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Inchiesta sul lavoro

Perché non dobbiamo avere paura di una grande riforma

Di

Editore: A. Mondadori

4.0
(29)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 240 | Formato: Copertina rigida

Isbn-10: 8804614250 | Isbn-13: 9788804614258 | Data di pubblicazione:  | Edizione 1

Disponibile anche come: Paperback , eBook

Genere: Business & Economics , Non-fiction , Social Science

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Descrizione del libro
Da sindacalista della Cgil, poi da ricercatore, professore di diritto del lavoro, avvocato, editorialista del "Corriere della Sera", e per qualche tratto anche come politico in Parlamento, Pietro Ichino ha spesso sostenuto tesi scomode per l'establishment, di sinistra e di destra, contribuendo in modo incisivo all'evoluzione del sistema italiano delle relazioni industriali e raccogliendo tanto consensi ed entusiasmo quanto critiche e contestazioni. Per via delle sue proposte è stato accusato di eresia e addirittura di "intelligenza con il nemico", di essere cioè un portatore di idee liberiste infiltrato nel centrosinistra. Attraverso un'avvincente inchiesta, un vero e proprio interrogatorio senza esclusione di colpi, Ichino risponde a tutte le obiezioni e le accuse ricevute in questi ultimi anni, messe in bocca a un immaginario interlocutore-inquisitore, affrontando i temi fondamentali del lavoro in Italia. E grazie ad analisi precise ed esempi concreti mette a nudo i meccanismi segreti di un sistema drammaticamente ingessato, prigioniero dei propri tabù e delle proprie caste. Un paese in cui vige un regime di vero apartheid tra lavoratori protetti e non protetti, dove agli stabili regolari è riconosciuta una sorta di job property, mentre agli outsiders e ai new entrants, ben che vada, si offrono soltanto i posti di serie B, C e D, con un futuro pensionistico misero, destinato a maturare soltanto dopo i settant'anni. Un sistema chiuso da un tacito accordo protezionistico...
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  • 3

    Ichino prepara l'odiosa riforma Fornero

    Ichino è bravo e preparato. E, forse, il libro meriterebbe una stella in più. Ma considerando che ha rappresentato la base per la folle riforma Fornero, ne meriterebbe 3 in meno. In realtà lo stesso Ichino ipotizzava una riforma che partisse con i neo assunti, per costruire un nuovo mercato del l ...continua

    Ichino è bravo e preparato. E, forse, il libro meriterebbe una stella in più. Ma considerando che ha rappresentato la base per la folle riforma Fornero, ne meriterebbe 3 in meno. In realtà lo stesso Ichino ipotizzava una riforma che partisse con i neo assunti, per costruire un nuovo mercato del lavoro. Invece si è intervenuti su tutti, creando terrore e disoccupazione. Poi, indubbiamente, anche il volume di Ichino presentava lacune e forzature. Non si può prendere come esempio, per l'Italia, la situazione di qualche paese scandinavo dove un professionista under 50 trova immediatamente un posto di lavoro estremamente qualificato quando, in Italia, il problema riguarda gli over 50 che non vengono riassunti neppure per lavori sottopagati.

    ha scritto il 

  • 3

    I sogni della ragione non producono mostri ma libri. I “libri dei sogni”, come nel gergo della politica vengono definite tutte le nobili idee che il più delle volte non si realizzano. Pietro Ichino, giuslavorista e docente universitario, senatore del pd ed “eretico” spesso al centro di polemiche, ...continua

