In questa Italia che non capisco

Di

Editore: Mattioli1885

3.4
(18)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 176 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8862612230 | Isbn-13: 9788862612234 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Traduttore: Sebastiano Pezzani

Genere: Narrativa & Letteratura , Storia , Viaggi

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Descrizione del libro
Il bestseller fra i libri di Twain e uno dei più venduti libri di viaggio di tutti i tempi. Fuori catalogo da 10 anni.

Tratti da The Innocents abroad, colossale libro di viaggio pubblicato a puntate nel 1869, questi capitoli dedicati all’Italia sono particolarmente interessanti. Il viaggio, a bordo del piroscafo Quaker City, porto Twain in numerose tappe lungo le coste del Mediterraneo fino alla Terrra Santa, passando anche per Milano, Genova, Pisa, Roma, Napoli e molte altre località. Pagine dense di arguzia e di sincera curiosità, lontana dai facili inchini che l’arte e l’architettura del nostro paese spesso hanno suscitato nei viaggiatori. Non sperate di trovare nemmeno un elogio della cucina italiana: Twain riesce a sorprendere anche qui.

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    Interessante e curiosa raccolta di articoli scritti in occasione dei suoi viaggi in Italia, paese con cui Twain ebbe un rapporto molto ambivalente, per molti aspetti incomprensibile dalla sua mentalit ...continua

    Interessante e curiosa raccolta di articoli scritti in occasione dei suoi viaggi in Italia, paese con cui Twain ebbe un rapporto molto ambivalente, per molti aspetti incomprensibile dalla sua mentalità protestante democratica americana provinciale e anche prevenuta , ma nei suoi commenti ironici e spesso caustici verso un paese che gli dà uno spettacolo di decadenza, miseria, corruzione, privilegi di classe, culto superstizioso, paese di cui non vede un futuro, qualche verità c'è!

    ha scritto il 

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    Nel 1869 lo scrittore americano Mark Twain pubblicò quel diario di viaggio noto come The Innocents Abroad, or The New Pilgrims' Progress (chiaro riferimento all'opera seicentesca di Bunyan che ha come ...continua

