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In ogni caso nessun rimorso

Di

Editore: Feltrinelli (Universale Economica Feltrinelli; 1638)

4.2
(907)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 308 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8807816385 | Isbn-13: 9788807816383 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Altri

Genere: Biography , Fiction & Literature , History

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Descrizione del libro
Pino Cacucci racconta la singolare storia di Jules Bonnot operaio, soldato,autista nientemeno che di sir Arthur Conan Doyle, il creatore di SherlockHolmes. E il suo sogno di una felicità rabbiosa che lo trasforma inrapinatore (il primo rapinatore che usa l'automobile) e anarchicosanguinario, convinto di dover colpire la società borghese senza mezzemisure, creando il caos, facendo parlare i giornali. Cacucci glioppone il commissario Jouin, vicecapo della Sureté, a cui è statoaffidato il compito di fermare con ogni mezzo la banda Bonnot.
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  • 4

    Mi capita raramente di leggere un romanzo, e leggerlo con piena soddisfazione è cosa rara, ma questa è una di quelle volte. Ho amato ed amo tuttora Pino Cacucci per le sue storie dall'America Latina, per il suo modo di raccontarla come non riesce a nessun altro narratore, per il suo stare dalla p ...continua

    Mi capita raramente di leggere un romanzo, e leggerlo con piena soddisfazione è cosa rara, ma questa è una di quelle volte. Ho amato ed amo tuttora Pino Cacucci per le sue storie dall'America Latina, per il suo modo di raccontarla come non riesce a nessun altro narratore, per il suo stare dalla parte degli ultimi.
    Questo romanzo potrebbe apparentemente sembrare quanto di più lontano dai canoni dello scrittore bolognese ci possa essere. Narra infatti la storia, con una estrema perizia documentaria, di Jules Bonnot, operaio francese votato all'anarchia per aver sperimentato sulla sua pelle la sopraffazione, l'essere carne da macello. Bonnot, appassionato di motori e grande esperto meccanico, tanto da diventare l'autista dell'inventore di Sherlock Holmes, fu il primo rapinatore ad utilizzate l'automobile per i suoi colpi strepitosi. Insieme ad una banda di anarchici individualisti seminò il terrore nella Francia di inizio secolo, consapevole che «milioni di esseri umani nascono poveri, ma sono pochi quelli che si consumano e contorcono per quel fuoco acceso da una sensibilità nefasta», e lui era uno di questi.
    Ma Jules Bonnot non era solo un senza patria, un rifiuto per la società del tempo. Nel suo essere estremo portava con sé un romanticismo intenso, tipico di chi consegna la vita nelle mani di un'idea, che lo getterà fra le braccia della prostituta Nicolette che gli diede aiuto, della moglie Sohpie che non riuscì a cambiarlo, della bella Judith con la quale non passerà mai l'Oceano e perchè no anche del socio Platano e della sua fiaccola tatuata sul braccio (simbolismo anarchico).
    Ma pensandoci bene anche questo romanzo in un certo modo non si discosta dai canoni "cacucciani", sebbene sia ambientato in un luogo completamente opposto dai paesaggi mozzafiato del Messico moderno o dalle strade polverose di San Isidro. Quello che rimane lo stesso però è la necessità di raccontare di povere genti sfruttate e disagiate, ma che mantengono intatta tutta la loro carica umana, che portano con sé valori veri ed intrinseci alla propria condizione. E questi valori sono uguali sia in Francia che in Messico.
    Sono persone e sono luoghi che si potrebbero ritrovare oggi nelle banlieues parigine o nelle zone portuali di una qualsiasi città francese affacciata sull'Atlantico; così come in interi quartieri delle metropoli italiane o di una certa periferia tedesca, croata, inglese, latina, nordamericana. In tutto il mondo.
    Come tutti gli utopisti, i rivoluzionari, i banditi, anche nelle ultime pagine della biografia di Jules Bonnot non c'è spazio per la redenzione. Nessuna pietà per chi dalla vita chiedeva solamente un pasto caldo, un po' di felicità e magari un amore vero. Una vita con dei rimpianti, forse sì, ma in ogni caso nessun rimorso.

