In Search Of Lost Time, Vol 2

Within a Budding Grove

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Publisher: Random House Group Ltd

4.4
(795)

Language: English | Number of Pages: 656 | Format: eBook | In other languages: (other languages) French , Italian

Isbn-13: 9781409019039 | Publish date: 

Translator: Terence Kilmartin , Scott Moncrieff

Also available as: Paperback , Hardcover , Audio CD , Audio Cassette , Others , Unbound , Softcover and Stapled

Category: Family, Sex & Relationships , Fiction & Literature , Romance

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Book Description

THE ACCLAIMED FULLY REVISED EDITION OF THE SCOTT MONCRIEFF AND KILMARTIN TRANSLATION





Within a Budding Grove describes the first shoots of an astonishing love affair. When Proust's adolescent narrator travels from Paris to the sunny seaside town of Balbec he meets an intriguing set of new acquaintances who provide him with both friendship and entertainment. Most significantly of all he meets a dark-haired girl with sparkling eyes and a tiny beauty spot on her chin: the mysterious Albertine, who will become the great love of his life.

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    Continua nel secondo volume della Recherche l’osservazione“ al microscopio” dei ricordi di Marcel nell’età di passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Nella prima sezione (Nel giro dell Sig.ra Swa ...continue

    Continua nel secondo volume della Recherche l’osservazione“ al microscopio” dei ricordi di Marcel nell’età di passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Nella prima sezione (Nel giro dell Sig.ra Swann) , ambientata ancora a Parigi, l’amore per la figlia di Swann e di Odette, Gilberte, lentamente si diluisce ma prende forma la sua personale formazione culturale, grazie anche alla frequentazione di salotti in cui fare conoscenze dirette con personaggi del mondo della medio-alta società, dell’arte e della cultura che metteranno alla prova le prime sensazioni e personali opinioni sull’arte del giovane protagonista.
    La seconda (Nomi di paesi: il paese) è invece tutto riservato alla villeggiatura con la nonna a Balbec, in Bretagna, dove farà la sua comparsa Albertine, quella che, alla fine scelta dal mazzo delle “fanciulle in fiore” facenti parte dell’ “allegra brigata”, appare destinata a sostituire l’incostante Gilberte nel suo cuore.
    Ormai abituati a leggere più agevolmente le ricchissime e originalissime metafore e divagazioni proustiane (la materia che lo rendono prezioso), si chiude il tomo con l’impazienza di passare a quello successivo.
    Rimando tutte le considerazioni finali su questo indubbio capolavoro a quando avrò terminato l’opera completa.

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  • 4

    Nel primo volume, oltre ad averci raccontato tutto sull'amore di Swann per Odette, il narratore ci confessava la nascita del suo amore (o meglio innamoramento) per Gilberte la figlia di Swann. Lo avev ...continue

