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In un giorno come questo

Di

Editore: Aletti Editore

3.6
(8)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 76 | Formato: Altri

Isbn-10: 8864986898 | Isbn-13: 9788864986890 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Una passeggiata in una realtà fatta di emozioni. Passo dopo passo si incontrano persone e luoghi narrati con ricercata minuzia. Le appassionate descrizioni e i particolareggiati dettagli conducono facilmente il lettore nel mondo raccontato, facendoglielo rivivere in maniera tangibile. Con delicatezza si entra nell’intimo comune, con sfumature che toccano l’erotico e spunti artistici. Un profondo che ognuno di noi solitamente ama nascondere.
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  • 4

    Pensate un momento al passare del tempo che scandisce i giorni, la vita, le esistenze. Provate ad approfondire gli attimi della vostra esistenza; apparentemente insignificanti e scontati ma degni di considerazione perché pregni di voi stessi e del mondo che vi circonda. Sforzatevi nell’impresa di ...continua

    Pensate un momento al passare del tempo che scandisce i giorni, la vita, le esistenze. Provate ad approfondire gli attimi della vostra esistenza; apparentemente insignificanti e scontati ma degni di considerazione perché pregni di voi stessi e del mondo che vi circonda. Sforzatevi nell’impresa di cogliere i particolari … sarà, come ci dice Marianna Loredana Sorrentino, “agghindare la vita come un albero di Natale”. Nel romanzo “In un giorno come questo”, appunto, potrete percepire tutte queste emozioni. Con una scrittura delicata e raffinata, l’autrice invita a fare un cammino tra le emozioni della vita di tutti i giorni. E tutto ciò che appare banale e consueto assume, grazie ad una profonda ed attenta rivisitazione, contorni e colori così particolari da rendere unici gli istanti, le storie, i fatti appartenenti alla bellezza della vita. Un piccolo diario di bordo per raccontare una giornata tipo che inizia con la levataccia che porta Eva alla stazione dove un treno, come una sorta di Caronte, accoglie i pendolari. Tra le pagine del romanzo, ad uno ad uno, sfilano i personaggi narrati. Sono storie semplici e complesse al tempo stesso, garbate e discrete. “In un giorno come questo” entra in scena anche il destino: a volte possibile, come i binari che sanno bene dove arrivano … altre volte capace di andare oltre, fuori dalle rotaie per proseguire in un cammino tutto suo. Cinzia, Laura, destini incontrati, incrociati; pezzi di vita che si raccontano e respirano. Scendendo dal treno, l’autrice ci accompagna lungo i ponti di Roma andando oltre il semplice aspetto materiale. I ponti hanno molto da raccontare; possiedono la storia, il tempo, le emozioni di chi impressiona, con vernice, sugli stessi, messaggi di vita … “Se lanci semi al vento, crescono fiori in cielo”. A seguire, un percorso sospeso nel cuore dell’arte e dell’architettura; un tempo meraviglioso che sa di storia mostrando i capolavori dell’uomo. In questo percorso discreto, Marianna Loredana Sorrentino ha la grande capacità di rendere unico, e certamente piacevole, un ordinario giorno di lavoro. Seguendo il linguaggio delle emozioni, ognuno di noi potrebbe vivere meglio il proprio presente acquisendo quando di buono la vita ci dona. Passo dopo passo, si arriva al “Palazzaccio” dove si intrecciano, come racconti, come perle narrate, altre storie pronte a catturare l’attenzione del lettore. Alla fine della giornata, quando si avvia il percorso del ritorno, i colori del paesaggio osservato, apparente identici a quelli del mattino, si mostreranno ben diversi … “un palcoscenico al quale hanno rovesciato le quinte per invertire l’effetto coreografico della medesima situazione”. Lasciando le settantadue pagine del romanzo di Marianna Loredana Sorrentino, mi sento appagato dalla sua bella ed elegante scrittura. Vorrei condividere un insegnamento che ne traggo e faccio mio. Forse una delle cose belle della vita, sta nella capacità di essere liberi di interpretare ogni passaggio del destino. Discretamente, con gli occhi del cuore, si potrà riconoscere la bellezza di un giorno, apparentemente scontato e uguale a tanti altri giorni, e renderlo unico. In questo modo, affinando la nostra osservazione, percepiremo, oggi e solo oggi, situazioni che sono li da anni e per troppo tempo invisibili al nostro sentire. La bellezza della vita sta proprio in questo grande insegnamento: vivere intensamente ogni attimo della nostra esistenza, senza sprecare nemmeno un alito di vita.

