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Indagine sul calcio

Dai Mondiali del 1982 ai Mondiali del 2006. Una generazione di storie, personaggi, emozioni e bugie: un gioco appassionante trasformato in un intrigo indistriale

Di ,

Editore: Rizzoli BUR

3.7
(87)

Lingua:Italiano | Numero di pagine: 637 | Formato: Paperback

Isbn-10: 8817010634 | Isbn-13: 9788817010634 | Data di pubblicazione: 

Genere: History , Non-fiction , Sports, Outdoors & Adventure

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Descrizione del libro
Mondiali del 1982: era l'Italia di Pertini e Spadolini, di Craxi e Andreotti, ma soprattutto di Paolo Rossi, di Tardelli e Bearzot. Ne seguì anche un'inchiesta sugli aspetti poco chiari di una partita di quei Mondiali, Italia-Camerun, inchiesta poi messa rapidamente a tacere. L'autore eraOliviero Beha. Lo stesso che ora torna a parlare di calcio e società. Come sono cambiate le cose da allora nel rapporto tra calcio e Paese? Come l'era berlusconiana ha mutato il mondo del pallone? Quanto ha contato la televisione? Che ne è stato delle figure "diverse", degli irregolari del pallone emarginati dal sistema? E che cos'è esattamente la Nazionale di Lippi, in grande spolvero per i prossimi Mondiali 2006?
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  • 2

    (Recupero qualche riga scritta tempo fa) Mi piace il calcio e mi piacciono i libri sul calcio, dalle biografie alle inchieste. Ho divorato George Best e i libri di Petrini, ma anche Nedo Ludi. Questo qua, invece, una fatica enorme. Beha e Di Caro scrivono in maniera pesante, pesantissima. Le fras ...continua

    (Recupero qualche riga scritta tempo fa) Mi piace il calcio e mi piacciono i libri sul calcio, dalle biografie alle inchieste. Ho divorato George Best e i libri di Petrini, ma anche Nedo Ludi. Questo qua, invece, una fatica enorme. Beha e Di Caro scrivono in maniera pesante, pesantissima. Le frasi sono troppo lunghe, le illazioni insopportabili, la spocchia predominante. Peccato, perché l'argomento meriterebbe ben altro stile.

    ha scritto il 

  • 4

    A partire circa dal 1993 (quando ero alle medie) fino a dopo la fine del liceo (direi che lo spartiacque potrebbe essere il mondiale Nippo-coreano del 2002) sono stato un appassionato di calcio e tifoso Juventino. Allora, quando la Juve riprese ad inanellare vittorie dopo anni di vacche magre, mi ...continua

    A partire circa dal 1993 (quando ero alle medie) fino a dopo la fine del liceo (direi che lo spartiacque potrebbe essere il mondiale Nippo-coreano del 2002) sono stato un appassionato di calcio e tifoso Juventino. Allora, quando la Juve riprese ad inanellare vittorie dopo anni di vacche magre, mi sentivo al settimo cielo per i risultati della “mia” squadra e la ritenevo al di sopra di ogni sospetto nonostante le malelingue imperversassero ovunque. Piano piano però gli episodi sospetti si andavano accumulando, sempre più clamorosi ed indifendibili. In aggiunta venne fuori anche la questione del doping, con i sospetti sul medico della Juve (il dottor Agricola) che mano a mano si trasformavano in fatti e allora non ce l’ho più fatta. Ho iniziato a prendere le distanze sempre più, prima dalla Juve e poi, avendo finalmente aperto gli occhi superando la “sindrome del tifoso” che mi attanagliava, da tutto il mondo del calcio.
    Il libro di Beha e De Caro si propone di sistematizzare ciò che io ho sentito dentro di me, la trasformazione del calcio da gioco più bello del mondo (e lo era, ne sono stato convinto e lo rimango tutt’ora quando vedo o rivedo partite di altissimo livello libere dai giochi economici e di potere che ci stanno dietro, anche se purtroppo sono sempre meno tali partite) business incontrollato dove l’unico scopo diventa la vittoria a discapito di tutto e di tutti.
    Io ho detto basta, non voglio più sostenere e foraggiare uno sport dove non c’è più niente di sportivo e dove che prova a denunciare la situazione viene zittito in qualche modo dai cosiddetti padroni del sistema. Il mio desiderio sarebbe che smettessimo tutti di essere tifosi per ridiventare sportivi in primis ed amanti del calcio poi. Di quello vero però.

    ha scritto il 

  • 3

    L'obiettivo del libro è interessante, e nessuno certo si illude che il calcio sia un mondo pulito. Ma Beha mescola storie comprovate e risapute con teorie prive di qualsiasi prova oggettiva mettendole in pratica sullo stesso piano, in un unico calderone che alla fine risulta confusionario e oltre ...continua

    L'obiettivo del libro è interessante, e nessuno certo si illude che il calcio sia un mondo pulito. Ma Beha mescola storie comprovate e risapute con teorie prive di qualsiasi prova oggettiva mettendole in pratica sullo stesso piano, in un unico calderone che alla fine risulta confusionario e oltremodo "carico" di accuse.

    ha scritto il 

  • 3

    Della rotondolatria

    Se si riesce a superare l'impatto con la scrittura di Beha, che a tratti si fa ostica, questo è un libro veramente interessante. Un'indagine sulle storture del nostro calcio lunga venta'anni, dai mondiali dell'82 fino a quelli del 2006. Vent'anni in cui il calcio è cambiato radicalmente, diventan ...continua

