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In quel preciso momento

Di

Editore: Mondadori

4.1
(93)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 236 | Formato: Altri | In altre lingue: (altre lingue) Francese

Isbn-10: 8804561165 | Isbn-13: 9788804561163 | Data di pubblicazione: 

Disponibile anche come: Copertina rigida , Copertina morbida e spillati

Genere: Biography , Fiction & Literature , Science Fiction & Fantasy

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Descrizione del libro
Centocinquantasei scintille del genio letterario di Dino Buzzati: è questo ilcontenuto di "In quel preciso momento", una raccolta di prose brevi, raccontilampo, note, appunti, divagazioni, parabole, riflessioni, memorie in cui siritrovano tutti i temi più cari allo scrittore bellunese, che riesce a ridurrealla quintessenza, a condensare nel giro minimo di una battuta la suainterpretazione del mondo. Sono frammenti, pezzi di laboratorio tratti spessodalle pagine del suo diario, nei quali si coglie la materia prima del Buzzatinarratore 'in grande', quello del Deserto dei Tartari, dei Sette messaggeri,di Un amore. Così che proprio in queste note a margine di una più imponenteproduzione è più viva e scoperta la sua emozione di fronte ai fatti dellavita, più esplicita la visione magica del quotidiano, più immediata eilluminata da scatti improvvisi e segrete risonanze l'arte con cui loscrittore si trasforma in lettore delle proprie giornate, che egli sfoglia auna a una, entrando in intimo colloquio con le proprie angosce e i propriraccapricci.
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  • 4

    26 ottobre 1957

    "Scrivi, ti prego. Due righe sole, almeno, anche se l’animo è sconvolto e i nervi non tengono più. Ma ogni giorno. A denti stretti, magari delle cretinate senza senso, ma scrivi. Lo scrivere è una delle più ridicole e patetiche nostre illusioni. Crediamo di fare cosa importante tracciando delle c ...continua

    "Scrivi, ti prego. Due righe sole, almeno, anche se l’animo è sconvolto e i nervi non tengono più. Ma ogni giorno. A denti stretti, magari delle cretinate senza senso, ma scrivi. Lo scrivere è una delle più ridicole e patetiche nostre illusioni. Crediamo di fare cosa importante tracciando delle contorte linee nere sopra la carta bianca. Comunque, questo è il tuo mestiere, che non ti sei scelto tu ma ti è venuto dalla sorte, solo questa è la porta da cui, se mai, potrai trovare scampo. Scrivi, scrivi. Alla fine, fra tonnellate di carta da buttare via, una riga si potrà salvare. (Forse)"

    ha scritto il 

  • 0

    Qui Buzzati fa un miracolo: nella più disarmante brevità esprime e mostra.
    Sembra ricercare una formula che contenga la sua interpretazione del mondo.
    La forma diaristica scelta per questa raccolta, è funzionale all'autore per compiere la volontà ben espressa nel titolo, quella di fer ...continua

    Qui Buzzati fa un miracolo: nella più disarmante brevità esprime e mostra.
    Sembra ricercare una formula che contenga la sua interpretazione del mondo.
    La forma diaristica scelta per questa raccolta, è funzionale all'autore per compiere la volontà ben espressa nel titolo, quella di fermare l'attimo e al contempo di gettare la maschera presentandosi più intimo e palpitante. Abbandona l'impersonalità, si fa più dappresso: aumentano i riferimenti personali e diventa preponderante l'aspetto intimistico delle riflessioni.
    Buzzati è un finissimo osservatore. La realtà nel suo svolgersi quotidiano gli fornisce lo spunto variegato per trarre conclusioni, per elaborare. Per scrivere.

    ha scritto il 

  • 5

    Ma, per quanto io stringa, tu non entri in me. Uno strato infinitesimo d’aria ci divide sempre, mai e poi mai potremo superarlo. Fuori di me rimarrai dunque, con tutti i tuoi curiosi misteri. Sorrisi, abbracci, cari sguardi, quante inutili fatiche. Mai ci raggiungeremo. Isole solitarie siamo, sem ...continua