    ha scritto il 

  • 3

    Quella che l'autrice ci racconta nel suo libro è una giornata "normale eppure particolare", cioè una qualsiasi giornata guardata però con occhi diversi, con quell'attenzione e quell'apertura di cuore e anima che rende ogni cosa differente e ricca di nuovi significati. Eva, la voce narrante ...continua

    Quella che l'autrice ci racconta nel suo libro è una giornata "normale eppure particolare", cioè una qualsiasi giornata guardata però con occhi diversi, con quell'attenzione e quell'apertura di cuore e anima che rende ogni cosa differente e ricca di nuovi significati. Eva, la voce narrante, ci porta con sé prima...

    Continua su: http://www.librierecensioni.com/libri2/in-un-giorno-come-questo-marianna-loredana-sorrentino.html

    ha scritto il 

  • 4

    Interessante libro, un diario di viaggio molto particolare…
    Il viaggio è lungo una giornata “normale” di una persona che va al lavoro e ritorna.
    Durante questo viaggio si intrecciano molteplici altri viaggi, nella memoria della protagonista, viaggi nelle vite di chi incontra, nelle loro storie di ...continua

    Interessante libro, un diario di viaggio molto particolare… Il viaggio è lungo una giornata “normale” di una persona che va al lavoro e ritorna. Durante questo viaggio si intrecciano molteplici altri viaggi, nella memoria della protagonista, viaggi nelle vite di chi incontra, nelle loro storie di vita, i loro problemi le speranze i segreti e i dolori, le delusioni, gli amori di una vita o di un’ora. Le sensazioni sconosciute di una lettura metropolitana fatta di scritte sui muri, di storie di viaggio camminando a piedi per le strade di sempre e scoprendo all’improvviso dettagli come nuovi. Lo stile è molto buono, la lettura procede spedita e lineare, nonostante i frequenti salti di storia in storia e di tempo in tempo. Dopo averne letto la prima parte lo avevo definito fresco, e così è, ma poi ho scoperto che può essere anche glaciale nei suoi dolori lancinanti o caldo in certe altre situazioni. Il volume è snello, e va benissimo da leggere in viaggio, anzi credo sia la sua collocazione ideale in quanto aumentano le possibilità di introspezione del momento e di analisi del proprio viaggio. Una lettura veramente intrigante

    ha scritto il 

  • 3

    Il mio approccio al libro è stato "amabilmente distorto" da una occasionale conoscenza personale con l'Autrice, ma l'elaborazione del letto è assolutamente genuina.
    L'opera prima di Loredana Sorrentino scorre veloce come i paesaggi al di là dei finestrini dei treni dei pendolari, pacato come i vi ...continua

    Il mio approccio al libro è stato "amabilmente distorto" da una occasionale conoscenza personale con l'Autrice, ma l'elaborazione del letto è assolutamente genuina. L'opera prima di Loredana Sorrentino scorre veloce come i paesaggi al di là dei finestrini dei treni dei pendolari, pacato come i visi ancora insonnoliti dei lavoratori che al mattino si pigiano sugli autobus a mo' di sardine sotto sale. Storie e visi della quotidianeità che ad osservarla bene si rinnova ogni giorno nonostante l'apparente suo ripetersi anonimo. La scrittrice ferma il suo occhio attento su quanto la circonda: situazioni, strade, scritte sui muri, le persone che incrocia lungo il suo cammino. Di queste ultime dipinge ritratti con un tocco delicato, commovente. Ogni lettore troverà il suo personaggio preferito: Eva, la protagonista osservatrice, Laura, schiava del bisturi estetico, Elena, persa nel ricordo di un amore andato via per sempre, l'avvocato che fu soldato in Africa, la pensionata dal basco bordò, quella che mi è rimasta più cara, S.E. il Presidente. Quasi tutti con un pesante fardello da sopportare, un segreto, un vizio. Il palcoscenico è Roma, l'Eterna, la musa ispiratrice che da sola vale tutte le emozioni che ben conosce chi ha la ventura di viverci, di visitarla, di tornare. Tutto è descritto in modo impeccabile: le statue di Ponte S.Angelo, le mani del cleptomane, la pioggia che cade sugli abbaini della Cassazione. La scrittura è ricercata, ma senza artificiosa complessità, ogni vissuto è raccontato con sincera partecipazione. Brava Loredana e buona fortuna!