    Nel 1869 lo scrittore americano Mark Twain pubblicò quel diario di viaggio noto come The Innocents Abroad, or The New Pilgrims' Progress (chiaro riferimento all'opera seicentesca di Bunyan che ha come titolo completo The Pilgrim's Progress from this World to that which is to come, il che spiega a posteriori parecchie cose sull'ironia dello scrittore americano).
    Da questo diario, l'editore Mattioli1885 (bella edizione, invero costosetta e pertanto lamento un paio di grossolani refusi alle pagg. 86 e 88, il secondo dei quali particolarmente fastidioso in quanto trattasi di frase monca) ha estratto i capitoli riguardanti le tappe italiane da Genova attraverso il nord fino a Venezia, poi giù per Firenze, Roma ed infine Napoli.
    Al momento del viaggio, l'autore era un giovane poco più che trentenne ma già scrittore terribilmente prolifico – quindi è un po' fuori luogo la foto di copertina che lo ritrae vecchio babbione canuto anni dopo – e mostrava già i canini affilati di quella ironia che è solo annacquata ed edulcorata nei bestseller che di lui più si conoscono in Italia (quei Tom Sawyer e Huckleberry Finn che difficilmente mancavano sugli scaffali delle librerie adolescenziali della mia generazione). Il ritratto che Twain dà dell'Italia è profondamente veritiero, per quanto fastidio ci possa dare, lo era quasi 150 anni fa e lo è ancora adesso; fa piuttosto impressione leggere quelle frasi che parlano di un'Italia indebitata, dove l'opulenza di alcuni stride e contrasta con la povertà di molti e, per quanto possa sembrare uno stereotipo stupido, l'abitudine alla nullafacenza, all'accattonaggio, al trucchetto furbo per sopravvivere (magari spennando il turista ingenuo e sprovveduto) non è poi così lontana da atteggiamenti odierni di alcuni italiani.
    Alcuni lettori di questo reportage, chiamiamolo così, hanno gridato allo scandalo per le opinioni dissacranti che Twain sbandiera sui nostri capolavori dell'arte sparsi per tutta la penisola (non sto qui a citare esempi di queste opinioni, ce ne sono a bizzeffe sparsi in ogni capitolo del libro). Lo scandalo, signori miei, non esiste, e per almeno due buoni motivi; uno è legato alla famosa e già citata ironia (e frequentissimo ricorso all'iperbole) propria del carattere e del modo di scrivere dell'autore di Un americano alla corte di Re Artù (chi non conosce questo romanzo di Twain lo legga, e ne comprenderà un po' di più). L'altro è invece discendente da una posizione positivista (siamo in piena seconda rivoluzione industriale) e non vedo perché si debba gridare allo scandalo se un umorista fa dell'ironia sulle infinite teorie di reperti ed opere d'arte allineate in alcuni musei (ai Musei Vaticani la sottoscritta stava per perire di overdose da arte, pur essendone un'amante sfegatata) quando circa 50 anni dopo Marinetti e i suoi Futuristi inneggiavano alla bellezza della locomotiva e dell'automobile, paragonate alla Nike di Samotracia o volevano distruggere Venezia perché simbolo di un passato ammuffito e da rigettare per ricostruire la civiltà sui nuovi valori del progresso.
    Solo ad una lettura superficiale e disattenta si può pensare che Twain disprezzi l'Italia; basta invece notare l'ammirazione che pervade le sue descrizioni paesaggistiche e naturalistiche. L'ironia che fa sulle gondole veneziane simili a bare non è nemmeno una novità, dato che – molto più seriamente – così le descriveva Goethe nel suo Italienische Reise; che i canali puzzino e i gondolieri siano dei tamarri indisponenti non credo sia un mistero per nessuno, né turista né indigeno. Né sono assurde le frasi – veramente esatte e incontrovertibili nella loro satira tristemente reale – sul clero e sul suo strapotere (e la breccia di Porta Pia era di là da venire). Diciamolo, chi si punge per il tono usato da Twain non ha capito granché della sua personalità né dell'atteggiamento con cui un americano positivista affrontava il contatto e il contrasto con il vecchio mondo europeo.
    Il diario di Mark Twain è invece una lettura interessante, che fa notare come in fondo noi italiani siamo cambiati veramente poco, dai tempi dell'unità della nazione ancora men che decenne ad oggi, tempo invece della “disunità”, della disgregazione e del disfacimento politico, sociale, culturale ed ovviamente economico (quest'ultimo, naturalmente, non prerogativa esclusiva nostra com'è arcinoto oggidì). Forse dovremmo guardarla con occhio più critico, questa nostra povera Italia e questi italiani così spesso incomprensibili, non solo per Mark Twain, ma molto frequentemente, mi scuserete, anche per me.

    ha scritto il 

  • 4

    C'è il rischio di sentire un po' di "snobismo", di senso di superiorità di un visitatore che proviene da un paese più ricco e progredito. Trovi commenti a volte profondamente estasiati(v. la descrizio ...continua

    C'è il rischio di sentire un po' di "snobismo", di senso di superiorità di un visitatore che proviene da un paese più ricco e progredito. Trovi commenti a volte profondamente estasiati(v. la descrizione del Duomo di Milano) altre volte indulgenti, altre ancora scandalizzati (es. gli italiani che non conoscono molto il sapone...), e questo può dare fastidio. Però si sente la mano del grande scrittore che ti racconta com'era l'Italia nella seconda metà dell'800, attraverso potenti descrizioni, con suo sguardo sicuramente acuto, personalissimo, spesso divertente e mai banale.

    ha scritto il 

  • 4

    Scritto giusto ieri...

