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In Italia sono tutti maschi

Una graphic novel sul confino degli omosessuali durante il fascismo

Di ,

Editore: Kappa edizioni

3.8
(109)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 176 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8874711786 | Isbn-13: 9788874711789 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Postfazione: Giovanni Dall'Orto

Disponibile anche come: Paperback

Genere: Comics & Graphic Novels , Gay & Lesbian , History

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Descrizione del libro
Dal 1938 al 1943 molti omosessuali italiani furono mandati al confino nelle isole. Quasi trecento giovani “femminielli” furono così sradicati dalla propria vita, bollati ufficialmente come nemici della Patria. Cinquant'anni dopo, il documentarista Rocco si mette sulle tracce dell'ex confinato Antonio, per riportare alla luce quella storia dimenticata.
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  • 3

    sarà che non amo particolarmente le graphic novel, nel senso che le trovo un po' sccmode da leggere, sarà che la storia non mi risulta molto chiara ma il libro non mi ha colpito granchè: sull'argomento ho letto di meglio

    ha scritto il 

  • 4

    Tutto, per esistere davvero, ha bisogno di visibilità. Cose, persone e concetti, senza la testimonianza costante della parola, senza una presenza adeguata, svaniscono come un anello di fumo, e altrettanto presto si deteriora ogni ricordo di essi. Per questo esiste la Storia, quella con la maiusco ...continua

    Tutto, per esistere davvero, ha bisogno di visibilità. Cose, persone e concetti, senza la testimonianza costante della parola, senza una presenza adeguata, svaniscono come un anello di fumo, e altrettanto presto si deteriora ogni ricordo di essi. Per questo esiste la Storia, quella con la maiuscola. O almeno così credono, sperano, alcuni tra noi.

    Se poi si vive in un paese come l'Italia, terra dalla memoria già tanto corta e così disponibile alla narcosi mediatica, certi eventi sono tuttora poco più che invisibili. E nonostante questo, ancora per molti, non abbastanza ignorati. No, il nostro paese va in tutt’altra direzione. Ama i quiz, i reality, e soprattutto ama il calcio, la competizione sportiva, i cori da stadio. L’italiano medio ha un modo ineffabile per affermare la propria caratura personale. La grande rete, con la sua imparzialità da muro del cesso, ci presenta un identikit efficace del nostro potenziale vicino. Ne troviamo testimonianza nei blog dei tanti grilli parlanti improvvisati, dove il cittadino italiano maschio di turno afferma candidamente che: «vedere la partita in santa pace, soprattutto la Domenica dopo pranzo, è un momento di profonda comunione con la propria identità di genere, un rito sacro quanto la messa».

    Non ci sarebbe poi tanto da eccepire. Il vero problema nasce quando, il post intitolato “Profanazione” prende un tono più diretto, e la questione si fa illuminante.

    «Negli unici dieci preziosissimi minuti di pausa che mi sono concesso davanti a “Quelli che... il calcio”, i risultati delle partite scorrono in basso, e ho modo (sfortunatamente) di sentire che Simona Ventura ha un ospite da non perdere. Non Baggio o Lippi. Ma Maria Grazia Cucinotta, venuta a presentare il suo film sull’omofobia, con tanto di predica contro la mancata approvazione della legge Concia. Non ci credo! Avete già monopolizzato i film, i TG, gli spazi di approfondimento, le prime pagine dei giornali, i lavori parlamentari. Almeno durante le partite di pallone lasciateci in pace!»

