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In viaggio su una gamba sola

Di

Editore: tascabili Marsilio

3.0
(132)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 169 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8831707213 | Isbn-13: 9788831707213 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Fiction & Literature

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Descrizione del libro
Romanzo per tanti aspetti autobiografico scritto subito dopo il passaggio dell'autrice dalla Romania alla Germania ovest (1987) e pubblicato nel 1989 allavigilia della caduta del Muro di Berlino.
Si tratta di una delle prime e più forti testimonianze della difficoltàdi vivere quel passaggio, che racconta l'esperienza di fuga da una dittatura e il travaglio di un esilio volontario, della nostalgia e della perdita, della vita nomadica, diuna coazione al movimento attraverso stazioni grandi e piccole, su treni, sale d'aspetto e altri non luoghi.
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  • 4

    Questo libro è Poesia. Ma non una poesia retorica e strasentita - strasciupata - di quelle che ti fanno pensare che non sia cambiato niente da Odo delle Colonne fino ad oggi e ti ingiungono un tocco di disperazione perché rendono inevitabile pensare a un mondo fermo, a una storia e un'arte ferme, ...continua

    Questo libro è Poesia. Ma non una poesia retorica e strasentita - strasciupata - di quelle che ti fanno pensare che non sia cambiato niente da Odo delle Colonne fino ad oggi e ti ingiungono un tocco di disperazione perché rendono inevitabile pensare a un mondo fermo, a una storia e un'arte ferme, dove anche il futuro sarà dominato da "tramonti fulgenti" e "brezze gentili". Topoi insostenibili, abusatissimi. Questo libro è speranza perché leggendolo sai che l'Arte è viva , la creatività esiste e cammina. Forse, come tutta la grande letteratura, è un passo oltre il presente: in tempi di neo-analfabetismo non è Hertha Müller ad essere "difficile", è il lettore (imbibito di Moccia, Faletti, Coelho, Volo e altri "scrittori" semplicisti e senza speranza) a non essere pronto. E' raro, con i neuroni espatriati causa lettura protratta di abbecedari, essere puntuali nell'accogliere la suggestione moderna, il talento smisurato di questa grande scrittrice. Del resto ancora l'arte astratta, da Picasso a Rothko, è guardata con un sottile sospetto, sicché c'è tempo, c'è tempo.

    ha scritto il 

  • 4

    Le cose minute - dita dei piedi, camicie, fiori pallidi, la piega tra il naso e il labbro: a queste cose è delegato il sentimento di Irene, protagonista del libro ma non della sua vita, continuamente a rischio di sfaldarsi e ridursi a una fotografia malamente ritagliata da un giornale. Una forma ...continua

    Le cose minute - dita dei piedi, camicie, fiori pallidi, la piega tra il naso e il labbro: a queste cose è delegato il sentimento di Irene, protagonista del libro ma non della sua vita, continuamente a rischio di sfaldarsi e ridursi a una fotografia malamente ritagliata da un giornale. Una forma piatta, bidimensionale, che facilmente scivola sotto un armadio. La nostalgia dell'esilio domina queste pagine quasi di nascosto, attraverso gesti che, nello sguardo di Irene, cambiano la propria natura: un uomo che si masturba dietro un cespuglio, un operaio con una radiolina in tasca, un omosessuale narcisista. Gli uomini sono una promessa di patria che continua a sfuggire, a partire dal giovane Franz - primo ponte tra il vecchio e il nuovo paese. Lo sguardo del dittatore compare a tratti, strappando Irene da ogni promessa. Attraverso una prosa secca e paratattica, a volte ostile alla lettura, la Muller trova un modo inedito per illuminare il senso della distanza, che invade Irene anche nei confronti di se stessa. Affidando a dettagli improvvisamente portati in primo piano, alla luce, anche, che disegna i suoi geroglifici indecifrabili sui muri, gli oggetti, le persone, ci invade la malinconia dell'inconsistenza, del franare della personalità, della paura di perdersi come un mucchio di foglie friabili in una folata di vento.

    ha scritto il 

  • 0

    Dittature, paesi divisi e muri sono solo un pretesto per dire qualcos'altro. La vera protagonista di questo romanzo è l'alterità. L'abisso quasi insuperabile che circonda gli individui come un fossato, e li segue ovunque, naturale come un'ombra. Ci puoi mettere sopra un bel ponte, ma i ponti, col ...continua

    Dittature, paesi divisi e muri sono solo un pretesto per dire qualcos'altro. La vera protagonista di questo romanzo è l'alterità. L'abisso quasi insuperabile che circonda gli individui come un fossato, e li segue ovunque, naturale come un'ombra. Ci puoi mettere sopra un bel ponte, ma i ponti, col tempo, si deteriorano. L'abisso rimane lì.

