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In Siberia

Di

Editore: Ponte alle Grazie

4.0
(142)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 306 | Formato: Copertina rigida | In altre lingue: (altre lingue) Inglese

Isbn-10: 8879285130 | Isbn-13: 9788879285131 | Data di pubblicazione: 

Traduttore: Peroni Alessandro , Corbetta Luisa

Disponibile anche come: Altri

Genere: Travel

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Descrizione del libro
E' solo da pochi anni che i viaggiatori stranieri possono muoversi all'internodella Siberia. L'autore descrive un viaggio lungo 25000 chilometri attraverso questa regione. Risalendo il fiume Jenissei fino all'Artico, attraverso la Mongolia e poi a Est verso il Pacifico, Thubron è salito e sceso da treni,barche e camion, ha incontrato buddisti e animisti, sette cristiane, comunisti e reazionari, ha visitato il villaggio di Rasputin, le tombe degli antichi Sciti e il Bajkal, il lago più profondo del mondo.
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  • 5

    Un paese dimenticato dal mondo, inospitale e bellissimo.
    Un viaggio in spazi infiniti, nella storia dell'anima delle etnie prima e dopo i russi.
    Con la carta geografica a portata di mano per conoscere ed apprezzare la Siberia con tutte le sue ricchezze: foreste, fiumi, oro, diamanti, gas, petroli ...continua

    Un paese dimenticato dal mondo, inospitale e bellissimo. Un viaggio in spazi infiniti, nella storia dell'anima delle etnie prima e dopo i russi. Con la carta geografica a portata di mano per conoscere ed apprezzare la Siberia con tutte le sue ricchezze: foreste, fiumi, oro, diamanti, gas, petrolio ma nonostante ciò immersa nella povertà più assoluta. Da leggere!!

    ha scritto il 

  • 4

    Da solo, con l'infinito fatto di ghiaccio per un numero illimitato di chilometri. Colin attraversa la Siberia e lo racconta e ti sembra di essere felice di far parte della tribù degli esseri umani. Non mancatelo

    ha scritto il 

  • 5

    Per noi europei la parola Siberia è evocatrice di vasti spazi quasi disabitati, di temperature che amano stare di parecchio sotto lo zero, di laghi e fiumi giganteschi, di sconfinate distese di aghifoglie, muschi e licheni, dei 9000 chilometri della Transiberiana. Ma il bel libro di Colin Thuron ...continua

    Per noi europei la parola Siberia è evocatrice di vasti spazi quasi disabitati, di temperature che amano stare di parecchio sotto lo zero, di laghi e fiumi giganteschi, di sconfinate distese di aghifoglie, muschi e licheni, dei 9000 chilometri della Transiberiana. Ma il bel libro di Colin Thuron va oltre e costruisce un agile e sapido ritratto storico-sociale della Russia nel continuo confronto fra presente (es.: libertà, disoccupazione, rinascita religiosa) e passato (es.: comunismo, gulag, collettivismo, ateismo); ogni informazione o richiamo vengono offerti al lettore senza alcuna pretenziosità, in modo spontaneo, colloquiale. Ed è così - proprio così! - che un viaggio deve essere narrato.

    ha scritto il 

  • 4

    viaggio che non farò mai

    Una recensione completa qui: http://viaggimarilore.megablog.it/item/colin-thubron-in…
    Sono una viaggiatrice, ma non sono un'esploratrice: mi piace girare il mondo, ma non mi avventurerei mai in luoghi in cui non si parla inglese o francese e che sono fuori da ...continua

    Una recensione completa qui: http://viaggimarilore.megablog.it/item/colin-thubron-in-siberia/category/libri-di-viaggio
    Sono una viaggiatrice, ma non sono un'esploratrice: mi piace girare il mondo, ma non mi avventurerei mai in luoghi in cui non si parla inglese o francese e che sono fuori dai consueti percorsi turistici. Ma ciò non vuol dire che il resto del mondo non mi interessi. Per questo ho letto con estremo interesse e curiosità questo racconto di Colin Thubron, resoconto di un suo viaggio in Siberia. Sono completamente ignorante della geografia di questa regione, dei suoi usi e costumi, della sua storia e della sua cultura...per questo l'ho divorato, e devo dire che mi ha arricchito parecchio.

    ha scritto il 

  • 4

    In Siberia 1999

    Colin Thubron, 1999. Ponte alle Grazie, prima edizione gennaio 2000. Traduzione di Peroni Alessandro, Luisa Corbetta.


    Preciso subito che le quattro stelline sono tutte per la Siberia, mentre Colin Thubron merita tre stelle stiracchiate. Colin Thubron prima della Siberia aveva attraversat ...continua

    Colin Thubron, 1999. Ponte alle Grazie, prima edizione gennaio 2000. Traduzione di Peroni Alessandro, Luisa Corbetta.