    ha scritto il 

  • 5

    A braccetto con Eva di Raffaele Camposano

    Per chi come me si sente Adamo
    Essendo, comminando, guardando e pensando vivo. E da sotto il cappello cerco.
    Una vita coniugata al gerundio è quanto di più originale si possa credere.
    E funziona, in quanto si realizza il cambio di prospettiva che Eva la protagonista, si auspica vivendolo. Dovreb ...continua

    Per chi come me si sente Adamo Essendo, comminando, guardando e pensando vivo. E da sotto il cappello cerco. Una vita coniugata al gerundio è quanto di più originale si possa credere. E funziona, in quanto si realizza il cambio di prospettiva che Eva la protagonista, si auspica vivendolo. Dovrebbero imitarlo tutti il suo modo di osservare il mondo in maniera disincantata, iniziando dai particolari. Proprio così, dai particolari cui non facciamo più caso. Sarebbe questa la vera rivoluzione senza bisogno di sangue, senza cagionare morti, senza arrecare dolore. I sensi, per quando fallaci e limitati, ma lungi dal limitarci, non farebbero altro che catalizzare le nostre energie, orientandole come antenne vibranti per scrutare più che la realtà noi stessi. Ciò che ho capito ed imparato leggendo questo testo è che la vita, quella che veramente ci appartiene, altro non è che il viaggio più avventuroso e misterioso che esista. Nessun sentimento, nessun emozione è in grado di sminuirne il senso. In un giorno come questo, non peggiore né migliore di altri, si può essere sé stessi, senza l’ansia di predare, rubare, privare la voglia di vivere dell’altro. E’ sorprendente come il passo di Calvino, scelto dall’autrice per introdurre il suo scrigno di pensieri, possa aver offerto un’ispirazione tanto feconda ed illuminata. Complice anche la sua passione per la musica, ha dimostrato che le parole possono evocare emozioni, profumi, sapori non solo sentimenti e concetti. Sono vortici di vento che sparpagliano e confondono volutamente i pensieri, vertigine di volo per chi, comunque, non vuole smettere di sognare. Sono appena quattro i Capitoli della storia, ma quanti altri ancora sono nascosti alla nostra e alla vista della scrittrice? Spetta solo a lei rivelarceli in un altro giorno diverso da questo.

    “Verso la stazione” E’ vero ogni giorno, svuotati di sogni e di sentimenti, ci leghiamo ad un biglietto di opportunità smarrite. Tutti abbiamo bisogno di un treno come di un alibi esistenziale che sappia riassumere le nostre fermate e soste di vita. Siano l’un l’altro anonimi, pur conoscendo la sorte comune che ci attanaglia. E’ questo che ci rende gelosi e ostili a caccia di un posto di libertà e di luce che ci sfugge ad ogni stazione, ogni giorno della nostra esistenza. Non lo nego, appartengo anch’io all’esercito di sognatori, canticchiato da Eva di prima mattina.

    “Claudio” A volte sono i piccoli gesti quotidiani a riempirci la vita, a tenerci compagnia per giorni interi, forse per tutta la vita. Non sappiamo spiegarci il perché, ma comprendiamo che un suono, un volto, una parola, inseriti nella nostra routine, possono infonderci la felicità vagheggiata o forse perduta. Rappresentano il nostro passato, ci conformano al presente, ci prefigurano il futuro. Divenuti per abitudine nostro talismano, li vorremmo adoperare contro tutti i mali, compresi quelli dell’anima dovuti al tedio di esistere. Quando poi, per un motivo indipendente dalla nostra volontà ci vengono sottratti, ne sentiamo il vuoto, il peso. E’ come se il Destino, si incarnasse per limitarci, facendoci sentire la sua tirannia insopportabile, impadronendosi del senso unico che hanno per noi. E’ come morire dentro perché fuori ciò che cerchiamo non esiste più.

