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Imperial Bedrooms

By

Publisher: Pan Macmillan

3.1
(587)

Language:English | Number of Pages: | Format: Paperback | In other languages: (other languages) Italian , French , Spanish , German

Isbn-10: 0330533835 | Isbn-13: 9780330533836 | Publish date: 

Also available as: Hardcover , eBook , Others , Audio CD

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Mystery & Thrillers

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Book Description
Twenty-five years on from "Less Than Zero", we pick up again with Clay. In 1985, Bret Easton Ellis shocked, stunned and disturbed with "Less Than Zero", his "extraordinarily accomplished first novel" ("New Yorker"), successfully chronicling the frightening consequences of unmitigated hedonism within the ranks of the ethically bereft youth of 80s Los Angeles. Twenty-five years later, Ellis returns to those same characters - to Clay and the band of infamous teenagers whose lives weave sporadically through his - but now, they face an even greater period of disaffection: their own middle age. Clay seems to have moved on - he's become a successful screenwriter - but when he returns from New York to Los Angeles, to help cast his new movie, he's soon drifting through a long-familiar circle. Blair, his vulnerable former girlfriend, is now married to Trent - still a bisexual philanderer - and their Beverly Hills parties attract excessive levels of fame and fortune.
Clay's childhood friend Julian is a recovering addict running an ultra-discreet, high-class escort service, and their old dealer Rip, reconstructed and face-lifted nearly beyond recognition, is involved in activities far more sinister than those of his notorious past. After a meeting with a gorgeous but talentless actress determined to win a role in his movie, Clay finds himself connected with Kelly Montrose, a producer whose gruesomely violent death is suddenly very much the talk of the town. As his seemingly endless proclivity for betrayal leads him to be drawn further and further into this ominous case it looks like he will face far more serious consequences than ever before.
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  • 3

    INLAND EMPIRE

    La storia ripete gli antichi vezzi, le facile risposte, le stesse sconfitte…, canta Elvis Costello in epigrafe (Beyond Belief).
    Ma deve per forza farlo anche la letteratura?

    Su di noi avevano fatto un film. Il film era tratto da un libro scritto da una persona che conosceva ...continue

    La storia ripete gli antichi vezzi, le facile risposte, le stesse sconfitte…, canta Elvis Costello in epigrafe (Beyond Belief).
    Ma deve per forza farlo anche la letteratura?

    Su di noi avevano fatto un film. Il film era tratto da un libro scritto da una persona che conoscevamo. Il libro era il semplice racconto di quattro settimane trascorse nella città in cui siamo cresciuti e in linea di massima era un ritratto fedele. Venne catalogato come romanzo, ma solo pochi dettagli avevano subito modifiche e i nostri nomi erano quelli veri e non conteneva nulla che non fosse accaduto veramente.

    Ecco che sin dall’incipit inizia il gioco di specchi tanto caro a Bret Easton Ellis, la gara di inseguimento tra fiction e realtà, la continua costante confusione tra romanzo e vita, il rinvio e la sovrapposizione dei personaggi con persone esistenti, a partire dallo stesso autore, che è narratore protagonista laureto con lode in autoreferenzialità.
    Cominciò subito, sin dall’esordio. Qui, in questo ultimo romanzo, raggiunge vette che in realtà sono valli dove la letteratura, secondo me, stagna, soffoca.

    Qui, il protagonista io narrante, Clay, lo stesso di ‘Meno di zero’, dove Clay, come qui, era io narrante e protagonista, passa tutto il tempo a spiare chi lo spia, a ricevere sms in corsivo che dicono “Ti sto tenendo d’occhio”, ai quali risponde con un “chi sei?” che rimane senza risposta o con un semplice punto interrogativo, che rimane ugualmente senza risposta.
    Ti sto tenendo d’occhio, Clay – ma io, Clay, tengo d’occhio te che tieni d’occhio me. Ti osservo mentre mi osservi.
    Io, Clay, sto scrivendo un romanzo dove sono protagonista: non è un’autobiografia, è solo un racconto dove io sono il personaggio che viene raccontato e anche la persona che lo racconta.

    La mia personale sensazione è che comunque lo (o la) stalker che gli invia sms da un numero anonimo abbia letto tutta la produzione letteraria di Ellis, o almeno “Lunar Park”: in qualche modo, anche lo stalker suona autoreferenziale.

    In queste imperiali camere da letto ci si chiedono cose tipo:
    Come fai a vivere così?,
    per ottenere risposte del tipo
    Fingo di non farlo.