    Nel primo volume, oltre ad averci raccontato tutto sull'amore di Swann per Odette, il narratore ci confessava la nascita del suo amore (o meglio innamoramento) per Gilberte la figlia di Swann. Lo avevamo lasciato disperato per l'impossibilità non solo di farsi amare da lei ma anche solo di farsi accogliere nella sua quotidianità. Nel secondo volume lo ritroviamo invece praticamente di casa nella dimora degli Swann, sempre innamorato di Gilberte che non ne sembra altrettanto colpita (anche se gli dimostra comunque affetto e amicizia) e alle prese con mille assurdi stratagemmi che dovrebbero, appunto, servirgli a farsi amare ma che invece lo spingono ad allontanarsi dalla famiglia che così tanto lo affascina. Tanto che in questa prima parte del libro scopriamo tutto di Madame Swann e di come la cocotte tanto vituperata si sia trasformata in una donna ammirata e di successo. La sensazione che il narratore sia un nullafacente, ipocondriaco e tremendamente snob si accentua nella seconda parte del volume ambientata due anni dopo. Qui troviamo il nostro narratore in partenza per le vacanze al mare (vacanze che saranno assai lunghe, beato lui) e piuttosto disperato perché anche se sarà insieme alla amatissima nonna, dovrà lasciare la mamma e la sua casa e dormire in un posto nuovo che nulla ha di familiare. Bene o male si abituerà, farà nuove amicizie e incontrerà le fanciulle in fiore del titolo. Come spesso gli accade i giudizi che Proust dissemina nel libro sono quelli di un borghese parecchio snob e (diciamocelo) con la puzza sotto il naso, si strugge per conoscere delle persone e quando queste - miracolosamente - non solo gli parlano ma lo stimano ha un po' il gusto di sminuirle. Viene in mente Saint-Loup giovane aristocratico di cui anela l'amicizia e che quando la ottiene sembra considerarla ovvia e di poco conto anche se si premunisce di mostrarne stupore. Perennemente alla ricerca dell'amore l'incontro con una piccola banda di ragazzine lo riempirà di felicità, di sogni e anche di spocchia. Questo ragazzo non combina niente dalla mattina alla sera, si riempie di desideri, di idee e giudizi sulle ragazze che incontra, ma in realtà non le capisce affatto, non le coglie. E' innamorato dell'idea di essere innamorato e potrebbe, può, innamorarsi di chiunque. Detto questo Proust scrive magnificamente ed il modo in cui evoca paesaggi e personaggi resta straordinario.

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    [No. Non è una buona idea suggerire le fanciulle in fiore agli adolescenti del primo o secondo anno assumendo che sia confacente alle loro fregole. Le fanciulle spuntano nelle ultime cento pagine su s ...continue

    [No. Non è una buona idea suggerire le fanciulle in fiore agli adolescenti del primo o secondo anno assumendo che sia confacente alle loro fregole. Le fanciulle spuntano nelle ultime cento pagine su seicentotrentasei in cui, per l’adolescente che ero, solo noia, irritante, della nobiltà decaduta e della borghesia in ascesa con già i boccioli della decadenza. E poi, ma questo lo si capisce poi, estrarre un testo a caso dalla ricerca non ha senso.]

    insinuava in me due sospetti terribilmente dolorosi. Il primo era che (mentre ogni giorno mi consideravo come sulla soglia della mia vita, ancora intatta e pronta a debuttare soltanto l’indomani mattina) la mia esistenza fosse già cominciata – di più: che ciò che ne sarebbe seguito non sarebbe stato molto diverso da ciò che era trascorso. Il secondo sospetto, che in realtà costituiva una semplice variante del primo, era ch’io non mi trovassi al di fuori del Tempo, bensì sottoposto alle sue leggi esattamente come quei personaggi letterari
    È tutto qui. Ci si ingegna, si studia, si fatica per prepararsi a vivere trascurando il dettaglio capitale: si sta già vivendo. Nulla vieta di continuare a faticare, ingegnarsi, studiare, solo bisogna stare accorti: non saremo sottoposti ad alcuna commissione o, almeno: non verremo chiamati, salutati, fatti accomodare, interrogati; semplicemente l’esame è continuo. È vero, talvolta (la più parte delle volte?) dovremo affrontare argomenti su cui non abbiamo finito di prepararci e in seguito diremo: ora potrei fare meglio. Ma, Marcel, tu te ne stupisci? Tu che hai sparigliato il romanzo traducendo quanto è della natura umana ma solo Agostino, una tantum nella storia, aveva formalizzato, che il tempo non è cronologia, lo è là fuori, ma non per noi che, malgrado i tentativi che ancora oggi si compiono per dimostrare il contrario, non seguiamo le leggi della fisica, e il nostro mal de vivre si riduce, all’osso, allo sfasamento tra il tempo là fuori e il tempo nostro che, nell’economia di un’esistenza, è l’unico che conti. Dopo il primo migliaio di pagine non mi inganni più. Tutte le volte che fingi di sorprenderti e di sorprendere, sornione ci stai rifilando verità elementari. Sogghignando sotto i baffi impomatati per la nostra naïveté: non ci siete arrivati da soli? Tutto il resto è corollario. Memoria e oblio. Morti e resurrezioni che rigenerano, e non senza traumi, la nostra vita (l’antidoto è, per coloro ai quali è possibile, e per questo sono da invidiare non poco, non analizzare troppo). Presentimenti e consapevolezze. Liberazione dell’altro dal blocco di marmo della persona idealizzata. È lavorio continuo per scaldare la materia di cui è fatta la vita per metterne in agitazione gli atomi, catturarli, ridisporli in un immagine che riconosciamo: la metafora è tua, la riferisci alla sola arte ma, se la vita vera è quella letteraria, non siamo un po’ tutti artisti? e l’unica differenza è tra chi è capace di scrivere tremila pagine o ritrarre una donna in abiti maschili per spiegare tutto questo e chi no. Forse.