    “L’Attesa” L’anomia quotidiana continua, pervade la scena, quasi la consuma. L’umanità è senza volto, a tratti apatica, assente. A muovere il “gioco” è ancora una volta la materia, il prodotto dell’uomo che si fa vita, rumore, colore che muove, trascina i destini degli altri, terminando e riprendendo la corsa del suo tempo a piacimento. Il macchinista, anch’egli parte di un meccanismo del pensiero, divertito quasi invoca una fortuna, una provvidenza di echi e di volontà, figli più del caos che di una Entità superiore, impalpabile o addirittura inesistente. L’unica realtà che domina, l’unica azione che si percepisce è lo sgomitare forte dell’umano patire.

    “Sul Treno” E’ sempre e comunque la “gara” a farla da padrona nelle nostre vite. A renderla tangibile, respirabile è la metafora del treno che ricapitola le esistenze molli e decadenti dei suoi passeggeri alla ricerca di improbabili battiti di ali. Più che di sentimenti si tratta di istinti, di odori acri, penetranti, molesti come molesti sono talvolta i nostri insani pensieri di morte e di sopravvivenza in un ambiente sempre più selettivo e ostile. Non ci sono eroi nella storia, solo protagonisti stonati di vittorie effimere, di banalità consumate. Non amori, neppure odi, solo odori ripugnanti provenienti dalle deiezioni delle quotidiane ansie di esistere. Scorciatoie meschine, furbizie delle mente niente più per arrivare prima di altri all’effimero successo, pronto a divorarci, precipitandoci nel nulla.

    “Persone” L’insostenibile leggerezza dell’essere vissuta attraverso passaggi e variabili di intensità e di colore: Galleria. Buio. Luce. Galleria. Buio. Luce. Non una virgola, solo punti e lettere maiuscole, quasi a serrare in soliloqui i respiri, i pensieri con valanghe di parole, frullate in libertà; ad ingannarci sul passato per non farsi sorprendere dal futuro. E’ come se telegrafando al di là di Noi stessi la nostra voglia di emergere dalla banalità potesse indurci a pensare ed immaginarci diversi. Parole senza pause, precedute dal niente e seguite da un punto.

    “Cinzia” In “Cinzia” è racchiuso l’eterno femminino (Goethe nel Faust) della ricerca senza fine e senza tempo dell’autrice. Fonte di ispirazione perenne, vestita di bellezza algida, mossa da sovrastruttura inutile seppure necessaria al movimento e al senso. Eppure la protagonista è distante dal desiderio di “Cinzia” che si consuma per conoscerne il nome e il destino. Eva invece ha necessità di sentirli, vederli, prima di denudarsi e farsi una complice. Iniziando dagli occhi, dove è possibile intravedere la prigione e il paradiso che ci attende. Da un incontro casuale può sortire l’appuntamento con sé stessi, filtrato dai fori d’anima celati da iridi riflettenti, quando non sono opachi. “Cinzia” è un pretesto per parlarsi dentro, per inseguire e agguantare il proprio passato, che ancora ci emoziona ma resta, ciò nonostante freddo, disteso, illusoriamente rettilineo come le rotaie di un treno che non smette di smarcarci dentro. Pieno di ricordi, eppure con tanti posti ancora da assegnare ad improbabili viaggiatori di sogni.

    “Laura” Maschere per coprire la nostra fragilità. Spezzoni di bellezza frugati, rubati ai cento volti che si incontrano e si lasciano per strada. Di silicone, di gomma, inespressive, ecco come sono le illusioni che ci riflettono in specchi deformati, aberranti dove i vestiti, gli accessori parlano più delle nostre parole. Non portano lontano ma dentro noi stessi, ci recludono per non farci uscire più. Amiamo, desideriamo ma è veramente ciò che vogliamo? O è piuttosto la felicità dell’altro che ci turba, il suo volerci troppo per poi distruggerci? Tempo finito….come sempre niente di più, niente di meno. Bellezza che sfuma in un’ora per un’anima che sfuma in tutta una vita.