    Certi argomenti, e così certe pagine di storia, contano, insomma, talmente poco che alzare appena la voce per parlare di diritti umani è considerato da qualcuno come una sorta di invasione. Il silenzio dei libri di storia, della filmografia anche politica, e dei media in generale, sembra essere una norma metabolizzata tanto a destra che a sinistra.In questo sta il principale valore di “In Italia sono tutti maschi”, romanzo a fumetti di Luca de Santis e Sara Colaone pubblicato da Kappa Edizioni: nell'avere interrotto un silenzio durato troppo a lungo e solo occasionalmente spezzato nel corso dei decenni dall'iniziativa di singoli artisti. Negli anni settanta, il regista Ettore Scola con il film “Una giornata particolare” accennò brevemente alla vicenda degli omosessuali condannati al confino nell'Italia fascista. Prima e dopo di allora, i riferimenti a questo triste capitolo della nostra storia sono stati rari e timidi. E' dunque interessante vedere che oggi non è il cinema, e neppure l'abusata fiction televisiva, ma un racconto a fumetti a ridare voce ai protagonisti di un vergognosa pagina del fascismo, ancora oggi relegata da molti in mezzo al ciarpame degli episodi meno rilevanti di quel buio ventennio. Un fumetto cui è stato conferito nel 2009 il premio Attilio Micheluzzi, per la prosa asciutta e tagliente di de Santis, capace di illustrare miserie e speranze senza mai scadere nella retorica, e ai disegni di Sara Colaone, in grado di evocare quei giorni attraverso una grafica stilizzata dai colori aspri e giallastri che richiamano la suggestione delle foto d'epoca. Per una volta, quindi, questa drammatica pagina della storia gay non interromperà nessuno spettacolo televisivo, non profanerà nessuna trasmissione sportiva deludendo rispettabili cittadini intenti a ruminare ben altro. Ma arriverà al cuore e al cervello di chi, per propria scelta, vorrà conoscere il passato del proprio paese e guardare, con apprensione o buoni propositi, al domani. Forse è un peccato che, come scrive sul web l’acuto pensatore di cui sopra, il mondo omosessuale non sia proprio capace di lasciare in pace gli spettatori e i lettori eterosessuali.

    «Non possono» afferma, «Perché la loro è un’ideologia rivoluzionaria. Un’ideologia che per imporsi, non trovando forza nella natura, ha bisogno della violenza ossessiva, della maniacale insistenza senza pausa. Bombardare senza quartiere fino a stremare del tutto le residue forze di resistenza. Ogni spazio è buono per insinuarsi. Mi verrebbe da dire: ogni buco, ma non vorrei che mi denunciassero per omofobia».

    Chissà cosa ne avrebbe pensato Antonio Angelicola, detto Ninella, giovane sarto partenopeo protagonista di “In Italia sono tutti maschi”, la cui tragica storia è rimasta ignorata per cinquant’anni. O ancora meglio Giuseppe B, il suo alter ego nella vita reale, diretto testimone delle persecuzioni fasciste ai danni delle persone omosessuali relegate nella prigione a cielo aperto sull’isola di San Domino, nell'arcipelago delle Tremiti. Confino che ebbe termine nel 1940, con l’inizio della guerra e un ritorno a casa gravato dall’infamia e da anni di arresti domiciliari. Un crimine contro l’umanità cui, come testimonia la drammatica intervista che conclude il volume, neppure l’avvento della Repubblica avrebbe posto rimedio, in quanto nessuno degli omosessuali mandati al confino dal regime fascista furono mai riabilitati. Se il ventennio fascista era giunto a termine, l’omofobia italiana stava sbocciando, pronta a mettere subdolamente radici nei terreni più disparati. Gli omosessuali non saranno stati “nemici della patria”, ma restavano comunque vittime troppo poco presentabili perché se ne potesse parlare apertamente. Persino le leggi razziali promulgate nel 1938 non contenevano espliciti riferimenti all’orientamento sessuale. Mussolini liquidò la questione con la frase a effetto che “In Italia sono tutti maschi”, pronti a combattere per la patria, a far figli a carrettate e... a giocare a calcio, o perlomeno stare religiosamente a guardare mentre altri lo fanno (del resto è così che si esprime al meglio la propria identità di genere). Il peccato di omosessualità era talmente infame da non giustificare neppure l’esistenza di una legge repressiva apposita. Se i nazisti, ricorsero al famigerato triangolo rosa per marchiare le persone omosessuali, in Italia la persecuzione seppe essere crudelmente discreta. Meglio tacere il fatto, perseguendolo poi con espedienti pretestuosi, e togliere quella spazzatura dalla circolazione, in modo che nessuno potesse vederla. Un capitolo nero soffocato tra gli orrori della guerra e la tragedia del fascismo, e tuttora per lo più rimasto celato. Del resto, si sa, gli appassionati di calcio potrebbero esserne infastiditi...

