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Impressionisti

Biografia di un gruppo

By Sue Roe

(67)

| Paperback | 9788842090724

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Book Description

10 Reviews

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    Biografia collettiva ben documentata che si legge molto facilmente.
    Bisogna affrontarla con l'indice dei nomi sempre sott'occhio perché a volte chi scrive dà per scontato che un personaggio presentato in tre righe cento pagine prima sia ricordato sol ...(continue)

    Biografia collettiva ben documentata che si legge molto facilmente.
    Bisogna affrontarla con l'indice dei nomi sempre sott'occhio perché a volte chi scrive dà per scontato che un personaggio presentato in tre righe cento pagine prima sia ricordato solo per nome di battesimo. Secondo me manca la parte più artistica, tranne alcuni accenni non si parla di come Monet e gli altri si ponessero di fronte alla loro arte, alla loro ricerca, all'evoluzione del mondo artistico, aspetti fondamentali anche per una biografia.

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    danielajap said on Jan 11, 2014 | 1 feedback

  • 1 person finds this helpful

    Confusione!

    L'idea di narrare le vite del gruppo degli Impressionisti era bella...
    mentre la vita e la societa' dell'epoca sono descritte molto bene, sono rimasta perplessa sulla scelta di avanzare cronologicamente capitolo dopo capitolo raccontando cosa succede ...(continue)

    L'idea di narrare le vite del gruppo degli Impressionisti era bella...
    mentre la vita e la societa' dell'epoca sono descritte molto bene, sono rimasta perplessa sulla scelta di avanzare cronologicamente capitolo dopo capitolo raccontando cosa succedeva a ciascun membro del gruppo anno dopo anno...in questo modo nessun personaggio riesce ad essere descritto e compreso pienamente, e risulta poi molto faile confondersi. Forse, dopo un inizio corale, sarebbe stata una scelta piu' organica dedicare ogni capitolo a ciascun personaggio.

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    Angigirl said on Jan 12, 2013 | Add your feedback

  • 1 person finds this helpful

    Chi ama l'arte e ha bisogno di illuminare questo importante periodo della storia non potrà fare a meno di leggere questo splendido libro di Sue Roe.

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    Gianfranco Budano said on Oct 17, 2010 | Add your feedback

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    Bella biografia. Interessante ed esauriente sul gruppo di pittori Impressionisti francesi che operarono a Parigi nella seconda metà dell'Ottocento.
    Affrontando le loro vite che s'intersecano tra di loro non solo per la comunanza con un uguale ideale ...(continue)

    Bella biografia. Interessante ed esauriente sul gruppo di pittori Impressionisti francesi che operarono a Parigi nella seconda metà dell'Ottocento.
    Affrontando le loro vite che s'intersecano tra di loro non solo per la comunanza con un uguale ideale pittorico ma anche, e soprattutto, per l'amicizia che li legò per tutta la vita.
    Ecco quindi che conosciamo la vita pubblica e privata di Monet, Renoir, Pisarro, Sisley, Degas, Cezanne, Caillebotte, Bazille, la Morisot e altri che pian piano si unirono al gruppo.
    L'autrice descrive i loro successi e i loro fallimenti, le gioie e i dolori familiari facendoceli conoscere meglio come uomini oltre che come artisti.
    Belle le descrizioni di alcune opere famose che si conoscono perchè raffigurate in moltissimi manuali di storia dell'arte. Interessanti gli stralci riportati sulle recensioni alle loro opere in mostra alle varie Esposizioni che essi stessi promossero per far conoscere la loro pittura.
    C'è molta carne a cuocere in questa biografia ben scritta, mai noiosa e indcatissima a tutti coloro che amano questi autori come la sottoscritta.

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    Cyrilla (per i miei scambiabili cliccate su per ETICHETTA e non commercio) said on Aug 31, 2010 | Add your feedback

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    Saggi di fine stagione - 29 giu 10

    Quello che mi aveva attirato era il sottotitolo “Biografia di un gruppo”. Ed avevo visto giusto, era esattamente quello che mi aspettavo di leggere. Non un trattato di arte (anche se si parla di quadri, di colori, di idee) ma soprattutto il lato uman ...(continue)

