della quarta di copertina: "lucido, intelligentissimo, a tratti crudele".

    ha scritto il