    I sogni della ragione non producono mostri ma libri. I “libri dei sogni”, come nel gergo della politica vengono definite tutte le nobili idee che il più delle volte non si realizzano. Pietro Ichino, giuslavorista e docente universitario, senatore del pd ed “eretico” spesso al centro di polemiche, ha steso con “Inchiesta sul lavoro” un libro dei sogni che riassume la sua esperienza politica, di studioso e di legislatore. Un libro dei sogni puntiglioso e scorrevole, scritto in forma di dialogo con un ipotetico interlocutore-contestatore.
    Ichino parte, per svolgere un ragionamento favorevole alla riscrittura radicale dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, da una premessa difficile da contestare: in Italia vige un sistema di apartheid tra lavoratori protetti e non protetti (perlopiù giovani, perlopiù precari) e la forbice fra protetti e non protetti si è andata allargando (interi settori dell'economia, come l'editoria, le case di cura, l'edilizia, ma anche l'università, non assumono con un contratto di lavoro regolare).
    In una media azienda di informatica, è il suo esempio, per un migliaio di assunti con tutti i crismi, i diritti e le agevolazioni (mensa, parcheggio) ci sono duecento parasubordinati (gli ex co.co.co, gli attuali “lavoratori a progetto”) che fanno lo stesso lavoro dei primi ma con retribuzioni nettamente inferiori, senza diritto a malattia e tfr, con una previdenza al minimo, costretti spesso agli straordinari non retribuiti e allontanati per primi, in caso di crisi, senza preavvisi o indennità. Un gradino più sotto la serie C: altri duecento collaboratori continuativi fintamente autonomi, ai quali viene imposta l'apertura della partita Iva. Dulcis in fundo, la serie D: gli stagisti a ingaggio gratuito o, al massimo, con un rimborso spese.
    Via gli eccessi di diritti che ingessano il lavoro, e via anche la totale latitanza del diritto, è la sua proposta. Un articolo 18 più snello, che difenda dalle discriminazioni e lasci al giudice la facoltà di reintegrare o indennizzare per gli altri casi. Come il modello tedesco invocato da pd e sindacati, direte voi. Vicino al modello Monti.
    Fino a un certo punto. Ichino ha in mente un contratto di ingresso unico (e nel disegno di legge governativo non ce n'è traccia) a tempo indeterminato, senza diritto all'inamovibilità. Ma coniugando la flessibilità con la sicurezza: la “flexsecurity” alla danese e, lato sensu, alla scandinava. Con, a monte del lavoro, un serio orientamento scolastico (e in Italia siamo ancora all'anno zero) e, in caso di licenziamento economico, con una seria politica di “outplacement” a carico dell'azienda (sussidio triennale condizionato alla formazione).
    Il governo prevede soltanto un indennizzo e addio. Con la curiosa schizofrenia (lo notava oggi su “Repubblica” il giuslavorista Pasquale Sandulli) di prolungare l'età lavorativa fino a settant'anni e poi penalizzare chi si prepara ad arrivare a quella soglia. Con il rischio di avere sì stabilizzato una generazione di precari (ed è un grande merito, anche se la legge non è priva di zone d'ombra), ma per destabilizzare centinaia di migliaia di lavoratori too old for work and too young for retirement.
    Riconversione produttiva, formazione perenne? Sono obiettivi giusti, suggestioni da cogliere. A patto di riconoscere che le agenzie di collocamento sono inefficienti e molto della formazione è pleonastico e/o appaltato a cricche.
    Molte altre cose, che nell'Europa più avanzata sono moneta corrente, suggerisce Ichino: trasparenza, valutazione e benchmarking come criteri fondanti per migliorare il pubblico impiego; la fine dei diritti di veto e della job property; una contrattazione decentrata e flessibile, che tenga i contratti nazionali come cornice di default da applicare dove la contrattazione è inesistente; forme partecipative all'insegna dello “hire your best employer”.
    Non tutto convince, nel suo impianto. Non convince il puntare il dito esclusivamente contro i ritardi e le arretratezze dei sindacati (secondo il neopresidente di Confindustria, Squinzi, pesano assai più sull'economia italiana la burocrazia e il costo dell'energia che l'articolo 18). E soprattutto, non convince l'eccesso di ottimismo razionalista: come se, al solo evocarlo, il verbo si facesse carne. Quelle del senatore pd sono idee buone da mettere in campo, a patto di sapere che, anche a non essere contagiati dal pessimismo dopo il terremoto di Lisbona, è ingenuo fare i Pangloss che vivono nel migliore dei mondi possibili.
    Ciò detto, il libro di Pietro Ichino, pubblicato da Mondadori, va letto. Perché è concreto e zeppo di dati. E soprattutto, fatto non troppo frequente, perché consente di farsi un'idea chiara anche a chi non condivide le sue tesi. Non è poco.

    ha scritto il 

  • 5

    Impostato come un intervista/interrogatorio da un immaginario interlocutore un po' prevenuto, nel libro Ichino illustra le sue idee sulle storture e carenze della situazione del lavoro oggi in Italia e propone la sua ricetta per reinventare, riordinare e migliorare il sistema nel suo complesso. ...continua

    Impostato come un intervista/interrogatorio da un immaginario interlocutore un po' prevenuto, nel libro Ichino illustra le sue idee sulle storture e carenze della situazione del lavoro oggi in Italia e propone la sua ricetta per reinventare, riordinare e migliorare il sistema nel suo complesso.
    Davvero interessante, sia l'analisi sia le proposte.

    ha scritto il 

  • 4

    LAVORO E MAL DI PANCIA

    Una interessante visione su come adattare il mercato del lavoro alle esigenze di oggi. Uno spunto di riflessione che il centro sinistra deve accingersi a cogliere con maturità e serenità. Un libro che farà venire il mal di pancia a diverse persone.