    Ci sono molti sms e iPhone qui, al punto che a me sembra Ellis ne sentisse la mancanza già all’epoca di ‘Meno di zero’ e qui si sia alfine scatenato.

    La solita generosa spruzzata di violenza, più shakerata che mixata, ma meno generosa che in “American Psycho”: una violenza distaccata, fredda, come il modo di raccontarla – stratagemma che presumibilmente dovrebbe aumentare il turbamento e l’inquietudine del lettore.

    Anche se forse non sembrerebbe, io mi sono divertito a leggere questo libro, sempre al tempo presente, perché in qualche modo (tanti modi) mi ha riportato a Raymond Chandler, a quel genere di noir.

    PS
    Io credo che Bret Easton Ellis vorrebbe tanto essere David Lynch.
    PPSS
    In un’intervista all’epoca dell’uscita del romanzo disse: …per me è ovvio che Obama governerà un solo mandato e non sarà rieletto.
    PPPSSS
    Ellis ha scritto twitter velenosi contro DFW, il quale non poteva difendersi essendo già morto. A onor del vero, quando era ancora vivo, neppure DFW era stato tenero di giudizi verso BEE. Quanto lo capisco…

    said on 

  • 1

    Molto meno di zero...

    Davvero deludente l’ultima opera di Ellis sulla quale, in barba ai giudizi negativi, nutrivo comunque alcune aspettative perché abituato alle puntuali stroncature espresse ben oltre i demeriti dell’autore.


    Ma “Imperial Bedrooms” è davvero indifendibile e ostenta in maniera talmente ripeti ...continue

    Davvero deludente l’ultima opera di Ellis sulla quale, in barba ai giudizi negativi, nutrivo comunque alcune aspettative perché abituato alle puntuali stroncature espresse ben oltre i demeriti dell’autore.

    Ma “Imperial Bedrooms” è davvero indifendibile e ostenta in maniera talmente ripetitiva, ancorché povera di sostanza, quelli che sono gli stilemi, gli ambienti, le situazioni e, perché no, i vezzi di B.E.E. al punto di sembrare piuttosto il romanzo di un suo scadente imitatore.

    La trama esangue si traduce in un estenuante susseguirsi di incontri fra il narratore (per inciso il protagonista di Meno di Zero estratto dagli anni 80 e dalla naftalina) e i vari stereotipati personaggi, con il consueto sottofondo di paranoie, incomprensioni, risentimento che dovrebbe sottolinearne la squallida esistenza, ancora come 30 anni fa scandita dall’abuso di droghe e farmaci. Il tutto ovviamente collocato in luoghi ellisiani per antonomasia, stanze d’albergo, set cinematografici, ville con piscina, pub malfamati e soprattutto automobili perennemente in giro per le strade di una spossante Los Angeles.

    Questo libro non è che il pallido fantasma di American Psycho, di Glamorama, di Lunar Park e l’inquietante labirinto di specchi che caratterizzava quelle pagine è diventato un monotono videogioco citazionista, sfibrato e privo di ispirazione.

    said on 

  • 5

    recensione di un moralista come ellis: non leggetela

    un quarto di secolo da meno di zero ma - come ogni essere umano - anche BEE non sa far altro che tornare - ineluttabile - sulle proprie ossessioni


    25 anni che hanno visto crescere gli ivy leaguers del primo romanzo: da aspiranti mostri a mostri consumati


    è il 2010 e sembra che a lo ...continue

    un quarto di secolo da meno di zero ma - come ogni essere umano - anche BEE non sa far altro che tornare - ineluttabile - sulle proprie ossessioni

    25 anni che hanno visto crescere gli ivy leaguers del primo romanzo: da aspiranti mostri a mostri consumati

    è il 2010 e sembra che a los angeles non sia rimasto più neppure un essere umano; forse il BEE più crudele (la sobria ferocia delle ultime pagine colpisce più di tutte le parentesi splatter di American Psycho), ma la vera crudeltà è verso sé stesso - Clay
    - il protagonista, che porta a parossistica saturazione tutti i peggiori cliché e perversioni degli hollywood writers: i suoi sono spasmi (contenuti in attici con vista breathtaking) di un individuo che ha abdicato a qualsiasi resistenza morale e che si divincola - acefalico - tra sesso e decesso (cit.)