    Sei un chiacchierone, Marcel, ti diffondi su tutto, persino sull’odore del piscio dopo una mangiata di asparagi ma quando non vuoi dire una cosa non c’è modo di estorcertela. O magari sono tardo io, fatto sta che non ho capito a) che cosa hai combinato con Gilberte, fino a che base sei arrivato, per usare la cara metafora dei film americani; b) perché vi siete lasciati. Su una cosa, però, non ho dubbi. Tu hai invidiato Benjamin / Dustin Hoffman perché gli è riuscito, a lui che nemmeno ci aveva pensato, quello che non è stato accordato a te. All’opposto del vecchio in quel libro di Nabokov, tu volevi la figlia per arrivare alla tua signora Robinson. Non ci sei arrivato. Così siete rimasti in due a non dire male di Odette: Swann che si è volontariamente piazzato due fette di salame sugli occhi e tu che hai compiuto uno dei più antichi e rituali gesti d’arte: l’hai eletta a simulacro. Una delle muse, Beatrice o Lesbia o Lou Andreas Salomè, a cui siamo eternamente grati per quanto hanno ispirato.

    En passant. Sei diventato Bergotte? Scrittore geniale e uomo alquanto deludente. Moralista letterario perché lo scrittore è la sua letteratura e talvolta l’uomo possiamo senza rimpianti trascurarlo. Guarda come fanno oggi: scrivono un gialletto, nemmeno bello, e si sentono coscienza del mondo (non nei loro romanzi, fuori!). Sartre ha fatto danni, ma lui era Sartre e, quando lo avremo liberato dalle aberrazioni della militanza, ci resterà per sempre un’adorabile letteratura. Ma malediciamolo per aver fatto credere a chiunque abbia steso due righe di essere nobilitato anche al di fuori di quelle. Per questo la mia è tutt’altro che una critica, ma un auspicio. Mi auguro davvero che tu sia diventato Bergotte.

    Salto a piè pari la tua elegia della passante perché, non prendertela, Brassens è stato persino più incisivo di te. Albertine. Non mi diffondo perché pare che in seguito sarai tu a diffonderti e sono davvero curioso (anche quando si legge letteratura “alta”, definizione che non vuole dire nulla ma passami la semplificazione, non si resiste alla tentazione di sapere come andrà a finire una storia d’amore) di capire come evolverà la cosa, mi limito a due note. La prima: perdonami, ma quando ha suonato il campanello mi è scappato da ridere; sei ironico e autoironico e davvero, leggendo le tua pagine che tanti considerano mattone indigeribile, mi è capitato spesso di ridere; ma forse in questo momento specifico ci sei rimasto male; ancora una volta: perdonami, perché a ripensarci mi viene da ridere anche adesso. La seconda è una curiosità: Albertine fa una cosa che, forse, al tuo posto, mi avrebbe tenuto alla larga, sola andata: gioca con il “diabolo” e mentre scrivi segnali che quel passatempo è talmente caduto in disuso; non ci crederai ma ci sono ambienti freak in cui all’alba del 2017 si usa ancora. Alla faccia del tempo perduto.