    ha scritto il 

  • 1

    Lo sfruttamento è ragionevole

    Il linguaggio dolciastro del politicamente corretto che distilla tesi prive di "condizionamenti ideologici", disegnando una società nella quale solo la competizione e il mercato sapranno creare e distribuire ricchezza, il nuovo sol dell'avvenire di una sinistra rinunciataria, priva di qualsiasi r ...continua

    Il linguaggio dolciastro del politicamente corretto che distilla tesi prive di "condizionamenti ideologici", disegnando una società nella quale solo la competizione e il mercato sapranno creare e distribuire ricchezza, il nuovo sol dell'avvenire di una sinistra rinunciataria, priva di qualsiasi ragione sociale, fallimentare, giusto un po' di caritatevoli ammortizzatori sociali.
    Pensare che potrebbe bastare la San Vincenzo De Paoli
    Senza un’idea nuova della società, per roba come questa, allora è meglio affidarsi alla destra vera che ha il cophirait su questi valori.
    Gli operai?...abbiano pazienza, fra quattro o cinque generazioni forse potranno sedersi a tavola anche loro.
    Tesi del genere possono essere apprezzate solo da fichetti che non hanno mai conosciuto sulla loro pelle i tempi e metodi della produzione industriale, con cicli di lavorazione di 3/ 6 minuti, ripetuti per un’intera vita con il corpo e gli arti anchilosati dalle artrosi.
    Sarebbe interessante fare una media ponderale fra le stelline assegnate a questo libro e la qualità del lavoro dei suoi esegeti, per verificare quanto lavoro immateriale e quanto di fatica e produzione c’è dietro a ogni stellina.
    Cazzo, mi stavo dimenticando di D’Annunzio…..lui per primo diceva che in ogni società ci deve pur essere chi lavora…sennò i fancazzisti come farebbero a ponderare profondi pensieri.

    ha scritto il 

  • 4

    La riforma che verrà

    Non entro nel merito delle proposte di Ichino, che peraltro condivido da anni. Mi limito a sottolineare la capacità dell'autore di semplificare, senza banlizzarla, una materia tosca come quella della giurisprudenza del lavoro. Un libro da leggere per conoscere la riforma che (finalmente) ci aspet ...continua

    Non entro nel merito delle proposte di Ichino, che peraltro condivido da anni. Mi limito a sottolineare la capacità dell'autore di semplificare, senza banlizzarla, una materia tosca come quella della giurisprudenza del lavoro. Un libro da leggere per conoscere la riforma che (finalmente) ci aspetta.

    ha scritto il 

  • 5

    Per una prospettiva seria e riformista

    Ichino, in una forma narrativa leggera e appassionante (il dialogo con un ipotetico "inquisitore" di Partito) racconta le sue idee sul mondo del lavoro. Idee fresche, moderne e capaci di scrostare vecchi sistemi di protezione ormai incapaci di tutelare larghe fasce dei lavoratori: una voce fondam ...continua

    Ichino, in una forma narrativa leggera e appassionante (il dialogo con un ipotetico "inquisitore" di Partito) racconta le sue idee sul mondo del lavoro. Idee fresche, moderne e capaci di scrostare vecchi sistemi di protezione ormai incapaci di tutelare larghe fasce dei lavoratori: una voce fondamentale per un centrosinistra e un PD capace di guardare a un futuro credibile.

    ha scritto il 

  • 5

    Un libro importante

    e ovviamente molto attuale. Spiega benissimo perché l'Italia è un paese bloccato, e quale potrebbe essere una sinistra moderna e davvero di sinistra - eguaglianza, opportunità, libertà e solidarietà.


    Poi, si può lecitamente continuare a sognare il comunismo e la fine del capitalismo global ...continua

    e ovviamente molto attuale. Spiega benissimo perché l'Italia è un paese bloccato, e quale potrebbe essere una sinistra moderna e davvero di sinistra - eguaglianza, opportunità, libertà e solidarietà.

    Poi, si può lecitamente continuare a sognare il comunismo e la fine del capitalismo globale (anzi, è anche bello farlo). Ma intanto, questo libro traccia una sensata ricetta su ciò che andrebbe fatto qui ed ora per stare tutti un po' meglio.

    ha scritto il 

  • 4

    Una lettura necessaria, oggi. Chiaro, con un linguaggio in gran parte divulgativo, 'digeribile' anche per i non addetti ai lavori che vogliono però capire cosa si sta muovendo nel mondo del diritto del lavoro.

    ha scritto il