    “In Italia sono tutti maschi”, con la semplicità diretta del mezzo fumettistico, solleva il velo su quel dramma, spalanca la porta e invita il lettore a dare un’occhiata alla storia del suo paese. La vicenda di Antonio e dei suoi compagni di prigionia sull’isola di San Domina, rivivono sulla carta stampata con forza dirompente. Le loro privazioni, gli espedienti per sopravvivere, gli amori disperati, nati a volte tra gli stessi militari incaricati di sorvegliarli, la follia e la vergogna di una società autoritaria che già allora riteneva di essere la più evoluta delle civilità, sono storie quasi anonime, relegate a poche pagine su scaffali polverosi. Voci lontane, sommerse dalla musica dei festival canori, dagli effetti speciali dei film di cassetta e dagli slogan calcistici. Non c’è da sorprendersi, quindi, che per essere uditi, o anche solo per sentire di esistere, a volte si debba urlare. Sorprendente, nel libro, la caratterizzazione degli esuli, personaggi talmente attuali da sembrare fuori dal tempo se non anacronistici per chi non ha vissuto quegli anni. Il clima oppressivo del ventennio, la cultura omofoba e la maggiore precarietà della vita, inducevano certe personalità a esprimersi con forza, perturbando e trasgredendo. In certi casi sublimando con il travestimento, e quindi con una rappresentazione iconica dell’identità sessuale, quella natura che chiedeva di emergere nonostante le pesanti restrizioni culturali. Il tono del racconto è delicato, e il fracasso delle esuberanze e delle occasionali volgarità sono accordate con le note di una gioia di vivere irriducibile e di un'indomabile dignità.

    Nell'opera di Luca de Santis e Sara Colaone il ponte tra passato e presente è rappresentato mediante il ricorso a due piani narrativi. Il giovane giornalista Rocco, intenzionato a realizzare un documentario sulla vicenda degli omosessuali al confino, è simbolo di un punto di vista attuale, che guarda alla storia trascorsa con interesse, ma non è ancora del tutto libero dalle catene dell’imbarazzo. Il suo rapporto con Antonio, ormai vecchio e stanco, riluttante testimone di quei tragici giorni, assume le atmosfere del viaggio iniziatico di due anime speculari. Quel tragitto in auto che dovrebbe portare giornalisti e testimone ancora una volta sul suolo di San Domina è più volte interrotto – così come il racconto retrospettivo – per sottolineare la difficoltà culturale ad assimilare informazioni scomode, e a far proprie certe emozioni.

    Il documentario, alla fine del viaggio, potrebbe anche non essere prodotto, ma quel che importa, e che ci viene suggerito dal libro, è che la comprensione avvenga al livello delle viscere più che del cervello. Solo in questo modo, sembrano dirci de Santis e Colaone, si può arrivare veramente a capire cosa significa essere “Uomini”, e che la semplice etichetta di “Maschi”, fieramente consacrata da Mussolini e ancora così cara a una certa destra, di per sé non indica nulla di cui andare realmente fieri.

    [Questa recensione è stata pubblicata anche su FumettidiCarta.it - Articolo di Filippo Messina]

    ha scritto il 

  • 4

    Ho apprezzato moltissimo il tratto e la leggerezza con la quale viene narrato questo squarcio di Italia in epoca fascista, dove gli omosessuali (presunti o tali), venivano gentilmente esiliati all'isola di San Domito, nelle Isole Tremiti. Perchè in Italia sono tutti maschi.

    ha scritto il 

  • 3

    Interessantissimo l'argomento, ma (come molti hanno già scritto) si avverte la mancanza di un quid in più. I disegni, spigolosi e sinuosi, mi piacciono molto, ma in molte pagine io avrei aggiunto più neri. Buchi di sceneggiatura: il personaggio del prete violinista mi è incomprensibile, idem non ...continua