    Preciso subito che le quattro stelline sono tutte per la Siberia, mentre Colin Thubron merita tre stelle stiracchiate. Colin Thubron prima della Siberia aveva attraversato la Russia di Breznev in lungo e in largo, era stato fermato dal KGB e rimandato a casa ammaccato nello spirito. Il libro che ha scritto "Among the Russians", non era così ben scritto come quello sulla Cina e neppure come "Il cuore perduto dell' Asia", ma era comunque accurato e interessante. Ma mancava quella parte, che secondo Thubron era essenziale per capire il paese e le sue terrificanti vicende. La Siberia, appunto. E così, alla fine, prese il treno che attraverso gli Urali lo portava verso la tundra artica e la taiga dove vive la tigre siberiana; tra treni e aerei poco sicuri è arrivato fino al circolo polare artico, uno dei primi stranieri a visitare liberamente quelle zone. Ci sono passaggi prevedibili nel libro e tappe d'obbligo, come Ekaterinburg, dove gli ultimi zar e i figli furono trucidati in una cantina. C'è un villaggio dove Lenin venne esiliato tra il 1897 e il 1900. Ma altri incontri sono raccontati con freschezza e vivacità ; il discendente di Rasputin, uno sciamano senza illusioni , un ex del KGB; uno scienziato sognatore e ancora : nazionalisti, etnie di tutte le fatte, mongoli, buriati, samoiedi e ucraini trapiantati, che parlano e raccontano allo straniero tutto ciò che solo pochi anni prima era irraccontabile. I giovani hanno cappelli da basket e le ragazze minigonne e trucchi vistosi. Arrivato al fiume Enisej, che corre per 5.500 chilometri dalla Mongolia all 'Artico, prende la decisione di imbarcarsi su un piroscafo che va verso l' estremo nord. E' un viaggio nel viaggio, alla Conrad, dove la sensazione è quella, angosciosa, di attraversare un mondo disfatto, putrescente al punto di avvertire il lezzo di morte. Mentre i tedeschi, dopo la seconda guerra mondiale, hanno tutto ricostruito e fatto dei campi di sterminio musei o luoghi di raccoglimento, i russi hanno mandato tutto in malora, case, fabbriche, capannoni, qualsiasi cosa. Assistono indifferenti al degrado e alla morte dei pascoli, avvelenati dalle pioggie acide. Giunto alla meta, un villaggio chiamato Potalovo, dove gli abitanti sono perennemente ubriachi, scopre di non poter tornare indietro per mancanza di mezzi di navigazione; fa amicizia con un medico, anche lui ubriaco e farneticante, ma assurdamente ottimista sulla sorte della Russia. E qui Thubron comprende quanto fossero sbagliate le considerazioni fatte prima di arrivare in questo inferno. Nella terra dei gulag, dove si aspettava di incontrare gente pronta a maledire il regime o perseguitata dal rimorso , trova solo indifferenza e a volte un senso di disappunto. Poi in un articolo sul Guardian ha spiegato meglio le sue impressioni: i russi non sono stati sconfitti in battaglia, sono crollati da soli, come un gigante di cartapesta. Nessuno ha imposto loro la morale del vincitore, accettata invece dai tedeschi del dopoguerra. L'atteggiamento ambiguo nei riguardi del comunismo e delle sue nefandezze deriva dalla coscienza della passata grandezza che l' Urss manteneva durante il regime ; grandezza mostruosa, mortale, venefica, ma per i russi sempre grandezza. Da bravo inglese liberista e borghese, Thubron aveva immaginato che allontanandosi dal centro verso la periferia, sempre più lontano dal potere centrale, le comunità locali avrebbero "tenuto" meglio e si fossero sostituite con efficacia alla burocrazia russa. Invece, più Thubron va in Oriente peggio vanno le cose, non solo tutto cade materialmente a pezzi, ma il senso di devastazione spirituale è assoluto, devastante. Nel libro ci sono descrizioni magnifiche dei paesaggi, della natura che può ancora essere bellissima, come lungo le rive del Bajkal, dove i colori si fondono in un blu profondo, dovuto alla spettacolare limpidezza del lago. Ma il colore vero della Siberia è quello della notte fonda, dalla quale i russi non usciranno tanto presto. Quello che nel libro di Thubron non funziona affatto sono i siparietti di humour tutto britannico, che qui non funzionano bene, anzi non funzionano affatto. Portano malinconia. C'è poi una Siberia nella Siberia e si chiama Kolyma, una terra all' estremo nord est dell' Asia, dove la temperatura scende a -70° ; la gente del posto dice che che in questi momenti le parole gelano e cadono a terra mute. Solo in primavera ritornano in vita, quando all' improvviso nell' aria si sentono voci dimenticate e ci si sente chiamare da qualcuno incontrato per strada sei mesi prima. Osip Mandel' stam, il grande poeta russo, morto probabilmente intorno al 1938 in un campo di transito lungo la via per Kolyma scriveva . " A dieci passi le nostre parole non hanno suono..." Non solo in Siberia ma anche in tutta la Russia, paralizzata dal gelo del terrore, non c'era più nessuno in grado di ascoltare . E' stato calcolato che nei cosidetti campi di lavoro di Kolyma, dove ogni anno arrivavano migliaia di detenuti, all' inizio kulaki e criminali comuni, e in seguito funzionari di partito, soldati, professionisti, operai, arrestati per accuse ridicole e vittime della paranoia di Stalin, siano morte due milioni di persone. Molti crepavano durante lo spaventoso viaggio per mare o nelle gallerie delle miniere, uccisi dalle esalazioni dei gas. Morivano di polmonite, di silicosi, di meningite, di freddo. E i pochi sopravvissuti sapevano che in ogni momento potevano essere sbattuti nelle celle di punizione sotterranee, le pareti coperte di ghiaccio. Un posto dove i prigionieri, per vivere, mettevano i corpi dei morti lungo le pareti, per allontanare il freddo. Il cuore nero della Kolima era la Serpentinka. Su uno strapiombo accanto alle celle d'isolamento venivano lasciati i trattori con i motori accesi per coprire gli spari e le urla delle esucuzioni. Nel 1939 vi morirono in ventiseimila, spesso uccisi dal comandante del campo, un certo Garanin. I corpi erano trascinati dietro la collina da slitte trainate da trattori; i vivi erano portati bendati alle fosse ed eliminati con un colpo di fucile. Come accade nelle dittature più sanguinarie , anche Garanin e gli altri esecutori furono uccisi e il campo raso al suolo. Se la leggenda gentile delle parole gelate fosse stata vera, a Kolyma in primavera si sarebbero sentite solo le grida dei morenti. La Siberia è una monstrum vastissimo e gelido. E tutto è in proporzione : la Transiberiana è la ferrovia più lunga del mondo, il lago Baikal contiene una massa d'acqua dolce che è un quinto di tutta l' acqua dolce della terra. Gli storioni hanno in corpo otto chili di caviale. Gli abitanti del luogo, gli yakuti sono circa mezzo milione e vivono in un territorio grande quanto e più dell' India. Il sottosuolo è immensamente ricco : oro, argento, diamanti. Per un periodo ci fu il tentativo , da parte di una comunità ebraica di insediarsi vicino a Vladivostok ; il tentativo fallì . E tuttavia fino al 1991 della Siberia si sapeva poco. Nessun occidentale si era spinto fino lì. Qualcuno saliva sulla Transiberiana, riportava immagini scattate dai finestrini, neve, ghiaccio, neve. Negli anni 70 un amico con l' avventura nel sangue tentò l' avventuroso viaggio ;riportò racconti di ubriachi, di risse al coltello , di donne coi fagotti alla contadina e ancora effluvi di d'aglio e cipolla, cori sguaiati e le note malinconiche della balalaika. Nel tratto Mosca Vladivostok non si poteva scendere alle fermate intermedie. Il ristorante della prima classe era solo per stranieri, si consumavano caviale, succosi pesci di lago e vodka Stolicknaja. In terza classe le donne tiravano fuori i loro fornelletti da campo e preparavano il più squisito dei borsch, gli uomini affettavano fette di salame alte come una bistecca alla fiorentina e offrivano da bere a tutti. Ma la mia Siberia ha il volto di Mandel'stam, di Dostoevskij e di tutti quelli che passarono attraverso l' inferno di ghiaccio della Koljma.