    Parte di un diario di viaggio ben più corposo – “The innocents abroad”, pubblicato nel 1869 –, questi capitoli dedicati all’ Italia sono sorprendenti per la comprensione del belpaese e attuali per le ...continua

    Parte di un diario di viaggio ben più corposo – “The innocents abroad”, pubblicato nel 1869 –, questi capitoli dedicati all’ Italia sono sorprendenti per la comprensione del belpaese e attuali per le opinioni espresse.
    Con uno stile irriverente e ironico, Twain ci racconta l’Italia da nord a sud.
    Approdato con la nave a Genova, dove rimane colpito dal grande numero di chiese e dalla bellezza delle donne (Mark qui non ci hai raccontato proprio tutto), arriva a Milano in treno ed è impressionato dalle dimensioni del Duomo, di cui conosce altezza, larghezza e profondità a memoria.
    A Como esalta il paesaggio del lago e le sue ville e a Venezia il suo interesse viene catturato dalle gondole, di cui conosce tutto nei minimi dettagli, e dalle leggende dei Dogi.
    A Firenze arriva stizzito per il viaggio e trova eccessiva l’esaltazione di Michelangelo che ha costruito praticamente tutto; si prende gioco delle guide che non parlano bene l’inglese e calca un po’ la mano quando arriva a sentirsi “sollevato” del fatto che Michelangelo sia morto e non possa fare più nulla.
    D’altra parte dimostra di aver capito a fondo il carattere dei fiorentini quando afferma che sono soliti esaltare la mano che li ha puniti.
    La parte più divertente del resoconto è da Roma a Napoli perché qui l’ironia di Twain trova terreno fertile nel mostrare le numerose incongruenze italiane e le sue opinioni “politiche” sono lucide e originali.
    Un paio di esempi?
    “Con maggiore vivacità di qualsiasi storia scritta, il Colosseo racconta la storia della grandeur di Roma e della decadenza di Roma. E’ l’esempio più valido che esista di entrambe le cose.”
    A Napoli rimane scandalizzato dalla maleducazione dell’alta borghesia durante una rappresentazione del San Carlo, dal sudiciume che infesta le strade ed è causa del colera e dal grande numero di imposture e superstizioni – San Gennaro su tutti - in cui i napoletani credono.
    Da lontano - osserva Twain - “Napoli è un quadro di straordinaria bellezza” ma da vicino le strade sono sporche, la densità di popolazione è altissima ed è lecito “ dubitare della bellezza della vita in Italia.”
    A colpirlo è anche la mescolanza tra i “principi – a Napoli ci sono più principi che poliziotti , la città ne è infestata…- che non sono titolari di alcun principato, tengono una carrozza e fanno la fame e impiegati, meccanici, modisti”, quella vicinanza tra miseria e nobiltà che ogni sera passeggia, insieme, sulla riviera di Chiaia.
    Con incredibile acume, Twain prende di mira il governo ma ci sorprende quando afferma che lo stato delle strade è ottimo?! “Ci sono parecchie cose in questa Italia che non capisco, ancor meno capisco come sia possibile che un governo in bancarotta possa avere scali ferroviari così sontuosi e strade statali così fantastiche. Diamine, queste ultime sono dure come il diamante, dritte come una riga, lisce come un pavimento, bianche come la neve.”
    Si dimostra politically incorrect quando l’obiettivo delle sue sferzate è la Chiesa: “E poi ci sono le tenute della Chiesa, acri su acri delle terre più ricche e delle foreste più nobili d’Italia, che immancabilmente danno immense rendite alla Chiesa e non versano un solo centesimo di tasse allo stato. In alcuni distretti principali, la Chiesa è padrona di tutto: terre, corsi d’acqua, foreste, opifici e stabilimenti. Acquista, vende, produce e, siccome non paga le tasse, chi può sperare di competere con essa?”
    Infine se la prende con la Sovrintendenza alla viabilità di Pompei per lo stato in cui versano le rovine.
    Caustico, corrosivo, irritante e sorprendente, un Twain diverso dallo scrittore che tutti conoscono.
    Però “innocente” non lo definirei….

