Crea la tua biblioteca Iscriviti

Insieme troveremo i libri migliori

[−]
  • Cerca Conteggio caratteri ISBN valido ISBN non valido Codice a barre valido Codice a barre non valido loading search

In quelle tenebre

Di

Editore: Adelphi (Gli Adelphi, 60)

4.4
(112)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 519 | Formato: Paperback

Isbn-10: 884591044X | Isbn-13: 9788845910449 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Alfonso Bianchi

Disponibile anche come: Altri , Copertina morbida e spillati , Copertina rigida

Genere: History

Ti piace In quelle tenebre?
Iscriviti ad aNobii per vedere chi dei tuoi amici lo ha letto, e scopri libri simili!

Registrati gratis
Descrizione del libro
Il caso di Franz Stangl, comandante di Treblinka. Una sconvolgente indagine che rompe il silenzio sugli antecedenti e l'organizzazione dei campi di sterminio, e sulle complicità che hanno aiutato molti responsabili a fuggire.
"Nello zoo avevamo una quantità di splendidi uccelli, e panchine, e fiori. L'avevo fatto disegnare da uno specialista di Vienna - naturalmente, avevamo specialisti di ogni genere ... È diffìcile farne oggi una descrizione adeguata, ma il posto diventò veramente bello". (Franz Stangl)
"Il mondo non si è mai reso conto di quanto perfetta fosse questa macchina... Con adeguati mezzi ferroviari, i campi di sterminio in Polonia avrebbero potuto uccidere tutti i polacchi, i russi, e gli altri europei orientali che i nazisti avevano progettato di uccidere". (Richard Glazar, uno dei sopravvissuti di Treblinka)
Apparso per la prima volta nel 1974, «In quelle tenebre» si fonda sui lunghi colloqui che la Sereny ebbe nel 1971 con Franz Stangl, comandante di Treblinka, nel carcere di Düsseldorf. Ma la Sereny ha poi voluto controllare in ogni particolare la testimonianza di Stangl: con un meticoloso e testardo lavoro d'incastro, ha interrogato la moglie e le figlio, ha seguito le tracce di molti colleghi di lui nelle SS, infine ha ritrovato i pochissimi sopravvissuti di Treblinka, che qui rievocano la famosa rivolta del campo.
Ordina per
  • 3

    un libro difficile da leggere. non è un romanzo è una ricostruzione da una intervista a Stangl comandante di Treblinka, lui modifica, omette, trasforma ma insieme alla sua altre interviste: la moglie i commilitoni, i sopravvissuti. e intanto affiorano i luoghi, l'orrore, il brutto dell'umanita ch ...continua

    un libro difficile da leggere. non è un romanzo è una ricostruzione da una intervista a Stangl comandante di Treblinka, lui modifica, omette, trasforma ma insieme alla sua altre interviste: la moglie i commilitoni, i sopravvissuti. e intanto affiorano i luoghi, l'orrore, il brutto dell'umanita che urla e puzza. i vagoni asfissianti, la negazione di tanti la complicità di troppi, l'omissione di molti, l'eroismo di alcuni. Si parte dall'eutanasia, si passa all'economia. una sorta di anatomia dell'orrore. e alla fine del libro e dell'intervista senti malgrado tutto il fastidio per il sillogismo: Stangl è umano. Interessante la posizione della chiesa, le posizioni di alcuni che provano a denunciare avvertire e la scelta di starne fuori(una chiesa ufficiale filotedesca e antisemita ma del resto preoccupata dei bolscevici!) Tanti romanzi raccontano l'olocausto e forse l'immedesimazione per qualcuno\ pochi aiuta a parcellizzare il dolore\orrore. qui non c'è una storia. C'è una cronaca di una Storia che ancora è incredibile ma vera e riproducibile. si fa fatica ad andare avanti.

    ha scritto il 

  • 5

    Non so se sia opportuno usare l'aggettivo "bellissimo" per un libro di questo tipo. Sicuramente è uno straordinario esempio di giornalismo e di storia orale. Settanta ore di colloquio tra la giornalista e Franz Stangl, comandante del campo di sterminio di Sobibor e di Treblinka. Il risultato è il ...continua

    Non so se sia opportuno usare l'aggettivo "bellissimo" per un libro di questo tipo. Sicuramente è uno straordinario esempio di giornalismo e di storia orale. Settanta ore di colloquio tra la giornalista e Franz Stangl, comandante del campo di sterminio di Sobibor e di Treblinka. Il risultato è il ritratto di una "normalità", nell'esercizio dello sterminio, simile a quanto emerso nel corso del processo Eichmann. Gitta Sereny non giudica. Vaglia e pesa le risposte; trova i riscontri; svela le incongruenze; mostra la genesi del male impietosamente.
    Gitta Sereny è scomparsa la scorsa estate all'età di 91 anni. Tzvetan Todorov l'ha celebrata come una delle più grandi giornaliste del XX secolo.

    ha scritto il 

  • 0

    in quella mente

    Gitta Sereny in questo lungo testo giornalistico va oltre il reportage affacciandosi invece all'opera storica. Il racconto della vicenda di Franz Stangl, kommandant di Treblinka, tra i responsabili delle attività antipartigiane dal '43 a Trieste e delle operazioni legate alla Risiera, emerge fati ...continua

