In viaggio su una gamba sola

Di

Editore: tascabili Marsilio

3.0
(149)

Lingua: Italiano | Numero di pagine: 169 | Formato: Copertina morbida e spillati

Isbn-10: 8831707213 | Isbn-13: 9788831707213 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Copertina rigida

Genere: Narrativa & Letteratura

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Descrizione del libro
Romanzo per tanti aspetti autobiografico scritto subito dopo il passaggio dell'autrice dalla Romania alla Germania ovest (1987) e pubblicato nel 1989 allavigilia della caduta del Muro di Berlino.Si tratta di una delle prime e più forti testimonianze della difficoltàdi vivere quel passaggio, che racconta l'esperienza di fuga da una dittatura e il travaglio di un esilio volontario, della nostalgia e della perdita, della vita nomadica, diuna coazione al movimento attraverso stazioni grandi e piccole, su treni, sale d'aspetto e altri non luoghi.
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    Stile narrativo molto particolare. Penso sia una scrittrice poco conosciuta, da scoprire (se ha preso il Nobel un motivo ci sarà) anche se non nego che lo stile volutamente complicato, frammentato, co ...continua

    Stile narrativo molto particolare. Penso sia una scrittrice poco conosciuta, da scoprire (se ha preso il Nobel un motivo ci sarà) anche se non nego che lo stile volutamente complicato, frammentato, con scarsa punteggiatura sia veramente veramente troppo impegnativo. Non ho capito nulla.....forse ho sbagliato libro.

    ha scritto il 

  • 2

    un libro che in effetti viaggia su una gamba sola

    Mi sembra monco questo libro della Muller. Diciamo la verità: a volte i premi Nobel posso risultare un po' ostici e questo è uno di quei casi, anche se devo dire che altri libri della Muller mi erano ...continua

    Mi sembra monco questo libro della Muller. Diciamo la verità: a volte i premi Nobel posso risultare un po' ostici e questo è uno di quei casi, anche se devo dire che altri libri della Muller mi erano risultati meno difficili.
    Ho sottolineato qua e la qualche frase molto interessante e in generale mi sembra che l'autrice riesca, attraverso il personaggio di Irene, a trasmettere con difficoltà la sensazione di continuo straniamento e sospensione che riguarda gli esuli e gli emigrati. Le descrizioni di come Irene guarda il mondo (le persone, le cose e le relazioni tra queste) certamente suggeriscono tutto questo ma, rispetto ad altre occasioni, mi sembra che il risultato sappia un po' di forzatura. C'è qualcosa che fa attrito nella lettura, che richiede spesso dei ritorni indietro, ma non per via della densità dei pensieri quanto proprio per la difficoltà di comprensione.
    Curioso il fatto che vengano citati due scrittori italiani (attraverso richiami a loro romanzi): Cesare Pavere (il diavolo delle colline) e Italo Calvino ( le città invisibili)

    ha scritto il 

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    Tutte e due gliele avrebbero dovute tagliare.

    Il racconto è scollato. Cioè ci sono parti che non si agganciano a quella precendete. Mi ha fatto pensare a quando, certe mattine, ti svegli e cerchi di raccontare un sogno particolare che hai fatto s ...continua

    Il racconto è scollato. Cioè ci sono parti che non si agganciano a quella precendete. Mi ha fatto pensare a quando, certe mattine, ti svegli e cerchi di raccontare un sogno particolare che hai fatto solo che mancano dei punti di logicità tra una scena e l'altra.
    Scollato, appunto.

    ha scritto il 

  • 0

    Non riesco a valutare questo libro che, preso a dosi omeopatiche, due, tre righe al massimo, tanto quanto sono lunghe tutte le frasi, può essere considerato come infinite piccole poesie ma l'unica par ...continua

    Non riesco a valutare questo libro che, preso a dosi omeopatiche, due, tre righe al massimo, tanto quanto sono lunghe tutte le frasi, può essere considerato come infinite piccole poesie ma l'unica parola che mi viene spontanea è brutto ed in quanto tale l'ho letto di corsa come una medicina dal sapore cattivo. Non l'ho abbandonato però, ho cercato di capire perché questo modo di scrivere mi sia sembrato una lingua straniera nello stesso tempo incomprensibile e acribica (termine imparato nel libro, la protagonista viene così definita, accurata, scrupolosa, precisa); l'unica cosa che mi è rimasta è stato un insieme di sensazioni: grigiore come quello dell'asfalto o della polvere di cemento, freddo fuori, dentro, ovunque, rabbia e indifferenza allo stesso tempo, solitudine mescolata ad incomunicabilità, ossessiva osservazione degli sconosciuti incrociati nei luoghi pubblici. Brutto.