    ha scritto il 

  • 4

    Non conoscevo Cacucci e leggere questo suo libro è stata per me una piacevole sorpresa. Con una scrittura semplice e coinvolgente racconta la storia,romanzata, della Banda Bonnot, parla del movimento anarchico nei primi anni del secolo scorso e dei contrasti interni nati dalle dispute su legalis ...continua

    Non conoscevo Cacucci e leggere questo suo libro è stata per me una piacevole sorpresa. Con una scrittura semplice e coinvolgente racconta la storia,romanzata, della Banda Bonnot, parla del movimento anarchico nei primi anni del secolo scorso e dei contrasti interni nati dalle dispute su legalismo e illegalismo. L'autore caratterizza bene i personaggi,le loro teorie,la loro rabbia e l'odio ,la volontà di colpire il sistema,la voglia di rivincita ed infine la consapevolezza di aver superato il punto di non ritorno. Una lettura interessante.

    ha scritto il 

  • 4

    Un ottimo esempio di come si possa "fare storia" attraverso la fiction letteraria. Molto bella la "dialettica" tra diverse visioni del mondo, dell'agire rivoluzionario e dello stesso anarchismo affidata al rincorrersi delle vicende di Bonnot e Serge. Per chi fosse interessato al periodo storico n ...continua

    Un ottimo esempio di come si possa "fare storia" attraverso la fiction letteraria. Molto bella la "dialettica" tra diverse visioni del mondo, dell'agire rivoluzionario e dello stesso anarchismo affidata al rincorrersi delle vicende di Bonnot e Serge. Per chi fosse interessato al periodo storico narrato ne consiglio la lettura "a distanza ravvicinata" con le "memorie di un rivoluzionario" di Victor Serge.

    ha scritto il 

  • 5

    Bellissima lettura molto coinvolgente che consiglio perche’ e’ un libro dedicato a chi ha fatto della coerenza una ragione di vita. In un momento storico, inizi del Novecento, dove appare sempre piu' netta la differenza tra i ricchi e la classe povera e dove la polizia adottava metodi fin troppo ...continua

    Bellissima lettura molto coinvolgente che consiglio perche’ e’ un libro dedicato a chi ha fatto della coerenza una ragione di vita. In un momento storico, inizi del Novecento, dove appare sempre piu' netta la differenza tra i ricchi e la classe povera e dove la polizia adottava metodi fin troppo duri per difendere i benestanti, nacquero dei nuclei di ribelli che si differenziavano nei modo di agire ma che avevano gli stessi ideali : gli anarchici. L'autore ricostruisce la vera storia, romanzandola, di Jules Bonnot, e ci fa conoscere non
    un novello ladro gentiluomo ma solo un uomo che aveva inseguito per tutta la vita la felicità illudendosi che non servisse altro per vivere. E' stato anche autista di Sir Arthur Conan Doyle ed e' molto bella questa citazione che fa al celebre scrittore:

    "La miseria, da sola, non basta la rovina comincia quando si vuole andare un po più in là del vicolo, e ci si accorge che laggiù, oltre il fango del tuo quartiere, c’è il mondo. E allora finisce che uno si convince di un sacco di cose, probabilmente tutte sbagliate."

    ha scritto il 

  • 4

    Blackbird

    Di solito non scrivo recensioni così ma, per una volta, non posso fare altrimenti. In nessun modo riuscirei a scrivere qualcosa di anche solo lontanamente paragonabile alla bellezza dello scrivere "Cacucciano".


    Non chiedevo granché. Camminavo con lei al chiaro di luna nel cimitero di L ...continua

    Di solito non scrivo recensioni così ma, per una volta, non posso fare altrimenti. In nessun modo riuscirei a scrivere qualcosa di anche solo lontanamente paragonabile alla bellezza dello scrivere "Cacucciano".