    Pochi, certo, capiscono il carattere puramente soggettivo del fenomeno amoroso, e la sorta di creazione, cui esso dà luogo, d’una persona supplementare, distinta da quella che nel mondo porta lo stesso nome, e i cui elementi derivano per la maggior parte da noi stessi. [1]
    §
    I legami che ci uniscono a una persona si trovano ad essere santificati quando, per giudicare qualche nostro difetto, essa si pone dal nostro stesso punto di vista.
    §
    Né il pensiero può più ricostruire l’antica situazione per confrontarla con la nuova, giacché non ha più campo libero: la conoscenza che abbiamo acquisita, il ricordo dei primi, insperati minuti, le parole che abbiamo udite, sono là a ostruire l’ingresso della nostra coscienza, controllando gli sbocchi della nostra memoria assai più di quelli della nostra fantasia, retroagendo sul nostro passato – che non siamo più padroni di vedere senza tener conto di loro
    §
    gli uomini che producono opere geniali non sono quelli che vivono nell’ambiente più squisito, che hanno la conversazione più brillante, la cultura più vasta, ma quelli che, cessando bruscamente di vivere per se stessi, hanno il potere di rendere la loro personalità simile a uno specchio, in modo che la loro vita, per quanto potesse essere mondanamente e persino, in un certo senso, intellettualmente mediocre, vi si rifletta, giacché il genio consiste nel potere riflettente e non nella qualità intrinseca dello spettacolo riflesso.
    §
    così possono esistere vizi da mancanza di sensibilità e vizi da ipersensibilità. Forse, è solo in vite realmente viziose che il problema morale può porsi con tutta la sua forza d’ansia. E a questo problema l’artista dà una soluzione non sul piano della sua vita individuale, ma di quella che è per lui la sua vera vita: una soluzione generale, letteraria.
    §
    la nostra vita è così poco cronologica, tanti anacronismi interferiscono nella successione dei giorni
    §
    finiamo con l’accontentarci di immagini astratte, la cui insipida languidezza si piega appunto con la mancanza di quel carattere di cosa nuova, diversa da tutto quanto conosciamo, che è proprio della bellezza e della felicità. E diamo della vita un giudizio pessimistico, che supponiamo esatto perché siamo convinti di aver messo nel conto la felicità e la bellezza, mentre le abbiamo omesse e sostituite con semplici sintesi dove non ne sopravvive un solo atomo.È per questo che il letterato cui si parli di un “bel libro” nuovo anticipa subito uno sbadiglio di noia, immaginandoselo come una specie di concentrato di tutti i bei libri che ha letti, mentre un bel libro è peculiare, imprevedibile, e non consiste nella somma di tutti i capolavori precedenti, ma in qualcosa che la perfetta assimilazione di tale somma non basta davvero a farci cogliere perché si trova, appunto, al di fuori di essa.
    §
    (una grossa questione sociale: sapere se la parete di vetro proteggerà sempre il festino degli animali meravigliosi, se l’oscura folla che scruta avidamente nella notte non verrà a coglierli nel loro acquario e a mangiarseli)
    §
    Di fatto, come non è il desiderio di diventare celebri, ma l’abitudine d’essere laboriosi a consentirci di produrre un’opera, così non l’euforia del momento presente, ma le sagge riflessioni del passato contribuiscono a preservare il futuro.colpito da momentanea eclissi, il mio passato non proiettava più davanti a me quell’ombra di se stesso che chiamiamo futuro; ponendo lo scopo della mia vita non più nella realizzazione dei sogni del passato, ma nella felicità dell’attimo presente, non vedevo più in là di questo.
    §
    la conoscenza stessa si costituiva per successive sottrazioni, giacché a ogni parte di fantasia e di desiderio si sostituiva una nozione infinitamente meno preziosa, e tuttavia accompagnata da una sorta d’equivalente, nel campo dell’esistenza … [2]
    §
    Conosciamo il carattere delle persone che ci sono indifferenti, ma come potremmo cogliere quello d’un essere che si confonde con la nostra vita, che ben presto non distinguiamo più da noi stessi?
    [1][2] Sono le ragioni del cuore di Pascal, è l’amore conoscenza che spinge a scrivere un poeta di oggi come Davide Rondoni. È il segreto dell’amore e se ne potrebbe trarre un assioma: amore uguale non-analisi. Oggi si racconta poco l’amore che nasce, Marcel. Nella letteratura di oggi si trova quasi sempre solo la fine dell’amore. Perché, paradosso, siamo molto più superficiali ma anche molto più analitici; addirittura usiamo l’analisi per mascherare la nostra superficialità. Lo so, l’ho già scritto: è un paradosso; l’analisi dovrebbe essere in contrasto con la superficialità eppure l’abbiamo talmente interiorizzata, è diventata abitudine (introduco, forse impropriamente, una delle tue parole chiave) che finiamo per applicarla anche quando non solo non serve ma addirittura fa danni. Amore uguale non-analisi perché presume una conoscenza diversa,perché è una forma diversa di conoscenza. Così, forse prendendotela anche troppo comoda, ami Albertine nel momento in cui non l’analizzi più e, a quel punto, devi anche smettere di parlarne con lo stile analitico di cui sei maestro, perché hai afferrato una nuova conoscenza. Che non passa per l’analisi. Ragioni del cuore che, temo, noi abbiamo perduto diventando esperti di fine dell’amore. Purtroppo.