    È ingombrante e spietata, l'alterità, come una maledizione. Si insinua nella narrazione fratturandola, ci costringe a vedere la realtà come un insieme di stralci di quadro, una realtà che non scorre nel tempo ma nello sguardo della protagonista, a scatti come solo può procedere l'occhio umano, da un oggetto a un ricordo, da un ricordo a un uomo, da un uomo a un'aspettativa. Si traveste da divergenza di opinioni, di vedute, di orizzonti, da telefoni che squillano e vengono ignorati, da uomini che sbriciolano del pane per il solo gusto di farlo, mentre gli uccelli aspettano in disparte di poter banchettare, felici. Ma il suo travestimento più riuscito è quello da città. Relazionarsi con gli altri è sempre un viaggio. Richiede di sentire il freddo oltre i polpastrelli, come se toccassero la propria finitezza, impone di uscire dai propri limiti per cercare l'altro. Da una città familiare - per quanto anche la familiarità possa risultare odiosa - a un luogo sconosciuto. Quant'è bello il passo che precede la partenza: la città esiste già, ce la siamo inventati bene, dal suo nome abbiamo tratto sapori di frutta esotica e nomi di fiori mai visti. E poi, come la troviamo una volta arrivati? I giardini sono così profumati? I gesti e gli automatismi che guidano i passi dell'altro nella sua città diventeranno anche nostri o ci sarà sempre uno strappo tra noi e lui? Come sarà l'altro, una volta girato l'angolo? Come saremo noi? Un sognatore vi dirà che sarà tutto bellissimo. Ma Herta Muller no, lei vi farà sentire che rumore fa il legno del ponte quando marcisce.

    ha scritto il 

  • 4

    Non c'è dubbio. Un'autrice come Herta Muller o affascina o suscita una sorta di indisposizione, un balzo indietro inorridito, un mamma mia questa qui chi la capisce è bravo. Io, lo confesso, appartengo a quelli che il fascino lo subiscono e provo a spiegare perchè. E' il fascino di storie senza s ...continua

    Non c'è dubbio. Un'autrice come Herta Muller o affascina o suscita una sorta di indisposizione, un balzo indietro inorridito, un mamma mia questa qui chi la capisce è bravo. Io, lo confesso, appartengo a quelli che il fascino lo subiscono e provo a spiegare perchè. E' il fascino di storie senza storia, dove a prevalere è il frammento, la distrazione dello sguardo di chi racconta, la precarietà delle condizioni, la confessione di pensieri vaganti come mine che però non esplodono mai. MI piace che la signora Herta mi conduca non in una storia travolgente che ti spezza il fiato, senza lasciarti un attimo di requie, ma che mi lasci lì a guardare il lento scorrere dei suoi occhi sulle cose, mentre a quel lento scorrere degli occhi fa riscontro un groviglio di pensieri che districare sarebbe inaccettabile. "In viaggio su una gamba sola" è il racconto di una passaggio, di un limen mai davvero superato, una soglia, insomma, che rimane sempre al suo posto. Il confine tra il paese di provenienza, la Romania dell'autrice, seppur la piccola regione del Banato di lingua tedesca, e il nuovo paese, la Germania divisa sì, ma motore instancabile di sempre nuove ripartenze, è un confine perenne, è un confine esistenziale. Esiste una letteratura di confine, così come esistono tantissimi luoghi dove raccontare se stessi significa sempre raccontarsi in rapporto ad un'alterità culturale che ci osserva dall'altra parte da una linea di confine. Penso a Trieste e a chi il confine lo disegna nella sua vita di tutti i giorni. Questo è un romanzo dove il confine è fuga, speranza, amore. E' un romanzo abitato da pochissimi personaggi e altrettante pochissime comparse. Gli occhi della protagonista catturano uomini e donne che attraversano il suo procedere, ma non si fermano con lei o dentro di lei. L'operaio arrampicato sui ponteggi che ogni mattina è fuori dalla sua finestra non è altro che una condizione destinata a passare: le strade si scoprono quando le percorri, le piazze quando le attraversi, i negozi quando ci entri dentro, ma poi tutto si dissolve, crolla al suolo e ogni giorno le strade, le piazze, i negozi, l'amore di un uomo, l'impiegato dell'ufficio immigrazione, tutto, ma proprio tutto ricomincia da capo una sua nuova vita. E' così anche per me. Tutto mi appare come se avesse un visto di transito tra le mani. Ecco perchè Herta Muller mi piace.