    Quello che mi aveva attirato era il sottotitolo “Biografia di un gruppo”. Ed avevo visto giusto, era esattamente quello che mi aspettavo di leggere. Non un trattato di arte (anche se si parla di quadri, di colori, di idee) ma soprattutto il lato umano, oggi verrebbe quasi da dire il lato “gossip” dell’impressionismo, anche se il libro è molto più serio di una rivistina di terz’ordine. Ma loro, il gruppo degli impressionisti (anche se poi possiamo discutere se e come fossero un gruppo), facevano parlare di sé, per i quadri, ma anche per la loro tipologia di vita. È impressionante (scusate il bisticcio) vedere questi ventenni intorno ai primi anni sessanta del ‘800, che si affannano, cercano idee, dipingono, cercano di sbarcare il lunario, amano, insomma, gli anni sessanta sono sempre interessanti, anche scegliendo un secolo a caso. Poi qui la buona scrittrice inglese ci fa immergere anche nella Parigi dell’epoca, quella che viveva la trasformazione da città “imperiale” a “ville moderne”, con gli arditi interventi urbanistici del barone Haussmann. E noi, pian piano, cominciamo invece a seguire le vite ed il loro intrecciarsi di questi scalcinati bohemien, di Monet che cerca di andare a scuola di pittura per poter essere riconosciuto come “pittore ufficiale”, e lì incontra Pissarro, e Bazille (che morirà a 24 anni nella guerra franco-prussiana). Gli scontri per entrare al Salone Ufficiale dei Pittori, quello dei Corot e dei Delacroix, dove si agganciano a Manet (che sarà sempre ritenuto il capo anche se non esporrà mai con gli impressionisti). E l’italo-francese Degas (figlio del barone napoletano De Gas caduto in disgrazia) e l’italo-inglese Sisley. Poi arriverà dalla provincia un timido Cézanne che farà per tutta la vita la spola tra Parigi e Aix-en-Provence. E Caillebotte con i suoi lucidatori di parquet ed i suoi canottieri. E l’unica donna del gruppo, Berthe Morissot, infatuata di Manet, che però è già sposato, e dopo lungo patire ne sposerà il fratello. Pissarro è sempre l’anarchico che vive ai margini, quello che accoglie tutti, la spinta politica del gruppo. Dai caffè e dai Moulin di Montmartre si affiancherà uno degli altri assi portanti, Renoir, quello che si sposerà tardi con la dolce Aline che gli darà pace e figli (tra cui il famoso regista). Anche Pissarro ne avrà, e ben cinque (e forse un paio morti giovani). Poi ci sono i mercanti d’arte, quelli soli che, anche se pochi, credono in questa nuova pittura. I Durand-Ruel, che sempre sosterranno il gruppo, fino ad rischiare la catastrofe, ma che ce la faranno, e porteranno (ma solo dopo la metà degli anni ’80) un po’ di benessere ai martoriati artisti. O Hoschedè che invece andrà in rovina, e vedrà poi la dolce moglie Alice e i suoi tre figli andare a vivere con Monet, la moglie di lui ed i suoi figli: che scandalo! Le liti, il bisogno di soldi (Monet che cambia casa di continuo inseguito dai creditori), le incomprensioni. Il passaggio di meteora di Gauguin, che fa in tempo a litigare con tutti. Fino a consegnare il bastone negli anni ’90 ai Toulose-Lautrec, ai Suerat, ai Signac, ma soprattutto a Van Gogh. Ma questo appunto è il tessuto sociale, immerso come detto in quella Parigi che parte dalle trasformazioni del barone, attraversa la guerra del ’70, il grande sogno della Comune, per arrivare epigona, all’Esposizione Universale del ’93, quella della Torre Eiffel per intenderci. Poi c’è il tessuto pittorico. L’idea che il colore è nell’occhio di chi guarda, che le prospettive servono a far vedere il mondo com’è. Come diceva Degas “traccia una linea storta fino a che darà l’impressione di essere dritta”. Ecco, banalmente è questo quello che mi rimane di loro, come quel Salmone di Manet, dove non ci si mette a contare le scaglie come farebbero i fiamminghi del ‘600. Ma per terminare nel personale della nascita del mio amore per loro, dobbiamo fare un salto all’indietro di quarant’anni, quando il vostro tramatore si aggirava a Parigi studiando la lingua ed immergendosi in tutto quello che c’era, dal classico al nuovo. Anche allora, gli impressionisti non erano di casa nei saloni ufficiali (non lo sono mai), al Louvre c’è la Gioconda, c’è Rubens, c’è Rembrandt. Loro sono allo Jeu de Pomme, una casina di riposo dei principi ai margini delle Tuilleries. Lì ci si trovano ammassati alle pareti tutti i quadri più incredibili di quegli anni. E lì continuavo a tornare, non essendone mai sazio. Perché la prima volta, salendo tra piano terra e primo piano, lì sulle scale, c’è un quadro piccolo, due colpi di pennello, un albero di Cezanne. Ne sono rimasto folgorato. L’ho guardato per decine di minuti, e ci sono tornato e ritornato. E me ne sono innamorato. Ed è l’unica cosa cui rimango fedele appunto da quarant’anni. Finiamo col ricordare l’accattivante scrittura della Roe, che, fortunatamente, non ci lascia per strada, annodando i fili delle storie e chiudendole tutte, in un bouquet finale che mi rimanda alle Ninfee, di … (non ve lo dico, vediamo se siete preparati) ed all’indice degli autori citati che, meritoriamente, segnala anche i loro quadri.
    “Lasciarlo sarebbe crudele, mi accontento di ingannarlo (Mary che parla del marito al suo amante Edouard Manet)” (274)
    Non molto si sa dell’inglese Sue, a parte la laurea all’Università di Kent, il Master nel Sussex ed i corsi di scrittura creativa. Ma scrive novelle, saggi, ed altro. A me piace (a parte il fatto che ora viva a Brighton…)

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    Giogio53 said on Jul 11, 2010 | Add your feedback

Book Details

  • Rating:
    (67)
    • 5 stars
    • 4 stars
    • 3 stars
  • Paperback 462 Pages
  • ISBN-10: 8842090727
  • ISBN-13: 9788842090724
  • Publisher: Laterza
  • Publish date: 2009-xx-xx
  • Also available as: Others
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