    Non chiedevo granché. Camminavo con lei al chiaro di luna nel cimitero di Lione, illudendomi che non vi fosse bisogno d'altro per vivere. Era la felicità che avevo inseguito per tutta la vita, senza esser capace neppure di sognarla...Avevo il diritto di viverla, quella felicità. Non me lo avete concesso. E allora, è stato peggio per me, peggio per voi, peggio per tutti. Dovrei rimpiangere ciò che ho fatto? Forse. Ma non ho rimorsi. Rimpianti sì, ma in ogni caso nessun rimorso...

    ha scritto il 

  • 5

    Molto bello! Un libro fatto di ideali, sofferenze, cattiva sorte, violenza, questioni morali ed emozioni tradite. La voglia di cambiare le cose, di combattere contro le ingiustizie della vita e l'inevitabile epilogo.
    L'inseguimento dei propri ideali fa a pugni con la necessità di uniformars ...continua

    Molto bello! Un libro fatto di ideali, sofferenze, cattiva sorte, violenza, questioni morali ed emozioni tradite. La voglia di cambiare le cose, di combattere contro le ingiustizie della vita e l'inevitabile epilogo.
    L'inseguimento dei propri ideali fa a pugni con la necessità di uniformarsi alle regole perchè tanto si finisce per soccombere. Tutto questo è “In ogni caso nessun rimorso”, e sinceramente non è poco, per nulla.

    ha scritto il 

  • 5

    Jules Bonnot a 15 anni inizia a lavorare in fonderia. Malpagato e maltrattato, per lui che detesta le ingiustizie inizia il dramma che lo porterà alla tragica fine.
    Jules fa aprte degli ultimi, quelli che nascono con il marchio indelebile della povertà. Operaio come suo padre e come tutti i ...continua

    Jules Bonnot a 15 anni inizia a lavorare in fonderia. Malpagato e maltrattato, per lui che detesta le ingiustizie inizia il dramma che lo porterà alla tragica fine.
    Jules fa aprte degli ultimi, quelli che nascono con il marchio indelebile della povertà. Operaio come suo padre e come tutti i Bonnot.
    Jules è anarchico, sogna un mondo diverso. Legge e riflette. Incontra compagni. Nascono e crescono idee e sogni. Con i compagni organizza e partecipa a scioperi e lotte. Vuole un mondo equo e giusto, una vita dignitosa per tutti. È forse troppo?
    Ma il potere non può permettere che dei miserabili abbiano certe pretese. E soprattutto che diffondano come il peggiore dei virus certe idee, per esempio di libertà.
    Figurarsi! Da combattere come mostri coloro che azzardano attentare il potere. E se l'opinione pubblica decide che sei un mostro pericoloso, da quel momento tu lo sei e devi essere emarginato prima, sconfitto poi. Con qualunque mezzo.

    "Era la felicità che avevo inseguito per tutta la vita, senza esser capace neppure di sognarla. L'avevo trovata, e scoperto che cosa fosse. La felicità che mi era stata sempre negata..."

    "Avevo il diritto di viverla, quella felicità. Non me lo avete concesso. E allora, è stato peggio per me, peggio per voi, peggio per tutti... Dovrei rimpiangere ciò che ho fatto? Forse. Ma non ho rimorsi. Rimpianti sì, ma in ogni caso nessun rimorso..."

    La felicità l’aveva intravista, così come aveva intravisto il mondo che si apriva là, oltre il vicolo che odorava di fango e di miseria.
    Quando la disperazione presenta il conto ai disperati bisogna riuscire ad andare oltre. Oltre le parole e oltre i fatti. Si lascia il mondo, si penetra il vicolo maleodorante camminando nel fango, respirando miseria e soprusi. La rabbia brucia come un fuoco che si alimenta senza tregua. Si respira a fatica sotto il peso dell’oppressione. Il dolore è lancinante, quel dolore che “ha un confine”, oltre il quale “ci sono solo due strade: il rifugio nella follia o la gelida indifferenza". Superato quel confine ci si sente come Jules.

    Questo libro è una porta che si apre direttamente sul dolore. Issiamo la bandiera della dignità, combattiamo i soprusi. Altrimenti sarà davvero peggio per tutti.

    ha scritto il 

  • 0

    Sulla base di quale principio?

    È un grande romanzo, “In ogni caso nessun rimorso”, di Pino Cacucci.


    Da un punto di vista storico è una preziosa ricostruzione della brutale reazione dello Stato francese, ai primi del Novecento, di fronte alle molteplici forme di rivolta implicite nel rapido diffondersi delle idee anarchi ...continua

    È un grande romanzo, “In ogni caso nessun rimorso”, di Pino Cacucci.