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  • 4

    All'ombra delle fanciulle in fiore di M. Proust

    Secondo me l'incanto di questo libro pubblicato in Francia nel 1919 e' candido e aulico nello stesso tempo. La lunga sua lettura mi ha accompagnato per un paio di mesi ed e' terminata il 28 ottobre 20 ...continue

    Secondo me l'incanto di questo libro pubblicato in Francia nel 1919 e' candido e aulico nello stesso tempo. La lunga sua lettura mi ha accompagnato per un paio di mesi ed e' terminata il 28 ottobre 2016, in pieno autunno, quasi a simboleggiare l'importanza del ricordo, dell'"autunno" che alberga in ciascuno di noi riguardo ai ricordi lontani, ma vividi nella nostra memoria, passati e presenti, sfumati di un giallo ocra che li rende antichi, ma moderni per i significati sottesi. "All'ombra delle fanciulle in fiore" ci invita alla lettura di un mondo alto borghese, le sue regole sono la formalita' piu' elegante, il lusso, le maniere di un'educazione di altri tempi, che in un certo senso l'autore vuole metterci in risalto, cosi' come a volte desidera criticarli, renderli ridicoli, forse farceli apparire esagerati. Il linguaggio ricercato si eleva al piu' alto grado espressivo, sia per la ricerca di parole, che per il loro assemblamento in frasi dall'alto contenuto, che rappresenta nel complesso un libro difficile da leggere, non immediato, ma il suo acculturato modo di descriversi ci culla in un mondo letteralmente alto, ci nutre, ci arricchisce, ci fa sentire lettori migliori, nuovi e antichi allo stesso tempo. Questo libro mi e' piaciuto molto per i suddetti motivi, mi sono sentita avvolta e assorta in un linguaggio di altri tempi, amica e confidente di uno degli autori piu' grandi della letteratura moderna internazionale. Continuero' la lettura dei volumi che suguono l'opera complessiva di "Alla ricerca del tempo perduto". CE

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  • 5

    WOW

    E due! Giunto alla fine del secondo gradino della scalata proustiana. Ora mi attendono i Guermantes, annunciato dalla guida critica come il più impegnativo. Vedremo. Questo secondo, intanto, mi svela ...continue

    E due! Giunto alla fine del secondo gradino della scalata proustiana. Ora mi attendono i Guermantes, annunciato dalla guida critica come il più impegnativo. Vedremo. Questo secondo, intanto, mi svela il Proust che non ti aspetti. Un bellissimo ritratto di un adolescente in giusta fregola, descritta in punta di forchetta. Va bene non sarà la recensione più colta che si possa trovare su questo testo: non la cercate qui. Io intanto mi sto godendo Proust, e il godimento passa anche, per me, attraverso la sorpresa, la sospensione, gli anacronismi e quest'anima che si mette a nudo con tratti da autentico genio. PS: alla fine, Albertine, quel neo sulla faccia, dove l'aveva? :-)

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  • 5

    "Per qualche fuoco d’artificio lanciato con grazia da uno scrittore, subito si grida al capolavoro. I capolavori non sono così numerosi!"

