Imperium

Di

Editore: Feltrinelli

4.2
(629)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 280 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese , Spagnolo , Chi tradizionale , Polacco

Isbn-10: 8807813262 | Isbn-13: 9788807813269 | Data di pubblicazione:  | Edizione 3

Traduttore: V. Verdiani

Disponibile anche come: Paperback , Altri

Genere: Storia , Politica , Viaggi

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Descrizione del libro
"Imperium" è la narrazione del viaggio di un "esploratore" molto speciale attraverso terre, realtà, storie per lo più ancora sconosciute. Nel momento incui il grande impero sovietico si dissolve in mille rivoli e staterelli, lacronaca personale di Kapuscinski scopre e racconta oscure e violente realtà,sommerse in una confusione di lingue e culture che rimandano al mondo dopo ilcrollo della Torre di Babele. Un viaggio nello spazio e nel tempo, un raccontodi ricordi in cui le esperienze passate si intrecciano a quelle presenti neldarci, come dice Salman Rushdie, "una veritiera immagine del mondo".
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  • 4

    «“Sicuri che le recinzioni siano a posto?” Per anni e anni, invece di costruirsi case e ospedali, invece di riparare le fognature e gli impianti elettrici perennemente scassati, la gente (per fortuna non tutta) non ha fatto altro che occuparsi della recin

    “Imperium” non è altro che una raccolta di articoli, saggi e impressioni raccolte dal grande reporter polacco sull’ex URSS a partire dai suoi primi contatti con l’Impero, quand’era ancora un bambino d ...continua

    “Imperium” non è altro che una raccolta di articoli, saggi e impressioni raccolte dal grande reporter polacco sull’ex URSS a partire dai suoi primi contatti con l’Impero, quand’era ancora un bambino durante la seconda guerra mondiale, fino al 1993, quando l’URSS lasciò il posto a un’accozzaglia di stati e staterelli più o meno collegati tra loro, più o meno liberi, più o meno pronti alla nuova “avventura democratica” (che tanto democratica non fu, vista un quarto di secolo dopo…)
    La grandezza di Ryszard Kapuscinski sta nella sua innata capacità di interessare il lettore anche quando racconta storia piccole, circoscritte, apparentemente insignificanti, ma anche quando si lascia trasportare dagli ideali o sentimenti o, più semplicemente, lascia che sia l’anima a guidare la sua penna, come in questo brano sui confini e le frontiere:

    «Prendiamo l’atlante universale: frontiere su frontiere. Confini determinati da oceani e continenti. Da deserti e foreste. Da precipitazioni, monsoni, tifoni, terre coltivate e incolte, terre permanentemente ghiacciate e terre acide, scisti e conglomerati. Mettiamoci anche le zone dei depositi quaternari e delle eruzioni vulcaniche, il basalto, il calcare, la trachite. Possiamo vedere anche confini tra scudo patagonico e scudo canadese, tra zone artiche e zone tropicali, tra le forme erosive del bacino dell’Adige e quelle del lago Ciad. Tra gli habitat di certi mammiferi. Di certi rettili e serpenti, tra cui il pericolosissimo cobra nero e il terribile, benché grazie al cielo pigro, anaconda.
    E che dire delle frontiere stabilite da monarchie e repubbliche? Da antichi regni e civiltà scomparse? Da patti accordi alleanze? Da razza nera e razza gialla? Dalle migrazioni dei popoli? Qui la frontiera dove arrivarono i mongoli. Qui i khazari. Qui gli unni.
    Quante vittime, quanto sangue, quanto dolore legati alla questione delle frontiere! Sconfinati sono i cimiteri dei caduti in difesa delle frontiere. Altrettanto sconfinati i cimiteri degli audaci che tentarono di allargare le loro. praticamente metà degli abitanti del nostro pianeta, morti sul campo di battaglia, hanno reso l’anima in guerre suscitate da una questione di frontiere.
    Questa sensibilità all’elemento frontiere, questa continua smania di delimitarle, espanderle o difenderle è una caratteristica non solo dell’uomo, ma di tutto il mondo vivente, di tutto ciò che si muove sull’orbe terracqueo e nell’aria. Molti mammiferi si fanno dilaniare a pezzi in difesa dei confini dei loro pascoli. Molti predatori alla conquista di nuovi territori di caccia azzannano a morte i loro rivali. Ma senza andare tanto lontano, anche il nostro mite e silenzioso micio domestico si sforza, si spreme e fatica per schizzare qualche goccia qua e là onde delimitare i confini del suo territorio.
    E i nostri cervelli? Non contengono forse codificata un’infinità di frontiere? Tra l’emisfero sinistro e quello destro, tra lobo frontale e lobo temporale, tra ipofisi e ipotalamo. E le divisioni tra ventricoli, meningi e circonvoluzioni? Tra midollo allungato e spinale? Osserviamo il nostro modo di pensare. Spesso ci diciamo: fin qui sì, oltre no. Oppure. Attento a non spingerti troppo, potresti oltrepassare i limiti! E per giunta tutti questi confini del nostro modo di pensare e di sentire, di ordini e proibizioni, si spostano di continuo, si incrociano, si fondono e si sovrappongono. Nei nostri cervelli si svolge un frenetico via vai di frontiera, di pre-frontiera e di oltre-frontiera. Da cui mal di testa, emicranie e confusione di idee, ma anche qualche perla: visioni, allucinazioni, lampi mentali e, ahimè più di rado, di genio.
    La frontiera è stress, è paura (molto più raramente liberazione). Il concetto di frontiera può contenere un che di definitivo, di porta che ci si chiude alle spalle per sempre: tale è il confine tra la vita e la morte. Gli dei conoscono queste inquietudini e per questo cercano di conquistare fedeli promettendo loro in premio il regno di dio, che difatti è “s-confinato”. Il paradiso del dio cristiano, il paradiso di Jahvè e di Allah non hanno frontiere. I buddisti sanno che lo stato di nirvana è uno stato di beatitudine senza confini. Insomma la cosa che tutti vorrebbero, si aspetterebbero e auspicherebbero è precisamente questa incondizionata, totale, assoluta sconfinatezza.»