    ha scritto il 

  • 4

    Viaggio attraverso la sconfinata terra della Siberia, con tutta la sua desolazione e varietà, i suoi sentimenti, e gli inesorabili solchi lasciati dal passato. Mi ha molto impressionato, è un quadro che ho trovato particolarmente vivido e significativo, nonostante mi sia parso un pò sconfortante ...continua

    Viaggio attraverso la sconfinata terra della Siberia, con tutta la sua desolazione e varietà, i suoi sentimenti, e gli inesorabili solchi lasciati dal passato. Mi ha molto impressionato, è un quadro che ho trovato particolarmente vivido e significativo, nonostante mi sia parso un pò sconfortante come, al di là dell'effettiva malinconia che non può che sorgere spontanea di fronte a gran parte dei punti toccati nel viaggio e nel racconto, il punto di vista dell'autore, con il quale ci vengono offerti, sembri praticamente sempre particolarmente fosco, dando una visione d'insieme ancora più cupa.
    Ad ogni modo, davvero intensamente belle le descrizioni della visita alle antiche tombe degli sciti sugli Altai, al villaggio enzi oltre il circolo polare artico, le osservazioni nella Repubblica dei Buriati. E' un viaggio pieno di fascino, ma che lascia spesso il magone per le tinte decadenti che assume. Leggere che questo libro è stato scritto solo una decina di anni fa mi ha fatto riflettere, davvero incredibile quanto a volte si sappia così terribilmente poco di zone del mondo tanto imponenti.

    ha scritto il 

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