    è uno stronzo ellis, sarà pure sopravvalutato, ma forse ha decifrato gli anni 80/90 occidentali meglio di chiunque altro, ed ora sarà pure il momento di raccogliere tutta quell'abietta immondizia

    said on 

  • 3

    suites imperiales... se titula el que leí

    no creo que sea necesario leer Menos que cero para entender Suites Imperiales, en los 3 libros que he leído de B.E.E. da vueltas sobre lo mismo, ese grupo de gente a las que la misantropía le queda chica, misóginos, egocéntricos y que van por la vida, por lo menos uno de los personajes en cada oc ...continue

    no creo que sea necesario leer Menos que cero para entender Suites Imperiales, en los 3 libros que he leído de B.E.E. da vueltas sobre lo mismo, ese grupo de gente a las que la misantropía le queda chica, misóginos, egocéntricos y que van por la vida, por lo menos uno de los personajes en cada ocasión, pasando como si nada. Ni ganan los buenos, que no los hay en estos libros, ni hay final feliz.

    said on 

  • 2

    Es posible que esta historia mejore habiendo leído previamente la anterior novela del autor en la que aparecen los mismos personajes, pero para mi, que no he hecho esa lectura previa, a este libro claramente le falta algo.

    said on 

  • 1

    Tremendo

    Il suo peggior libro senza alcun dubbio: noioso, lento, senza capo ne coda. Rispolvera vecchi personaggi senza dire niente di nuovo. Un libro scritto male e con tanta confusione. Evitate di leggerlo, godetevi i primi scritti e Lunar Park, ma evitate di buttare soldi per questo.

    said on 

  • 3

    Bret Easton Ellis continua a ripetersi e a citarsi addosso.
    Dopo "Lunar Park", in cui rielaborava il suo rapporto con "American Psycho", in "Imperial Bedrooms" fa ritornare i personaggi di "Meno di zero" (o meglio le persone reali che, nella finzione narrativa, avrebbero ispirato i fatti de ...continue

    Bret Easton Ellis continua a ripetersi e a citarsi addosso.
    Dopo "Lunar Park", in cui rielaborava il suo rapporto con "American Psycho", in "Imperial Bedrooms" fa ritornare i personaggi di "Meno di zero" (o meglio le persone reali che, nella finzione narrativa, avrebbero ispirato i fatti del suo romanzo d'esordio).
    L'ambiente super lussuoso di questi quarantenni ricchissimi, circondati da attrici tanto belle quanto vuote e disperate, dà all'inizio un po' fastidio. Diventa però subito evidente il distacco (se non l'esplicita antipatia) che l'autore ha verso queste figure. Nell'apparente "debauchery" in cui le vicende di "Imperial Bedrooms" si svolgono (incluse descrizioni di tremende sevizie riprese in snuff movies), sembra quasi che Bret Easton Ellis prenda indirettamente le distanze, dando un forte giudizio morale (negativo) a ciò che si svolge nelle pagine del libro. Questa sua attitudine "moralistica" era d'altra parte già evidente in molti dei suoi romanzi (si pensi alla disperazione dei giovani ricchi in "Le regole dell'attrazione" o alla vuotezza e all'inutilità esistenziale degli yuppie di "American Psycho").
    Stilisticamente Ellis ama usare brevi frasi ad effetto, con un fare virtuosistico che affascina ma alla lunga un po' stanca.
    Il libro non è malaccio ma di per sé è un po' inutile, più rilevante come esercizio di stile che per la storia raccontata.
    Continuo a pensare che il meglio, il buon Bret, lo abbia lasciato ormai alle spalle...

    said on 

  • 3

    è che è lui...

    ... perchè se fosse stato un altro a scrivere questo libro, forse non l'avrei nemmeno finito. Però passando il tempo a cercare tra una parola e l'altra l'ombra del grande scrittore che amo, le pagine scorrono e si arriva alla fine, con un po' di amarezza.
    Ho detto.

    said on 

  • 4

    Ci vorrebbe forse un voto intermedio, tre stelline e mezzo, per un romanzo che, dopo la parentesi infelice di "Lunar Park", fa rivedere a sprazzi il talento e le atmosfere del miglior Ellis, ma ancora una volta li spreca in un impianto narrativo di scarsa consistenza. Prima o poi anche ai fan più ...continue

    Ci vorrebbe forse un voto intermedio, tre stelline e mezzo, per un romanzo che, dopo la parentesi infelice di "Lunar Park", fa rivedere a sprazzi il talento e le atmosfere del miglior Ellis, ma ancora una volta li spreca in un impianto narrativo di scarsa consistenza. Prima o poi anche ai fan più accaniti (di cui faccio parte) toccherà ammettere che Bret non scrive un gran libro da una ventina d'anni.

    said on 

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