    Ma, per quanto io stringa, tu non entri in me. Uno strato infinitesimo d’aria ci divide sempre, mai e poi mai potremo superarlo. Fuori di me rimarrai dunque, con tutti i tuoi curiosi misteri. Sorrisi, abbracci, cari sguardi, quante inutili fatiche. Mai ci raggiungeremo. Isole solitarie siamo, seminate nell’oceano, e immenso spazio le separa. Baci, giuramenti, lacrime; sono come piccoli ponticelli, ridicoli stecchi che noi tendiamo dalla riva per valicare gli abissi. E ogni giorno si ripete questa assurda storia. (Che cosa sei, creatura?, pp. 20, 21)

    ha scritto il 

  • 4

    Il Buzzati che più mi piace sta qui.
    Eppure io sono una cui il petit poeme en prose – per dirla en français - non piace.
    Non mi ci ritrovo perchè mi va stretto.
    Nel racconto, molto finisce per essere solo suggerito o lasciato in sospeso ad aleggiare intorno.
    Non mi basta: ...continua

    Il Buzzati che più mi piace sta qui.
    Eppure io sono una cui il petit poeme en prose – per dirla en français - non piace.
    Non mi ci ritrovo perchè mi va stretto.
    Nel racconto, molto finisce per essere solo suggerito o lasciato in sospeso ad aleggiare intorno.
    Non mi basta: io voglio approfondire.
    Ma qui, Buzzati fa un miracolo: nella più disarmante brevità esprime e mostra.
    Sembra, anzi, proprio, ricercare una formula che contenga la sua interpretazione del mondo. Per poi dare a quella formula il potere magico della conoscenza, del dominio.
    La forma diaristica, che ha scelto per questa raccolta, è funzionale all'autore per compiere la volontà ben espressa nel titolo di fermare l'attimo e al contempo gli permette di gettare la maschera presentandosi più intimo e palpitante. Abbandona l'impersonalità, si fa più dappresso: aumentano i riferimenti personali e diventa preponderante l'aspetto intimistico delle riflessioni.
    E mentre Buzzati proietta se stesso sulla pagina, sono proprio i minimi termini cui riduce i suoi pensieri che li rendono lucidi, al di sopra di quel singolo momento che li ha visti affacciarsi alla mente. E senza far rumore o turbare l'anima, superano il particolare, il piccolino, per assumere un valore condiviso, universale.
    E poi, c'è che Buzzati è un finissimo osservatore. La realtà nel suo svolgersi quotidiano gli fornisce lo spunto variegato per trarre conclusioni, per elaborare. Mai la superficialità lo appaga. La prospettiva adottata è di volta in volta diversa, ma sempre alla perenne ricerca della “visione laterale”. Come se il rovescio della medaglia avesse diritto ad un riscatto e venisse assunto come semplice possibilità, senza connotati etici. E questo è tipico di Buzzati, o meglio dell'idea che mi sono fatta io.
    La sua compassione di fondo per le faccende umane si avverte, pur accompagnata dalla cinica, forse a tratti stoicamente disperata, indulgenza con la quale si guardano accadere i fenomeni della natura così come sono.
    Il che non è propriamente un perdono, ma quanto di più vi si avvicina.

    ha scritto il 

  • 4

    "...le partenze verso regni favolosi, le avventure di notti lontane, le speranze, i sogni (la luna non fa più paura)"

    Se si distolgono gli occhi da queste pagine è solo per un attimo; e se lo si fa, lo si fa soprattutto per prendere fiato, per cercare di difendersi da una serie di parole talmente perfette e calibrate che è impossibile manchino il bersaglio: non riusciamo proprio a sopportare tanta straziante emo ...continua