    ha scritto il 

  • 5

    Favoloso affresco dell'impero sovietico prima e dopo il disfacimento del comunismo.
    Un viaggio lungo una vita nei meandri più inaccessibili delle repubbliche federate e nella testa di popoli che vanno ...continua

    Favoloso affresco dell'impero sovietico prima e dopo il disfacimento del comunismo.
    Un viaggio lungo una vita nei meandri più inaccessibili delle repubbliche federate e nella testa di popoli che vanno dal Mar Baltico al Pacifico.
    Mai banale, mai prolisso, mai pesante.
    Grandissimo reportage.

    ha scritto il 

  • 4

    C.C.C.P.

    Questo libro mi è piaciuto un sacco, per quanta miseria e violenza abbia incontrato, lo scrittore non si è fatto abbattere e ha continuato il suo viaggio attraverso la ex unione sovietica osservando i ...continua

    Questo libro mi è piaciuto un sacco, per quanta miseria e violenza abbia incontrato, lo scrittore non si è fatto abbattere e ha continuato il suo viaggio attraverso la ex unione sovietica osservando i vari mondi che incontrava con l'occhio curioso che ogni essere umano deve avere e le mente captante e ricettiva dei veri giornalisti. Ciò che ne viene fuori è un libro bellissimo che ti fa venire voglia di prendere lo zaino e partire per ripercorrere le stesse tappe, magari correndo meno rischi.

    ha scritto il 

  • 5

    Con kapuscinski in viaggio per l'ex urss

    Potete leggere l'approfondimento su questo libro sul blog Aeroplani di carta:
    http://aeroplanidicarta.altervista.org/consigli-viaggio/kapuscinskij-imperium-viaggi-nell-ex-unione-sovietica/ ...continua

    Potete leggere l'approfondimento su questo libro sul blog Aeroplani di carta:
    http://aeroplanidicarta.altervista.org/consigli-viaggio/kapuscinskij-imperium-viaggi-nell-ex-unione-sovietica/

    ha scritto il 

  • 4

    “Dopo settantatre anni di bolscevismo, la gente non sa più cosa sia la libertà di pensiero e la sostituisce con la libertà d’azione.”
    Personale, profetico, potente. E immaginoso nello stile antibarocc ...continua

    “Dopo settantatre anni di bolscevismo, la gente non sa più cosa sia la libertà di pensiero e la sostituisce con la libertà d’azione.”
    Personale, profetico, potente. E immaginoso nello stile antibarocco, commovente nella sua fedeltà al più vile dettaglio, sontuoso nell’essenzialità delle sue tre parti.
    La prima parte comprende alcuni ricordi d’infanzia nell’oltre cortina; la seconda sono 60.000 km per indagare come crolla un dominio che abbracciava mezzo mondo; la terza sono riflessioni, e visioni, sul futuro di un impero passato.
    Su tutto, spiccano la forza ctonia, e finanziaria!, degli Scogli petroliferi di Baku; le pagine sull’Armenia, tra le più belle insieme a quelle di Mandel’stam; l’incubo assassino del gelo notturno in Vorkuta; l’ingresso di soppiatto nel Cremlino ante 1991. E dell’antisovietico, super-polacco, liberal Kapuściński, il monito verso tutte le nazioni che ancora coltivassero un sogno “imperiale”, Stati Uniti in testa: “la mia passione per la decolonizzazione mentale e politica del mondo”.