    Proust è immenso (come se l'avessi scoperto io!). Ho dovuto solo superare – ma mi era già successa la stessa cosa quando lessi, per ben due volte a distanza di molti anni, il primo libro della Recherc ...continue

    Proust è immenso (come se l'avessi scoperto io!). Ho dovuto solo superare – ma mi era già successa la stessa cosa quando lessi, per ben due volte a distanza di molti anni, il primo libro della Recherche – il dato di fatto che quello che racconta mi interessa relativamente. Infatti, sinceramente, che mi importa di leggere cinquanta pagine che riguardano un pranzo, con tanto di piatti tutti descritti nei dettagli fin dalla preparazione? o tutte quelle relazioni altoborghesi e nobili che esplora senza trascurare alcuna ramificazione? ma quando ho smesso di dirmi "che mi importa" ogni due pagine e mi sono lasciata trascinare dalla perfezione dello stile, dalla sua ricchezza, dalle immagini che sono quadri in prosa, dalle sue frasi ricamate… allora è stato proprio bello. Inoltre, ogni volta che la sua scrittura così carezzevole aveva su di me, lo confesso, l'effetto di una ninnananna mi tornavano alla mente queste parole di Nabokov:
    Un lettore superficiale dell'opera di Proust – ma è una contraddizione in termini, perché un lettore superficiale si annoierà a tal punto, sprofonderà talmente nei propri sbadigli, che non arriverà mai alla fine del libro – un lettore inesperto, diciamo… ecc… E io, rossa dalla vergogna, mettevo di nuovo a fuoco la pagina che stavo leggendo. Così sono giunta alla fine anche di questo secondo volume. Me ne mancano solo cinque. Ma come scrisse l'autore: "il tempo di cui disponiamo ogni giorno è elastico; le passioni che proviamo lo dilatano, quelle che ispiriamo lo restringono, e l’abitudine lo riempie."

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  • 5

    Dell'amore, della vita sociale, dell'apparenza, dell'innamoramento, della percezione di sé e degli altri, dell'ironia e l'autoironia.
    Tra pennellate impressioniste e ragionamenti esatti, tra metafore ...continue

    Dell'amore, della vita sociale, dell'apparenza, dell'innamoramento, della percezione di sé e degli altri, dell'ironia e l'autoironia.
    Tra pennellate impressioniste e ragionamenti esatti, tra metafore e le tanto amate, onnipresenti similitudini.

    Magnifico.
    Da centellinare, lottando contro l'impulso a divorarlo.

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  • 5

    Proust ama e su questo non ci sono dubbi. Ama Odette, Gilberte, Albertine, Andrée ma ama anche la nonna, la mamma, la cuoca governante Francoise e poi via via gli amici come Saint-Loup o le "vecchie" ...continue

    Proust ama e su questo non ci sono dubbi. Ama Odette, Gilberte, Albertine, Andrée ma ama anche la nonna, la mamma, la cuoca governante Francoise e poi via via gli amici come Saint-Loup o le "vecchie" signore e gli artisti che ammira, scrittori e pittori. Ama i luoghi che frequenta a Parigi, i luoghi che frequenta durante le vacanze, i luoghi dove vorrebbe andare. Ama la musica, l'arte, la natura. Ama la vita e ama vivere, ma non in modo viscerale, spendendosi e lasciandosi andare, ama in modo sentimentale, all'inizio diffidente poi via via sempre più intensamente, assorbe con tutti i sensi tutti gli stimoli che vive attraverso le esperienze. Capisce la verità profonda delle cose attraverso questo meccanismo globale di conoscenza e ce le ridona come ripulite, arricchite, preziose per noi. Questo è quello che mi sento di dire come primo commento a questo secondo volume della Recherche. E' un inno all'amore.

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