    Se si distolgono gli occhi da queste pagine è solo per un attimo; e se lo si fa, lo si fa soprattutto per prendere fiato, per cercare di difendersi da una serie di parole talmente perfette e calibrate che è impossibile manchino il bersaglio: non riusciamo proprio a sopportare tanta straziante emozione (dopo i primi tre/quattro raccontini mi sono ritrovata con le lacrime agli occhi e con un gran nodo in gola); pienissima, smisurata è l'eco prodotta dalla bellezza di questi testi (nutrita poi dalla nostra commossa meraviglia) che vogliamo che almeno un poco di essa si sia smorzata, prima di risvegliarne altra (e rischiare, quindi, di esserne sopraffatti).
    I primi "frammenti" (soprattutto per i primi non si può proprio parlare di racconti: sono appunti di poche, pochissime righe, efficacissimi nella loro fulminea genialità) sono tra i più belli di Buzzati (ed è tutto un dire, dal momento che si tratta, forse, del più grande autore di racconti nostrano; di certo stiamo parlando di uno dei più brillanti): e questo suo tornare, ciclico, sugli stessi concetti (o su concetti tanto simili che finiscono per intrecciarsi gli uni con gli altri in un grande gomitolo multicolore) non è che un modo per sviscerarli fino in fondo; ogni volta che Buzzati riprende in mano uno dei suoi argomenti prediletti (realizzando quella che nella lettera all'amico Brambilla, messa ad aprire la prefazione alla presente edizione, Buzzati definisce, con troppa autocritica, come "...l'eccessiva monotonia dei temi e dell'accento generale") non lo affronta mai con lo stesso tono, la stessa intensità, le stesse intenzioni: ragione per la quale, malgrado i temi siano gli stessi, sempre diversa è la prospettiva su ciascuno di loro. Ed ogni racconto è come un promemoria per noi, che non dovremmo mai dimenticare certe malinconie, certe tristezze (la vecchiaia che avanza, ad esempio, o la solitudine, l'esclusione), certe inquietudini (l'irrisoria piccolezza del singolo uomo dentro la spirale della Storia, o l'enorme gap che separa per sempre sogni/aspirazioni e realtà, o ancora la guerra, che ha lasciato sulla sua opera una traccia non meno pregnante di quella con la quale deve aver inciso la sua vita) che fanno parte dell'esistenza umana e che, inevitabilmente, la "scavano", modellandola con nuove profondità.
    Questo "In quel preciso momento" ha, se vogliamo, un valore aggiunto rispetto alle altre raccolte di racconti buzzatiane ed è il suo essere stato, per anni, una sorta di work in progress: la sua stesura inizia nel 1950 (Buzzati, spronato dell'editore Neri Pozza, scrive 88 perle); a quell'anno risale anche la prima pubblicazione, alla quale ne seguirà, nel 1955, una seconda: il libro, però, non è più lo stesso poiché il numero dei racconti è salito a 128. Nel 1974, poi, Mondadori lo ripubblicherà rimpolpato di altri 27 frammenti, rinvenuti dalla moglie dello scrittore dopo la sua morte (avvenuta nel '72).
    E' questo, soprattutto, il bello di "In quel preciso momento": il suo evolvere con lo scrittore, il suo "fotografare" Buzzati nelle diverse fasi della sua vita; ci è concesso di vedere l'uomo dietro l'autore.
    D'altra parte sono gli stessi racconti a denunciare il passare del tempo: allo smalto dei primi subentra la stanchezza degli ultimi (sempre più lunghi e pieni di divagazioni che fanno perdere il focus narrativo).
    All'ammirazione si sostituisce, lentamente, una certa tenerezza e ci ritroviamo a sentirlo più vicino, a singhiozzare con lui.
    Sono comunque (per ora) d'accordo con chi identifica con questa raccolta il meglio di Buzzati.

    ha scritto il 

  • 4

    Una originale versione del genere diario autobiografico. Se lo si legge in controluce attraverso le Lettere a Brambilla e i racconti, si riesce a dipanare il filo della fantasia e quello della stessa esistenza di Buzzati. Note brevi, a volte appunti di poche righe, ma capaci di condensare tutto i ...continua

    Una originale versione del genere diario autobiografico. Se lo si legge in controluce attraverso le Lettere a Brambilla e i racconti, si riesce a dipanare il filo della fantasia e quello della stessa esistenza di Buzzati. Note brevi, a volte appunti di poche righe, ma capaci di condensare tutto il suo mondo.

    ha scritto il