    ha scritto il 

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    Partiamo dal presupposto che Herta è una delle mie scrittrici preferite. Ecco insomma, l'ho trovato troppo simile a Herztier. Perfino alcune frasi uguali, personaggi davvero troppo uguali, storia già ...continua

    Partiamo dal presupposto che Herta è una delle mie scrittrici preferite. Ecco insomma, l'ho trovato troppo simile a Herztier. Perfino alcune frasi uguali, personaggi davvero troppo uguali, storia già sentita. Il passaggio su le città invisibili però

    ha scritto il 

  • 3

    In viaggio su una gamba sola

    Confesso, ho provato a rileggere Il libro una seconda volta per comprendere quanto alla prima non mi era riuscito di cogliere a pieno, vuoi anche a causa di uno stile piuttosto difficile. Tentativo fa ...continua

    Confesso, ho provato a rileggere Il libro una seconda volta per comprendere quanto alla prima non mi era riuscito di cogliere a pieno, vuoi anche a causa di uno stile piuttosto difficile. Tentativo fallito, a scapito della mia valutazione non altissima. Realtà e immaginazione dell'Io narrante sembrano spesso sovrapporsi rendendo difficile al lettore seguire il filo conduttore della storia e le vere implicazioni dei fatti nell'elaborato interiore del personaggio principale. Ciò non impedisce di rilevare spunti interessanti tanto nello stile quanto negli innumerevoli momenti di riflessione. Significativo è quel modo, ad esempio, di descrivere immagini non direttamente ma attraverso la loro proiezione in un originale gioco di luci ed ombre.

    ha scritto il 

  • 4

    Questo libro è Poesia. Ma non una poesia retorica e strasentita - strasciupata - di quelle che ti fanno pensare che non sia cambiato niente da Odo delle Colonne fino ad oggi e ti ingiungono un tocco d ...continua

    Questo libro è Poesia. Ma non una poesia retorica e strasentita - strasciupata - di quelle che ti fanno pensare che non sia cambiato niente da Odo delle Colonne fino ad oggi e ti ingiungono un tocco di disperazione perché rendono inevitabile pensare a un mondo fermo, a una storia e un'arte ferme, dove anche il futuro sarà dominato da "tramonti fulgenti" e "brezze gentili". Topoi insostenibili, abusatissimi.
    Questo libro è speranza perché leggendolo sai che l'Arte è viva , la creatività esiste e cammina. Forse, come tutta la grande letteratura, è un passo oltre il presente: in tempi di neo-analfabetismo non è Hertha Müller ad essere "difficile", è il lettore (imbibito di Moccia, Faletti, Coelho, Volo e altri "scrittori" semplicisti e senza speranza) a non essere pronto. E' raro, con i neuroni espatriati causa lettura protratta di abbecedari, essere puntuali nell'accogliere la suggestione moderna, il talento smisurato di questa grande scrittrice.
    Del resto ancora l'arte astratta, da Picasso a Rothko, è guardata con un sottile sospetto, sicché c'è tempo, c'è tempo.

    ha scritto il 

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    Le cose minute - dita dei piedi, camicie, fiori pallidi, la piega tra il naso e il labbro: a queste cose è delegato il sentimento di Irene, protagonista del libro ma non della sua vita, continuamente ...continua

    Le cose minute - dita dei piedi, camicie, fiori pallidi, la piega tra il naso e il labbro: a queste cose è delegato il sentimento di Irene, protagonista del libro ma non della sua vita, continuamente a rischio di sfaldarsi e ridursi a una fotografia malamente ritagliata da un giornale. Una forma piatta, bidimensionale, che facilmente scivola sotto un armadio.
    La nostalgia dell'esilio domina queste pagine quasi di nascosto, attraverso gesti che, nello sguardo di Irene, cambiano la propria natura: un uomo che si masturba dietro un cespuglio, un operaio con una radiolina in tasca, un omosessuale narcisista. Gli uomini sono una promessa di patria che continua a sfuggire, a partire dal giovane Franz - primo ponte tra il vecchio e il nuovo paese. Lo sguardo del dittatore compare a tratti, strappando Irene da ogni promessa.
    Attraverso una prosa secca e paratattica, a volte ostile alla lettura, la Muller trova un modo inedito per illuminare il senso della distanza, che invade Irene anche nei confronti di se stessa. Affidando a dettagli improvvisamente portati in primo piano, alla luce, anche, che disegna i suoi geroglifici indecifrabili sui muri, gli oggetti, le persone, ci invade la malinconia dell'inconsistenza, del franare della personalità, della paura di perdersi come un mucchio di foglie friabili in una folata di vento.

    ha scritto il 

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