    ha scritto il 

  • 0

    non la capisco

    Ho letto a fatica le prime 30 0 40 pagine.
    Poi ho capito che non è un genere di scrittura che io riesca a capire... inutile farmi del male quando ci sono altri libri che attendono, anche se la scrittrice è premio Nobel.
    Amen.


    Ricopio quel che dice un altro commento a questo libro, trovato ...continua

    Ho letto a fatica le prime 30 0 40 pagine. Poi ho capito che non è un genere di scrittura che io riesca a capire... inutile farmi del male quando ci sono altri libri che attendono, anche se la scrittrice è premio Nobel. Amen.

    Ricopio quel che dice un altro commento a questo libro, trovato qui su anobii, dato che mi ci ritrovo perfettamente: "Scrittura a tratti evocativa e poetica, ma nella maggioranza delle pagine praticamente incomprensibile."

    ha scritto il 

  • 4

    Impossibile descrivere la scrittura particolarissima della Muller, più vicina alla poesia che alla prosa, piena di similitudini e picchi di lirismo davvero impressionanti. La storia si muove per emozioni e frasi secche più che per eventi eppure il libro (che comunque risulta piuttosto ostico) si ...continua

    Impossibile descrivere la scrittura particolarissima della Muller, più vicina alla poesia che alla prosa, piena di similitudini e picchi di lirismo davvero impressionanti. La storia si muove per emozioni e frasi secche più che per eventi eppure il libro (che comunque risulta piuttosto ostico) si lascia leggere con un interesse particolare. Non si può spiegare (sarebbe come cercae di spiegare lo stile di Saramago), va letto.

    ha scritto il 

  • 2

    zoppicante e spaesata...

    letto in un periodo zoppicante - letteralmente - mi ha lasciata spaesata come l'autrice esule. Scrittura a tratti evocativa e poetica, ma nella maggioranza delle pagine praticamente incomprensibile. Sarò troppo zotica??

    ha scritto il 

  • 4

    "Conosco solo destini sbagliati."

    Questo libro ha ventidue anni, e d è stato scritto dopo che la Muller lasciò per sempre il Banato (la sua regione di origine, di lingua tedesca ma passata alla Romania dopo la seconda guerra mondiale) per andare a vivere nella Repubblica Federale Tedesca: il Muro esiste ancora, e ancora esistono ...continua

    Questo libro ha ventidue anni, e d è stato scritto dopo che la Muller lasciò per sempre il Banato (la sua regione di origine, di lingua tedesca ma passata alla Romania dopo la seconda guerra mondiale) per andare a vivere nella Repubblica Federale Tedesca: il Muro esiste ancora, e ancora esistono "gli altri paesi". Quel confine tra i due mondi non è solo fisico o geografico, ma mentale. E la giovane Irene deve ricostruire tutto per relazionarsi con il nuovo mondo, anche il linguaggio. I dialoghi di questo testo sembrano assurdi: è difficile credere che giovani che vivono in paesi dello stesso continente parlino tra loro in modo così ermetico e tenendosi a distanza, come se le parole non servissero per avvicinarsi ma per mantenere sempre la stessa lontananza, come se ci parlasse da mondi che scorrono in parallelo... Però il tutto è credibile, anche se strano, nebuloso, frastornante. Il modo in cui scrive questa donna è affascinante e bellissimo, anche se ho sempre la sensazione che quel che intende davvero dire mi sfugga come sabbia tra le dita. O forse ci si deve accontentare, dell'immagine di quei granelli che scivolano via, e del loro fruscio. Semplicemente, senza chiedere di più.

    ha scritto il 

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