    Interessantissimo l'argomento, ma (come molti hanno già scritto) si avverte la mancanza di un quid in più. I disegni, spigolosi e sinuosi, mi piacciono molto, ma in molte pagine io avrei aggiunto più neri. Buchi di sceneggiatura: il personaggio del prete violinista mi è incomprensibile, idem non si capisce bene cosa veramente succeda al faro (chi è stato accoltellato? Che ne è di Bruno 'a caprara?) e la faccenda finale della "cretina" mi ha detto poco. Bella invece la storia col brigadiere.
    Non so se sia stata una mossa furba quella di inserire nel volume l'intervista vera da cui prende spunto la vicenda, perché poi sembra che la sceneggiatura la segua sin troppo pedissequamente.

    ps. Lady Anna non si suicida nel Riccardo III, viene uccisa.

    ha scritto il 

  • 5

    http://www.aisoitalia.it/2009/07/in-italia-sono-tutti-maschi-di-luca-de-santis-e-sara-colaone/


    recensione di: Alessandro Cattunar


    Negli ultimi anni, in Italia, abbiamo assistito (anche se in ritardo rispetto ad altri paesi) ad un’improvvisa ed eccezionale diffusione dei graphic nove ...continua

    http://www.aisoitalia.it/2009/07/in-italia-sono-tutti-maschi-di-luca-de-santis-e-sara-colaone/

    recensione di: Alessandro Cattunar

    Negli ultimi anni, in Italia, abbiamo assistito (anche se in ritardo rispetto ad altri paesi) ad un’improvvisa ed eccezionale diffusione dei graphic novel, cioè di quelle narrazioni a fumetti autoconclusive e non seriali. Ancora più interessante è notare come questo tipo di narrazioni si siano interessate in maniera massiccia alle problematiche della storia e della memoria. In particolare, sembra che il medium del fumetto sia particolarmente adatto – grazie agli specifici codici che stanno alla base del suo linguaggio – per affrontare i complessi legami che si instaurano fra la storia e la memoria individuale.

    Un bell’esempio, in questo senso, ci viene fornito dal graphic novel In Italia sono tutti maschi, disegnato da Sara Colaone e scritto da Luca De Santis, che tratta del confino degli omosessuali durante il fascismo. Come sottolineano gli storici Tommaso Giartosio e Gianfranco Goretti (autori della monografia La città e l’isola. Omosessuali al confino nell’Italia Fascista, Roma, Donzelli, 2004) nell’introduzione al fumetto, In Italia sono tutti maschi racconta una di quelle storie che «sembrano non dover mai trovare chi le ripeta, o al massimo rimanere consegnate ai sussurri delle biblioteche universitarie». De Santis e la Colaone raccontano un aspetto della storia italiana poco studiato attraverso una narrazione che si basa su una rigorosa ricerca storica sui documenti ufficiali e sulle fonti orali. Ma i due autori non si limitano a raccontarci la vicenda generale del confino degli “invertiti” (termine in voga all’epoca) e nemmeno si limitano a “illustrare” una specifica storia di vita. Si pongono un problema più ampio, quello di rappresentare i rapporti tra passato e presente e tra il testimone e lo storico rispetto ad una vicenda che non si esaurisce con la caduta del fascismo. Infatti, una volta tornati a casa, gli omosessuali che erano stati confinati dovettero affrontare lo scandalo e il disprezzo delle loro comunità e spesso delle loro famiglie, confrontandosi con un’omofobia latente ed estremamente longeva. Per affrontare questo complesso nodo gli autori strutturano la narrazione “mettendo in scena” anche il momento del confronto tra il testimone e gli intervistatori. L’intera vicenda di Antonio detto Ninnella è inserita in una cornice che fa emergere le dinamiche e le tensioni tipiche del contesto di una videointervista. Gli autori mettono in luce le difficoltà che il testimone affronta quando deve riportare alla memoria vicende dolorose, facendo emergere il problema dei luoghi della memoria e del confronto del testimone con essi. Infine, viene messa in evidenza l’importanza dei vissuti personali di tutti gli attori presenti sulla scena. Affiorano così anche gli errori, alle volte ingenui ma spesso legati al proprio passato, compiuti dagli stessi intervistatori.