    “Ponti” I ponti di cui parla la scrittrice sono intessuti di pura poesia. Rappresentano un ritratto di un’anima cristallina e solare, che ha bisogno del movimento perenne per continuare ad elevarsi come quei gabbiani reali che talvolta si materializzano unitamente ai tanti cuori trafitti e alle corde annodate che popolano questa terra, facendo la spola tra cielo e terra.

    “Capolavori” Chi s’intende di capolavori ha le chiavi di molti cuori. Attraverso l’arte s’impara a leggere quei fogli bianchi su cui sono celate tantissime poesie. Una scritta sul muro è il pretesto che avvia il lettore a scoprire un gioiello nascosto di Roma descritto con una minuzia che incanta e stimola la voglia di ripercorrere il tragitto di Eva per rivivere le sue emozioni realmente.

    “Al Palazzaccio” Sommi pensieri distratti dalla banalità del presente? E’ tutto oro quello che luccica in alto? O è da preferirsi quello che c’è in basso? L’alluce di “Paolo” è solo un espediente per cambiare prospettiva? Circolare nel Palazzaccio, comunque, risulta molto istruttivo ma solo per chi sa osservare attentamente.

    “La signora dei fumetti” Ci chiediamo se si può vivere senza speranza. Tutto sommato quella signora, che tanto ricorda un personaggio dei fumetti della tua fantasia, non potrebbe aver trovato nel suo dolore cieco una prospettiva all’ingiustizia della vita? A pensarci bene, quel suo ostinarsi a portare il fardello della sua croce potrebbe aver trovato senso e valore proprio perché una ragazza come Eva ha saputo coglierlo.

    L’Avvocato Delicatezza sublime che scuote l’anima: “L’avvocato” è un ritratto di rara umanità, dipinto con i colori della poesia.

    “Elena” “Elena” è un’altra donna che inesorabile ed eterna continua il suo viaggio intorno alla vita. A suo modo è un’eroina come “Laura” e la “Donna dei fumetti”. A mezz’aria fra sogno e realtà, tra pazzia e verità. Rimane, tuttavia, bellissima dentro anche se il tempo sta inesorabilmente passando sulle sue forme e sul suo volto d’infelice che ha fatto dei ricordi un motivo di vita. La sconfitta, l’abbandono non hanno presa su di Lei, in quanto ha saputo trovare una dimensione d’intoccabilità “non troppo in basso per non toccare la terra che potrebbe seppellirLa se solo realizzasse che è per sempre che sarà mai più”.

    “Il Presidente” Le mani come specchio non solo della personalità ma dell’anima. “Il Presidente”, l’ultimo dei Cavalieri, non è una figura posticcia ma al contrario palpitante di umanità. Come per l’ “Avvocato” è possibile cogliere attorno a questa nuova “figura”, un eguale denominatore di vita: dolore, sacrificio, dedizione che non piegano lo spirito ma lo sublimano. C’è ancora speranza per chi ben spende la propria esistenza per ideali alti e nobili? O è solo retorica?

    “Il Cleptomane” Un’analisi introspettiva graffiante e suggestiva quella condotta sul “Cleptomane” che ci fa interrogare fin dove le “tare” caratteriali, i sensi di colpa possono incidere su quanti, a causa di una infermità, commettono fatti criminosi. Anche in questo caso la delicatezza e la dolcezza dello stile della nostra autrice hanno saputo rendere senza compassione o retorica una prospettiva diversa da cui cogliere e giudicare la realtà che spesso, non vogliamo saper comprendere.

    “Il ritorno” Di ritorno da un viaggio ci sentiamo sovente stanchi e melanconici. Ma non è quello che è successo a Eva al termine di un giorno come questo. Il perché è presto detto e va ricercato nella sua libertà di vivere in un luogo dove la mente e l’anima riescono a dialogare. Merito della Capitale ma soprattutto merito della scrittrice che ha saputo cogliere le bellezze nascoste che la circondano. L’importante è essere liberi di cogliere la vita dovunque essa palpiti e aspetta di essere conosciuta anche se questo può costare qualche imbarazzo o fraintendimento per coloro che non riescono a penetrare questa “originalissima” prospettiva.

    Allora buona passeggiata a braccetto con Eva.

    (Recensione di Raffaele Camposano)

    ha scritto il