    Se si riesce a superare l'impatto con la scrittura di Beha, che a tratti si fa ostica, questo è un libro veramente interessante. Un'indagine sulle storture del nostro calcio lunga venta'anni, dai mondiali dell'82 fino a quelli del 2006. Vent'anni in cui il calcio è cambiato radicalmente, diventando, da sport, business, spettacolo, politica. Un libro che tutti i tifosi dovrebbero leggere, per capire che i colori si possono amare, ma difendere chi ne cura gli interessi, beh...quello è un altro discorso. Spesso il cuore e la testa non vanno a braccetto, e se il primo palpita per un dribbling di Del Piero, un gol di Milito, una punizione di Pirlo, la seconda è il caso che si mantenga lucida.
    "Dal mosaico alla memoria: non c'è memoria, di solito, sulle cose in questo Paese, perché non c'è voglia e desiderio e quindi esigenza di mosaico"

    ha scritto il 

  • 0

    Ho cominciato a leggerlo oltre un anno fa, spinto dall'apprezzamento che ho per il Beha giornalista. Arrivato a metà, l'ho piantato lì. Non tanto per i contenuti, sicuramente interessanti per chi segue il calcio, ma per il suo modo di scrivere, che trovo macchinoso e con troppi incisi, parentesi, ...continua

    Ho cominciato a leggerlo oltre un anno fa, spinto dall'apprezzamento che ho per il Beha giornalista. Arrivato a metà, l'ho piantato lì. Non tanto per i contenuti, sicuramente interessanti per chi segue il calcio, ma per il suo modo di scrivere, che trovo macchinoso e con troppi incisi, parentesi, punti di domanda ecc., sicchè la lettura non scorre mai fluida e piacevole, anzi, alla lunga diventa una sofferenza.
    Intanto ho comprato un altro libro di Beha, che per me diventerà la sua prova d'appello...

    ha scritto il 

  • 4

    "Ve l'avevo detto io!"

    Forse la frase più carica di soddisfazione nel repertorio dell'essere umano. Anche quando ti dispiace che sia così, sotto sotto ci godi. Cazzo se ci godi.


    All'indomani delle accuse a Moggi, credo che Beha abbia passato almeno sei mesi della sua vita nel dire quella frase. Di seguito. Come ...continua

    Forse la frase più carica di soddisfazione nel repertorio dell'essere umano. Anche quando ti dispiace che sia così, sotto sotto ci godi. Cazzo se ci godi.

    All'indomani delle accuse a Moggi, credo che Beha abbia passato almeno sei mesi della sua vita nel dire quella frase. Di seguito. Come un Mantra. Magari le intercalava con alcuni visto, eh?

    Leggerlo nel 2009 fa di certo un altro effetto, e sopratutto la mia passione per il calcio "televisivo" non è per niente forte, per cui non mi sento colpito. Anche se, nel leggere episodi che mi hanno segnato da bambino, il fastidio si sente.

    Ma chi passa la vita a seguire acquisti, cessioni, assegnazioni arbitrali e quant'altro, deve leggerlo per forza. Peccato che solo il 2% di queste persone, ha mai letto un libro. Forse non è il 2%, ma proprio due persone in tutto: una è quello che me lo ha prestato (l'appassionato di calcio più acculturato d'italia), e la seconda è Mughini. L'appassionato di calcio col guardaroba dimmerda.

    ha scritto il 

  • 5

    Per quelli che ...

    ... pensano ancora che il calcio sia un gioco o anche solo uno sport professionistico con tutti i suoi pregi e difetti e non hanno capito che business is business

    ha scritto il 

  • 0

    Nell'insieme il libro é buono, strutturato in quadrienni e offre molte curiosità e motivi d'interesse; anche se non é di semplice lettura, si presta a persone che sono già introdotte nell'argomento.
    La struttura purtroppo porta a molti rimandi/collegamenti a capitoli successivi, non sempre u ...continua

    Nell'insieme il libro é buono, strutturato in quadrienni e offre molte curiosità e motivi d'interesse; anche se non é di semplice lettura, si presta a persone che sono già introdotte nell'argomento.
    La struttura purtroppo porta a molti rimandi/collegamenti a capitoli successivi, non sempre utili ( potrebbero essere inseriti subito).

    D'altro canto le pecche sono presenti eccome.
    A volte Beha si perde in riflussi e gorghi di espressioni di parole che confondono facilmente il lettore.
    s
    p
    o
    i
    l
    e
    r
    Alcuni fatti non sono espressi nella loro intierezza.
    Dall'inizio del libro si fa riferimento a una sospetta marmellata tra Italia e Camerun nel Mundial 82, ma non viene mai spiegata appieno.

    Riguardo il secondo scandalo sul totonero, viene introdotto il punto di partenza dell'inchiesta ma viene tralasciata in modo preoccupante.

    Ultimo motivo di incompletezza dell'indagine, viene dal fatto che l'ex mafioso Michele Zaza é inserito, sviluppato, ma viene omesso il collegamento fondamentale alla finale venduta di CL 93 tra O.M. e Milan, e le sue amicizie con Tapie e Berlusconi.
    E questa incompletezza purtroppo lascia pensare che siano un'esca per incuriosire e far comprare altri libri in cui si tratta approfonditamente tali argomenti, ahi ahi!

    ha scritto il