    La videointervista che viene rappresentata, come hanno ammesso gli stessi autori, non ha avuto effettivamente luogo. Probabilmente è il risultato di un collage di molte interviste e di molti documenti. Ma, forse, è proprio qui che si può trovare uno degli elementi qualificanti del linguaggio del fumetto: nella sua capacità di sintesi e di immediatezza. Qualità che si vanno a sommare alla possibilità di affrontare un complesso insieme di problematiche storiche e metodologiche rivolgendosi ad un pubblico ampio e non specialistico. Un pubblico che probabilmente non ha mai sentito parlare del confino degli omosessuali e che mai si è posto il problema del confronto con un testimone.

    ha scritto il 

  • 4

    Non mi permetto di esprimere giudizi stilistici, poiché non sono un esperto di fumetti, ma un semplice fruitore occasionale. L'albo si propone di far conoscere una delle tante pagine vergognose del Ventennio: il confino degli omosessuali su un'isola delle Tremiti, burocraticamente camuffato da al ...continua

    Non mi permetto di esprimere giudizi stilistici, poiché non sono un esperto di fumetti, ma un semplice fruitore occasionale. L'albo si propone di far conoscere una delle tante pagine vergognose del Ventennio: il confino degli omosessuali su un'isola delle Tremiti, burocraticamente camuffato da allontamento per ragioni "politiche". Ammettere che nella fascistissima Italia potessero esserci dei pederasti sarebbe stato in effetti sconveniente...
    La vicenda viene raccontata attraverso i ricordi di un anziano omosessuale salernitano. Unico difetto: un eccessivo patetismo nel disvelamento delle motivazioni di uno dei giovani che, nella storia, decidono di raccogliere la testimonianza del protagonista.

    ha scritto il 

  • 4

    Ottimo tema, ma qualche occasione persa

    Il tema è sicuramente caldo, attuale ed è indispensabile che se ne parli, che venga approfondito, che non cada nel dimenticatoio. Si sa davvero troppo poco di quanto accadde alle minoranze omosessuali durante il fascismo ed è anche da quei periodi, e dai successivi silenzi, che oggi in Italia si ...continua

    Il tema è sicuramente caldo, attuale ed è indispensabile che se ne parli, che venga approfondito, che non cada nel dimenticatoio. Si sa davvero troppo poco di quanto accadde alle minoranze omosessuali durante il fascismo ed è anche da quei periodi, e dai successivi silenzi, che oggi in Italia si vive una strisciante e (per nulla) silenziosa omofobia. Quindi, ottimo averne fatto un fumetto così delicato e rispettoso.
    Al di là del tema, del contesto e dell'ottima opportunità, parlando esclusivamente del fumetto, mi è rimasta l'impressione che si potesse fare qualcosa di più: a tratti la sceneggiatura mi è sembrata avere qualche buco. Per esempio, non è chiaro il modo in cui vengono presentati alcuni personaggi, né lo scorrere del tempo, né l'effettivo disagio provocato dal confino. Si capisce che si tratta di un'esperienza estenuante solo dalle tensioni e dagli scoppi d'ira dei personaggi, ma non si vede effettivamente quale siano le difficoltà quotidiane di ognuno. Ho apprezzato lo spunto di partire dai giorni nostri, ma non cambiano né il tratto né la cromia, quando si passa dal presente agli anni '40. Mi sembra che con "Gli italiani sono tutti maschi" sia stata raccontata soltanto la punta del'iceberg. Mi auguro di trovare nuovi testi e letture che sappiano descrivere più a fondo questo dramma storico.

    ha scritto il 

  • 4

    Si beve.

    De Santis e Colaone tornano su un tema troppo poco studiato e troppo poco reso letterariamente: come il fascismo maltrattò gli omosessuali italiani, deportandoli al confino in isolotti semideserti. Il graphic novel in questione è perfetto, chi volesse approfondire l'argomento consiglio il saggio ...continua

    De Santis e Colaone tornano su un tema troppo poco studiato e troppo poco reso letterariamente: come il fascismo maltrattò gli omosessuali italiani, deportandoli al confino in isolotti semideserti. Il graphic novel in questione è perfetto, chi volesse approfondire l'argomento consiglio il saggio di Lorenzo Benadusi "Il nemico dell'uomo nuovo" (Feltrinelli).

    ha scritto il