    ha scritto il 

  • 4

    Frasi dal libro

    “Il mio primo incontro con l’Impero avviene accanto al ponte che collega la cittadina di Pinsk al sud del mondo. E’ la fine del settembre 1939. Guerra ovunque. Villaggi in fiamme, gente che si rifugia ...continua

    “Il mio primo incontro con l’Impero avviene accanto al ponte che collega la cittadina di Pinsk al sud del mondo. E’ la fine del settembre 1939. Guerra ovunque. Villaggi in fiamme, gente che si rifugia nei boschi e nei fossati per proteggersi dalle incursioni.”
    https://frasiarzianti.wordpress.com/2016/02/08/imperium-ryszard-kapuscinski/

    ha scritto il 

  • 5

    Ryszard, il Migliore.

    Ryszard è l'imprescindibile nella letteratura di viaggio e storia della seconda metà del '900. Lo conferma nuovamente questa raccolta di racconti dall'Impero, una sensibilità e voglia di far parlare i ...continua

    Ryszard è l'imprescindibile nella letteratura di viaggio e storia della seconda metà del '900. Lo conferma nuovamente questa raccolta di racconti dall'Impero, una sensibilità e voglia di far parlare i fatti e le persone, d'essere testimone dei suoi tempi, che lo rendono immortale nelle sue parole. Il Migliore.

    ha scritto il 

  • 4

    Imperium è un lungo viaggio nei territori che appartenevano all'Unione Sovietica. Ormai ha i suoi anni, ma continua a parlare con voce forte e chiara anche oggi. Il punto di forza del libro è sicurame ...continua

    Imperium è un lungo viaggio nei territori che appartenevano all'Unione Sovietica. Ormai ha i suoi anni, ma continua a parlare con voce forte e chiara anche oggi. Il punto di forza del libro è sicuramente lo sguardo personale di Kapuscinski, che non parla mai per sentito dire, ma racconta solo quello che ha visto, sentito e toccato con mano; in effetti, i passaggi più coinvolgenti sono quelli in cui l'autore racconta le sue esperienze personali (le pagine sulla visita nel Nagorno Karabakh, per esempio, sono tra le più angoscianti che abbia mai letto).

    Il territorio abbracciato dalla narrazione è vastissimo, ma ovunque arrivano i tentacoli del potere, che si irradia da un centro ben preciso: Mosca, e, all'interno di Mosca, il Cremlino, la residenza dell'Uomo più Importante dell'Impero. Il controllo capillare è sempre presente, sempre sottinteso, è il fondamento stesso della grande macchina sovietica, che interviene dove e come vuole, trasformando in paesaggi da incubo anche i territori più belli (il lago d'Aral, per esempio). Un impero opprimente, quindi, nei confronti della natura e, soprattutto, della popolazione, sfiancata e rassegnata da anni di convivenza con l'assurdo. Un assurdo e un disagio che si vedono ancora oggi: le pagine sul soldato dell'aeroporto che per minuti interi confronta la foto sul passaporto con la faccia di Kapuscinski, quelle sulle porte che non si aprono se non dopo 16 tentativi, sulle finestre che non si chiudono, sulla temperatura dell'acqua che non si regola et similia sono tuttora attuali e descrivono situazioni in cui si trova spesso chiunque frequenti la Russia: situazioni in cui non si sa se ridere o piangere, perché non funziona niente di quello che dovrebbe funzionare, ma nessuno ha voglia di farci qualcosa, e con la realtà, alla fine, si evita di fare i conti:

    Era una delle tipiche situazioni che fanno smarrire tanti occidentali, inclini a prendere la realtà per quello che sembra: trasparente, logica e comprensibile. Con una filosofia del genere, l'occidentale gettato allo sbaraglio nel mondo sovietico sente continuamente il terreno sfuggirgli sotto ai piedi, fino a quando non gli viene spiegato che la realtà che vede non solo non è l'unica, ma probabilmente neanche la principale.

    Interessantissime le parti dedicate agli stati del Caucaso e dell'Asia centrale, un po' ripetitive, forse, quelle dedicate a Mosca e alla Russia.
    Ultima nota sullo stile: è un libro sicuramente ben scritto, scorrevole e articolato, ma a volte si ha l'impressione che Kapuscinski non sappia se fermarsi alla scrittura di una cronaca brillante o metterci anche qualcosa del proprio pensiero, e così si impianta a metà strada, buttando uno spunto di riflessione senza elaborarlo in profondità, e rischia così di suonare un po' retorico. Una lettura che vale decisamente la pena fare, comunque.

    ha scritto il 

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