    ha scritto il 

  • 0

    Recensioni

    La Stampa Viaggi, Irene Cabiati
    http://viaggi.lastampa.it/articolo/libri-letture-viaggi-maggio-2012

    Repubblica, Cesare De Seta
    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/20 ...continua

    Recensioni

    La Stampa Viaggi, Irene Cabiati
    http://viaggi.lastampa.it/articolo/libri-letture-viaggi-maggio-2012

    Repubblica, Cesare De Seta
    http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2012/03/05/il-disastroso-viaggio-di-mark-twain-in.html

    Il Sole24Ore, Lara Ricci
    http://mobile.ilsole24ore.com/sole24orem/post/99?url=Abf8X29E

    RadioDue, Twilight
    http://www.rai.it/dl/Radio2/sito/puntate/ContentItem-c20e3484-8abe-49ed-a22a-5177492b2654.html

    Vanity Fair blog Traveller, Elena Dallorso (Genova)
    http://libriinviaggio.vanityfair.it/2012/03/13/litalia-di-mark-twain-genova/

    Vanity Fair blog Traveller, Elena Dallorso (Milano)
    http://libriinviaggio.vanityfair.it/2012/03/14/mark-twain-a-milano/

    Mangialibri, Boris Borgato
    http://mangialibri.com/node/10688

    ha scritto il 

  • 1

    Dell'Italia non gli piace niente. Venezia gli fa' schifo, Il lago di Como ha una forma troppo tortuosa, Firenze possiede uggiosi chilometri di gallerie d'arte e le donne italiane sono tutte baffute
    A ...continua

    Dell'Italia non gli piace niente. Venezia gli fa' schifo, Il lago di Como ha una forma troppo tortuosa, Firenze possiede uggiosi chilometri di gallerie d'arte e le donne italiane sono tutte baffute
    A proposito dell'Ultima Cena
    ".....sembra che il mondo si sia da tempo convinto del fatto che non sia possibile per l'ingegno umano superare quella creazione di Leonardo. Immagino che i pittori continueranno a copiarla ...... nella stanza c'erano una dozzina di cavalletti e altrettanti artisti che trasferivano quel formidabile dipinto sulle rispettive tele. E come al solito non ho potuto fare a meno di notare quanto migliori fossero le copie rispetto all'originale..... Dovunque si trovino un Raffaello, un Rubens, un Michelangelo, un Carracci, un da Vinci si trovano artisti che li copiano e le copie sono sempre le più belle."
    Irritante supponente presuntuoso col paraocchi

    ha scritto il 

  • 4

    Piacevole viaggio in compagnia di Twain attraverso un'Italia appena unificata. Interessante scorgere le differenze e le somiglianze tra le osservazioni su un Paese com'era 150 anni fa e come potrebbe ...continua

    Piacevole viaggio in compagnia di Twain attraverso un'Italia appena unificata. Interessante scorgere le differenze e le somiglianze tra le osservazioni su un Paese com'era 150 anni fa e come potrebbe essere visto oggi. Il tutto condito da un sagace sarcasmo e da un atteggiamento mai prono alle troppo facili lodi verso i nostri rinomati monumenti. La molta (auto)ironia e il salto cronologico indietro in un tempo lontano permettono anche di perdonargli quei passaggi in cui marca forse eccessivamente l'arretratezza dell'Italia (e non solo). Un pensiero all'anima delle guide che lo hanno accompagnato in questo viaggio!

    Per cui, abbiamo giocato con lui al gioco che ci ha consentito di sconfiggere molte guide: scemenze e domande idiote.

    (altra citazione, scelta affatto di parte!)
    [...]si è quasi portati a credere che un paradiso di pace così assoluta non lo si possa trovare da nessuna parte se non sul lago di Como. Dalla mia finestra, qui a Bellagio, godo di una vista sull'altro lato del lago, che è meravigliosa come un quadro.[...]Senza alcun dubbio, si tratta della scena più voluttuosa su cui abbia mai posato gli occhi.

    ha scritto il