    Gitta Sereny in questo lungo testo giornalistico va oltre il reportage affacciandosi invece all'opera storica. Il racconto della vicenda di Franz Stangl, kommandant di Treblinka, tra i responsabili delle attività antipartigiane dal '43 a Trieste e delle operazioni legate alla Risiera, emerge faticosamente con tutto il suo bagaglio di miserie umane e orrori quotidiani. Il rapporto con la moglie Therese che mai lo ha abbandonato, la montagna di alibi per sopravvivere al faccia a faccia con se stessi, la voglia di vuotare il sacco prima della fine sono motivi che percorrono tutto il libro insieme alle puntuali relazioni sul programma T4, la costruzione di Sobibor e di Treblinka, l'occupazione nazista del Litorale Adriatico. Stangl morirà in carcere per cause naturali poche ore dopo aver dato l'ultima faticosa intervista alla Sereny.
    C'è una cosa che Stangl confessa e che mi ha riportato al centro della questione: il distacco verso quello che veniva imposto alle vittime gli fu possibile quando cominciò a vederli come bestiame al mattatoio e non più come persone. Una moltitudine senza identità dal destino segnato non persone o individui nei quali rispecchiarsi: humus fertile per coltivare l'inumano.

    ha scritto il 

  • 4

    Lunga serie di colloqui e meticolosi controlli sulla veridicità dei racconti tra Gitta Sereny e Stangl, nel carcere di Düsseldorf.Inchiesta per cercare di scandagliare i motivi che hanno portato quest' uomo d’ordine, obbediente all'etica tedesca del "lavoro ben fatto" a compiere azioni aberra ...continua

    Lunga serie di colloqui e meticolosi controlli sulla veridicità dei racconti tra Gitta Sereny e Stangl, nel carcere di Düsseldorf.Inchiesta per cercare di scandagliare i motivi che hanno portato quest' uomo d’ordine, obbediente all'etica tedesca del "lavoro ben fatto" a compiere azioni aberranti e sugli episodi di passività della Chiesa cattolica durante quegli anni.

    ha scritto il 

  • 5

    Un altro libro importantissimo. Forse una delle prime ricostruzioni ampie e approfondite dello sterminio a partire dalla vicenda personale di Franz Stangl, operativo già ad Harteim nel programma di eutanasia e poi comandante a Sobibor e a Treblinka, interrogato infaticabilmente dalla Sereny duran ...continua

    Un altro libro importantissimo. Forse una delle prime ricostruzioni ampie e approfondite dello sterminio a partire dalla vicenda personale di Franz Stangl, operativo già ad Harteim nel programma di eutanasia e poi comandante a Sobibor e a Treblinka, interrogato infaticabilmente dalla Sereny durante la sua detenzione alla pena dell'ergastolo, colloqui protratti fino alla sera prima della sua morte.

    ha scritto il 

  • 5

    LA ROUTINE DEL MALE E LA MANCANZA D’IMMAGINAZIONE

    Naturalmente, nessuno sapeva che cosa volesse dire un ‘campo di sterminio’. Voglio dire, era al di là… non dico semplicemente dell’esperienza, ma dell’immaginazione, no?
    Sono le parole di Franciszek Zabecki, capo movimento della stazione di Treblinka, nonché informatore della Resiste ...continua

    Naturalmente, nessuno sapeva che cosa volesse dire un ‘campo di sterminio’. Voglio dire, era al di là… non dico semplicemente dell’esperienza, ma dell’immaginazione, no?
    Sono le parole di Franciszek Zabecki, capo movimento della stazione di Treblinka, nonché informatore della Resistenza polacca, in servizio per tutto il periodo di attività del campo di sterminio, che di nascosto, giornalmente, annotava il numero di convogli, di vagoni e di prigionieri (alla fine, per addizione, è arrivato alla somma complessiva di un milione duecentomila vittime).

    E’ un libro importante, questo di Gitta Sereny, che porta luce “in quelle tenebre” (anche se, per quanta luce si possa gettare, per quanti studi e ricerche si possano fare, per me quelle tenebre rimangono oscure più del neropece): un libro che ho trovato citato poche volte, mentre mi sembra si ritagli uno spazio tutto suo, e non da poco.
    Sereny incontra in carcere Franz Stangl, che fu il Kommandant di Treblinka per quasi tutto il periodo di “attività” del campo, e prima, dal marzo all’agosto 1942, il comandante di un altro campo di sterminio, Sobibor, e ancora prima coinvolto in prima persona nel Programma Eutanasia. Una carriera davvero ‘illuminante’. Lo incontra in carcere e lo intervista per ore e giorni e settimane. Poi verifica le sue risposte incontrando la moglie di Stangl in Brasile, altri testimoni in parti diverse dell’Europa, consultando documenti e fonti. Una ricerca durata anni.
    E’ veramente straordinario come la memoria della gente che è passata attraverso l’inferno è rimasta intatta, mentre quella di altri infinitamente meno esposti è svanita.
    A questo proposito, Sereny mette a confronto i racconti e i ricordi di Richard Glazer, ebreo cèco, sopravvissuto a Treblinka, proprio con quelli del personaggio principale del suo studio,: i primi lucidi, dettagliati, privi di retorica, elaborati, pregnanti – l’altro, invece, si contraddice, cambia versione, indora la pillola a se stesso e all’ascoltatrice.

    Un’opera mai banale come mai “banale” è questo argomento.
    Peccato nel finale lasci aperta la porta a una ventata di retorica sentimentale: ma il timone rimane ugualmente saldo nelle mani di Sereny che conduce il lettore verso orizzonti che meritano tutte le esplorazioni possibili.

    ha scritto il