    Da un punto di vista storico è una preziosa ricostruzione della brutale reazione dello Stato francese, ai primi del Novecento, di fronte alle molteplici forme di rivolta implicite nel rapido diffondersi delle idee anarchiche. Basti dire, per inquadrare il contesto sociale in cui le vicende si svolgono, che è un’epoca in cui è usuale che la polizia apra il fuoco contro gli operai in sciopero.

    Da un punto di vista filosofico è una coraggiosa sfilza di provocazioni che ruotano fondamentalmente attorno ad una scomodissima domanda: uno Stato che ricorre abitualmente a varie forme di violenza pur di garantire la conservazione di uno status quo che implica enormi privilegi per pochissimi e enormi sofferenze per tutti gli altri, che diritto ha di condannare un individuo che esasperato dalla sistematica distruzione della sua dignità arriva a reagire in modi violenti?

    A chi rispondesse con l’argomento che la violenza di Stato è codificata, legale, mentre la violenza dell’individuo è illegale, si può replicare che ciò che è legale è legittimo solo se si fonda su un principio etico largamente condiviso. E che nel caso della violenza di Stato non è affatto chiaro quale sia questo principio.

    A chi replicasse che il principio che rende legittima la violenza di Stato è la necessità di difendere il bene di tutti i cittadini, si può rispondere con una domanda: quali garanzie ci sono che la violenza di Stato sia esercitata solo e soltanto nei modi necessari al fine di tutelare il bene di tutti i cittadini?

    Mi viene in mente un aforisma…

    Uccidi un uomo e sei un assassino. Uccidine milioni e sei un conquistatore. Uccidili tutti e sei Dio.
    (Jean Rostand)

    source: http://bit.ly/12ZA1aV

    ha scritto il 

  • 3

    Leggere Cacucci significa immergersi in una storia e viverla da dentro.
    Sapere che questo non è un romanzo ha un risvolto accattivante, perchè in tutta franchezza sembra proprio il parto di una fervida fantasia; ma si sa alle volte la verità supera l'immaginazione.
    E così la storia di ...continua

    Leggere Cacucci significa immergersi in una storia e viverla da dentro.
    Sapere che questo non è un romanzo ha un risvolto accattivante, perchè in tutta franchezza sembra proprio il parto di una fervida fantasia; ma si sa alle volte la verità supera l'immaginazione.
    E così la storia di Jules Bonnot ci viene mostrata, senza imporci opinioni e senza mitigare l'orrore che le sue gesta e quelle dei suoi "compari" hanno generato nella Francia dei primi anni del 1900.
    Tutto nasce da da un elenco infinito di sprusi e di sopraffazioni che un ragazzino (poi uomo) deve subire in maniera assolutamente ingiusta e che sono almeno inizialmente immeritati. E così scopriamo che è la sofferenza che genera ribellione e che fa di una persona un sovversivo, o meglio: un anarchico.
    "Il dolore ha un confine, una barriera. Oltre quel limite ci sono due strade: il rifugio nella follia o la gelida indifferenza". In verità nel caso di Jules scopriamo una terza strada, molto più incisiva, che è la disobbedienza (in)civile. E' quasi una valvola di sfogo che esplode oltrepassando i limiti della legalità per addentrarsi nei meandri della rivolta anche armata.
    Ma noi lettori non siamo qui per giudicare dove l'anarchia abbia le sue pecche, ne' per condannare gli atteggiamenti ovviamente esasperati ed aggressivi, siamo invece invitati a prendere atto dei fatti e delle loro conseguenze, ma soprattutto siamo spinti a capire da dove la violenza prenda la sua forza propulsiva. Giudicare non serve, ma capire ed interpretare sì.
    Splendido è il passaggio dove si illustra l'analisi di un cuore pieno d'odio: Per "l'amor del cielo". Chissà se c'era davvero amore in cielo. Perchè in terra era rimasto spazio solo per l'odio...Era infinito l'odio,...solo l'amore ha limiti.
    Da queste poche frasi, così toccanti, si può dedurre che le vicende avverse di una vita di prepotenze, vessazioni e ingiustizie possano davvero cambiare il destino di un uomo, o di molti uomini. La ribellione passa attraverso uno dei tanti modi di intendere l'anarchia ed alimenta rappresaglie di una brutalità talvolta eccessiva, ma scandisce anche il confine della dignità umana, l'importanza della lealtà e la grandezza dell' amicizia.

    ha scritto il